martedì 1 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.17)

Reazioni: 
Reilhan cercò di alzarsi, ma le ferite procurate dall’Hòros, lo indebolirono al punto tale da non poter muovere nemmeno un muscolo, persino il suo Maglio era diventato troppo pesante da impugnare; davanti a lui giaceva la bestia addormentata mentre poco più lontano, le sue amiche si stringevano l’una all'altra  Keldas, anche se malconcio, tornò subito accanto alla sua fidanzata per accertarsi che stesse bene, ma anche per lui sarebbe stato troppo faticoso, dopo quella lotta, trasportare la ragazza sulle spalle.

<<Chi ha scagliato quelle frecce?>> disse Elesya mentre con lo sguardo, tentò di scorgere qualcosa tra gli alberi.
<<Conosco solo una persona, in grado di farlo con così tale precisione, ma spero tanto di sbagliarmi questa volta>> rispose Reilhan con un pizzico di acredine nelle sue parole. Xera era troppo stanca per fare domande e lentamente si accasciò con la schiena rivolta al tronco di un grosso albero. <<Hai perso molto sangue amica mia, se non ricuciamo questa ferita, anche tu sverrai come Shùly>>. Elesya aiutò la ragazza a sedersi e rapidamente, prese dal suo bagaglio delle erbe raccolte in precedenza, <<Io non sono né un dottore né un curatore e non m’intendo di erbe medicinali ma queste piante le conosco e servono a disinfettare le ferite; la mia governante mi metteva le foglie sui tagli e poco dopo non sentivo più dolore>> spiegò mentre applicava la stessa tecnica sulla lacerazione di Xera.

<<Io, fossi in te, non lo farei!>> questa frase risuonò a eco per la foresta, come se provenisse dagli stessi alberi. Elesya si fermò immediatamente e alzandosi in piedi, ancora una volta indagò con lo sguardo senza però riuscire a vedere nulla di insolito tra quella fitta vegetazione.
<< Perché invece di parlare nascosto tra i rami, non scendi e ti presenti?>>  disse scocciato Reilhan <<Sei sempre il solito!>> aggiunse.

Dal ramo di un faggio, agile come uno scoiattolo, scese un giovane armato di arco e frecce; era molto alto e di corporatura leggera ma allenata, la muscolatura delle sue braccia, infatti, risaltava, avendo lui strappato le maniche della camicia. Aveva i capelli castani (come i suoi occhi) che per un qualche strano motivo, rimanevano ben dritti verso l’alto, rendendolo simile a un galletto.
<<Reilhan sei tu, amico mio>> disse ridendo << Dovevo riconoscerti subito, dopo averti visto prendere tutti quei colpi dall’Hòros!>> continuò << Senza contare che non ti è nuova nemmeno questa posizione supina, dovuta all'ennesima sconfitta!>>.

Il ragazzo abbastanza divertito, camminò attorno al Novizio mentre con la mano teneva una freccia con la quale, di tanto in tanto, giocherellava. Dopo poco andò vero le due ragazze e riponendo il dardo nella faretra alle sue spalle, si presentò. << Il mio nome, leggiadre fanciulle, è Norwen e sono qui per servirvi>> disse sfiorando con le labbra le loro mani, come un vero gentiluomo. Reilhan sorrise, sapeva che presto o tardi Xera avrebbe contraccambiato quella gentilezza con un pugno o una sfida a singolar tenzone; ricordava ancora il giorno il cui l’aveva conosciuta. 

<< Come mai mi deridi con tanto gusto?>> chiese Norwen incuriosito <<Trovi forse ridicolo, il fatto di aver onorato queste due splendide donzelle, con i giusti modi?>>. Il Novizio non smise di ridere, ormai era imminente la reazione della sua amica << Ma io non lo trovo ridicolo, li hai solo riservati alle ragazze sbagliate, vedrai come sarà ripagata la tua cortesia, tra pochi minuti!>> rispose quasi attendendo con ansia la sfuriata di Xera che invece, al contrario di ciò che pensava Reilhan, non avvenne anzi, le due giovani, risentite dalle affermazioni scortesi del Novizio, lo guardarono severamente. 

<<Credo che i colpi da te subiti, siano stati più dannosi di quel che pensavo. Solo uno stolto potrebbe offendere due donzelle così a modo; dovete perdonarlo dolci fanciulle, è rozzo! Cosa vi aspettate da un tizio che brandisce un martello?>> e con estrema cura, sostituì le foglie sulla ferita di Xera con un balsamo che portava nella sua bisaccia; spiegò loro che le erbe di Elesya, non erano giuste per quel tipo di lacerazione, essendo un rimedio utilizzato solo per lenire il dolore. Subito dopo le fasciò il braccio con delle bende, ricavate da una parte della sua camicia. 

<< Vedrai che ti sentirai meglio dopo esserti riposata e aver mangiato qualcosa; non vi preoccupate adesso che ci sono io a proteggervi, non dovrete temere più nulla!>>.
Reilhan ridacchiò ancora una volta, se prima aveva avuto qualche dubbio, in merito alla probabile scenata di Xera, adesso per lui era una certezza; di lì a poco la guerriera avrebbe sbraitato.
<< Ti ringrazio Norwen, mi sento già molto meglio>> disse la ragazza contro ogni pronostico del Novizio che incredulo, non disse più una parola se non, con un po’ di rabbia, << Se sarai tu a occuparti delle mie amiche, dovrò presto o tardi, aspettarmi di ritrovarle disperse in qualche parte remota di Horsia e magari svenute, del resto è la sorte toccata ai tuoi protetti o sbaglio?>>. Norwen perse il suo sorriso spavaldo e con molta serietà si avvicinò alle due Giovani Leve ritrovate, <<Dovete scusarmi per non avervi saputo proteggere, mi sono distratto per un attimo e vi ho persi tra la folla, è tutta colpa mia!>> disse rammaricato, poggiando una mano sulla spalla di Keldas. 

<< Scommetto che “quell'attimo di distrazione”, è stato causato da qualche bella ragazza, doverosamente onorata con i “giusti modi”. Oh mi sbaglio?>> ironizzò Reilhan, ancora insoddisfatto. Norwen si alzò in piedi e ritrovando la sua sicurezza, riprese a giocare con una delle sue frecce <<Questo è un luogo irto di pericoli, che Novizio sarei se mi disinteressassi delle sorti di una fanciulla in difficoltà?>>. Reilhan alzò gli occhi al cielo, conosceva bene il carattere del suo amico e sapeva quanto le donne fossero irresistibili per lui, al punto da dimenticare persino le missioni a cui partecipava, se ne vedeva una, seppur la sua prontezza di riflessi e precisione fossero ineguagliabili; così come la rivalità che c’era tra loro, dal giorno in cui si erano conosciuti. 

<<... Quindi signor Norwen, lei è il Novizio di Keldas e Shùly>> chiese Elesya con molta eleganza, come se si stesse rivolgendo a un maestro e questo infastidì Reilhan ancora di più giacché, nei suoi confronti, non era mai stato mostrato un simile rispetto, pur ricoprendo la medesima carica. <<Mia dolce fanciulla, anche se il mio ruolo è di estrema importanza, vi prego di darmi del tu come due vecchi amici, alla fine qui lo siamo tutti. Non sei d’accordo con me Reilhan? Sono certo che anche il vostro Capo Gruppo vi abbia chiesto la stessa cosa>> e rise immaginando il contrario. Norwen spiegò che lui, come Reilhan, era un Novizio responsabile delle due Giovani Leve disperse, disse loro che aveva vagato a lungo, inseguendo le tracce dei suoi protetti, essendo un abile cacciatore e tutte lo avevano ricondotto alla foresta, nella quale però li aveva quasi persi a causa della fitta vegetazione. Ancora una volta elogiò se stesso per la sua agilità nel muoversi tra i rami degli alberi, avendo impiegato così meno tempo per percorrere la loro stessa distanza.

<<... Ma non voglio stare qui a decantare le mie virtù, sarebbe poco cortese>> disse dopo aver parlato per mezzora. << … È stato allora che grazie alla mia vista acuta, accorgendomi degli insoliti movimenti degli animali, ho capito che qualcosa stava accadendo e prontamente sono giunto appena in tempo, per impedire all’Hòros di privarci per sempre del nostro caro Reilhan>> e terminò il suo racconto, seguito dagli applausi delle tre Giovani Leve. Il tutto era stato narrato così bene, da sembrare quasi uno spettacolo, quindi la reazione dei ragazzi fu del tutto naturale. 

<<Nel tuo racconto hai omesso che l’animale era già duramente provato per i colpi subiti dal mio martello, altrimenti non si sarebbe mai accasciato così facilmente, con sole tre frecce>> aggiunse stizzito Reilhan, ma la sua versione, fu subito smentita da un’ulteriore aggiunta di Norwen, <<Sicuramente hai fatto la tua parte, seppur minima, ma le mie non erano comuni frecce; le avevo intinte nel Napello! Quale Novizio non conosce le proprietà di una simile pianta? Fortuna vuole che ne abbia trovato un mazzolino vicino a un albero, non potevo non approfittarne e anche se la pelle dell’Hòros è molto resistente, con tre frecce avvelenate, scagliate contemporaneamente, ero certo che almeno si sarebbe addormentato>>. Poi guardando Elesya le disse <<Non temere mia dolce fanciulla, per le sorti di quell'animale, è talmente grosso che la dose iniettata, per lui, non è letale. Dormirà solo per qualche giorno; ho avvertito subito la tua preoccupazione, essendo tu una donzella molto gentile>>. 

La ragazza apprezzò le cortesie del Novizio e non fu la sola, anche Xera ne era molto colpita, infastidendo ancora  Reilhan che non digeriva le gentilezze riservate al suo rivale. <<Mi chiedo invece, perché ho dovuto curare io la ferita della tua protetta, non dovrebbe essere compito tuo, amico mio?>> disse Norwen ironico, ma il ragazzo lo guardò così duramente da non lasciare spazio a fraintendimenti <<Non sono affari tuoi arciere da strapazzo e poi non vedi che non posso nemmeno muovere un muscolo? O pensi che me ne stia sdraiato a terra, per divertimento?>>. Ormai Reilhan era talmente furioso da non contenersi anche nelle parole, <<Non credi di esagerare? Sei stato offensivo nei confronti di Norwen, soprattutto dopo che ti ha salvato la vita!>> gli rimproverò Xera, tornando la solita ragazza irosa di sempre. <<Scusalo te ne prego>> disse << Non sa cosa sia la riconoscenza!>> aggiunse e Reilhan non ne poté più, << Se tu avessi eseguito i miei ordini, adesso non ci sarebbero ferite da curare!>> e provò a risollevarsi, stanco di quella posizione così vulnerabile, <<Non sei il mio comandante!>> rispose Xera stizzita << Se una bestia mi vuole uccidere, ho il diritto di provare a difendermi, anche se tu mi consideri una donnetta indifesa, a quanto pare!>>

Reilhan, usò le poche forze che gli erano rimaste, per accostarsi a una roccia poco distante, così da avere un sostegno mentre con una mano si poggiò al martello, <<Non ti considero una donnetta, tu lo sei! È un dato di fatto la tua inettitudine in merito alla lotta, sei una principiante che pensa di essere una grande guerriera e questi sono i risultati!>> rispose, dimenticando ogni forma di cortesia; aveva accumulato troppo nervoso per ragionare lucidamente e gli capitava spesso in compagnia del suo rivale. Norwen era l’unico in grado di farlo infuriare sul serio, al punto da perdere il controllo. Xera si alzò in piedi, come se non avesse subito alcun attacco e con estrema rabbia in volto, riprese possesso della spada corta che le era caduta in precedenza, poi senza nemmeno guardare Reilhan, gli voltò le spalle allontanandosi di diversi metri. 

<<Amico mio, noto che ancora non hai imparato come ci si deve comportare con una donzella! Presto o tardi tutte scappano da te, dovresti migliorare i tuoi modi>> lo ammonì Norwen che si apprestò a consolare la ragazza in disparte.

Reilhan non sopportava più la sua presenza, desiderava solo riprendere il cammino e lasciarselo alle spalle, temendo che presto o tardi avrebbe parlato troppo; era talmente agitato da aver dimenticato l’obiettivo della missione intrapresa da poco: trovare il lago Biru per Shùly. Cercò di sollevarsi più volte, ma anche lui aveva bisogno di cure ed Elesya, per quanto indispettita dalle parole rivolte alla sua amica, si avvicinò prestandogli soccorso. <<Caccerai anche me, ora? Devi calmarti Rei, non ti riconosco più!>> gli disse mentre applicava il balsamo di Norwen, sulle sue ferite; aveva il corpo pieno di lividi e tagli, i colpi subiti dovevano essere stati molto forti, anche se non voleva darlo a vedere. Il ragazzo rimase in silenzio per tutto il tempo della medicazione, temeva di offendere ancora la persona sbagliata e si era già pentito di quanto detto a Xera, pur essendo nel giusto. 

Dopo aver curato il Novizio, Elesya si occupò anche di Keldas che, al contrario di Reilhan, aveva subito meno attacchi, inoltre era fisicamente più imponente del suo amico. Questo però non la stupì, era chiaro che per impugnare una spada di quelle dimensioni, bisognava essere molto forti. Più guardava i suoi nuovi amici e più si rendeva conto di come, nonostante tutto il tempo passato insieme, non aveva ancora avuto modo di osservarli con attenzione, scoprendo tanti piccoli tratti che prima le erano sfuggiti. Solo allora, ad esempio, notò la corporatura di Keldas che seppur non molto alto, era fisicamente possente; aveva i capelli neri come la notte, così come i suoi occhi e una barba incolta dello stesso colore, marcava il suo viso al punto da sembrare già un uomo adulto. Il suo volto aveva dei solchi causati dalla preoccupazione per la sorte dell'amata, dettaglio che ingentiliva il suo aspetto agli occhi di Elesya. Anche loro portavano l’uniforme ufficiale della Giovane Leva, tuttavia, addosso a Keldas, sembrava un’armatura, data la muscolatura del ragazzo. Shùly invece, aveva un aspetto esile e delicato, con dei lunghi capelli ramati e una sottile treccia, sul lato destro del capo; adesso però erano scompigliati per la posizione supina della fanciulla. La sua pelle era chiara con simpatiche lentiggini sulle guance, che rendevano il suo viso più bello. L’uniforme era la stessa, tranne che per i pugnali legati a una cintura appuntata in vita, che a parer suo, contrastavano con la gentilezza dell’aspetto, ma al contempo, la rendevano ancor più misteriosa tanto da desiderare di conoscerla presto. 

Dopo che tutti furono medicati, Elesya suggerì di allestire un rifugio perché, a causa delle ferite riportate, non era possibile riprendere la ricerca del lago, allora Norwen indicò loro una piccola caverna non molto lontana che aveva scoperto poco prima di raggiungerli, in modo tale da allontanarsi dall’Hòros che seppur addormentato, costituiva un pericolo. Tutti acconsentirono e seguendo il ragazzo, si ripararono nell'antro; in poco tempo fu raggruppata della legna da ardere da Keldas e furono allestiti dei comodi giacigli, accanto al fuoco, da Elesya, mentre Norwen si allontanò per cacciare. Presto tornò con un lauto bottino costituito da conigli e frutti, di cui si occuparono le ragazze; scese la notte e così anche la fine di una lunga e faticosa giornata.

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