mercoledì 31 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 9)

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<<è il momento per voi di indossare l’uniforme, come sapete, sono gli unici abiti consentiti sull’isola; Horsia è circondata da una barriera magica che la rende impenetrabile a chiunque provi ad approdare, senza le opportune procedure. Solo con questi vestiti, lo zaino della Leva e la pergamena con speciali incisioni runiche, che rendono possibile l’accesso all’isola senza subire alcun danno, sarà possibile per voi oltrepassare la barriera incolumi. Tutto il resto si limiterà ad ardere e sarà quindi incenerito. Una volta terminato l’addestramento anche l’uniforme dovrà essere bruciata, durante il rito del saluto finale, affinché sia impossibile da utilizzare per far ritorno a Horsia>>.
Reilhan indicò alle due giovani delle stanze all’interno delle quali avrebbero potuto cambiarsi, attendendole, seduto, sul ponte della nave.

Xera prese a frugare nel suo zaino alla ricerca degli abiti. Questi erano molto elementari; una camicetta bianca di tessuto leggero, che lasciava scoperte le braccia dalla spalla e un gonnellino di pelle, di color del legno, reso più femminile da dei piccoli pizzi bianchi ai bordi di questo. La gonna era molto corta e non avendone mai indossate di così scarsa lunghezza, si sentiva in imbarazzo. Anche i calzari erano semplici, ricavati dalla pelle di qualche animale che doveva popolare l’isola, suppose, non avendola mai vista. 
Prese la cintura alla quale era saldamente legata la spada corta e l’appunto in vita. Nella tasca del gonnellino vi era un paio di guanti che lasciavano libere le dita, anch’essi di pelle e dall’aspetto sembravano molto resistenti; subito li indosso e si rese conto che avrebbero facilitato la presa della spada.
Gettò i suoi vecchi indumenti sul pavimento, tutti ad eccezione del fiocco che continuò a indossare e al quale non aveva alcuna intenzione di rinunciare. Chiuse velocemente lo zaino e lo rimise sulle spalle, poi raccolse con poca cura gli abiti dismessi e posandoli sull’avambraccio si recò sul ponte, dove Reilhan le attendeva.

Elesya aveva finito poco prima di Xera, quell’uniforme le donava, era molto femminile e questo si notava a prima vista; differiva solo nell’arma da quella di Xera, infatti, la giovane aveva uno strano bastone di legno dal manico in metallo, ben legato alle spalle tramite delle cinghie simili a quelle che sorreggevano il martello di Reilhan. Anche lei aveva tra le mani la sua vecchia tunica mentre discuteva, con il loro comune amico, circa la sua volontà di conservarla.
<<Non ho alcuna intenzione di gettare in mare un simile capolavoro. È un sacrilegio chiedere ad una donna di rinunciare ai suoi vestiti>>.
Per la prima volta da quando l’aveva incontrata, Elesya sembrava essersi arrabbiata, a quanto pare l’argomento abbigliamento per lei era molto importante, seppur Xera lo trovasse sciocco.
<<Oh ecco Xera, vedrai come anche lei sarà della mia stessa opinione. È inammissibile dover gettare in mare i propri abiti, vero?>>  chiese guardando l’amica che li aveva appena raggiunti.
<<Ti ho già ripetuto diverse volte che queste sono le regole della competizione>> disse Reilhan <<è un rito propiziatorio gettare le proprie vesti in mare, un’antica usanza per dire addio alla vecchia vita. In più ti ho già detto che non è ammesso alcun tipo di oggetto con proprietà magiche che possa dare un qualche vantaggio alla giovane Leva>>.

Il ragazzo si girò verso Xera e non poté fare a meno di contemplarla senza dire una parola. Con l’uniforme era notevolmente più femminile e la sua bellezza balzava agli occhi. La sua pelle era abbronzata e la corporatura era magra e atletica tuttavia visibilmente ancora acerba nonostante, di li a poco, avrebbe abbandonato i lineamenti fanciulleschi per quelli di una giovane donna.
Xera si rese conto di essere osservata da Reilhan con molta intensità e non essendo abituata a simili attenzioni, arrossendo, interruppe quello stato catatonico dicendo, 
<<le mie vesti non hanno alcuna proprietà magica, sono comuni abiti cuciti a mano da mia madre, se, tuttavia, è nelle regole gettarli in mare, per me non vi è alcun tipo di problema>> e scaraventò i suoi vecchi indumenti giù dal ponte della nave, senza scomporsi in alcun modo.
Elesya, che invece aveva contato sull’appoggio dell’amica, non avendo trovato alcun sostegno da parte sua, volle punirla aggiungendo, 
<<bene allora dovrai rinunciare anche al tuo fiocco rosso. Anche quello non rientra nell'uniforme e visto che per te non ci sono problemi in merito a tale regola, dovresti gettarlo in mare insieme a tutto il resto>>.

 Xera si rese effettivamente conto che quel ragionamento non faceva una grinza, anche il suo nastro faceva parte della vecchia vita e così, non sapendo cosa rispondere, cercò aiuto con lo sguardo in Reilhan, sperando in una qualche soluzione che le permettesse di tenerlo.
Il ragazzo si accorse della velata richiesta d’aiuto. 
<<Mi pare che non ci siano regole in merito a ciò che si dovrebbe usare per legare i capelli,  l’importante è che questi oggetti non abbiano proprietà magiche e non mi sembra che quel fiocco rappresenti un vantaggio per qualcuno, se non forse il rendere più bella la sua proprietaria. Al massimo potrebbe incenerirsi al contatto con la barriera, qualora mi fossi sbagliato>> disse facendo loro un occhiolino.
Elesya non era una persona cattiva e non cercò di ribattere in alcun modo alle parole del ragazzo anche perché era consapevole che la sua tunica, al contrario del nastro rosso, avrebbe potuto avvantaggiarla per le sue doti di riflessione del danno. Versando tenere lacrime si costrinse a rinunciare al suo amato abito e con profondo rammarico, gettò anch’essa la veste in mare, ma distogliendo quasi subito lo sguardo da quella scena, che per lei era troppo duro da sopportare. Xera non riusciva a capire come fosse possibile piangere per un vestito, tuttavia si rendeva conto che, se avesse dovuto rinunciare al fiocco, donatole da sua madre, anche lei si sarebbe intristita.

Dopo aver sistemato la questione uniforme, fu la volta degli zaini, anch’essi furono tutti svuotati sia del cibo sia di eventuali mappe o oggetti non previsti dalle regole della competizione; l’idea di rinunciare a tutte le provviste fu per molti motivo di discussione, poiché questo avrebbe reso la prova più dura. Elesya ancora scossa per la perdita della sua adorata tunica, chiese al resto del suo gruppo come poter recuperare del cibo, una volta sull’isola e Reilhan non tardò a rispondere.
<<Questa è un ottima domanda! Una delle prime cose da imparare per sopravvivere a Horsia è cacciare, seguita dallo studio, riconoscimento e quindi raccolta di alcune erbe importanti, sia per guarire da ferite o avvelenamenti causati dalle creature che popolano l’isola, e sia per alleviare il senso di fame che ci perseguiterà se non ci metteremo subito in azione>>.
Xera non aveva mai dovuto cacciare bestie feroci poiché, con sua madre, preferivano allevare e al massimo tosare gli Yak pacifici di Dalihan, a pensarci bene non aveva mai tolto la vita ad alcun animale pur avendo un temperamento bellicoso. All’improvviso l’idea di cacciare perse tutto il suo fascino anzi fu inevitabile per la fanciulla, domandarsi se sarebbe stata in grado di sopprimere un altro essere vivente.

<<Vi assicuro che per quanto sia orribile la prospettiva di dover uccidere per sopravvivere, soprattutto per delle ragazze, sarà l’unica alternativa che avremo per non fare una brutta fine; anche io inizialmente ero scettico a riguardo e per molto tempo mi sono rifiutato di prendere la vita anche delle bestie che mi attaccavano>> disse Reilhan <<ma quando ti rendi conto che in un attimo potresti perdere la tua di vita, il pensiero viene subito sostituito dalle azioni. Non pensate a queste prove come a un semplice esame teorico, di quelli che si sostengono nelle comuni scuole. Qui il prezzo che si paga per il fallimento è molto alto>>.
Il ragazzo guardò con molta intensità le due giovani e pose loro una domanda importante.
<<Siete davvero sicure di voler continuare il vostro viaggio?>>
Sia Xera sia Elesya annuirono, nonostante la durezza di quello che le attendeva e ancora più determinate di prima, guardarono l’orizzonte pronte a tutto.

Fine pausa

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Finalmente eccomi di ritorno, da domani ricominceranno le avventure di Xera, la ragazza con la spada, non perdetele :)

sabato 13 luglio 2013

Curiosità da Raifaelia

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Iniziamo questa rubrica dedicata alle curiosità, parlando appunto di Raifaelia. (Brano tratto da: “Le origini della vita”. Biblioteca Storica della città di Sihlya)

“Il nome Raifaelia fu coniato in seguito a una delle più cruente battaglie che memoria ricordi. La leggenda narra che un tempo tutte le divinità vivessero in pace e armonia, a eccezione di una che bramava la guerra e soprattutto il controllo assoluto sul resto dei suoi fratelli e sorelle.
Il Dio Nakal, custode delle chiavi del Mondo Verligh (terra degli Dei), violò le leggi sacre e cercò di imporre la propria egemonia su tutte le terre create, compresa la stessa Verligh, diffondendo paura e violenza per secoli.
Si dice che la Dea Raifhee, sofferente per le sorti dei suoi fratelli, sacrificò la sua forma divina per tramutarsi in un mondo, invisibile agli occhi di Nakal, che divenne la nuova dimora della sua famiglia o quello che ne rimaneva.
Il nuovo mondo fu chiamato Raifaelia per ricordare la dea che lo aveva generato.”

Chi sono i Pillim? Sicuramente è una domanda che vi siete posti leggendone i riferimenti nella storia. Per rispondere citerò: “Pillim amici o nemici?” ( Cap. 3 di “Come allevare un Pillim”. Sihlya)

Non abbiamo notizie storiche in merito alla nascita del primo Pillim, gli unici riferimenti noti sono tratti da racconti e favole per bambini. Molti pensano a loro come la forma vivente delle antiche divinità del passato, annientate da Nakal e salvate dalla dea Raifhee che diede loro una nuova vita con un corpo diverso. Non tutti gli studiosi sono concordi con questa teoria perché, per la loro particolare evocazione, non è possibile catalogarli tra le comuni razze animali.”


Ultima curiosità del giorno: Yak, Jarak e Burug che diamine sono? (Citazioni tratte da: “Enciclopedia delle specie” Accademia tecnica e scientifica di Thesla)

“Yak: Mammifero erbivoro appartenente alla famiglia dei Bovini. L'aspetto fisico è caratterizzato da una folta pelliccia con lunghi peli di color marrone (le femmine e i cuccioli hanno gradazioni più chiare). Hanno corna piccole e quasi del tutto nascoste dal manto; un lungo ciuffo di peli ricopre la fronte cosi come la parte finale della coda. Gli esemplari maschi adulti raggiungono dimensioni imponenti superando anche i 300 cm di altezza, pesando mediamente oltre i 1000 kg. Benché posseggano tali attributi, è una razza del tutto pacifica, impiegata maggiormente come bestia da soma, animale da trasporto e forza da trazione in agricoltura; inoltre forniscono latte, carne, lana e pellicce. Il loro latte viene utilizzato per produrre grandi quantità di burro.”

“Jarak: Mammiferi pietriferi appartenenti alla famiglia degli Ovini. Si dice che in base al tipo di roccia di cui si nutrono, cambino il colore del manto. Prediligono le montagne, in particolare ne è piena la catena montuosa a Sud si Nortor. La lunghezza del maschio adulto non supera gli 1,30 metri d’altezza mentre la femmina è un po’ più piccola. Non ha un pelo estremamente lungo eccetto sotto il mento e nella parte finale della coda. Hanno corna lunghe e ricurve verso l’alto. Sono facilmente addomesticabili  e quindi maggiormente impiegati per la produzione di lana e latte.”


“Burug: E’ una tra le più  grandi specie di uccello esistenti ma incapaci di volare, sebbene possano compiere balzi estremamente lunghi. Hanno un corpo robusto e tondeggiante, un collo allungato e una testa media. Le loro piume sono molto lunghe, impiegate come ornamento di divise e abiti ma anche in cancelleria. Non sono facilmente addomesticabili perché dotati di una discreta forza combattiva, per questo sono impiegati come cavalcatura dai soldati di fanteria della città di Nortor.”

Novità !!!

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Poiché il mio racconto ormai ha preso piede e si sta facendo sempre più articolato, mi sembra giusto introdurre di tanto in tanto, uno spazio dedicato solo alla descrizione di personaggi, luoghi o animali citati nella storia. Spero che questo piccolo intermezzo possa interessarvi e rendere la vostra lettura più piacevole. Ho deciso di chiamarlo “Curiosità da Raifaelia”. Voglio concludere dicendo inoltre, che per carenza di connessione internet, le avventure della nostra eroina subiranno una pausa forzata di circa un paio di settimane ma non temete, i vostri amici Xera, Elesya e Reilhan torneranno presto per narrarvi le loro avventure.


Grazie a tutti. Valeria :)

giovedì 11 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 8)

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Il viaggio


Erano passate diverse ore dalla partenza, all’orizzonte non vi era traccia di terra e il tempo sembrava non scorrere più. Per quanto la nave fosse veloce, dava l’impressione di essere del tutto immobile, in una landa azzurra senza fine. Xera detestava aspettare, per questo star seduta sul ponte, senza far nulla, era per lei come subire una tortura.

Tutti i gruppi, risultati idonei alla prima selezione, avevano già iniziato a pianificare strategie di sopravvivenza per l’isola di Horsia, era risaputo infatti che fosse un luogo non molto ospitale o almeno era quello che si narrava; solo i suoi compagni non riuscivano a comunicare, per questo Xera si domandò se avesse scelto le persone giuste. Non voleva essere la prima a esporsi, dando così l’opportunità a Reilhan di fare il saputello, preferì invece aspettare che fosse qualcun altro a iniziare, chissà forse proprio Elesya, che sino a quel momento le era stata accanto senza proferir parola. 

Era una giovane ragazza dall’aspetto un po’ cupo, forse a causa dei lunghi capelli neri che le ricadevano sulle spalle, anche i suoi occhi erano scuri e molto profondi, la pelle invece, era chiara come se non avesse mai visto la luce del sole. Aveva dei lineamenti gentili e delicati quanto quelli di una bambolina e il suo viso era sempre sereno. A prima vista dava l’impressione di essere una ragazza senza pensieri e al contrario delle altre Leve, sembrava non avere alcuna attitudine alla lotta. Indossava una tunica molto semplice ma di strana fattura, apparentemente era di color verde foglia ma, se illuminata dalla luce solare, si tingeva di strani riflessi porpora.

 Xera era così intenta ad osservare quella strana veste che attirò, non volendo, l’attenzione della giovane, la quale sorridendo le disse <<ti piace vero? Scommetto che non hai mai visto un tessuto come questo! E’ costituito da foglie di palude, ma non di quelle comuni che crescono sulle sponde degli acquitrini solforosi. Le mie provengono da delle piante magiche estremamente rare, note solo nel mondo della negromanzia!>>

Xera distolse subito lo sguardo, non le erano mai interessati vestiti e tessuti, gli unici indumenti che aveva sempre indossato erano quelli cuciti a mano da sua madre, in pelo di Yak o di Jarak, animali tipici di Dalihan facilmente addomesticabili. Preferiva di gran lunga armi e armature e queste di solito richiedevano semplice metallo, almeno cosi credeva.

<<Non ho potuto fare a meno di notare quel fiocco rosso che adorna i tuoi splendidi capelli>> disse Elesya <<mi piacerebbe poterne acquistare uno simile, adoro collezionare abiti. È lo stesso per te, vero?>>
Il discorso però fu disturbato da Reilhan che dopo aver riposato per due ore, era finalmente pronto a istruire il suo gruppo.

<<Per quanto possa essere interessante conversare amabilmente di pizzi e merletti, mie care fanciulle>> disse strizzando l’occhio a Xera che, per la prima volta da quando si erano conosciuti, gli era grata per l’interruzione.

<<Vorrei spostare la vostra attenzione su argomenti adesso più importanti!>> Aggiunse.

<<Non bisogna sottovalutare né i pizzi né i merletti, amico mio, soprattutto se questi possono salvarti da situazioni spiacevoli>> rispose Elesya <<Sapevi che questo tessuto, ha la capacità di riflettere, seppur in minima parte, gli attacchi magici?>>

Xera rimase molto colpita da quella spiegazione, non avrebbe mai immaginato, infatti, che un vestito potesse possedere simili attributi, per lei non c’era niente di meglio di una corazza per proteggersi dal nemico.

<<La mia famiglia, da generazioni, studia le proprietà di questo tipo di materiali e i loro possibili utilizzi in campo magico e bellico.>>aggiunse la ragazza non perdendo il sorriso.

<<Sono molto impressionato, ma non ti servirà a nulla quella tunica sull’isola poiché è ammessa solo l’uniforme>> replicò Reilhan concludendo il dibattito.

<<Ora vorrei parlarvi dell’addestramento che vi aspetta, una volta approdati>> disse.

Superando l’imbarazzo iniziale Xera pose la prima domanda <<Come sarebbe a dire addestramento? Pensavo fosse una specie di gara i cui i vincitori hanno la possibilità di diventare guerrieri!>>

Reilhan sorrise, si era appena reso conto che la ragazza non sapeva molto su quell’argomento ma, pur avendola conosciuta da poche ore, aveva capito che Xera s’innervosiva facilmente, se provocata, per cui cercò di non calcare troppo la mano, almeno per questa volta.

<<Non è una gara, per fortuna, anche perché se cosi fosse certamente perderesti, nelle tue condizioni attuali!>> Lo sguardo adirato di Xera non annunciava nulla di buono e sebbene lui avesse maggiore esperienza con lotte e duelli, comprendeva che offendere quella fanciulla sarebbe stato molto pericoloso.

<<Non voglio sminuire le tue capacità!>> disse Reilhan cercando di non peggiorare le situazione <<Sull’isola ci sono numerose creature che solo una mano esperta, potrebbe sconfiggere>>.
Sapeva di provocarla evidenziando i suoi limiti ma non poteva mentire, era suo compito dopotutto informare le giovani Leve dei pericoli dell’isola.

<<Mi chiedo allora, com’è possibile che un ragazzo con la tua esperienza e forza, preferisca diventare Novizio invece di proseguire l’addestramento>> disse Xera ancora stizzita.
<<Anche se inesperta, persino io conosco l’obiettivo finale di queste prove ossia la scelta del percorso da seguire per il resto della nostra vita. Il tuo quale sarebbe? Fare la guida turistica?>> aggiunse.

<<Il mio percorso dici? Pensi che sia così semplice decidere? Per alcuni ci sono voluti anni di duro addestramento, solo dopo molto tempo hanno potuto compiere la scelta finale. Adesso sono prodi guerrieri e la loro forza non ha nulla da invidiare a nessuno. Vorrei farti capire che avere una grande determinazione, non serve a molto se non si conosce se stessi e le proprie reali capacità, è una lezione che ho imparato a mie spese >> disse il giovane con un velo di malinconia nella voce.

Elesya ascoltò con molto interesse, il discorso di Reilhan <<Quindi vuoi dirci che preferisci aspettare prima di affrontare la prova finale? Io so già cosa diventare, lo desidero sin da bambina. La negromanzia sarà la mia vita, ci sono cosi tanti esseri carini da evocare ed io voglio collezionarli tutti>>.

I due ragazzi si ammutolirono, non potevano credere che qualcuno fosse mosso da così futili motivi, tuttavia preferirono mantenere il silenzio, per non ferire la nuova amica.

<<Io diventerò una Paladina anche a costo di rivoltare l’intera isola di Horsia e tutti i suoi abitanti>>  disse Xera, la sua sicurezza era tale, che non ci fu altro da aggiungere.

mercoledì 10 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 7)

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Xera era cosi concentrata, da aver dimenticato per un attimo l’imbarazzo provato in precedenza, almeno sino a quando non si rese conto di essere osservata insistentemente dal giovane dai capelli color del fuoco.

<<Sai che è di cattivo gusto fissare la gente?>> disse seccata, il ragazzo però non rispose, si limitò a sorriderle divertito sino a quando il capitano Flor non riprese a spiegare le regole del viaggio.

<<Prima di salire a bordo, formerete dei gruppi che registrerete dal Primo Ufficiale. In ognuno di questi non dovranno esserci più di tre Leve, di cui una sarà un Novizio, con il compito di istruirvi e guidarvi sull’isola, almeno per i primi tempi. Questa mansione era un tempo, di competenza esclusiva del Saggio Murdar, tuttavia con il passare degli anni e dell’età si è, come dire, reso necessario un piccolo aiuto extra!>>

Flor sussurrò qualche parola al Primo Ufficiale, che prontamente prese posto dietro un tavolo abbastanza logoro, dinnanzi alla nave. Da una bisaccia tirò fuori dei fogli di carta ingialliti, una piuma di Burug ed una bottiglietta di inchiostro nero quasi del tutto secco.

<<Avete cinque minuti per formare i gruppi, passati i quali verrete abbandonati sulla terraferma! Odio perdere del tempo prezioso per colpa di mocciosi, con scarse doti organizzative!>> aggiunse il capitano sghignazzando.

Improvvisamente Xera, presa dal timore di rimanere senza gruppo, cominciò a cercare tra la folla possibili compagni, dimenticando di averne già una accanto, che saldamente le teneva la mano.
<<Non vi agitate leggiadre fanciulle, voi due siete con me!>>  disse il ragazzo ritornando ad occupare il posto accanto a Xera, nonostante lei fosse visibilmente contrariata 
<<Dimmi perché mai dovrei volerti nel mio gruppo? Non hai fatto altro che irritarmi da quando ho avuto la sfortuna di incrociare il tuo cammino!>>

Il viso del giovane divenne subito serio <<Non hai sentito, le parole del capitano? Preferisci forse restare a terra? Hai solo cinque minuti per formare un gruppo nel quale, per giunta, dovrà esserci un Novizio e si da il caso che io lo sia!>> le sussurrò il ragazzo, per non farsi sentire dal resto delle Leve. <<Voglio confidarti un piccolo segreto, anche se non lo meriti, noi Novizi non siamo in molti, ciò vuol dire che la metà di questi ragazzi sarà scartata!>>

Xera cambiò espressione, non accettava di buon grado le ramanzine, ma questa volta ne andava del suo sogno per il quale si sarebbe fatta piacere persino i tanto odiati Yak.
<<Io sono Xera e vengo da Dalihan>> disse rivolta ai due nuovi amici, cercando maldestramente di farsi perdonare per quanto aveva appena detto.
<<Io invece sono Elesya e Payanir è la mia terra!>> continuò la sorridente giovane. <<Io invece sono Reilhan, ma potete chiamarmi Rei è il mondo la mia casa!  Sarei lieto di accompagnare queste due splendide fanciulle sull’isola di Horsia, se per loro va bene.>> aggiunse usando un tono meno severo del precedente.

Xera non era ancora del tutto convinta, ma questo non le impedì di accettare l’invito di Reilhan e dirigendosi quindi dal Primo Ufficiale, registrarono il gruppo appena formato. Finiti i convenevoli salirono sulla nave, era la prima volta per le due ragazze, che molto emozionate continuavano a tenersi per mano.

Il veliero aveva tre alberi maestri ai quali erano fissate saldamente, vele consumate ma molto resistenti, un tempo forse bianche come le nuvole. Al centro di quelle, spiccavano le bandiere delle tre capitali, volte a decretare  l’ufficialità della nave. Xera ricordò che il capitano Flor, durante il suo discorso, l’aveva chiamata Sylvia e questo non la stupì poiché, grazie a un vecchio cavaliere che per un breve periodo aveva soggiornato nella sua casa, seppe dell’antica tradizione dei marinai di battezzare le proprie imbarcazioni con nomi femminili per buon auspicio. Sapeva anche che le donne sulle navi, erano sinonimo di sventura e, infatti, non si meravigliò nemmeno quando una volta salite a bordo, tutte le ragazze erano state costrette a stringere un sacchetto di sale “fortunato”, con la loro mano sinistra, suscitando ilarità in Reilhan, che per diversi minuti non smise di ridere avendo notato il disappunto di Xera e di molte altre.
Poco prima di partire però, Elesya notò un certo scompiglio davanti alla nave e prontamente avvertì i suoi due compagni, da diversi minuti, infatti, erano cominciati a volare insulti, tra chi non poteva più salire a bordo e il resto dell’equipaggio.

<<Che cosa vuol dire non idonea, sciocco vecchio rimbambito?>> urlò a squarcia gola la ragazza snob con la quale Reilhan aveva discusso in precedenza.
<<Non sai con chi stai parlando vecchio ignorante! Vuoi forse che il Signore delle terre di Heis, dichiari guerra al tuo insulso equipaggio di poveri e grassi marinai? Io sono Sapphira, unica figlia di  Re Fros e dovresti essere onorato della mia presenza su questa mediocre barca!>>

Il primo ufficiale non ebbe alcuna reazione nonostante le offese appena ricevute e come gli era stato ordinato di fare in questi casi, si limitò a ripetere quanto detto poco prima.

<<Avendo lei utilizzato mezzi vietati per raggiungere Libra, è stata dichiarata non idonea secondo  la legge delle tre Capitali, alla quale persino suo padre è vincolato contrariamente a quello che pensa. Pertanto non le è concesso di proseguire il viaggio e la preghiamo di far ritorno presso la sua abitazione. La invitiamo tuttavia a riprovarci il prossimo anno, nel pieno rispetto delle regole.>>

La ragazza era visibilmente arrabbiata, pareva quasi sul punto di esplodere <<Un giorno te ne farò pentire stupido vecchio! Sapphira ottiene sempre tutto quello che vuole!>> e senza aggiungere altro salì sulla sua Hidrolfiera completamente sola, per far ritorno a casa. Non fu la sola però a essere stata scartata molti altri, infatti, vennero dichiarati non idonei perché, come  aveva detto in precedenza Reilhan, i Novizi erano in pochi. In quel momento Xera capì che le prove erano appena iniziate e fu costretta a riconsiderare il suo atteggiamento nei riguardi del ragazzo per merito del quale, era riuscita a superare, senza fatica, il primo ostacolo. Sapeva di doverlo ringraziare, ma il suo sorriso compiaciuto la irritava a tal punto da volerlo piuttosto gettare in mare aperto.

<<Guardate ragazzi, la nave si muove! Venite a salutare Libra per l’ultima volta come Leve inesperte! Quando vi faremo ritorno sarà da valorosi guerrieri!>> disse con molta sicurezza Elesya e con un grande sorriso riportò la calma tra i due. Il porto era ormai lontano e Xera non poté fare a meno di pensare a sua madre, gli occhi si riempirono di candide lacrime, mentre la sua terra spariva all'orizzonte.

domenica 7 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.6)

Reazioni: 
Xera impiegò quasi tre ore per raggiungere il tanto agognato portale. Stanca si accasciò sul prato circostante, per riprendersi dalla corsa fatta, si tolse dalle spalle lo zaino, dal quale ne tirò fuori una borraccia e sorseggiò un po’ d’acqua. Dopo aver riposato per qualche minuto, la giovane cercò istintivamente la pergamena all’interno del bagaglio, che seppur di fattezze ridotte, conteneva numerosi oggetti, ormai totalmente alla rinfusa.

La sfogliò in fretta e furia e finalmente trovò la formula da pronunciare, per raggiungere il porto di Libra istantaneamente. In una mano prese le cinquanta monete di rame che il viaggio esigeva e nell’altra teneva ben salda la pergamena, poi ad alta voce cercando di non sbagliare, recitò.

<<Con la protezione della Dea Abheon e con cuore fiero, io Xera apro la via per Libra; con una mano porgo l’offerta e con l’altra il sigillo della giovane leva>>.

Xera guardò il portale con molta attenzione e per qualche minuto nulla cambiò, ma non dovette attendere a lungo. All’improvviso la pergamena brillò con così tale intensità, da illuminarlo interamente, come se fosse stato colpito dalla luce del primo sole. Dopo il portale, il medesimo bagliore la ricoprì, avvolgendo tutto il suo corpo come una barriera invisibile.
Xera non riuscì a vedere più nulla e lasciando cadere le monete, coprì i suoi occhi con la mano per non rimanerne accecata, mentre, con l’altra tenne saldamente il sigillo. Per diversi minuti non fu in grado di capire se si stesse muovendo o se fosse ancora in piedi sul prato di Dalihan, ma non osava scoprire il viso perché la brillantezza, di quel campo d’energia, era ancora troppo intensa.

Ad un tratto però quella sensazione di vertigine si affievolì e cosi anche la luce. Xera tolse la mano dal viso ma ci volle un po’ per tornare a vedere, a causa della forte pressione che aveva esercitato sui suoi occhi, nel tentativo di proteggerli. Una volta riacquistata la vista, cominciò a guardarsi intorno, l’unica certezza era che non si trovava più nella sua amata terra.
Tutto era diverso e nuovo, persino le stelle non erano le stesse che contemplava ogni sera prima di andare a dormire, ma ormai il cielo notturno lasciava il posto a quello diurno e il primo sole stava per tornare a brillare sulle terre di Raifaelia.

Xera cercò di capire da che parte andare e ben presto notò un piccolo gruppo di giovani che si stavano dirigendo verso un unico sentiero, non le fu difficile capire che quei ragazzi avevano la sua stessa meta, il porto e con molta fretta iniziò a correre per poterli raggiungere.
Si portò a loro pari e prese a seguirli, non aveva mai avuto occasione di interagire con dei coetanei e per il momento preferì rimanere in silenzio, limitandosi ad ascoltarne i discorsi.

<<Io ci ho messo due giorni per arrivare, quello stupido mago che è venuto a cercarmi era così decrepito, che mi ha fatto perdere un sacco di tempo per spiegarmi le regole del viaggio>>  disse uno di loro e Xera non poté fare a meno di sorridere, ripensando alla sua convocazione.

<<Per me invece è stata una passeggiata, la mia famiglia è ricca. Abbiamo comprato una Hidrolfiera direttamente da Thesla, per poter raggiungere Libra comodamente. Non ho nemmeno dovuto usare quella stupida formula, lo sanno tutti che è più che altro un aiuto per i figli dei poveri, i miei genitori lo dicono sempre!>>  rispose una giovane ragazza, elegantemente vestita e dall’aria decisamente snob, la quale a sua volta, era circondata da un  gruppetto di leccapiedi, che sorrideva ad ogni sua sciocchezza proferita.
 Xera provò a risponderle per le rime ma fu anticipata da una voce esterna alla massa.

<<Meglio poveri che sciocchi, non sei a conoscenza del fatto che quella formula attestava il tuo essere leva? Buon per te che tu abbia la tua Hidrolfiera, cosi potrà riportarti a casa a frignare dai tuoi ricchi genitori>>.

Tutti cominciarono a fissare chi aveva ammonito la giovane snob, Xera tuttavia non riusciva a vedere nulla, perché troppo distante e cosi tentò di farsi largo tra la folla, quando la sua mano fu raggiunta da quella di un'altra ragazza, che sorridendo dolcemente le sussurrò <<Vieni da questa parte!>>. Si lasciò accompagnare e finalmente vide l’autore di quel rimprovero.

Era un ragazzo dai corti capelli rossi e dagli occhi azzurri, molto simile a lei per certi versi e questo la stupì non poco, poiché raramente le era capitato di incontrare un’alta persona, eccetto Annabell, con una capigliatura così scarlatta, quasi quanto la sua. Sul mento vi era già traccia di quella che sarebbe dovuta essere una vispa barbetta e al contrario degli altri ragazzi indossava l’uniforme, con la sola differenza che, al posto della spada corta, aveva ben legato alla spalla, un martello di grezze fattezze, tenuto fermo da sottili cinte, in pelle di lupo di montagna. Quell’arma aveva tutta l’aria di aver avuto giorni migliori, per quanto era consunta, ma non la rendeva meno pericolosa. Il giovane era di corporatura sottile, tuttavia, la camicia che indossava, lasciava intravedere un fisico che si stava scolpendo, forse in seguito a costanti allenamenti.

Con le braccia conserte, guardava con disprezzo colei che prima aveva disdegnato le regole della competizione, poi sorridendo beffardo, riprese a camminare verso il porto, incrociando per un attimo lo sguardo, con quello di Xera, che per tutto il tempo, lo aveva osservato divertita. Fu allora che disse <<perché non proseguiamo il nostro cammino, invece di perdere tempo con questi dilettanti? Prego fanciulle, se volete posso scortarvi io!>> rivolgendosi alle due ragazze, che ancora si tenevano per mano, ma sfortunatamente per lui, quell’eccesso di spavalderia tolse il sorriso dal volto delle giovani, che indispettite lo guardarono severamente. 

<<Piuttosto mi chiedo se sei tu, ad aver bisogno di essere scortato!>> disse Xera. <<Sei cosi mingherlino che potrei batterti ad occhi chiusi, ricordati che davanti a te hai una futura guerriera, non una sciocca donnicciola, attento a quello che dici Jarak!>>.
La ragazza accanto a Xera cominciò a ridere coprendosi la bocca con la mano, era chiaro che lo aveva paragonato agli Jarak per la barbetta incolta, molto simile al ciuffo di peli che quegli animali avevano sotto il mento. Con l’altra mano, ancora ben salda a quella di Xera, la gentile fanciulla continuò ad accompagnarla verso il porto, ma non tardò ad arrivare una risposta dal ragazzo, che sembrava ancora molto divertito, nonostante il ridicolo soprannome.

<<E’ un vero peccato che una così bella fanciulla debba vestirsi di freddo metallo, non sarebbe meglio essere coperti dalle forti braccia di un uomo come me?>> e rise continuando a seguire le due ragazze.
Rossa in viso, Xera non sapeva se sfoderare la sua spada o sferrargli direttamente un pugno in piena faccia, per interrompere quei commenti cosi imbarazzanti e soprattutto nuovi per lei. Tra una battuta e l’altra, tuttavia, giunsero in prossimità della nave che avrebbe condotto tutti verso Horsia.

Davanti a questa c’era un uomo, non molto alto e dall’aspetto segnato dalle numerose navigazioni compiute. Aveva il viso scuro come il carbone, dovuto forse a un’eccessiva esposizione alla luce dei  due soli e al sale marino. Il colore della pelle contrastava vivamente con il bianco della sua barba e dei suoi capelli ispidi, tenuti a bada da un cappello che poco lasciava all’immaginazione, anzi diceva chiaramente “Sono io che comando qui!”
L’uomo appoggiò le braccia sui fianchi, un po’ troppo larghi per un uomo d’azione e ad alta voce si presentò alle giovani leve.

<<Ci sono poche parole che amo ripetere, a coloro che hanno l’onore di toccare il ponte della mia nave, la prima è il mio nome, sono il capitano Flor e come tale esigo il massimo rispetto per me e per il mio equipaggio. Non sono uno che si perde in chiacchiere frivole, mi piace arrivare dritto al sodo>>.
Tutti ascoltavano senza proferir parola e Xera al centro tra lo spavaldo ragazzo e la gentile amica, che ancora le teneva la mano, non osava distogliere lo sguardo da quell'uomo che per quanto fosse anziano, dava l’impressione di essere molto forte.

<<Innumerevoli mocciosi>>

<<Capitano migliori la forma>> disse il primo ufficiale interrompendo il discorso di Flor.

<<Ah si giusto!>> aggiunse il vecchio <<innumerevoli giovani leve hanno avuto il piacere di salire a bordo della mia Sylvia e a tutti loro ho ripetuto queste parole; nel momento in cui toccherete le spiagge di Horsia, il destino di ognuno sarà interamente nelle proprie mani, solo con una grande forza d’animo, riuscirete a far fronte a tutte le prove che questa competizione vi presenterà. Il cammino sarà faticoso e potrei giurare che la metà di voi scapperà a gambe levate, ma, per quelli che ne usciranno vincitori, numerose saranno le ricompense e non dimenticate la più importante, la possibilità di realizzare il vostro sogno!>>

Nel sentire quelle parole Xera strinse più forte la mano della nuova amica e lei ricambiò con un ampio sorriso. Il sangue nelle vene cominciò a fluirle ancora più velocemente e il battito del cuore accelerò, tutto il corpo fremeva, ogni parte di lei non vedeva l’ora di intraprendere il tanto agognato viaggio e di mettere alla prova le sue capacità.

Xera, la ragazza con la spada (pag. 5.1)

Reazioni: 
Dopo aver terminato tutti i preparativi, Xera finalmente andò a letto e senza nemmeno cambiarsi prese subito sonno, passarono tuttavia solo alcune ore e la ragazza si ridestò, era troppo emozionata per continuare a dormire.

Nella piccola dimora, c’era un profondo silenzio, interrotto solo dal respiro di sua madre che dormiva nella stanza di sotto. Ancora distesa, Xera cercava di immaginare come sarebbe stato il suo viaggio, ma soprattutto, cosa avrebbe fatto Annabell in sua assenza, fu allora che una grande tristezza la avvolse. Il timore di lasciare la donna sola, stava seriamente compromettendo la decisione di partire per Horsia, poi però ricordò i sacrifici fatti per permetterle di partecipare alla competizione, il suo dovere era almeno di provarci, per non rendere vane le fatiche della madre.

Risoluta più che mai, si alzò di scatto dal letto, si lavò il viso e sistemò i suoi capelli con il fiocco prediletto, raccolse lo zaino e per non sbagliare strada, mise in tasca la mappa che aveva sfogliato la sera prima, purtroppo Xera non aveva un grande senso dell’orientamento e capitava spesso che si perdesse persino in prossimità di casa. Decise di intraprendere il viaggio senza attendere l’alba, poiché sarebbe stato troppo doloroso salutare Annabell. Pensò di scriverle una lettera invece, che sua madre avrebbe poi potuto leggere con calma, una volta sveglia.

Ci mise un po’ ma quando la terminò, fu contenta di aver preso quella decisione e posandola sul tavolino accanto al letto, mise lo zaino in spalla, finalmente pronta per partire. Preferì uscire dalla finestra che dava sul fienile, per non svegliare sua madre. Le bastò fare un rapido salto per atterrare sul fieno per gli Yak, che ormai abituati all’irruenza della ragazza, non ebbero alcuna reazione. Xera guardandoli, con un sorriso beffardo, disse loro 
<<godetevi la mia assenza sciocchi grassi animali, poiché è l’ultima volta che ci vedremo!>> e dopo averne accarezzato uno, aprì il cancello che chiudeva il recinto e si incamminò verso il portale, senza voltarsi.


L’unico modo che conosceva per dire addio, era cantare e con la sua voce melodiosa salutò quelle terre intonando la canzone dei Pillim.

venerdì 5 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 5)

Reazioni: 
I preparativi

Distesa sul letto, Xera rigirava il documento dorato tra le piccole mani, molti pensieri le occupavano la mente, fra tutti quello di voler vedere sua madre, per poterla ringraziare. C’erano tante cose da fare; preparare un piccolo bagaglio, un po’ di cibo per il viaggio, ma soprattutto cercare un passaggio per Libra. Fu in quel momento che si rese conto di non sapere come raggiungerla a causa delle continue distrazioni, durante le lezioni di Annabell.

Molto velocemente, prese una pergamena impolverata, tra dei testi poco usati e la apri sul pavimento, ci soffiò sopra e dopo aver creato un nuvolone di polvere, cominciò a starnutire. Era la mappa delle terre di Raifaelia, si potevano scorgere le tre principali capitali e proprio in prossimità della maestosa Nortor e delle sue verdeggianti pianure, il portale per Libra, uno dei posti più frequentati dalle giovani leve, ma come avrebbe raggiunto quel luogo senza alcun mezzo di trasporto?

<<Stupidi Yak! Se solo fossero utili come cavalcatura!>> pensò mentre guardava perplessa la mappa.
Solo il rumore della porta principale, chiusa bruscamente, la fece destare dai suoi pensieri e senza perdere tempo, accorse all’uscio dove vi ritrovò Annabell, visibilmente provata.

<<Madre! Cosa vi è successo? Sembrate così stanca!>>
La donna guardò sua figlia e una volta seduta le chiese <<Xera, hai ricevuto visite oggi?>>
Ancora perplessa per le condizioni di sua madre, la ragazza rispose annuendo e cosi Annabell riprese con il suo interrogatorio.
 <<Ti hanno forse consegnato un qualche documento importante, che io dovrei vedere?>>
 Xera avrebbe voluto farle milioni di domande ma prima, ancora esaltata per quello che la attendeva, corse il più velocemente possibile nella sua camera, prese la pergamena dorata e scendendo le scale ancor più celermente, passò il documento ad Annabell.

<<Madre un condottiero fortissimo, anche se un giorno lo batterò  sicuramente, è giunto stamane per portarmi questa pergamena, ha detto tante cose in modo incomprensibile … ma il succo del discorso è che sono stata scelta per la competizione di Horsia! Non lo trovate magnifico?>>

Dopo aver letto la pergamena molto attentamente, Annabell la posò con cura sul tavolo della cucina, poi guardando sua figlia negli occhi, si fece improvvisamente seria.

<<Non c’è nulla di magnifico quando una giovane donna è costretta ad impugnare un'arma! Sono consapevole che i tempi che stiamo vivendo sono molto duri, persino la nostra amata Dalihan non è più la stessa, da quando è caduto quel maledetto meteorite nero. Sei dovuta crescere tra mille pericoli figlia mia, ma nonostante ciò, ho visto accrescersi in te, non la paura, ma un forte desiderio di intraprendere la via del guerriero; che madre sarei se non ti dessi una mano a realizzare i tuoi sogni, seppur io non li approvi?>>

Annabell si alzò con fatica, era ancora molto provata, si lavò le mani ed il viso nella tinozza di creta che le era stata regalata per le sue nozze, si rimboccò le maniche ed assumendo la posa tipica di chi ha molte cose da fare, disse.
<<Sono stata nella città di Nortor, per parlare con chi di dovere e permetterti di andare su quella pericolosa isola, tuttavia avrai il mio consenso solo se mi farai una promessa!>>
Calò il silenzio.
<<Se tu fallirai le selezioni, dovrai abbandonare l’idea di diventare un guerriero e tornerai qui a Dalihan per aiutarmi nel mio lavoro. Siamo una famiglia con pochi mezzi, lo sai bene, non posso permettermi di comprarti gli strumenti adeguati per questo duro cammino che hai scelto; per te sarà più difficile perché sei una donna esile e sarai vista come debole e inutile in battaglia. Ricordati però, che hai nel sangue il coraggio di coloro, che seppur privi di armi hanno difeso i propri cari a costo della vita.>>

Xera ascoltava con molta attenzione le parole di Annabell e non osava interromperla poiché, per la prima volta, vedeva in lei, una fermezza che non accettava obbiezioni.
<<Ci sono molte cose da fare figlia mia, ma prima, devo chiederti se intendi accettare il patto che ti ho proposto>>.
La giovane guardò sua madre e dopo averci riflettuto, sorridendo compiaciuta, accettò.

<<Se dovessi essere cosi debole da non passare quella selezione madre, vorrà dire che merito sul serio di accudire, per tutta la vita, quelle stupide bestiacce!!!>>
Annabell sorrise e prendendo carta e penna dal cassetto, accanto alla tinozza, si accomodò nuovamente al tavolo della cucina e cominciò ad elencare una serie di cose da preparare per il viaggio.

<<Non possiamo perderci in chiacchiere figlia mia,  il tempo è tiranno! Ci sono innumerevoli cose da preparare, ma soprattutto, devo insegnarti il percorso che dovrai affrontare per raggiungere il porto di Libra, non vorrei che tu ti perdessi come al solito!>> le disse.
 <<Il viaggio è arduo, tuttavia, essendo tu una giovane leva, hai la possibilità di poter usare uno speciale portale, che verrà aperto nel momento in cui pronuncerai le parole scritte in questa parte della pergamena. Solo così potrai raggiungere il porto istantaneamente, senza dover passare per la capitale e per le sue impervie pianure, anche perché, nelle tue condizioni attuali, non saresti in grado di affrontare nessuna, delle bestie che popolano quelle lande>>.

Xera non sembrò apprezzare molto quest’ultimo commento da parte di sua madre, anche se era la dura realtà, ma al contempo, considerandosi più forte di lei, le venne spontaneo chiederle <<Madre, voi come avete fatto ad arrivare alla capitale allora? Senza offesa ritengo di essere quantomeno più forte di voi>>.

Annabell alzò lo sguardo dalla lista che stava scrivendo con molta attenzione e con fare quasi divertito, sorrise a sua figlia e non disse altro se non <<questo è un mio piccolo segreto!>>.
La ragazza era sempre più confusa, ma sapeva bene che quando sua madre voleva mantenere un segreto, non esistevano trucchi che potessero farle cambiare idea.  Immagini ridicole di Annabell che combatteva con vanga e rastrello, contro le belve della pianura, cominciarono a balenarle in testa.

<<Xera, secondo il regolamento descritto sul retro del documento, dovrai portare con te questo piccolo zaino>> e dalla sua bisaccia Annabell tirò fuori una borsa, non molto grande, con strane incisioni e praticamente vuota.

<<All’interno del quale è consentito, esclusivamente, un numero limitato di scorte alimentari che bastino per soli tre giorni, una piccola spada corta e l’uniforme ufficiale della prova , che dovrà essere indossata poco prima di approdare all’isola e infine delle monete di rame, sufficienti per la sola attivazione del portale. Non è consentito portare altro, in questo modo tutti affronteranno le selezioni con gli stessi mezzi>>

Xera era sempre più emozionata per la partenza ma, al contempo, tutte quelle imposizioni sull’abbigliamento non le piacevano, solo dopo aver visto la spada, cancellò ogni dubbio dalla sua mente.
Preso lo zaino, una volta in camera sua, cominciò a riempirlo. Per primo il cibo, che doveva bastare per soli tre giorni, le monete, regalatele da sua madre, l’uniforme e infine la pergamena dorata. La spada corta preferì indossarla, sostituendola a quella di legno fatta con le sue mani, che fu riposta, con cura, nel baule ai piedi del letto.

<<Domani mattina dovrai dirigerti verso il portale figlia mia>> disse Annabell una volta raggiunta la giovane nella soffitta.
<<Non hai tempo da perdere! Per tua fortuna, la nostra casa non è molto distante, ma se ti muoverai presto, potrai evitare le belve che dimorano in quel luogo, anche se, quella pergamena funge anche da barriera, che rende la giovane leva invulnerabile sino alla fine del viaggio verso Horsia,  questa condizione però, dura solo tre giorni!>>.


Annabell decise di andare a letto, era visibilmente stanca e dandole un bacio sulla fronte, la invitò a riposare poiché l’indomani sarebbe stato, per lei, molto duro. Mentre era sul punto di scendere le scale, Xera la abbracciò forte e sussurrò
<<Grazie di tutto, mamma, diventerò la migliore e tu sarai orgogliosa di me!>>
La donna ricambiò il gesto d’affetto e versando qualche lacrima, che illuminò i suoi vividi occhi azzurri, aggiunse  <<Sono già orgogliosa di te figlia mia, ora però vai a riposare altrimenti domani tarderai, ricordati che se fallisci ti aspettano i tuoi cari amici Yak>> e con una risata si staccò dalla ragazza ed andò a dormire.

giovedì 4 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 4)

Reazioni: 
Come ogni mattina, la giovane Xera, si preparava per iniziare una normale giornata di lavoro nei campi. Aiutava volentieri Annabell, soprattutto perché, da quando suo padre era mancato, erano sole. Tuttavia il desiderio più grande della fanciulla era quello di intraprendere la vita del condottiero, volontà che non celava in nessun momento soprattutto se a pagarne le conseguenze erano poveri Yak indifesi. Xera era ben conscia però che questa scelta comportava dei sacrifici, come il dover lasciare sua madre da sola, partendo alla volta di Nortor, per sottoporsi a un duro addestramento al quale solo in pochi sopravvivevano.

Aveva quasi finito di sistemare alla buona, la folta chioma, con un grosso e goffo fiocco rosso, donatole con la speranza di renderla un po’ più femminile, quando notò che ormai i suoi capelli erano diventati tanto lunghi quanto quelli di sua madre. Nonostante avesse l’indole di un ragazzo, amava portarli così perché la rendevano simile ad Annabell e anche se quella chioma, non si sarebbe mai accostata a un’armatura da guerriero, non aveva intenzione di rinunciarvi per nessuna ragione al mondo. 
Finì di spazzolarli e scese le piccole scale della soffitta, che ormai era diventata la sua stanza. La cucina era stranamente calma e come sempre molto ordinata. Tutto era riposto con cura e sul tavolo, coperto da un ritaglio di stoffa bianca, vi era una gustosa colazione che Xera non tardò a mangiare, era risaputo che i biscotti di Annabell fossero i più buoni di tutta Dalihan.  

Mentre mangiava, udì il trotto interrotto di un cavallo, dinanzi alla porta di casa. La sua prima reazione fu di serrare la mano attorno alla lama artigianale che portava sempre con sé, legata alla cintura. Con molta cautela, tentò di raggiungere la finestrella della cucina, per potersi accertare che non fosse un nemico, poiché per quanto la loro dimora poteva essere distante dal luogo d’impatto del meteorite nero, non era esente, a volte, dall’attacco di emissari un po’ troppo ligi al dovere e che fortunatamente erano facilmente spazzati via dai numerosi condottieri che si trovavano a passare da quelle parti.

Non fece in tempo però ad avvicinarsi, che una voce profonda e molto autoritaria disse <<Sono il maestro di spada Lion della Fiamma Bianca, non un nemico per chi vive in questa dimora. Riponete le vostre armi poiché la mia lama,  forgiata per la giustizia, non verserà mai sangue innocente>>.
Xera sobbalzò quando udì quelle parole; come faceva quell’uomo a sapere, che qualcuno in casa, stesse brandendo un’arma? Eppure la sua voce era molto rassicurante e cosi, senza trovare ragioni per ribellarsi a tale richiesta, ripose la lama e aprì l’uscio senza esitare oltre. Dinanzi ai suoi occhi si rivelò un uomo imponente. Aveva lo sguardo fiero, era alto e il suo corpo era avvolto da una scintillante armatura d’argento lunare, che brillava come se fosse stata appena lucidata. Non vi erano molti decori su questa, solo semplici incisioni di fiamme bianche. Alla sua cintura era legata con un’elsa, anch’essa d’argento lunare, una spada che brillava di luce propria. Anche se Xera era priva di qualsivoglia esperienza di guerre ed armi, riusciva perfettamente a sentire il potere che proveniva da quella lama candida e quasi pacifica. 

Dopo qualche minuto di totale stupore da parte della ragazza, il guerriero la riportò alla realtà schiarendosi la voce e in tono formale le disse <<siete voi che rispondete al nome di Xera, figlia di Annabell Rouster e di …>> il cavaliere s’interruppe per un momento e poi riprese come nulla fosse con la sua formula quasi di rito <<Siete voi dunque la fanciulla in questione?>>.
 Xera non riusciva capire perché tanta formalità e soprattutto si chiedeva come facesse quell’uomo a conoscere il nome di sua madre.
<<So ... sono io!>> rispose prendendo un po’ di coraggio, al che il cavaliere, con fare sempre autoritario, prese una strana pergamena di color dell’oro, dalla sua bisaccia, tolse il sigillo in ceralacca e aprendola con molta serietà, cominciò a leggere ad alta voce.

<<Nella qui presente terra di Dalihan, al cospetto della candidata Xera, regolarmente iscritta presso il registro del regno di Nortor, si prenda atto che, entro tre giorni dalla lettura di questo comunicato, dovrà presentarsi presso il porto di Libra, per intraprendere il viaggio che la condurrà, sull’isola di Horsia, luogo in cui si terrà  la sfida fra giovani leve, che hanno scelto di percorrere la via della giustizia. Questo atto reso vincolante dalla presenza di un maestro di spada e dal consenso genitoriale della candidata, brucerà alla fine del terzo giorno stabilito>>.

Xera non poteva credere a quello che stava succedendo, comprendeva con difficoltà quei paroloni cosi formali, eppure aveva capito la cosa più importante, era stata scelta per prendere parte alla competizione che si teneva ogni anno sull’isola di Horsia; avrebbe potuto intraprendere finalmente, la via del guerriero e magari, un giorno, diventare forte e valorosa come quel maestro.
Non poteva, però, fare a meno di ripensare a un'altra frase, tanto importante quanto la precedente e subito non tardò a chiedere spiegazioni in merito. 
<<Consenso genitoriale? Maestro Gatton stai dicendo che mia madre, Annabell di Dalihan, vuole che io diventi una guerriera? Mi prendi in giro?>>.
Il cavaliere, visibilmente accigliato dal linguaggio poco consono della ragazza, ma soprattutto dall’errata pronuncia del suo nome, rimproverò, con i suoi occhi severi, Xera e ricomponendosi rispose
 <<Noto che, nonostante non abbiate ricevuto alcuna istruzione, in merito al protocollo corretto con cui rivolgersi ad un Maestro di spada e spiacente di doverle far notare che il mio nome, ragazza, non è Gatton, bensì Lion di Sihlya, siate in grado, perlomeno, di comprendere il testo, seppur in parte, di un atto formale come questo,  risparmiandomi l’onere di dove spiegare i punti salienti di tale editto>>.

Xera era quasi sicura che non fossero complimenti le parole pronunciate dal maestro, tuttavia non era nella posizione e nella condizione di poterlo sfidare, almeno per ora. Nella sua testa però, già immaginava il giorno in cui lo avrebbe ridotto in polpette di Yak. Il suo sogno tuttavia durò relativamente poco poiché temeva, a causa dell’episodio precedente, che Lion sapesse, in qualche modo, leggere la mente. Continuò a ripensare alla frase sul consenso, non poteva ancora credere che sua madre fosse d’accordo, dato che non aveva mai perso occasione per ammonire i suoi atteggiamenti “poco femminili”, ma soprattutto sapeva quanto Annabell odiasse profondamente la guerra.

Xera alzò gli occhi, guardò un po’ intimorita Lion e senza esitare, tese la sua esile mano verso il valoroso condottiero per ricevere la pergamena dorata. Solo quando la strinse diventò tutto reale. Riusciva a percepire una particolare energia provenire da quel pezzo di carta arrotolato, era come se in mano tenesse il suo destino.