martedì 23 giugno 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 160)

Reazioni: 
Il saggio prese in consegna la fanciulla invitando tutti gli altri ad abbandonare le sue stanze, tutti a eccezione di Reilhan. Xera se ne stava seduta sul divano incurante della situazione, mentre i due uomini non facevano che fissarla. <<Pensate si tratti di un incantesimo?>> mormorò il Novizio grattandosi il pizzetto, ma il saggio non si espresse e Reilhan non osò insistere. L’uomo si avvicinò alla guerriera e si sedette accanto a lei <<Bambina sai chi sono io?>> le domandò con dolcezza e la fanciulla annuì gettandogli le braccia al collo <<Sei il mio adorato nonno, perché me lo chiedi?>>. Murdar si rassettò il buffo cappello sul capo glabro, per poi accarezzare la ragazza <<Certo, certo>>. Xera si separò da lui e di nuovo grattò la spalla con insistenza. <<Bambina, non ho potuto fare a meno di notare che la spalla ti arreca disturbo, potrei dare un’occhiata?>>, Xera si voltò, invitò l’amico a girarsi e infine sbottonò le prime quattro asole della camicetta, affinché il saggio potesse osservare meglio la sua schiena. Murdar restò in silenzio e con un cenno invitò il curatore a unirsi a lui. In un primo momento Reilhan non notò nulla d’insolito, poi, però, fissando con più attenzione, sobbalzò dallo stupore. <<Che diam…>> ma il saggio lo zittì <<Bambina rivestiti pure, ora che ne dici se diamo un’occhiata alla tua camera? Sarai stanca, immagino>>. Ancora una volta la fanciulla annuì e tutti si ritrovarono a percorrere il corridoio gremito di stanze. 

La camera numero tre era spalancata, dopo la precedente brusca uscita. Murdar entrò per primo, fece qualche passo e subito si recò in direzione del tavolo su cui era adagiata una brocca riempita solo per metà. Vi si sedette accanto, la avvicinò a sé e la annusò per qualche secondo. Non mancò di annusare anche il bicchiere annesso e sfruttando l’oggetto, versò qualche goccia del liquido trasparente per poterne studiare la composizione. Dalla tasca del vestito ne estrasse una fiala color porpora, che versò sempre nello stesso bicchiere. Trascorse un minuto e nulla accadde ma proprio quando gli altri smisero di fissarlo, il bicchiere incominciò a ribollire. Il liquido trasbordò copioso e infine si addensò su se stesso assumendo una forma quasi solida. Era luminescente e dai riflessi lividi e ricordava in qualche modo lo strano intruglio che Murdar aveva versato nel bicchiere.  L’essere girò attorno al corpo del saggio in segno di saluto e tintinnando entusiasta, gli si posò sul naso. <<Eh eh, anch’io sono felice di vederti Rhan>>, l’essere tintinnò più forte dopo le parole del saggio e di nuovo vorticò attorno alla sua testa senza sosta. Nessuno osò interrompere la scena, poiché era davvero uno spettacolo insolito, <<Te ne prego Rhan, aiuta questo vecchio amico ancora una volta>> lo esortò Murdar. L’essere luminoso si fermò e con un'incredibile velocità percorse il perimetro della stanza in volo. Con movimenti fulminei scandagliò tutti gli ospiti della stanza, ma soltanto su Xera indugiò qualche secondo. 

La fanciulla sorrise dinnanzi alla bellezza dell’essere e con la piccola mano fece per sfiorarlo. L’essere però produsse un suono assordante e nello stesso momento la sua luce iniziò a cambiare tonalità. <<Non toccatela e non muovetevi>> insistette il saggio tentando di tranquillizzare lo strano essere. Il colore verde acido divenne sempre più intenso, mentre piccoli fulmini candidi incominciarono a diramarsi in tutte le direzioni. Solo uno tuttavia colpì il bersaglio e con esattezza il cuscino di Xera. Il tessuto prese fuoco dissolvendosi all’istante e rivelando così un oggetto misterioso che nessuno aveva notato. Murdar raggiunse il letto e si accostò allo strano ritrovamento <<Ecco il responsabile!>> affermò con sicurezza. Dal taschino della stramba veste, ne estrasse una sorta di mazzo di chiavi, nel quale erano inseriti degli attrezzi minuti e dorati. Tra questi vi era una pinza che l’uomo utilizzò per sollevare l’oggetto. <<Ti ringrazio Rhan, ora puoi andare>> asserì Murdar senza staccare gli occhi dal ritrovamento. L’essere luminoso vorticò attorno alla stanza, tintinnò in direzione del bicchiere d’acqua e infine sfruttando la gravità, si lasciò cadere nel recipiente da cui era stato evocato, ritornando così nella forma liquida originale. <<Essenza di Rhamsaka, utile per scovare le fatture ben nascoste, ma incredibilmente irascibile>>, si giustificò il saggio avvolgendo l’oggetto in un lembo di stoffa marrone. 
<<Signore, non riesco a capire …>> disse Reilhan ancora confuso dall’accaduto e Murdar espose alle leve lo strano ritrovamento. A prima vista sembrava una gemma ambrata dalle venature scure, poi però guardando con più attenzione, Elesya vi scorse un nucleo al centro che pulsava. 

<<Sconvolgente vero? Questo è l’occhio di Vorantho, una comune gemma per chi non s’intende di magia antica. Non ne vedevo una da moltissimi anni>> spiegò loro, rapito dalla rarità della pietra. 
<<In passato quando un nemico diventava troppo potente, si assoldavano degli intagliatori del nord per confezionare gioielli unici nel loro genere. Questi erano dati in dono al mal capitato che una volta indossati, cadeva vittima dell’inganno>>. Elesya rabbrividì mentre Reilhan non poté fare a meno di notare lo strano comportamento dell’amica. Xera, infatti, si era seduta accanto alla finestra, osservando incurante il panorama. <<Signore … che cosa accadeva alle persone che indossavano l’occhio di Vorantho?>>, Murdar scosse il capo e richiuse il lembo di stoffa, <<Questa gemma non è altri che una fattura dalle sembianze solide, nel cui nucleo risiede l’intento del suo creatore. In questo momento non sono ancora in grado di affermare quali effetti ha prodotto sulla vostra amica. Per prima cosa dovrei …>>, <<Signore!>> lo interruppe Reilhan bruscamente, <<Che cosa accadeva a quelle persone?>> insistette. L’uomo fissò la fanciulla con sguardo triste, si schiarì la voce e infine aggiunse <<Qualcosa di ben peggiore della morte ragazzo mio. La gemma risucchiava la loro anima, trasformandoli in gusci vuoti privi d’emozioni e sentimenti>>, Reilhan batté il pugno sul muro per sfogare la rabbia <<Quella gemma non le ha solo cancellato le rune sulla spalla … si è portato via anche lei>>.

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