martedì 29 aprile 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 58)

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Capitolo 4  Separazione

Xera si portò le mani al capo, la sua mente era veramente confusa. <<Siamo Tohua quindi e per giunta mal visti del resto del mondo, cosa può esserci di peggio a questo punto?>>, <<Mmh, a pensarci bene potresti mutare, diventare una chimera assassina e trucidare tutti i tuoi compagni … si questo è sicuramente lo scenario peggiore!>> specificò Alea sorseggiando del tè. Xera si spazientì, l’incapacità di controllare il suo stesso corpo, era per lei motivo di frustrazione. <<Non serve a nulla agitarsi>> le suggerì la ragazza, <<Sono qui proprio per aiutarti, Murdar mi ha convocato subito dopo aver scoperto il sigillo sulla tua spalla>>. La guerriera si tranquillizzò per un momento, un aiuto era proprio ciò di cui aveva bisogno. 

<<Voglio essere chiara sin dall’inizio con te: farai tutto quello che ti chiederò senza mai lamentarti e se anche i miei metodi ti sembreranno duri e insensati, li seguirai senza fare storie>> Xera annuì seppur riluttante ma Alea pose infine un’ultima condizione <<Ti separerai dai tuoi compagni per una settimana; non li vedrai, non parlerai con loro e né gli dirai dove andremo … se dovesse andare storto qualcosa, lontani sarebbero al sicuro>>. La guerriera non replicò poiché in passato aveva già fatto loro del male, accettare quindi le sembrò il minimo. <<Non ti preoccupare non sparirai nel nulla, tra pochi minuti sarà pronta la cena e a pasto ultimato, potrai salutarli. Partiremo stasera stessa>>. Alea si congedò dalla guerriera non prima però di averle consigliato di preparare la sua bisaccia per la partenza. 

sabato 26 aprile 2014

Schede personaggio: Elesya Muritor

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Schede personaggio: Reilhan Alder

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Schede personaggio: Xera Rouster

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Attraverso un semplice programma, disponibile al link: http://gen8.deviantart.com/art/Chibi-Maker-1-1-346025144 mi sono divertita nel creare delle versioni Chibi dei miei personaggi, ai quali poi ho associato una scheda che riassume le loro peculiarità.
Come banco di prova non potevo che cominciare con Xera. Vi ricordo che per essere sempre aggiornati in merito al mio blog, potete seguirmi attraverso la pagina ufficiale di Facebook ( https://www.facebook.com/LoScrittoioSegreto ) , Twitter ( https://twitter.com/iside2184 ) e Google+ ( https://plus.google.com/u/0/+ValeriaRicci2184 ). Tutte le icone sociali sono disponibili sulla home page.


venerdì 11 aprile 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 56-57)

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I ricordi di Alea (Finale)

Precipitai per diversi metri ma fortunatamente, caddi una specie di pozzo naturale che doveva essersi creato a causa dell’elevata umidità di quei sotterranei. M’inzuppai dalla testa ai piedi … coda inclusa. <<Grandioso, un viaggio pulito se non altro>> pensai. Il nuovo ambiente non si dimostrò gradevole quando il precedente, anzi aveva tutta l’aria di essere una prigione. L’unica via d’uscita, infatti, era saldamente sbarrata e alle finestre c’erano grate, spesse quanto il mio braccio. Per la prima volta da quando ero entrata nel tempio, riuscii a scorgere il cielo che intanto era diventato scuro e puntellato di stelle. <<Quanto tempo è passato? Non credevo di vagare da ore!>>. Presto la luna fece capolino e con uno strano gioco di luci, illuminò la stanza. 

Solo un lato però rimase in penombra così con la mia magia, cercai qualcosa da bruciare che diversamente delle mie bende, fosse asciutto. Anche in quel posto angusto c’erano delle torce, ma anch’esse erano umide e ammuffite. Non potendo allora fare diversamente, circondai alcune fiammelle con delle barriere e le disposi in circolo per tutta la prigione. Ebbi così una chiara visione dell’ambiente in cui mi trovavo e scoprii inoltre, che non lontano da me scavata nella parete, vi era una tomba. Mi avvicinai con circospezione giacché non avrei voluto inavvertitamente, attivare altre trappole e quando infine potei osservarla meglio, notai con orrore che sigillate in quella cripta, vi erano le spoglie della regina Eliza. <<Perché mai una sovrana tanto amata, è stata sepolta in una prigione?>> mi domandai. Così con la mente che pullulava d’interrogativi, mi sedetti accanto alla tomba, intenzionata a leggere l’ultimo verso della poesia. 

martedì 8 aprile 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 54-55)

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I ricordi di Alea (parte sesta)


Dinanzi a me non vidi che immense distese di sabbia così temendo di perdermi, pensai che sarebbe stato saggio leggere il secondo verso della poesia restando accanto al portale.

“Nella casa di Ashamor sei ora approdato,
un luogo arso, spento e in eterno arenato.
Non rimandare allora avveduto straniero
e osserva la rena poiché cela un sentiero.
Ma ricorda infine, se la meta vuoi scoprire,
chi non trova la via, un ago deve seguire.”

Decisi quindi di analizzare ogni singola frase, soprattutto considerando che perdersi nel deserto, avrebbe significato morte certa. Il verso mi suggeriva di prestare particolare attenzione alla sabbia, anche se il vento continuava a ostacolare i miei movimenti. Scostai allora la rena con i piedi seguendo l’intero perimetro del portale e sul lato destro, notai quel che restava di un’antica strada. Riportarla alla luce però sarebbe stato impossibile: per diversi tratti, infatti, era sommersa da dune molto alte. Studiai infine le ultime due frasi poiché comprenderle, mi avrebbe permesso di proseguire

Rimuginai a lungo ma non ne venni a capo così assetata a causa dell’alta temperatura, frugai nella borsa in cerca della mia borraccia. Da quando Zaharra l’aveva incantata, trovare quel che mi serviva era diventato arduo. Sfruttando quindi la superficie lastricata del portale vi riversai una buona parte del mio bagaglio, espediente che mi permise di riappropriarmi finalmente della preziosa acqua. Dissetata, riordinai la bisaccia e notai con stupore di avere ancora con me le cianfrusaglie di Paru. Una m’incuriosì in particolare: la bussola rotta. Analizzandola con molta attenzione, mi resi conto che sul retro di questa c’era un piccolo tappo e una volta rimosso, la scossi velocemente sperando che nascondesse qualche ago di riserva … ma così non fu. La guardai quindi più da vicino e mi meravigliai nel notare che non vi era alcuna traccia di sostegni che ne indicassero la presenza in origine. Non conoscendone i meccanismi, preferii agire d’istinto inserendo nel foro dei frammenti appartenenti alla vecchia strada sepolta. Riposi il tappo e aspettai. 

In pochi secondi il pietrisco si condensò in un unico punto e senza indugiare oltre (proprio come mi suggeriva la poesia) m’incamminai nella direzione indicata. Coincideva esattamente con il sentiero o almeno con quello che riuscii a dissotterrare man mano che proseguivo. Dopo ogni duna inoltre, mi accertavo che ci fosse qualche traccia della strada e che la bussola stesse continuando a emularla; quando però scomparve del tutto sommersa dal deserto, dovetti affidarmi solo a quelle indicazioni sperando infine di giungere alla meta.
Evitai ogni scontro diretto e se avvistavo delle creature a me sconosciute, mi nascondevo in attesa che la via fosse di nuovo sicura; non potevo correre il rischio che la bussola si rompesse . Il primo sole però, iniziò presto a calare e sebbene ci fosse ancora la luce del secondo a illuminare il mio cammino, temevo l’arrivo imminente della notte. Passarono altre due ore e anche il secondo sole tramontò; decisi quindi di affrettare il passo, nonostante mi fossi già ripromessa che avrei continuato le ricerche persino al buio. Fu allora che giunsi in prossimità di una città … o almeno di quello che ne restava.

Superate le mura diroccate mi sentii più al sicuro e nonostante quel luogo fosse completamente abbandonato, cercai comunque di non fare rumore soprattutto quando m’intrufolai di soppiatto tra le rovine di una vecchia abitazione (una delle poche ad avere ancora le mura e il soffitto). Serrai la porta con ciò che rimaneva di un’antica colonna: stranamente sollevare quelle macerie fu per me un gioco da ragazzi. Certa infine, che fossi l’unica ospite del rudere e assicurati tutti gli accessi, richiamai a me una piccola fiamma, circoscritta da una barriera di primo livello, affinché non divorasse il resto della casa. Me l’ero sempre cavata con la magia evocativa, nonostante non avessi alcun ricordo sul come ne fossi entrata in possesso. La luce del fuoco illuminò la stanza ma non fu molto gradita dalle minute creature notturne che spaventante, si rintanarono tra le fessure del pavimento. 

martedì 1 aprile 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 53)

Reazioni: 
I pensieri di Alea (parte quinta) 

Prima di poter restare in piedi senza difficoltà, dovetti ingurgitare diverse dosi di una medicina stantia che mi avrebbe permesso finalmente, di intraprendere il mio nuovo viaggio. Zaharra mi donò inoltre, un mantello con un duplice obiettivo: il primo era di nascondere il mio aspetto al resto della popolazione di Taseth, mentre il secondo, invece, era di proteggermi dalle raffiche di vento e sabbia che mi avrebbero investito una volta in marcia. Senza alcuna difficoltà riuscii a rientrare in possesso della mia bisaccia, nella quale l’anziana donna, ci aveva inserito tutto l’occorrente per affrontare la mia nuova missione; comprese delle pozioni supplementari nel caso avessi impiegato più tempo del previsto (sebbene fosse quasi agli sgoccioli). 

Decisi di apportare delle piccole modifiche ai miei abiti affinché la mia nuova coda potesse muoversi liberamente, senza provocare incidenti imbarazzanti. Per le orecchie invece c’era poco da fare, ma fortunatamente, il mantello era munito di cappuccio e quindi non avrebbero costituito un grosso problema … per ora almeno. Consultando la mappa mi resi conto che per accedere alla fortezza, avrei dovuto attraversare la giungla alle spalle del villaggio. Non era la prima che vedevo, ma probabilmente era la sola nascosta in mezzo a un deserto. Camuffato tra alberi e liane, c’era un portale che mi avrebbe condotto sul lato opposto del deserto di Ashamor: punto peculiare dal quale avrei poi iniziato la ricerca del tempio. 

<<Mi sono presa la libertà di riempire la tua borsa con del cibo, bende e pozioni utili per qualsiasi circostanza; ho applicato inoltre, un incanto alla bisaccia in modo tale da permetterle di trasportare il doppio del contenuto attuale>> spiegò Zaharra porgendomi il bagaglio. La ringraziai per tutto quello che aveva fatto per me e poco prima di andare, le rivolsi una domanda: <<Perché mi hai aiutato? Sono una straniera dopotutto e verso di me non avevi alcun obbligo>>.