martedì 24 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.16)

Reazioni: 
I tre amici raggiunsero ben presto il punto della foresta da cui provenivano le urla e seduto accanto a una giovane, distesa su di un giaciglio di foglie secche, vi trovarono un ragazzo disperato che le teneva la mano; dall'uniforme  non poteva essere altro che una Giovane Leva.

<<Per favore aiutateci!>> disse disperato << La mia compagna è svenuta da un’ora e non riesco a svegliarla!>>. Elesya avanzò con cautela, ricordando tutti gli avvertimenti di Reilhan in merito agli inganni dell’Isola ma presto si rese conto che la ragazza assopita non era un nemico << Il mazzo di fiori, sotto quell'albero, è vostro?>> chiese, <<Si li ho raccolti per la mia Shùly, lei adora i fiori, dopo averli annusati, però, è svenuta>>. Xera li riconobbe, erano gli stessi che Elesya aveva notato raccogliendo frutta, <<Si tratta di un fiore molto velenoso, il Napello; se a contatto con la pelle, provoca un sonno profondo e infine la morte. Il veleno è solitamente utilizzato per intingere le armi e renderle più funzionali durante la battaglia>>, Reilhan guardò Elesya stupito <<Ma sei un’enciclopedia vivente?>>, la ragazza arrossì <<Quando si tratta di piante velenose e mortali, posso sempre far ricorso a quanto mi è stato insegnato dai miei genitori>>, <<Devo ricordarmi di non farti mai arrabbiare allora>> rispose il giovane.

<<Che cosa possiamo fare per curare la mia Shùly?>> chiese la Giovane Leva disperata, <<Purtroppo l’antidoto cresce solo vicino a dei corsi d’acqua sulfurea, su quest’isola c’è un vulcano ma è troppo lontano, se provassimo a raggiungerlo, la tua amica potrebbe morire durante il tragitto>> rispose rammaricata.
Nessuno osò parlare dopo quanto detto da Elesya, la ragazza assopita sarebbe stata condannata a morte senza l’antidoto, quando improvvisamente a Xera venne un’idea <<Se provassimo a farle bere l’acqua del lago Biru? Sbaglio o Reilhan ha detto che ha proprietà magiche?>> tutti si guardarono sollevati, <<Che sciocco! Come ho potuto dimenticarmene?>> disse rimproverandosi. Reilhan raccontò del lago al ragazzo e finalmente la speranza si riaccese in lui; provava un profondo senso di colpa per aver causato l’avvelenamento della fanciulla che amava e il solo pensiero di perderla era inaccettabile, <<Il mio nome è Keldas, mentre lei è la mia fidanzata Shùly>>. Reilhan però, che conosceva tutti i Novizi presenti sulla nave, ne notò l’assenza in quel gruppo e così gli venne spontaneo chiedere << Dovreste essere in tre, dov'è il vostro Novizio?>>. Il ragazzo, ancora una volta sconfortato, rispose <<Ci siamo separati una volta scesi dalla nave; avevo visto delle armi in un emporio del porto e ingannati dalle false promesse del mercante, abbiamo perso di vista il nostro capo gruppo. Dopo aver vagato senza meta fino al deserto, decidemmo di dirigerci verso questa foresta, pensando che fosse la strada giusta per il villaggio>>. Tutti ascoltarono in silenzio le peripezie che i due giovani avevano affrontato fino a quel momento, un attimo di distrazione era costato alle Giovani Leve la separazione dal proprio Novizio e l’avvelenamento di Shùly; Xera capì che tutte le raccomandazioni di Reilhan erano state utili, anche loro avrebbero potuto avere lo stesso infausto destino.

Presa in spalla la fanciulla svenuta, la condussero all'accampamento di fortuna, che i tre ragazzi avevano allestito in precedenza, Reilhan decise che non avrebbe abbandonato le Giovani Leve, anche se si trattava di una competizione. Dopo aver mangiato dei frutti e carne di coniglio, il gruppo riposò poiché non era sicuro incamminarsi di notte, in un luogo a loro sconosciuto. Basandosi sulla mappa, il Novizio, attraverso dei calcoli, identificò il centro della foresta e una volta sistemate le loro cose, s’incamminarono.

Vagarono per ore verso Sud-Ovest ma del lago non vi era alcuna traccia; di tanto in tanto si fermavano per controllare la mappa e per ritemprare le energie, Keldas in particolare, poiché trasportava sulle spalle la sua Shùly. Reilhan si offrì di aiutarlo in diverse occasioni ma il giovane non accettò. Decisero allora di fare un piccolo spuntino con la frutta raccolta da Elesya durante il tragitto, tuttavia non fu sufficiente a placare il loro stomaco, ma non potendo perdere altro tempo, si dovettero accontentare.

Poco prima della fine del pasto però, sentirono delle foglie muoversi alle loro spalle; restarono improvvisamente tutti in silenzio e pronti a difendersi, se necessario. Fu in quell'occasione che Xera notò le armi dei nuovi amici; Keldas possedeva una spada lunga, che poteva essere brandita solo a due mani, mentre Shùly, legati alla cintura, aveva due pugnali. Il movimento delle foglie aumentò e iniziarono a sentirsi dei passi provenire da dei cespugli; tutti erano pronti ad attaccare, nel caso si fosse trattato di un nemico, poiché quella foresta era gremita di bestie selvagge. I passi erano sempre più vicini, gocce di sudore freddo, imperlarono la fronte di Keldas e la tensione si fece sempre più netta. A un tratto il calpestio cessò e le foglie smisero di muoversi, nessuno osò fiatare, quando dal più grande dei cespugli spuntò, impaurito, uno strano animale del tutto innocuo. 

Riponendo il martello Reilhan sorrise e disse quasi sollevato << È solo un pacifico Fhian, per un attimo ho temuto il peggio, ve lo confesso>>, ma non fece in tempo a finire la frase che, immediatamente dopo l'apparizione del Fhian, sentirono un forte bramito tutt'altro che pacifico; si trattava del vero motivo per il quale quell'animale era così spaventato. Ben presto però, non fu il solo ad avere paura poiché, davanti a loro, fece la sua comparsa, un essere di notevoli dimensioni, << State attenti!>> urlò Reilhan riprendendo il martello << È un Hòros ed è anche molto arrabbiato; abbiamo involontariamente interrotto la sua caccia e adesso ci attaccherà>> spiegò.

Elesya era terrorizzata e non riusciva più a muoversi, Keldas invece, per quanto spaventato strinse maggiormente la sua spada, sapendo di non poter scappare a causa delle condizioni della sua amata; per quanto fuggire, sarebbe stata la scelta più giusta in quel momento, nessuno avrebbe abbandonato un amico in difficoltà.
Xera, molto lentamente, si spostò davanti alla sua amica per proteggerla, anche se si rendeva conto che quella bestia era troppo forte per tutti loro. 

L’Hòros avanzò facendosi largo a zampate, sradicando tutta la vegetazione che ostruiva il suo cammino; non era molto lontano dai ragazzi ormai e si preparò ad attaccare. Reilhan allora, gli andò in contro impugnando minaccioso il maglio, era sua responsabilità proteggere le Giovani Leve ma quando Xera tentò di seguirlo, lui le intimò di proteggere Elesya e di rimanere indietro, non essendo ancora esperta nell'arte del combattimento. Con uno scatto felino, fece un balzo, cercando di imprimere più forza al suo colpo sfruttando la gravità, ma fu del tutto inutile poiché l’Hòros lo fermò con una violenta zampata che scaraventò il Novizio dietro dei cespugli. Xera si preparò ad attaccare, anche se la preoccupazione per la sorte del suo amico, offuscava il suo giudizio; impugnando la spada con la mano destra, corse in contro alla bestia ma quando fu sul punto di colpirlo, alle spalle dell’Hòros spuntò Reilhan, malconcio, che con una martellata ben assestata all'arto inferiore dell’animale, lo costrinse a piegarsi su se stesso, in preda al dolore. 

<<Allontanati, ti avevo detto di stare indietro! Perché non ascolti mai!>> disse arrabbiato alla ragazza, ma era troppo tardi per indietreggiare, l’Hòros tornò su due zampe in breve tempo e pronto al contrattacco. Con un arto assestò un altro duro colpo a Reilhan, mentre con l’altro percosse la ragazza che aveva tentato di ritirarsi. Xera fu spinta pesantemente verso un albero ma l’intervento tempestivo di Keldas, le evitò un violento impatto.

A causa della forza dell’attacco, la fanciulla aveva perso la presa della sua spada e gli artigli dell’Hòros le avevano procurato una vistosa lacerazione, sul braccio sinistro, che cominciò a sanguinare copiosamente. Elesya avanzò preoccupata verso la sua amica e occupando il posto di Keldas, la aiutò a sorreggersi, << Dobbiamo medicare quella ferita Xera, perdi molto sangue!>>, ma non era il momento di perdersi in chiacchiere, la bestia voleva ucciderli. 

<<Proteggete Shùly, ve ne prego>> disse Keldas prima di procedere velocemente verso l’Hòros infuriato, brandendo la sua spada con tutta la forza che aveva in corpo. Lo raggiunse anche Reilhan che intanto si era rialzato <<Attacchiamolo nello stesso momento!>> urlò al ragazzo; ancora una volta il Novizio mirò agli arti posteriori per minare l’equilibrio della bestia, mentre Keldas puntò alla testa. Reilhan colpì nuovamente la zampa destra, l’Hòros si accasciò ma accorgendosi della presenza di Keldas, si concentrò sulla Giovane Leva, che scaraventò lontano dal suo collo. Sbarazzatosi del ragazzo, puntò il Novizio che intanto, fortemente provato dai colpi subiti, era disteso al suolo completamente indifeso. Serrò i possenti artigli e con la forza che gli era rimasta, assestò un colpo diretto al giovane. 

Elesya non volle guardare la scena e chiuse gli occhi piangendo, ma Xera la tranquillizzò, perché il tonfo che avevano udito non era stato provocato dal colpo inferto a Reilhan, ma dalla pesante caduta della bestia. L’Hòros giaceva addormentato a terra, con tre frecce profondamente conficcate nella sua spalla.

lunedì 23 settembre 2013

Puzzle Story 1

Reazioni: 
Salve a tutti amici, questo post è dedicato al gioco, portato avanti nella mia pagina Facebook, domenica 22 settembre 2013, con il nome di Puzzle Story. Il suo scopo era quello di creare una storia originale, partendo da un incipit scritto da me e seguito da una serie di commenti (scritti da voi) che avrebbero dato vita a un racconto breve. Le regole erano semplici; bisognava scrivere un breve pezzo di storia, collegandolo all'ultimo postato e non doveva delinearsi nessun finale poiché lo avrei deciso io, alla fine del gioco. Il risultato del "Primo" Puzzle Story de " Lo Scrittoio Segreto" è il seguente, buon divertimento : D

                                          Memory

(Incipit) Dopo anni passati dietro una scrivania di metallo, decise che era giunto il momento di cambiare la sua vita. La lettera, ricevuta la sera precedente, lo costrinse ad aprire gli occhi e a decidere di voler tornare in quella casa da cui tredici anni prima era fuggito, senza nemmeno voltarsi indietro. (Nico Andrisani) Dette solo uno sguardo veloce allo smartwatch che aveva al polso. Non poteva proprio perdere tempo: in dieci minuti avrebbe dovuto essere allo spazio-porto, proprio su quell'espresso interstellare, indicato nella sconvolgente lettera ricevuta due giorni prima, oramai ridotta a un mucchietto di polvere al quarzo. Il congegno autodistruttivo aveva funzionato alla perfezione. (Fabio Iovinella) Saltò di corsa sul treno, pochi secondi prima che si chiudessero le porte. Prese fiato e si diresse verso uno dei posti vuoti. Dal finestrino lo spazio immenso, quelle piccole stelle così lontane ma al tempo stesso così vicine, davano un senso di pace. Il treno parte e una voce elettronica annuncia <<Benvenuti sull'Espresso per Alpha-Centauri, il treno non fa fermate intermedie. Buon viaggio>>, <<Espresso per Alpha-Centauri? Ma è la direzione sbagliata!>>
(Tiziana Luongo) Aprì gli occhi, la fronte imperlata di sudore, per alcuni istanti non riuscì a rendersi conto di dove fosse, si mise a sedere, poi i contorni della stanza si fecero più nitidi. Era nella sua camera da letto.
<<Espresso per Alpha-Centauri? Smartwatch? Spazio-porto?>> la combinazione della sera prima, polpettone e film, dovevano avergli giocato proprio un brutto scherzo. Guardò il comodino, la lettera era ancora lì, dove l'aveva lasciata. <<Congegno autodistruttivo, che sciocchezza!>>. (Monica Morrigan Palomba) <<Devo proprio smetterla di vedermi Star Trek in streaming fino alle quattro di notte>>, disse fra sé mentre si alzava dal letto. Raccolse la lettera dal comodino e andò fare colazione e mentre mangiava, la rilesse ancora una volta. Aveva dedicato molti anni della sua giovinezza alla ricerca del portale nascosto che collega il mondo degli uomini con quelli dei demoni, da quando lesse quel vecchio articolo del nonno in cui c’era scritto che proprio lì, nella sua città, doveva essercene uno, ma non era mai riuscito a trovarlo. Abbandonò così le ricerche e fuggì da quel luogo. E ora, dopo tredici anni, ecco che il suo vecchio amico, con cui si dedicava alla ricerca del portale, gli scrive che hanno finalmente trovato degli indizi interessanti. Ormai aveva deciso...doveva tornare lì.
(Vincenzo Indellicati) Rapido e scrupoloso, Paul iniziò celermente ed efficientemente a organizzare tutta la strumentazione che avrebbe dovuto portar con sé... <<Rilevatore di campi elettromagnetici, rilevatore di campi gravitazionali, analizzatore di particelle alfa, beta e gamma, ricevitore di raggi cosmici, sdoppiatore quantisco, dematerializzatore elettronico tascabile... il resto l'ho già sistemato ieri; cosa sto dimenticando? Ovviamente il generatore di campi spazio-tempo per poter bloccare i demoni ! Bene ! Ho preso tutto; ora devo solo dematerializzare la strumentazione e inviarla tramite e-parcell (pacco elettronico) a Ted, così potrà già iniziare ad allestire la sala di monitoraggio, rimaterializzando il pacco. Chissà quando questo cavolo di teletrasporto sarà sicuro anche per le persone...>> (Maria Ghini) Paul ripensò a quell'incidente di tredici anni prima mentre smaterializzava l'attrezzatura, era costato la vita alla sua amata Loren ma la speranza si fece viva in lui, forse sarebbe potuta tornare dal regno dei demoni, lo stesso che l'aveva risucchiata. Si guardò allo specchio, ormai aveva i capelli brizzolati e qualche ruga di troppo, ma per il suo cuore il tempo si era fermato. Non aveva più amato nessuno dopo di lei e avrebbe fatto di tutto per riaverla anche rinunciare alla sua anima.
(Fabio Iovinella) Dopo essersi assicurato che tutto fosse in ordine, Paul si diresse verso il Garage, salì sul suo Magitec personalizzato, e s’incamminò sulla strada che lo avrebbe riportato a casa.
Con la superstrada intasata come al solito, ci sarebbero voluti giorni di viaggio. <<Attivare Modalità cinque Gamma!>> la voce elettronica del Magitec rispose <<Modalità cinque Gamma Attivata. Destinazione?>> <<Cristallo di Cevit>>, <<Destinazione impostata, Desidera i controlli manuali?>>, <<Si Grazie>>.
Il Cristallium iniziò a brillare carico di energia, il grosso bipede meccanico si sollevò lentamente dal suolo, trasformandosi in un piccolo velivolo. <<Si Parte!>> (Jacopo Minniti) Mentre guidava, Paul continuava ad avere flash back della propria vita, ma gli era impossibile distinguere la realtà dalla finzione che gli avevano propinato attraverso quegli interminabili sette giorni di lavaggio del cervello. Legato a una sedia, nutrito artificialmente, era stato sottoposto a una lunga tortura fatta d’immagini e suoni, che alla fine gli avevano alterato la mente e i ricordi. Non riusciva più a essere sicuro di chi fosse; ricordava di avere una missione che qualcuno non voleva che portasse a termine; ma aveva a che fare con lo spazio e il cosmo, o con antiche e soprannaturali realtà nascoste e mistiche? Capì solo una cosa, a un tratto, e il suo cuore ne fu certo, molto più di quanto possa mai esserne la mente: non era mai esistita nessuna Loren, e loro non potevano di certo saperlo... Paul aveva amato una sola persona in vita sua, e lui era James!
(Vincenzo Indellicati) Il ripristino della memoria neuronica, dopo la riprogrammazione ad opera dei Minniti, era stato infatti problematico, perché alcune aree del suo cervello, dopo essere state modificate, erano poi state protette da scrittura con codice quantico e quindi in caso di sovrascrittura davano un false flag di esito positivo. Il backup dei ricordi, inoltre, poteva essere stato compromesso facilmente; per questo Paul chiese al Magitec di verificare la compatibilità dei dati ripristinati con la memoria cellulare del suo dna, e la risposta fu "73 percento". La missione era quindi ritrovare Loren? James? Né l'uno né l'altra. Paul in realtà doveva ritrovare se stesso, non a caso nella lettera il codice: Γνῶθι σεαυτόν settantatré, conosci te stesso settantatré. Qualcuno sapeva! (Maria Ghini) Paul non poteva più perdere altro tempo, giunto ormai davanti al cancello di quella casa maledetta si rese conto che, ancora una volta, era stato vittima di un ricordo fasullo; quella casa era un laboratorio scientifico. Varcò la soglia senza timore, doveva scoprire la verità circa i suoi ricordi confusi. Era come se tante realtà si fossero fuse. Avanzava in quei corridoi vuoti e freddi, tutto era asettico e impersonale e poi l'ascensore alla fine della strada che si aprì automaticamente, come se lo stessero aspettando. Com’era possibile che un così grande laboratorio fosse completamente vuoto?
(Conclusione) L’ascensore lo portò sino al piano zero, si aprì e dinanzi a Paul si presentò una stanza completamente bianca al cui centro vi era una sedia vuota. Si sedette e automaticamente tutte le luci si spensero di colpo. Una voce che proveniva dalla sua mente parlò <<Bentornato Paul, abbiamo aspettato a lungo il tuo ritorno>> disse, <<E voi chi siete?>> domandò stupito e intimorito, <<Noi siamo Te e tu sei Noi>>.  Paul s’innervosì, voleva delle spiegazioni con tutte le sue forze, era arrabbiato perché non riusciva più a distinguere il falso dal vero, vedeva realtà diverse, in epoche diverse che ancora dovevano giungere. <<Chi sono io? Chi è Loren e chi è James?>>,  ci fu un attimo di silenzio e poi la voce tornò a parlare. <<Tu sei Paul e Mike e Allison e Margaret, tu sei tutti e nessuno>>. La voce illuminò pian piano i vari schermi nascosti, sulle pareti e ognuno di questi mostrava delle immagini. <<Loren era tua moglie che a causa di una rapina perse la vita, durante il processo ai Demoni Rossi, il nome di quella banda, tu hai avuto un infarto quando ti rendesti conto che quei malviventi non avrebbero avuto nessuna pena>>. Paul ascoltò in silenzio terrorizzato <<James era il tuo fidanzato, Mike era il tuo nome, un amore incompreso ma puro durato anni, sino a quando la tua famiglia non lo venne a scoprire e ti rinchiuse in un ospedale psichiatrico, nel tentativo di curarti, attraverso metodi come il digiuno, l’elettroshock e il condizionamento mentale. Nulla di tutto questo però fece vacillare i tuoi sentimenti, anche quando per le torture a cui eri stato sottoposto, è cessata la tua esistenza>>. L’uomo cominciava a ricordare, emozioni, sogni, sentimenti, lui aveva vissuto quelle vite e ora le ricordava bene. <<Ti abbiamo chiamato a noi perché anche questo ciclo vitale si è concluso, ma hai vissuto così tante vite che tutti i ricordi si sono riformulati e trasformati, questo perché eri in coma tra la vita e la morte. Dovevi tornare, con il treno spaziale, a casa dai tuoi figli dopo aver concluso le tue ore di lavoro. Rimiravi le stelle in quel momento, ripensando all’ultima lettera scritta da tuo marito tredici anni fa, prima che partisse per un viaggio interstellare a nome delle “Galassie Unite”; il treno però, ha subito un’avaria e deragliando ti ha fatto sbattere la testa violentemente. Per salvarti, i medici ti hanno indotto in uno stato di coma terapeutico, tuttavia il colpo era stato troppo forte e tu, Margaret, non ti sei più svegliata>>.

Tutto finalmente aveva un senso, tutte quelle immagini confuse e illogiche adesso avevano un significato, <<Cosa mi succederà adesso?>>,  la voce rispose <<Quello che avviene sempre! Quando una vita finisce, un’altra inizia; è tempo per te di ricominciare una nuova esistenza>>. Un riflettore illuminò la sedia e tutti i monitor si spensero uno dopo l’altro. Quando uno schermo si spegneva, portava con sé i ricordi della vita che rappresentava, sino a quando un solo monitor rimase acceso, ma non trasmetteva nulla … ancora.

giovedì 19 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.15)

Reazioni: 
Sopravvivenza


I ragazzi terminarono il loro pasto, il fuoco fu spento e le borse sistemate; tutto era pronto per la partenza, mancava solo un’ultima cosa, forse la più importante, cercare un punto sicuro per guadare il fiume.

<<Siamo davvero certi di volerlo attraversare nuotando? Io non ho la forza di farlo per lunghe distanze e l’altra sponda mi sembra lontanissima>> disse sconfortata Elesya.
Reilhan iniziò a camminare lungo la riva, incitando le ragazze a tenere gli occhi aperti, era certo che ci fosse una parte sicura per raggiungere la riva opposta, tuttavia per quanto aguzzassero la vista, non riuscivano a venirne a capo.

<<C’è una foresta dall'altra parte, da quel che vedo!>> disse Xera <<Quindi possiamo affermare di aver evitato le famigerate Paludi Lodo?>>
<<Non è detto!>> rispose il ragazzo <<Le paludi sono circondare da boschi, non è certo che quella sia una foresta, da qui la nostra vista è limitata>>.

Il gruppo continuò a camminare, la luce dei soli si rifletteva sull'acqua creando giochi di luce che, di tanto in tanto, rendevano difficile la ricerca. Improvvisamente Reilhan si fermò e cominciò a fissare intensamente l’altra riva; come colto da una brillante idea, guardò le ragazze e disse loro <<Finalmente ci siamo!>>  e sorrise soddisfatto <<Possiamo avanzare da questo punto del fiume, riesco a vederne il fondale sino a metà strada e per buona parte della traversata, potremo semplicemente camminare; forza andiamo!>>.

Elesya, non volendo bagnare i suoi calzari, decise di toglierli; Reilhan però le sconsigliò di farlo poiché il fondo del corso d’acqua era costituito da ciottoli e pietre levigate e senza scarpe si sarebbe di certo fatta male scivolando. I tre amici entrarono nel fiume e come aveva previsto il ragazzo, per metà percorso riuscirono a camminare perché l’acqua non era molto alta e non c’era corrente. Arrivati al centro però, la situazione cambiò, il letto del torrente si abbassava sempre di più e la sua forza aumentava; camminare divenne difficile, il livello dell’acqua ormai aveva raggiunto le loro spalle.

<<Dobbiamo nuotare ma non sarà per molto, riesco a scorgere chiaramente l’altra sponda>> disse il ragazzo abbandonandosi alla corrente e nuotando con maestria.

Anche le due amiche lo imitarono, per loro però, fu più difficile perché non erano abituate alla pressione che il fiume esercitava sui loro corpi.
Elesya era molto stanca e ben presto, la distanza che c’era con il resto del gruppo, aumentò. Xera si guardò indietro per accertarsi che la sua amica potesse proseguire la traversata ma proprio in quel momento, si accorse che la ragazza doveva aver bevuto un po’ d’acqua e presa dal panico iniziò ad agitarsi, <<Cerca di stare calma o il fiume ti trascinerà via!>> le disse, ma Elesya era completamente terrorizzata e non riusciva più a restare a galla. Xera subito cercò di prestarle soccorso ma Reilhan fu più veloce, con poche bracciate raggiunse la fanciulla e dicendole di aggrapparsi alle sue spalle, riprese a nuotare senza difficoltà.
<<Se anche tu non ce la fai, puoi unirti a Elesya>> disse ridendo <<Vi porterò entrambe sulla riva opposta, senza fatica>>. La fanciulla, per tutta risposta, aumentò la velocità delle sue bracciate e in poco tempo raggiunse l’altra sponda.

Usciti dal fiume, i ragazzi restarono seduti sulla riva per alcuni minuti, la corrente, nell'ultima parte della traversata, era stata molto forte e avevano dovuto dar fondo alle loro energie, per non essere travolti dal corso d’acqua.

<<Dobbiamo recuperare le forze, ci serve del cibo e spero che in questa foresta o bosco, ci siano animali da poter catturare>> disse il ragazzo.
<<Magari ci potrebbe essere anche della frutta o …>> suggerì Elesya, intimorita dal pensiero di dover cacciare <<... delle erbe commestibili, io ne conosco molte>>.
<<In verità preferirei una bistecca a delle radici>> replicò sorridendo Reilhan.
<<L’importante è trovare del cibo e farne una piccola scorta da poter trasportare nelle nostre bisacce, non avremo sempre l'opportunità di cacciare>> sottolineò Xera.
<<La nostra stratega ha perfettamente ragione>> disse il ragazzo <<Io proporrei di cercare un posto sicuro per accendere il fuoco, dobbiamo prepararci per la notte e asciugare le nostre vesti; avere l’uniforme completamente bagnata non gioverà a nessuno>>.

Tutti furono d’accordo e ritemprate un po’ le energie, ripresero il cammino lasciandosi il fiume alle spalle, dopo aver riempito le loro borracce.
S’inoltrarono nella fitta vegetazione, c’erano alberi a perdita d’occhio e nemmeno l’ombra di un sentiero, <<Questa è una foresta incontaminata, non ci sono più dubbi a riguardo!>> disse Xera, <<Siamo stati fortunati! Se non ricordo male, al centro di questa foresta, ci dovrebbe essere il Lago Biru, ma per esserne più sicuri …>> Reilhan si fermò, aprì la sua borsa e tirò fuori la pergamena che aveva già utilizzato alla taverna. Le due ragazze si strinsero attorno all'amico per guardare meglio e si resero conto che quel pezzo di carta non era più completamente bianco, adesso vi era inciso tutto il percorso fatto sino a quel momento: si poteva vedere il porto (l’inizio delle loro avventure), il breve tratto di deserto (dove furono attaccati dalla talpa) e la riva sulla quale si accamparono la notte precedente. Persino il fiume appena attraversato, era segnato sulla mappa magica, seguito dall'inizio della foresta.

<<Incredibile! È come leggere un diario delle nostre avventure>> disse entusiasta Elesya, <<Peccato che non mostri il resto dell’Isola, neanche un piccolo sentiero; è praticamente inutile>> replicò scocciata Xera ma Reilhan la guardò severo e rispose <<Quello che hai appena detto è falso, questa mappa è molto importante invece, basta solo imparare a leggerla>> e con attenzione, studiò l’intero percorso inciso sulla mappa.

Xera stanca di aspettare, si guardò intorno e vide un albero ricco di rami sul quale agilmente si arrampicò <<E' tornata la signora della giungla, perché non impari ad avere un po’ di pazienza?>> le urlò Reilhan, essendo la ragazza molto in alto rispetto al resto del gruppo. Xera però continuò la sua scalata fingendo di non aver sentito; raggiunta quasi la cima dell’albero, si rese conto che, nonostante l’altezza elevata, non era in grado di vedere nulla se non alberi a perdita d’occhio.

Con molta cautela, tornò dai suoi amici che non si limitarono a guardarla severi, <<Saresti potuta cadere facendoti del male!>> le disse arrabbiata Elesya <<Per cosa poi? Per non voler attendere qualche minuto, la lettura della mappa di Rei?>> Xera provò a replicare ma la sua amica aveva ragione e così si scusò e attese.

<< Bene, ora ho appurato che questi non sono i boschi che precedono le paludi, possiamo tirare un sospiro di sollievo>> disse Reilhan riponendo la mappa nella borsa <<Da quanto hai visto, ne abbiamo di chilometri da fare per raggiungere il centro di questa foresta>>  e ripresero il cammino proseguendo verso ovest.
<<Il lago è sulla strada per raggiungere il vecchio Murdar?>> domandò incuriosita Elesya, <<In verità è sul lato opposto>> rispose, ma prima che Xera potesse replicare, aggiunse <<Questo lago è molto famoso sull'isola di Horsia, si dice che abbia proprietà magiche e che renda più forti anche solo bevendo un piccolo sorso delle sue acque>>.

Improvvisamente l’idea di raggiungere il Lago Biru allettava tutti, soprattutto Xera che divenne impaziente, forse anche sin troppo.
<<Non abbiamo tempo da perdere, se velocizzassimo il nostro passo, arriveremmo prima!>> disse in preda all'euforia, <<Non conviene disperdere inutilmente le poche forze che ci sono rimaste, dopo la traversata del fiume, siamo tutti molto stanchi>> consigliò Reilhan <<Dobbiamo rispettare il piano che tu stessa hai delineato, il lago non si prosciugherà di certo, anche se ci arriveremo più lentamente>>.

Dopo un’ora circa di marcia, Elesya mostrò chiari segni di cedimento, facendo fatica a tenere il passo e respirando con difficoltà, <<È meglio se ci fermiamo, Ely è distrutta>> disse Xera, <<Non preoccupatevi amici, riesco ancora a camminare! Non badate a me!>> rispose affaticata la ragazza, ma il resto del gruppo decise di riposare e avendo notato un piccolo spiazzale, Reilhan pensò che fosse giunto il momento di prepararsi per affrontare la notte.

Bevuto un sorso d’acqua, lasciarono le loro borse vicino a una grande pietra e mentre Xera raccoglieva della legna e dell’erba secca per il fuoco, Reilhan si mise a scrutare la terra in cerca di tracce d’animali.
Elesya, per quanto stanca, volle fare la sua parte e così disegnò un cerchio con delle pietre, nel quale avrebbero poi acceso il falò e una volta raggruppate delle foglie morbide, ne fece dei comodi giacigli per la notte.

Xera tornò con tutto l’occorrente per il fuoco, più una piccola scorta che sarebbe servita per tenerlo vivo tutta la notte, notando il lavoro dell’amica le disse <<Non ho mai visto un accampamento più bello in vita mia e questi giacigli poi, se non avessi così fame ci dormire immediatamente>>.
La ragazza arrossì e la ringraziò per tutti quei complimenti, fu contenta di essere stata d’aiuto; Xera, infatti, aveva notato che Elesya si sentiva ancora in colpa per aver rallentato tutti, così cercò di tirarle su il morale.

<<Che cosa stai facendo?>> disse incuriosita, osservando Reilhan intento a costruire, <<Ho notato delle impronte fresche a sud del nostro accampamento, sono quasi certo che si tratti di conigli, per questo cerco di fabbricare una trappola rudimentale, ma efficace, per catturarli>>.
Elesya si alzò e decise di mettersi a cercare della frutta e qualche pianta commestibile, l’idea di uccidere un coniglio la inorridiva. Con grande manualità, intrecciò un piccolo fascio d’erba secca che Xera aveva raccolto in precedenza e ne ricavò un cestello, nel quale avrebbe poi riposto i frutti della sua ricerca.

<<Aspetta un momento! Lascia che ti accompagni, non ho alcuna intenzione di restare sola con quello lì>> le sussurrò per non farsi sentire. Sorridendo Elesya accettò e insieme iniziarono a cercare, <<Non sarò di grande aiuto>> le confessò Xera, <<Non conosco queste piante, dalle mie parti non esistono>> e si limitò a seguirla.
<<Non temere, anch'io non le conosco tutte, raccoglieremo solo quelle di cui sono sicura, le altre invece, le lasceremo dove sono, non vogliamo certo correre il rischio di mangiare qualcosa di velenoso!>>  e proseguirono la ricerca. Nascosti da dei cespugli, trovarono dei piccoli arbusti di mele selvatiche e le raccolsero, poco dopo fu la volta delle bacche nere di bosco e delle radici di Gùla, dolci come caramelle. Elesya, in diverse occasioni, chiese all'amica di sfoderare la spada corta per tagliare le piante più resistenti, non tutte però erano commestibili; un piccolo mazzo era destinato a uso medico. 

La ragazza smise di cercare, la sua attenzione fu improvvisamente attirata da dei fiori di uno strano colore porpora intenso, <<Prendiamo anche questi?>> disse Xera avendo notato come li fissava, ma Elesya la fermò immediatamente <<Non toccarli ti prego, non ne sono sicura ma se è quello che penso, sarebbe molto pericoloso anche solo respirarne il profumo!>>.

Xera si allontanò per non correre rischi e invitò la sua amica a fare lo stesso, erano sul punto di tornare indietro quando udirono, in lontananza, la voce di un ragazzo che invocava aiuto; le urla provenivano dal lato opposto del loro accampamento. Le ragazze si trovarono dinanzi a un bivio, da una parte sarebbero volute accorrere alla richiesta d’aiuto, dall'altra non escludevano che potesse trattarsi di una trappola, non volevano commettere nuovamente lo stesso errore. 

La voce si fece sempre più insistente e disperata quando, alle loro spalle, spuntò Reilhan armato di martello che si era precipitato alla ricerca delle due amiche, non avendole viste tornare.
<<Rei che cosa dobbiamo fare? C’è qualcuno che cerca aiuto e sembra anche disperato>> disse Xera, << E se fosse una trappola? Non voglio che un altro nemico ci inganni approfittando della nostra bontà!>> rispose, <<Non possiamo negare il nostro aiuto>> disse Elesya <<se fosse una Giovane Leva smarrita?>>.


Dopo poco anche Reilhan si convinse e tutti tre decisero di correre verso quelle urla disperate.

lunedì 16 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.14)

Reazioni: 
Erano trascorse tre ore quando Xera si destò; non aveva riposato quanto avrebbe voluto ma la fame si faceva sentire persino in sonno. Si stropicciò gli occhi ancora stanchi e ben presto si rese conto di essere osservata.

<<Vedo che non hai perso il vizio di fissare la gente, a quanto pare!>> disse infastidita.

<<Non c’è molto altro da guardare in questo momento e poi sei così buffa quando dormi, mi ricordi il Gatto Rosso di Thesla; una volta ne vidi uno completamente avvolto dalla sua lunga coda scarlatta, mentre sonnecchiava di gusto>> e rise ripensando alla scena. Xera non gradì il paragone e indispettita si alzò dal suo giaciglio, sistemò l’uniforme ormai asciutta e ricompose il fiocco tra i suoi capelli.

<<Ho troppa fame per continuare a dormire, se vuoi, possiamo darci il cambio così anche tu potrai riposare>> disse la ragazza ormai del tutto sveglia <<ti ringrazio, ne avevo proprio bisogno; per quanto riguarda il cibo, domani proveremo a pescare in questo fiume, intanto potresti intagliare, con la tua spada, uno dei bastoni che ho raccolto per il fuoco, appena mi sarò svegliato v’impartirò lezioni di pesca>> e sorridendo si sdraiò accanto al fuoco.

Xera raccolse dei rami secchi, ne scelse uno solido e con la sua spada iniziò ad appuntirlo, cercando di non fare rumore per non svegliare i suoi amici. Mancava ormai soltanto un’ora all’alba e tutto iniziava a tingersi di nuovi colori. La piccola talpa si svegliò per prima, anche lei doveva essere affamata e Xera si chiese di cosa potessero nutrirsi quegli strani animali; pensò in un primo momento a degli insetti e così decise di provare a cercarne qualcuno in attesa del giorno.

Portò la talpa con sé e prese a camminare lungo la riva del fiume; l’unica cosa che riuscì a scorgere, però, furono sassi ed erbe acquatiche, ma nulla più.
Un po’ sconfortata pensò di tornare indietro, non volle allontanarsi troppo, temendo di perdere la strada, ma proprio quando le sembrò di essere quasi arrivata, la piccola amica si divincolò costringendo Xera a lasciare la presa.

<<Che cosa hai fatto? Spero che tu non ti sia fatta male!>> ma il cucciolo cominciò a correre in direzione del deserto, come se qualcuno lo chiamasse.

<<Elesya, Rei, svegliatevi!>> urlò Xera ai suoi amici non molto distanti <<la talpa sta correndo via! Forse ha avvertito un pericolo, presto sbrigatevi!>>.
I ragazzi erano ancora intontiti a causa del brusco risveglio ma senza perdere altro tempo, impugnarono le loro armi e molto velocemente seguirono il cucciolo nel deserto, lasciando il resto delle loro cose vicino al fuoco.
<<Che cosa facciamo se incontriamo la sua famiglia?>> chiese Elesya preoccupata, <<non lo so, io spero solo che la piccola non si cacci in qualche guaio>> disse Xera <<aveva molta fame ma non sono riuscita a trovarle nulla da mangiare>>.

Reilhan si fermò di colpo <<smettere di inseguirla!>> intimò alle sue amiche che iniziarono a guardarlo perplesse.

<<Cosa ti salta in mente? E’ troppo piccola per cavarsela, se non le prestiamo soccorso potrebbe essere attaccata>> disse Xera visibilmente adirata a causa della decisione dell’amico.

<<Possibile che tu non abbia ancora capito? Sei su di un’isola popolata da bestie feroci; qui ogni cosa è pericolosa, persino un cucciolo che a prima vista sembra indifeso!>>.
Reilhan ripose il martello e voltando le spalle al deserto camminò in direzione del fiume.

<<Ho capito che qui è tutto pericoloso, ma come puoi abbandonare un animale indifeso? Si può sapere perché improvvisamente hai smesso di inseguirla?>> chiese Xera agitata, non poteva credere che il ragazzo fosse così insensibile.

<<Se mi stai ponendo queste domande, vuol dire che non hai compreso ancora un bel niente!>> disse Reilhan scuro in viso.

<<Ragazzi non litighiamo per favore>> intervenne Elesya con la speranza di placare gli animi <<Rei, è vero noi non siamo ancora esperte, ma abbiamo passato su quest’isola soltanto una notte, quindi non essere così severo con Xera, spiegaci invece il motivo della tua decisione; è stupido agitarsi inutilmente>>.
Elesya aveva ragione e i due ragazzi lo sapevano bene ma per Xera non c’era altro tempo da perdere, il cucciolo poteva essere in pericolo.

<<Io ho deciso di inseguire la talpa, non voglio un innocente sulla coscienza!>>.
<<Se vuoi andare incontro a morte certa, sei libera di farlo>> rispose Reilhan <<ma noi non ti seguiremo! Chi ti dice che quella bestia sia innocente? Hai forse dimenticato la forza del suo assalto, quando ci ha colpito nel deserto? Erano attacchi inferti per uccidere, perché solo così questi esseri possono sopravvivere>>.
Xera perse tutta la sua risolutezza, non voleva credere a quanto aveva appena udito.
<<Mi hai detto che il cucciolo aveva fame, vero?>> chiese Reilhan.
<<Sì! E non riuscendo a trovarle nulla da mangiare, ha cominciato a divincolarsi e a scappare verso il deserto!>> spiegò la ragazza.

Ci fu un momento di silenzio, Reilhan respirò profondamente per calmarsi e spiegò il motivo della sua decisione.

<<La regola fondamentale su Horsia è sopravvivere a qualunque costo>> disse <<non ci sono amici quando ne va della tua vita! La talpa aveva fame per cui il suo primo istinto è stato quello di condurci nel deserto, dove lei è chiaramente più forte, per poi aggredirci>>.
Sia Elesya sia Xera erano incredule, lo stesso essere che avevano tenuto al caldo, tra le loro braccia, per tutta la notte, aveva cercato di farli cadere in trappola.

<<Mi dispiace essere stato così duro con voi, anch’io mi ero un po’ affezionato a quell’animale ma ho fatto il grave errore di dimenticare, per attimo, dove ci troviamo e qual è il mio dovere nei vostri confronti>>. Le due amiche rimasero in silenzio, avevano ricevuto una lezione molto importante e finalmente cominciarono a capire come tutto su quell’isola costituisse un pericolo.

Il gruppo tornò sulla riva del fiume senza aggiungere altro durante il cammino, il fuoco ormai era quasi del tutto spento e Reilhan senza perdere tempo, lo ravvivò con dell’erba secca e altro legno.

<<Sono una sciocca!>> disse Xera quasi sul punto di piangere <<non ho pensato, prima d’agire; avrei potuto essere la causa della vostra morte e quindi anche della mia, come posso credere di diventare una guerriera, se non riesco nemmeno a distinguere gli amici dai nemici?>> continuò e qualche lacrima bagnò il suo viso, anche se fece di tutto per nasconderlo. Elesya si avvicinò alla sua amica e la abbracciò, cercando di consolarla.

<<Tutti commettiamo degli errori, ci manca l’esperienza; non essere dura con te stessa, anch’io avrei agito così, la piccola aveva ingannato tutti!>> le sussurrò nell’orecchio.

<<Non è colpa tua!>> disse Reilhan dispiaciuto <<l’unico da biasimare sono io! Sono un Novizio e il mio dovere è di aiutarvi e proteggervi. Avrei dovuto allontanare quell’essere sin da quando l’ho visto tra le tue braccia e chissà forse anche …>>.

<<Non dirlo ti prego>> Xera lo fermò <<per quanto pericoloso, non toglierò la vita a qualcuno se posso evitarlo>> e si sedette sconsolata vicino al falò.
<<Fa come credi ma non aspettarti che ti sia restituito il favore!>> disse secco Reilhan e impugnando il bastone, intagliato in precedenza dalla ragazza, si diresse verso un punto basso del fiume, dove poter pescare.

<<Xera vieni anche tu sulla riva, così Rei ci insegnerà a pescare! Inutile continuare a rimuginare, dobbiamo provvedere al cibo e rimetterci in marcia, ricordi cosa ci hai detto alla taverna? Sei stata tu a definire la nostra strategia, non dimenticarlo>>. Elesya si avvicinò al suo orecchio e le sussurrò <<come puoi diventare forte, se non mangi?>> e porgendole la mano, la aiutò a rimettersi in piedi, accompagnandola al fiume.
<<Sai Ely, sei proprio una buona amica, sono felice di averti nel mio gruppo>> le disse mentre raggiunsero il loro compagno.

Elesya arrossì, era una ragazza molto timida non abituata a simili complimenti; nessuno le aveva mai dato un soprannome o definita una buona amica poiché aveva passato la sua intera esistenza, circondata solo da studiosi e persone troppo impegnate per occuparsi di lei. La sua famiglia possedeva dei centri di ricerca nei quali trascorrevano la maggior parte del loro tempo, affidando la loro unica figlia alle cure di precettori e istitutrici, con il compito di crescerla e istruirla.
Non aveva mai avuto amici e sentirsi dire quelle parole fu per lei una gioia immensa.

<<Forza ragazze, vogliamo iniziare a pescare o preferite perdere altro tempo? Io muoio di fame>> disse loro Reilhan, impaziente di poter addentare qualche pesce succulento.

<<Bene fanciulle iniziamo la lezione>> e sorridendo compiaciuto, sollevò il bastone appuntito <<ci sono diverse tecniche di pesca, ma noi possiamo avvalerci solo di un bastone e lo faremo bastare>>. Lo agitò in aria come fosse una lancia, per testarne la fattura e continuò la sua spiegazione <<questo punto mi sembra ottimo come inizio, perché l’acqua è alta solo fino alle ginocchia e per me sarà più facile muovermi>> iniziò a guardare il fondale con molta attenzione e così anche le ragazze << mi raccomando non alzate la voce e non fate movimenti bruschi, i pesci si potrebbero spaventare>> disse quasi bisbigliando mentre attendeva il momento giusto per colpire.

Dopo pochi minuti di totale silenzio, alcuni pesci iniziarono, ignari, a nuotare tra le loro gambe; accadde tutto molto velocemente, Reilhan alzò il braccio e con un movimento rapido e preciso, infilzò la sua preda, senza sollevare nemmeno una goccia d’acqua. Il pesce fu innalzato come fosse un trofeo, dinanzi ai volti increduli delle due giovani <<E questo è quanto>> disse il ragazzo uscendo soddisfatto dal fiume, per pulirlo e cucinarlo.

<<Ovviamente non sarei un buon maestro, se vi dessi il pesce senza insegnarvi la tecnica; non c’è miglior metodo d’apprendimento che provare e riprovare a stomaco vuoto, la fame intensificherà il vostro allenamento>> ridendo sotto i baffi, lanciò loro il bastone e voltandosi preparò la sua colazione.

<< Non abbiamo certo bisogno del tuo aiuto, pescheremo il nostro pesce senza problemi; se ci sei riuscito tu, possono farlo tutti!>> replicò indignata ma soprattutto affamata, Xera.
Cercando di ricordare le poche fasi che le aveva spiegato Reilhan, afferrò con forza il bastone e rimase immobile come una statua, mentre Elesya la osservava con molta attenzione.
Dopo diversi minuti d’attesa ecco tornare i pesci; prese la mira e con un movimento goffo, non solo non catturò alcuna preda ma sollevò così tanta acqua da inzuppare completamente gli abiti della sua amica.

<<Ti chiedo scusa Ely, non volevo bagnarti gli abiti, devo aver sbagliato qualche movimento>> disse imbarazzata Xera, mentre dal fuoco Reilhan se la rideva di gusto.

<< io dico che hai sbagliato “tutti” i movimenti e non qualche>> le disse divertito come non mai.

<< Evidentemente ho avuto un pessimo Maestro, se commetto così tanti errori>> replicò la ragazza stizzita.

<<Oppure sei tu una pessima alunna, perché non fai provare a Elesya, se anche lei non ci dovesse riuscire, in maniera così grossolana, ammetterò il mio fallimento come insegnante>> rispose.

Xera consegnò il ramo a Elesya che, molto impacciata, occupò il posto dell’amica. Anche lei rimase immobile ma ci volle molto più tempo affinché i pesci tornassero, dopo la confusione precedente. Quando la calma si ristabilì, alzò il bastone molto delicatamente e quando le sembrò il momento giusto, sferzò l’acqua; forse a causa della poca forza utilizzata o di un piede messo male, Elesya scivolò ma quando tentò di rialzarsi, notò che all'estremità appuntita del ramo, si agitava un pesce, non molto grande, infilzato a dovere.
Xera non ci poteva credere, chiaramente doveva trattarsi di un colpo di fortuna ma questo non impedì a Reilhan di ridere fragorosamente.

<< Come vedi >> non riusciva quasi a parlare dal ridere << Ho spiegato in maniera egregia, Elesya si è guadagnata la sua colazione>>.
<< Non ci posso credere ci sono riuscita!>> disse contenta la ragazza e per non rovinare questo suo momento di gloria, Xera decise di non infierire, si limitò solo a recuperare il bastone, in silenzio, consigliando all'amica di asciugare le sue vesti al più presto, mentre lei avrebbe riprovato a pescare.

Tentò più e più volte senza mai riuscirci, le braccia iniziavano a farle male e la fame rendeva tutto più difficile <<Se non ti sbrighi, la colazione diventerà pranzo>> disse divertito Reilhan <<perché non chiami Elesya, ti spiegherà volentieri la tecnica, non a caso ha già finito il suo pasto>>.

Xera non ne poté più, era stanca e affamata e le parole del ragazzo la resero anche furiosa; con un rapido movimento gettò lontano il bastone che andò a infilzarsi a pochi metri da Reilhan, il quale smise di ridere e di parlare, forse temendo per la sua vita.

Dopo essersi liberata del ramo intagliato, rimase immobile con la mano serrata intorno alla sua spada; tornò la quiete sulla riva del fiume e Xera era estremamente concentrata, quand'ecco giungere un branco di pesci nella stessa direzione della giovane.
Strinse la presa, poi con un movimento fulmineo, estrasse la spada dal fodero e con estrema precisione, la lanciò come fosse un pugnale, nel fiume, infilzando tre pesci di medie dimensioni; senza scomporsi, la recuperò e tornò al fuoco in completo silenzio mentre i suoi amici la fissavano senza parole.

<<Scusate l’attesa>> disse <<oggi avevo più fame del solito, ho preferito optare per una colazione abbondante>> liberò l’arma dalle prede appena pescate e le pulì con maestria come sua madre le aveva insegnato; in poco tempo furono cotte a puntino e finalmente la ragazza poté saziare il suo appetito.

<< Devo ricordarmi di non prenderti più in giro la prossima volta, non voglio fare la fine di quei poveri pesci>> disse scherzando Reilhan, anche se, per un attimo, aveva davvero avuto paura.
<<Bravissima Xera, lo sapevo che saresti stata la migliore>> aggiunse Elesya accarezzandole la spalla.

<<Bene ragazze, quando la grande guerriera avrà terminato il suo pasto, riprenderemo il cammino, preparatevi poiché la nostra prossima tappa, sarà la riva opposta di questo fiume>> spiegò il ragazzo.

<<Come lo attraverseremo senza una barca? È troppo grande>> replicò Elesya preoccupata.

<<Niente di più semplice amica mia>> rispose Reilhan << nuoteremo!>>. 

mercoledì 11 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.13)

Reazioni: 
 I tre amici avevano lasciato il porto ormai da un’ora ma il paesaggio che li circondava sembrava non cambiare mai; era un torrido e asfissiante deserto. Elesya era la più sofferente di tutti, non essendo abituata al caldo e di tanto in tanto si fermava, rallentando la marcia del gruppo.

<<Scusatemi ragazzi>> disse asciugandosi la fronte con un fazzoletto di stoffa <<la nostra avventura è iniziata da poco e già sono un peso>> continuò demoralizzata e sul punto di piangere.
Xera era cresciuta con la sola compagnia di sua madre e non sapeva come poter consolare la nuova amica, temeva di peggiorare la situazione, così guardò Reilhan che colse subito la velata richiesta d’aiuto.

<<Non è colpa tua se il caldo ti fa stare male, chissà forse quando ci troveremo in zone paludose o umide, saremo noi quelli in difficoltà>> disse il ragazzo per rincuorare Elesya.

<<Nessuno di noi è un peso>> aggiunse Xera che intanto aveva preso un po’ di coraggio <<A eccezione di Rei s’intende>> e fece un occhiolino alla sua amica cercando di farla sorridere.

Avevano appena ripreso il cammino, quando improvvisamente la sabbia intorno a loro iniziò a sollevarsi; il vento non era particolarmente forte eppure quel movimento era innaturale. Xera si fermò di colpo e tese il braccio, come a voler proteggere il gruppo da un pericolo invisibile.
<<Non fate nemmeno un passo ragazze!>> disse bisbigliando Reilhan <<credo sia una talpa del deserto, di solito sono innocue ma se si entra nella loro zona di caccia, si corre il rischio di essere attaccati>>.

<<Cosa facciamo se ci assale? Io non ho mai combattuto!>> sussurrò Elesya spaventata, stringendosi dietro la schiena dell’amica. Xera molto lentamente, avvicinò la mano alla spada corta che portava sul fianco sinistro, toccò l’elsa di ferro e lentamente estrasse l’arma, portandola davanti al corpo. Intanto anche Reilhan brandiva il suo martello, avendolo afferrato così velocemente che le due amiche non ebbero il tempo di scorgere l’azione.
<<Impugna il tuo bastone Elesya, ma muoviti senza far alcun rumore, se ci dovesse attaccare almeno saremo armati>> suggerì Reilhan.

Elesya tuttavia, era molto intimorita e le mani le tremavano visibilmente, così quando cercò di raggiungere la sua arma, le cadde a terra. Ci fu un momento di silenzio, la sabbia smise di sollevarsi e i ragazzi si impietrirono. Avvenne tutto nel giro di pochi secondi, il gruppo fu investito da un’ondata di polvere e sabbia che quasi li accecò; Xera, riparandosi gli occhi con l’altro braccio, continuò a stringere la spada facendo da scudo alla sua amica. Reilhan si avvicinò con un rapido scatto a Elesya, proteggendo il viso con il martello, raccolse il bastone e lo restituì <<Cerca di stringerlo forte!>> disse urlando, poiché il frastuono provocato dalla sabbia copriva le loro voci.

<<Che cosa facciamo Rei? Io non riesco a vedere niente!>> gridò Xera preoccupata ma il ragazzo sembrava non aver sentito, poiché la tempesta s’intensificò; non sapendo cosa fare, cercò di guardarsi intorno e si rese conto che quel turbinio non aveva colpito tutto il deserto ma solo il punto in cui si trovava il suo gruppo. Impugnando con forza la spada, fece una capriola in avanti e sollevandosi agilmente, cominciò a correre lasciando i suoi amici indietro.

<<Dobbiamo restare uniti, dove stai andando Xera?>> urlò Reilhan cercando di inseguirla ma venne fermato da Elesya che gli fece notare come la tempesta stesse rincorrendo Xera, mentre loro erano fuori pericolo. <<Xera ha attirato di proposito l’attenzione della bestia! Cerchiamo di raggiungerla, presto o tardi quella stupida talpa si deciderà a uscire dal suo nascondiglio!>> disse Elesya ritrovando il coraggio e i due amici iniziarono a correre per raggiungere la ragazza.

Intanto Xera, sempre circondata dalla sabbia, aveva completamente perso il senso dell’orientamento, cosa che le capitava spesso anche in situazioni normali e si ritrovò a vagare senza punti di riferimento; non sapeva dove andare, ora che i suoi amici erano ormai lontani. La talpa non si arrese e non smise di attaccare, rimanendo però nascosta nel sottosuolo, mentre Xera non poté far altro che continuare correre. Improvvisamente il deserto terminò e davanti ai suoi occhi comparve un fiume; era molto grande e la corrente non sembrava particolarmente forte, così la ragazza si tuffò senza pensarci a lungo e una volta in acqua, la sabbia smise di accecarla. Si alzò in piedi non lasciando mai la presa della spada e si spostò, dove il fiume era più basso e l’acqua le copriva a stento le ginocchia; rimase immobile cercando di scorgere il suo nemico, quando vide qualcosa muoversi nella sua direzione e si preparò ad attaccare.

I due ragazzi avevano tentato di seguire le impronte dell'amica, ma cominciò a soffiare il vento e furono cancellate, così decisero di avanzare in un’unica direzione sperando di incontrare Xera da un momento all’altro.
<<E se la talpa l’avesse aggredita? E’ tutta colpa mia, se solo fossi stata più coraggiosa!>> disse Elesya piangendo, mentre Reilhan, molto preoccupato, continuava a correre.

<<Sono certo che quella testa dura non sia così facile da sconfiggere, forse dovrei essere in pensiero per quella povera talpa>> disse cercando di risollevare il morale di entrambi e le sue parole ebbero l’effetto desiderato, infatti, iniziarono a ridere immaginando la loro amica che malmenava la bestia. A un tratto udirono una voce familiare e inconfondibile, proprio quando il deserto li lasciò, facendo largo a un grande fiume.

<<Ti ho detto di non leccarmi il collo, mi fai il solletico>> disse ridendo Xera mentre tra le braccia stringeva un essere strano ma simpatico.

I due amici si avvicinarono incuriositi alla ragazza <<Ma non eri stata attaccata da una talpa del deserto?>> domandò Elesya sorpresa per aver ritrovato la sua amica sorridente.

<<Credo che la temibile bestia che ci ha assalito, sia proprio tra le sue braccia!>> aggiunse Reilhan rincuorato, mentre riponeva il suo martello.

<<Appena mi sono tuffata nel fiume, ha smesso di aggredirmi ed è comparsa dal suolo questa buffa creatura>> spiegò Xera mostrandola ai suoi amici.

<<E’ normale, le talpe desertiche sono deboli con la presenza dell’acqua e comunque mi pare che questo sia solo un cucciolo, deve essersi separato dal resto della sua famiglia, girovagando nel deserto, temo che ben presto ci ritroveremo una madre molto arrabbiata da fronteggiare>> disse Reilhan riflettendo sul da farsi.

<<Perché non lo lasciamo vicino al deserto? Forse potrebbe riuscire a ritrovare la sua famiglia e noi a evitarla>> suggerì Elesya preoccupata. Xera si sollevò, aveva ancora tutti gli indumenti bagnati, dopo il tuffo precedente, anche i suoi capelli gocciolavano, ricadendo pesanti sulle sue spalle; guardò verso il deserto e disse <<Non posso abbandonare un cucciolo al suo destino, la notte è ormai prossima e per lui sarebbe davvero pericoloso; penso che a questo punto potremo accamparci qui, il fiume ci disseterà e al contempo difenderà da eventuali attacchi di talpe nemiche, che ne pensate?>>.
<<Non abbiamo altra scelta, anzi cerchiamo qualcosa per accendere il fuoco, così potrai asciugare la tua uniforme>> disse Reilhan quasi arrossendo, poiché gli indumenti bagnati esaltavano la femminilità della sua amica.

Elesya prese in consegna il cucciolo di talpa, mentre il ragazzo andò a cercare della legna asciutta sulla riva del fiume. Xera strizzò grossolanamente la gonna e la camicetta, poi togliendosi il fiocco zuppo, lo legò alla bisaccia per non perderlo. Strinse i capelli tra le mani, cercando di eliminare più acqua possibile, non poteva ammalarsi proprio all’inizio del viaggio e si sedette accanto alla sua amica attendendo il ritorno di Reilhan. Non aspettarono a lungo tuttavia, perché il ragazzo, essendo abituato ad accamparsi all’aria aperta, aveva già raccolto tutta la legna utile per il falò.

Accatastò con maestria i rami, mentre al centro v’infilò dell’erba secca per propagare le fiamme, poi circondò il tutto con pietre di fiume per renderlo più accogliente e sicuro; i ragazzi erano sfiniti, la fatica di quel lungo giorno si fece sentire e per quanto fossero affamati, il sonno prese il sopravvento. Il primo turno di guardia fu di Reilhan, le sue amiche invece, si addormentarono strette alla piccola talpa, per stare al caldo e tutto tacque, mentre uno spicchio di luna brillava alto nel cielo.

martedì 10 settembre 2013

Curiosità da Raifaelia N°2

Reazioni: 
Bentornati su Curiosità da Raifaelia, diversamente dal primo post, questo anticiperà alcuni aspetti della storia che pubblicherò nei prossimi giorni. Ho deciso di introdurre questa nota, per facilitare la comprensione degli avvenimenti che seguiranno, in particolar modo vi descriverò le specie animali che i nostri amici incontreranno nelle prossime pagine.

(Citazioni tratte da: “Enciclopedia delle specie” Accademia tecnica e scientifica di Thesla)

"Fhian: Il  Fhian è un erbivoro comune delle foreste, dalle abitudini notturne mentre di giorno è solito riposare nel fitto sottobosco. Predilige una dieta costituita perlopiù da foglie di cui si nutre principalmente di notte. Ha un mantello di colore grigio, che nei maschi diviene più scuro con l'età. Il dorso, invece, presenta delle piccole macchie bianche simili al colore della coda (corta e folta) e alla parte inferiore del suo corpo; le zampe sono relativamente lunghe e  più scure rispetto al resto del corpo, sono molto agili e possono coprire notevoli distanze in poco tempo, con grandi balzi. Sulla testa dei maschi adulti, vi sono dei palchi alti e ricurvi. Secondo alcuni detti popolari, questi s’illuminano durante le notti di luna piena ma tale notizia non è confermata.  Il Fhian misura 100-110 cm di lunghezza, 50-65 cm di altezza. Hanno un temperamento schivo ma non aggressivo, preferisce fuggire in caso di pericolo."

"Hulfùr: O comunemente chiamato Lupo delle Foreste. Il suo manto può variare secondo l’età; generalmente è di colore grigio scuro, tendente al nero. Ha grandi dimensioni se paragonato a quello di montagna: la lunghezza varia tra i 150 e i 160 cm, mentre l’altezza è tra gli 80 e i 95 cm. L’Hulfùr ha una dentatura costituita da canini affilati e lunghi; le sue zampe invece hanno dei piccoli artigli affilati e non retrattili. Queste due peculiarità fanno dell’Hulfùr un temibile predatore che predilige cacciare in branco, con il quale resta sino alla morte.  Ha un temperamento aggressivo se selvatico e protettivo nei confronti dei suoi cuccioli. Per la sua velocità, agilità e per le sue notevoli dimensioni, è utilizzato, una volta addomesticato, anche come cavalcatura."


"Hòros: Sono animali onnivori; mangiano bacche, radici e licheni. Possono anche catturare pesci in un corso d'acqua e cacciano soprattutto di giorno. Gli Hòros hanno la pelliccia densa, generalmente di colore marrone o rossiccio e una coda corta. Sono dotati di un buon senso dell'udito e dell'odorato. Possono sollevarsi sugli arti posteriori mentre, con quelli superiori, raccolgono i frutti degli alberi più alti, per mezzo dei loro artigli lunghi e affilati (vengono anche utilizzati per strappare la carne e per scavare profonde buche nelle quali nascondono il loro cibo). Hanno un muso lungo e orecchie rotonde. La loro lunghezza può variare tra i 170 e i 280 cm, l’altezza invece tra 90 e i 150 cm e il loro peso può superare i 700 kg per gli esemplari più grandi. Ha un temperamento aggressivo e predilige non vivere in branco. Per le sue notevoli dimensioni non è una razza molto veloce, questa qualità è ampiamente sostituita dalla loro considerevole forza."