Grazie a voi, abbiamo superato la soglia delle 2000 visualizzazioni e non me lo aspettavo, essendo il mio un blog dedito solo alla scrittura. Come avrete notato, ho smesso di postare una pagina al giorno, per dare la possibilità a tutti, di restare al passo con la storia che sto narrando. Intanto vorrei informarvi che da qualche settimana, è aperta la pagina ufficiale di questo blog ( Lo Scrittoio Segreto ), nella quale posterò tutti gli aggiornamenti e molto altro, lasciando così questo spazio solo per i racconti. Vi invito inoltre a commentare sia sul blog sia sulla pagina perché, come ho sempre detto, reputo importanti le vostre opinioni [Potrete leggere tutti gli aggiornamenti della pagina, sulla destra del blog, nello spazio appositamente creato]. Per chi non avesse un account Facebook, potrà seguirmi anche tramite Twitter o Google+ che verranno aggiornati di pari passo ai post in uscita. Che altro aggiungere... continuate a seguirmi :) e a condividere il mio racconto con i vostri amici, per il resto posso solo augurarvi, come sempre, una Buona Lettura :)
giovedì 3 ottobre 2013
Pensieri e Parole
Ciao a tutti amici lettori, anche se con un po' di ritardo, vorrei ringraziarvi per il sostegno che mi state dando.
martedì 1 ottobre 2013
Xera, la ragazza con la spada (pag.17)
Reilhan cercò di
alzarsi, ma le ferite procurate dall’Hòros, lo indebolirono al punto tale da non
poter muovere nemmeno un muscolo, persino il suo Maglio era diventato troppo pesante
da impugnare; davanti a lui giaceva la bestia addormentata mentre poco più
lontano, le sue amiche si stringevano l’una all'altra Keldas, anche se
malconcio, tornò subito accanto alla sua fidanzata per accertarsi che stesse
bene, ma anche per lui sarebbe stato troppo faticoso, dopo quella lotta,
trasportare la ragazza sulle spalle.
<<Chi ha scagliato quelle frecce?>> disse Elesya mentre con lo sguardo, tentò di scorgere
qualcosa tra gli alberi.
<<Conosco solo una persona, in grado di farlo
con così tale precisione, ma spero tanto di sbagliarmi questa volta>> rispose Reilhan con un pizzico di acredine nelle sue
parole. Xera era troppo stanca per fare domande e lentamente si accasciò con la
schiena rivolta al tronco di un grosso albero. <<Hai perso molto sangue amica mia, se non ricuciamo questa ferita, anche
tu sverrai come Shùly>>. Elesya aiutò la ragazza a sedersi e rapidamente,
prese dal suo bagaglio delle erbe raccolte in precedenza, <<Io non sono né un dottore né un curatore e
non m’intendo di erbe medicinali ma queste piante le conosco e servono a
disinfettare le ferite; la mia governante mi metteva le foglie sui tagli e poco
dopo non sentivo più dolore>> spiegò mentre applicava la stessa
tecnica sulla lacerazione di Xera.
<<Io, fossi in te, non lo farei!>> questa
frase risuonò a eco per la foresta, come se provenisse dagli stessi alberi.
Elesya si fermò immediatamente e alzandosi in piedi, ancora una volta indagò
con lo sguardo senza però riuscire a vedere nulla di insolito tra quella fitta
vegetazione.
<< Perché invece di parlare nascosto tra i
rami, non scendi e ti presenti?>> disse scocciato Reilhan <<Sei sempre il solito!>> aggiunse.
Dal ramo di
un faggio, agile come uno scoiattolo, scese un giovane armato di arco e frecce;
era molto alto e di corporatura leggera ma allenata, la muscolatura delle sue
braccia, infatti, risaltava, avendo lui strappato le maniche della camicia.
Aveva i capelli castani (come i suoi occhi) che per un qualche strano motivo,
rimanevano ben dritti verso l’alto, rendendolo simile a un galletto.
<<Reilhan sei tu, amico mio>> disse
ridendo << Dovevo riconoscerti
subito, dopo averti visto prendere tutti quei colpi dall’Hòros!>> continuò
<< Senza contare che non ti è nuova
nemmeno questa posizione supina, dovuta all'ennesima sconfitta!>>.
Il ragazzo
abbastanza divertito, camminò attorno al Novizio mentre con la mano teneva una
freccia con la quale, di tanto in tanto, giocherellava. Dopo poco andò vero le
due ragazze e riponendo il dardo nella faretra alle sue spalle, si presentò. << Il mio nome, leggiadre fanciulle, è Norwen
e sono qui per servirvi>> disse sfiorando con le labbra le loro mani,
come un vero gentiluomo. Reilhan sorrise, sapeva che presto o tardi Xera avrebbe
contraccambiato quella gentilezza con un pugno o una sfida a singolar tenzone; ricordava
ancora il giorno il cui l’aveva conosciuta.
<< Come mai mi deridi con tanto gusto?>> chiese Norwen
incuriosito <<Trovi forse ridicolo,
il fatto di aver onorato queste due splendide donzelle, con i giusti modi?>>.
Il Novizio non smise di ridere, ormai era imminente la reazione della sua amica
<< Ma io non lo trovo ridicolo, li
hai solo riservati alle ragazze sbagliate, vedrai come sarà ripagata la tua
cortesia, tra pochi minuti!>> rispose quasi attendendo con ansia la
sfuriata di Xera che invece, al contrario di ciò che pensava Reilhan, non
avvenne anzi, le due giovani, risentite dalle affermazioni scortesi del Novizio, lo guardarono
severamente.
<<Credo che i colpi da te subiti, siano stati più dannosi di quel che pensavo. Solo uno stolto potrebbe
offendere due donzelle così a modo; dovete perdonarlo dolci fanciulle, è rozzo! Cosa vi aspettate da un tizio che brandisce un martello?>> e con
estrema cura, sostituì le foglie sulla ferita di Xera con un balsamo che portava nella sua bisaccia; spiegò loro che le erbe di Elesya, non erano giuste per
quel tipo di lacerazione, essendo un rimedio utilizzato solo per lenire il dolore.
Subito dopo le fasciò il braccio con delle bende, ricavate da una parte della
sua camicia.
<< Vedrai che ti
sentirai meglio dopo esserti riposata e aver mangiato qualcosa; non vi
preoccupate adesso che ci sono io a proteggervi, non dovrete temere più nulla!>>.
Reilhan ridacchiò
ancora una volta, se prima aveva avuto qualche dubbio, in merito alla probabile
scenata di Xera, adesso per lui era una certezza; di lì a poco la guerriera
avrebbe sbraitato.
<< Ti ringrazio Norwen, mi sento già molto
meglio>> disse la ragazza contro ogni pronostico del Novizio che
incredulo, non disse più una parola se non, con un po’ di rabbia, << Se sarai tu a occuparti delle mie amiche,
dovrò presto o tardi, aspettarmi di ritrovarle disperse in qualche parte remota
di Horsia e magari svenute, del resto è la sorte toccata ai tuoi protetti o
sbaglio?>>. Norwen perse il suo sorriso spavaldo e con molta serietà
si avvicinò alle due Giovani Leve ritrovate, <<Dovete scusarmi per non avervi saputo proteggere, mi sono distratto per un attimo e vi ho persi tra la folla, è tutta colpa mia!>> disse
rammaricato, poggiando una mano sulla spalla di Keldas.
<< Scommetto che “quell'attimo di distrazione”,
è stato causato da qualche bella ragazza, doverosamente onorata con i “giusti modi”. Oh mi
sbaglio?>> ironizzò Reilhan, ancora insoddisfatto. Norwen si alzò in
piedi e ritrovando la sua sicurezza, riprese a giocare con una delle sue frecce
<<Questo è un luogo irto di pericoli,
che Novizio sarei se mi disinteressassi delle sorti di una fanciulla in
difficoltà?>>. Reilhan alzò gli occhi al cielo, conosceva bene il
carattere del suo amico e sapeva quanto le donne fossero irresistibili per lui,
al punto da dimenticare persino le missioni a cui partecipava, se ne vedeva
una, seppur la sua prontezza di riflessi e precisione fossero ineguagliabili;
così come la rivalità che c’era tra loro, dal giorno in cui si erano
conosciuti.
<<... Quindi signor
Norwen, lei è il Novizio di Keldas e Shùly>> chiese Elesya con molta
eleganza, come se si stesse rivolgendo a un maestro e questo infastidì Reilhan
ancora di più giacché, nei suoi confronti, non era mai stato mostrato un simile rispetto, pur ricoprendo la medesima carica. <<Mia dolce fanciulla, anche se il mio ruolo è
di estrema importanza, vi prego di darmi del tu come due vecchi amici, alla
fine qui lo siamo tutti. Non sei d’accordo con me Reilhan? Sono certo che anche
il vostro Capo Gruppo vi abbia chiesto la stessa cosa>> e rise
immaginando il contrario. Norwen spiegò che lui, come Reilhan, era un Novizio responsabile
delle due Giovani Leve disperse, disse loro che aveva vagato a lungo,
inseguendo le tracce dei suoi protetti, essendo un abile cacciatore e tutte lo
avevano ricondotto alla foresta, nella quale però li aveva quasi persi a causa
della fitta vegetazione. Ancora una volta elogiò se stesso per la sua agilità
nel muoversi tra i rami degli alberi, avendo impiegato così meno tempo per
percorrere la loro stessa distanza.
<<... Ma non voglio stare qui a decantare le mie virtù, sarebbe poco
cortese>> disse dopo aver parlato per mezzora. << … È stato allora che grazie alla mia vista acuta, accorgendomi degli
insoliti movimenti degli animali, ho capito che
qualcosa stava accadendo e prontamente sono giunto appena in tempo, per
impedire all’Hòros di privarci per sempre del nostro caro Reilhan>> e
terminò il suo racconto, seguito dagli applausi delle tre Giovani
Leve. Il tutto era stato narrato così bene, da sembrare quasi uno spettacolo,
quindi la reazione dei ragazzi fu del tutto naturale.
<<Nel tuo racconto hai omesso che l’animale
era già duramente provato per i colpi subiti dal mio martello, altrimenti non
si sarebbe mai accasciato così facilmente, con sole tre frecce>> aggiunse
stizzito Reilhan, ma la sua versione, fu subito smentita da un’ulteriore
aggiunta di Norwen, <<Sicuramente
hai fatto la tua parte, seppur minima, ma le mie non erano comuni frecce; le
avevo intinte nel Napello! Quale Novizio non conosce le proprietà di una simile
pianta? Fortuna vuole che ne abbia trovato un mazzolino vicino a un albero, non
potevo non approfittarne e anche se la pelle dell’Hòros è molto resistente, con
tre frecce avvelenate, scagliate contemporaneamente, ero certo che almeno si
sarebbe addormentato>>. Poi guardando Elesya le disse <<Non temere mia dolce fanciulla, per le sorti
di quell'animale, è talmente grosso che la dose iniettata, per lui, non è letale. Dormirà solo per qualche giorno;
ho avvertito subito la tua preoccupazione, essendo tu una donzella molto
gentile>>.
La ragazza apprezzò le cortesie del Novizio e non fu la
sola, anche Xera ne era molto colpita, infastidendo ancora Reilhan che non
digeriva le gentilezze riservate al suo rivale. <<Mi chiedo invece, perché ho dovuto curare io la ferita della tua
protetta, non dovrebbe essere compito tuo, amico mio?>> disse Norwen ironico,
ma il ragazzo lo guardò così duramente da non lasciare spazio a fraintendimenti
<<Non sono affari tuoi arciere da
strapazzo e poi non vedi che non posso nemmeno muovere un muscolo? O pensi che
me ne stia sdraiato a terra, per divertimento?>>. Ormai Reilhan era
talmente furioso da non contenersi anche nelle parole, <<Non credi di esagerare? Sei stato offensivo
nei confronti di Norwen, soprattutto dopo che ti ha salvato la vita!>> gli rimproverò Xera, tornando la solita
ragazza irosa di sempre. <<Scusalo
te ne prego>> disse << Non
sa cosa sia la riconoscenza!>> aggiunse e Reilhan non ne poté più, << Se tu avessi eseguito i
miei ordini, adesso non ci sarebbero ferite da curare!>> e provò a
risollevarsi, stanco di quella posizione così vulnerabile, <<Non sei il mio comandante!>>
rispose Xera stizzita << Se una
bestia mi vuole uccidere, ho il diritto di provare a difendermi, anche se tu mi
consideri una donnetta indifesa, a quanto pare!>>.
Reilhan, usò le
poche forze che gli erano rimaste, per accostarsi a una roccia poco distante,
così da avere un sostegno mentre con una mano si poggiò al martello, <<Non ti considero una
donnetta, tu lo sei! È un dato di fatto la tua inettitudine in merito alla
lotta, sei una principiante che pensa di essere una grande guerriera e questi
sono i risultati!>> rispose, dimenticando ogni forma di cortesia; aveva accumulato troppo nervoso per ragionare lucidamente e gli capitava spesso in compagnia del
suo rivale. Norwen era l’unico in grado di farlo infuriare sul serio, al punto
da perdere il controllo. Xera si alzò in piedi, come se non avesse subito alcun
attacco e con estrema rabbia in volto, riprese possesso della spada corta che
le era caduta in precedenza, poi senza nemmeno guardare Reilhan, gli voltò le
spalle allontanandosi di diversi metri.
<<Amico mio, noto che ancora non hai imparato come ci si deve comportare con
una donzella! Presto o tardi tutte scappano da te, dovresti migliorare i tuoi
modi>> lo ammonì Norwen che si apprestò a consolare la ragazza in
disparte.
Reilhan non sopportava
più la sua presenza, desiderava solo riprendere il cammino e lasciarselo alle
spalle, temendo che presto o tardi avrebbe parlato troppo; era talmente agitato
da aver dimenticato l’obiettivo della missione intrapresa da poco: trovare il
lago Biru per Shùly. Cercò di sollevarsi più volte, ma anche lui aveva bisogno
di cure ed Elesya, per quanto indispettita dalle parole rivolte alla sua amica,
si avvicinò prestandogli soccorso. <<Caccerai anche me, ora? Devi calmarti Rei, non ti riconosco
più!>> gli disse mentre applicava il balsamo di Norwen, sulle sue
ferite; aveva il corpo pieno di lividi e tagli, i colpi subiti dovevano essere
stati molto forti, anche se non voleva darlo a vedere. Il ragazzo rimase in
silenzio per tutto il tempo della medicazione, temeva di offendere ancora la persona sbagliata e si era già pentito di quanto detto a Xera, pur essendo nel giusto.
Dopo aver curato il Novizio, Elesya si
occupò anche di Keldas che, al contrario di Reilhan, aveva subito meno attacchi,
inoltre era fisicamente più imponente del suo amico. Questo però non la stupì, era chiaro che per impugnare una spada di quelle dimensioni, bisognava essere
molto forti. Più guardava i suoi nuovi amici e più si rendeva conto di come, nonostante
tutto il tempo passato insieme, non aveva ancora avuto modo di osservarli con
attenzione, scoprendo tanti piccoli tratti che prima le erano sfuggiti. Solo allora,
ad esempio, notò la corporatura di Keldas che seppur non molto alto, era
fisicamente possente; aveva i capelli neri come la notte, così come i suoi occhi
e una barba incolta dello stesso colore, marcava il suo viso al punto da
sembrare già un uomo adulto. Il suo volto aveva dei solchi causati dalla
preoccupazione per la sorte dell'amata, dettaglio che ingentiliva il suo
aspetto agli occhi di Elesya. Anche loro portavano l’uniforme ufficiale della Giovane
Leva, tuttavia, addosso a Keldas, sembrava un’armatura, data la muscolatura del
ragazzo. Shùly invece, aveva un aspetto esile e delicato, con dei lunghi
capelli ramati e una sottile treccia, sul lato destro del capo; adesso però erano
scompigliati per la posizione supina della fanciulla. La sua pelle era chiara
con simpatiche lentiggini sulle guance, che rendevano il suo viso più bello. L’uniforme
era la stessa, tranne che per i pugnali legati a una cintura appuntata in vita,
che a parer suo, contrastavano con la gentilezza dell’aspetto, ma al contempo, la
rendevano ancor più misteriosa tanto da desiderare di conoscerla presto.
Dopo che
tutti furono medicati, Elesya suggerì di allestire un rifugio perché, a causa
delle ferite riportate, non era possibile riprendere la ricerca del lago,
allora Norwen indicò loro una piccola caverna non molto lontana che aveva scoperto poco prima di raggiungerli, in modo tale da allontanarsi dall’Hòros che seppur
addormentato, costituiva un pericolo. Tutti acconsentirono e seguendo il
ragazzo, si ripararono nell'antro; in poco tempo fu raggruppata della legna
da ardere da Keldas e furono allestiti dei comodi giacigli, accanto al fuoco,
da Elesya, mentre Norwen si allontanò per cacciare. Presto tornò con
un lauto bottino costituito da conigli e frutti, di cui si occuparono le ragazze; scese
la notte e così anche la fine di una lunga e faticosa giornata.
martedì 24 settembre 2013
Xera, la ragazza con la spada (pag.16)
I tre amici raggiunsero ben presto il punto della foresta da cui
provenivano le urla e seduto accanto a una giovane, distesa su di un giaciglio
di foglie secche, vi trovarono un ragazzo disperato che le teneva la mano; dall'uniforme
non poteva essere altro che una Giovane Leva.
<<Per favore
aiutateci!>> disse disperato << La mia
compagna è svenuta da un’ora e non riesco a svegliarla!>>. Elesya avanzò
con cautela, ricordando tutti gli avvertimenti di Reilhan in merito agli
inganni dell’Isola ma presto si rese conto che la ragazza assopita non era un
nemico << Il mazzo di fiori, sotto quell'albero, è vostro?>> chiese, <<Si li ho raccolti per la mia Shùly, lei adora i fiori, dopo averli
annusati, però, è svenuta>>. Xera li riconobbe, erano gli stessi che
Elesya aveva notato raccogliendo frutta, <<Si tratta di un fiore molto velenoso, il Napello; se a contatto con la
pelle, provoca un sonno profondo e infine la morte. Il veleno è solitamente utilizzato
per intingere le armi e renderle più funzionali durante la battaglia>>,
Reilhan guardò Elesya stupito <<Ma
sei un’enciclopedia vivente?>>, la ragazza arrossì <<Quando si tratta di piante velenose e
mortali, posso sempre far ricorso a quanto mi è stato insegnato dai miei
genitori>>, <<Devo ricordarmi di non farti mai arrabbiare
allora>> rispose il giovane.
<<Che cosa possiamo fare per
curare la mia Shùly?>> chiese la Giovane Leva disperata, <<Purtroppo l’antidoto cresce solo vicino a
dei corsi d’acqua sulfurea, su quest’isola c’è un vulcano ma è troppo lontano,
se provassimo a raggiungerlo, la tua amica potrebbe morire durante il
tragitto>> rispose rammaricata.
Nessuno osò parlare dopo quanto detto da Elesya, la ragazza assopita sarebbe
stata condannata a morte senza l’antidoto, quando improvvisamente a Xera venne
un’idea <<Se provassimo a farle
bere l’acqua del lago Biru? Sbaglio o Reilhan ha detto che ha proprietà
magiche?>> tutti si guardarono sollevati, <<Che sciocco! Come ho potuto dimenticarmene?>>
disse rimproverandosi. Reilhan raccontò del lago al ragazzo e finalmente la
speranza si riaccese in lui; provava un profondo senso di colpa per aver
causato l’avvelenamento della fanciulla che amava e il solo pensiero di perderla
era inaccettabile, <<Il mio nome è
Keldas, mentre lei è la mia fidanzata Shùly>>. Reilhan
però, che conosceva tutti i Novizi presenti sulla nave, ne notò l’assenza in
quel gruppo e così gli venne spontaneo chiedere << Dovreste essere in tre, dov'è il vostro Novizio?>>. Il
ragazzo, ancora una volta sconfortato, rispose <<Ci siamo separati una volta scesi dalla nave; avevo visto delle armi in
un emporio del porto e ingannati dalle false promesse del mercante, abbiamo
perso di vista il nostro capo gruppo. Dopo aver vagato senza meta fino al
deserto, decidemmo di dirigerci verso questa foresta, pensando che fosse la
strada giusta per il villaggio>>. Tutti ascoltarono in silenzio le
peripezie che i due giovani avevano affrontato fino a quel momento, un attimo
di distrazione era costato alle Giovani Leve la separazione dal proprio Novizio
e l’avvelenamento di Shùly; Xera capì che tutte le raccomandazioni di Reilhan
erano state utili, anche loro avrebbero potuto avere lo stesso infausto destino.
Presa in spalla la fanciulla svenuta, la condussero all'accampamento di
fortuna, che i tre ragazzi avevano allestito in precedenza, Reilhan decise che
non avrebbe abbandonato le Giovani Leve, anche se si
trattava di una competizione. Dopo aver mangiato dei frutti e carne di
coniglio, il gruppo riposò poiché non era sicuro incamminarsi di notte, in un
luogo a loro sconosciuto. Basandosi sulla mappa, il Novizio, attraverso dei
calcoli, identificò il centro della foresta e una volta sistemate le loro cose,
s’incamminarono.
Vagarono per ore verso Sud-Ovest ma del lago non vi era alcuna traccia; di tanto in tanto si fermavano per controllare la mappa e per ritemprare le
energie, Keldas in particolare, poiché trasportava sulle spalle la sua Shùly.
Reilhan si offrì di aiutarlo in diverse occasioni ma il giovane non accettò.
Decisero allora di fare un piccolo spuntino con la frutta raccolta da Elesya durante
il tragitto, tuttavia non fu sufficiente a placare il loro stomaco, ma non
potendo perdere altro tempo, si dovettero accontentare.
Poco prima della fine del pasto però, sentirono delle foglie
muoversi alle loro spalle; restarono improvvisamente tutti in silenzio e pronti
a difendersi, se necessario. Fu in quell'occasione che Xera notò le armi dei nuovi
amici; Keldas possedeva una spada lunga, che poteva essere brandita solo a due
mani, mentre Shùly, legati alla cintura, aveva due pugnali. Il movimento delle
foglie aumentò e iniziarono a sentirsi dei passi provenire da dei cespugli;
tutti erano pronti ad attaccare, nel caso si fosse trattato di un nemico, poiché
quella foresta era gremita di bestie selvagge. I passi erano sempre più vicini,
gocce di sudore freddo, imperlarono la fronte di Keldas e la tensione si fece
sempre più netta. A un tratto il calpestio cessò e le foglie smisero di
muoversi, nessuno osò fiatare, quando dal più grande dei cespugli spuntò,
impaurito, uno strano animale del tutto innocuo.
Riponendo il martello Reilhan
sorrise e disse quasi sollevato << È
solo un pacifico Fhian, per un attimo ho temuto il peggio, ve lo
confesso>>, ma non fece in tempo a finire la frase che,
immediatamente dopo l'apparizione del Fhian, sentirono un forte bramito tutt'altro che pacifico; si trattava del vero motivo per il quale quell'animale era così spaventato.
Ben presto però, non fu il solo ad avere paura poiché, davanti a loro, fece la sua comparsa,
un essere di notevoli dimensioni, <<
State attenti!>> urlò Reilhan riprendendo il martello << È un Hòros ed è anche molto
arrabbiato; abbiamo involontariamente interrotto la sua caccia e adesso ci
attaccherà>> spiegò.
Elesya era terrorizzata e non riusciva più a muoversi, Keldas invece, per
quanto spaventato strinse maggiormente la sua spada, sapendo di non poter
scappare a causa delle condizioni della sua amata; per quanto fuggire, sarebbe
stata la scelta più giusta in quel momento, nessuno avrebbe abbandonato un
amico in difficoltà.
Xera, molto lentamente, si spostò davanti alla sua amica per proteggerla,
anche se si rendeva conto che quella bestia era troppo forte per tutti loro.
L’Hòros
avanzò facendosi largo a zampate, sradicando tutta la vegetazione che ostruiva
il suo cammino; non era molto lontano dai ragazzi ormai e si preparò ad
attaccare. Reilhan allora, gli andò in contro impugnando minaccioso il maglio, era sua
responsabilità proteggere le Giovani Leve ma quando Xera tentò di seguirlo, lui
le intimò di proteggere Elesya e di rimanere indietro, non essendo ancora
esperta nell'arte del combattimento. Con
uno scatto felino, fece un balzo, cercando di imprimere più forza al suo colpo
sfruttando la gravità, ma fu del tutto inutile poiché l’Hòros lo fermò con una violenta
zampata che scaraventò il Novizio dietro dei cespugli. Xera si preparò ad
attaccare, anche se la preoccupazione per la sorte del suo amico, offuscava il
suo giudizio; impugnando la spada con la mano destra, corse in contro alla
bestia ma quando fu sul punto di colpirlo, alle spalle dell’Hòros spuntò
Reilhan, malconcio, che con una martellata ben assestata all'arto inferiore
dell’animale, lo costrinse a piegarsi su se stesso, in preda al dolore.
<<Allontanati, ti avevo detto di stare
indietro! Perché non ascolti mai!>> disse arrabbiato alla ragazza, ma
era troppo tardi per indietreggiare, l’Hòros tornò su due zampe in breve tempo
e pronto al contrattacco. Con un arto assestò un altro duro colpo a Reilhan,
mentre con l’altro percosse la ragazza che aveva tentato di ritirarsi. Xera fu
spinta pesantemente verso un albero ma l’intervento tempestivo di Keldas, le
evitò un violento impatto.
A causa della forza
dell’attacco, la fanciulla aveva perso la presa della sua spada e gli artigli
dell’Hòros le avevano procurato una vistosa lacerazione, sul braccio sinistro,
che cominciò a sanguinare copiosamente. Elesya avanzò preoccupata verso la sua
amica e occupando il posto di Keldas, la aiutò a sorreggersi, << Dobbiamo medicare quella ferita Xera, perdi
molto sangue!>>, ma non era il momento di perdersi in chiacchiere, la
bestia voleva ucciderli.
<<Proteggete
Shùly, ve ne prego>> disse Keldas prima di procedere velocemente
verso l’Hòros infuriato, brandendo la sua spada con tutta la forza che aveva in
corpo. Lo raggiunse anche Reilhan che intanto si era rialzato <<Attacchiamolo nello stesso momento!>> urlò
al ragazzo; ancora una volta il Novizio mirò agli arti posteriori per minare l’equilibrio
della bestia, mentre Keldas puntò alla testa. Reilhan colpì nuovamente la zampa
destra, l’Hòros si accasciò ma accorgendosi della presenza di Keldas, si
concentrò sulla Giovane Leva, che scaraventò lontano dal suo collo.
Sbarazzatosi del ragazzo, puntò il Novizio che intanto, fortemente provato dai
colpi subiti, era disteso al suolo completamente indifeso. Serrò i possenti
artigli e con la forza che gli era rimasta, assestò un colpo diretto al giovane.
Elesya non volle guardare la scena e chiuse gli occhi piangendo, ma Xera la
tranquillizzò, perché il tonfo che avevano udito non era stato provocato dal
colpo inferto a Reilhan, ma dalla pesante caduta della bestia. L’Hòros giaceva
addormentato a terra, con tre frecce profondamente conficcate nella sua spalla.
lunedì 23 settembre 2013
Puzzle Story 1
Salve a tutti amici, questo post è dedicato al gioco, portato avanti nella mia pagina Facebook, domenica 22 settembre 2013, con il nome di Puzzle Story. Il suo scopo era quello di creare una storia originale, partendo da un incipit scritto da me e seguito da una serie di commenti (scritti da voi) che avrebbero dato vita a un racconto breve. Le regole erano semplici; bisognava scrivere un breve pezzo di storia, collegandolo all'ultimo postato e non doveva delinearsi nessun finale poiché lo avrei deciso io, alla fine del gioco. Il risultato del "Primo" Puzzle Story de " Lo Scrittoio Segreto" è il seguente, buon divertimento : D
Memory
Memory
(Incipit) Dopo anni
passati dietro una scrivania di metallo, decise che era giunto il momento di
cambiare la sua vita. La lettera, ricevuta la sera precedente, lo costrinse ad
aprire gli occhi e a decidere di voler tornare in quella casa da cui tredici
anni prima era fuggito, senza nemmeno voltarsi indietro. (Nico Andrisani) Dette solo uno sguardo veloce allo smartwatch che aveva al
polso. Non poteva proprio perdere tempo: in dieci minuti avrebbe dovuto essere
allo spazio-porto, proprio su quell'espresso interstellare, indicato nella
sconvolgente lettera ricevuta due giorni prima, oramai ridotta a un mucchietto
di polvere al quarzo. Il congegno autodistruttivo aveva funzionato alla
perfezione. (Fabio
Iovinella) Saltò di corsa sul treno, pochi secondi prima che si chiudessero
le porte. Prese fiato e si diresse verso uno dei posti vuoti. Dal finestrino lo
spazio immenso, quelle piccole stelle così lontane ma al tempo stesso così
vicine, davano un senso di pace. Il treno parte e una voce elettronica annuncia
<<Benvenuti sull'Espresso per
Alpha-Centauri, il treno non fa fermate intermedie. Buon viaggio>>, <<Espresso per Alpha-Centauri? Ma è la direzione sbagliata!>>
(Tiziana Luongo) Aprì gli occhi, la fronte imperlata di sudore, per alcuni istanti non
riuscì a rendersi conto di dove fosse, si mise a sedere, poi i contorni della
stanza si fecero più nitidi. Era nella sua camera da letto.
<<Espresso per Alpha-Centauri? Smartwatch? Spazio-porto?>> la combinazione della sera prima, polpettone e film, dovevano avergli giocato proprio un brutto scherzo. Guardò il comodino, la lettera era ancora lì, dove l'aveva lasciata. <<Congegno autodistruttivo, che sciocchezza!>>. (Monica Morrigan Palomba) <<Devo proprio smetterla di vedermi Star Trek in streaming fino alle quattro di notte>>, disse fra sé mentre si alzava dal letto. Raccolse la lettera dal comodino e andò fare colazione e mentre mangiava, la rilesse ancora una volta. Aveva dedicato molti anni della sua giovinezza alla ricerca del portale nascosto che collega il mondo degli uomini con quelli dei demoni, da quando lesse quel vecchio articolo del nonno in cui c’era scritto che proprio lì, nella sua città, doveva essercene uno, ma non era mai riuscito a trovarlo. Abbandonò così le ricerche e fuggì da quel luogo. E ora, dopo tredici anni, ecco che il suo vecchio amico, con cui si dedicava alla ricerca del portale, gli scrive che hanno finalmente trovato degli indizi interessanti. Ormai aveva deciso...doveva tornare lì.
<<Espresso per Alpha-Centauri? Smartwatch? Spazio-porto?>> la combinazione della sera prima, polpettone e film, dovevano avergli giocato proprio un brutto scherzo. Guardò il comodino, la lettera era ancora lì, dove l'aveva lasciata. <<Congegno autodistruttivo, che sciocchezza!>>. (Monica Morrigan Palomba) <<Devo proprio smetterla di vedermi Star Trek in streaming fino alle quattro di notte>>, disse fra sé mentre si alzava dal letto. Raccolse la lettera dal comodino e andò fare colazione e mentre mangiava, la rilesse ancora una volta. Aveva dedicato molti anni della sua giovinezza alla ricerca del portale nascosto che collega il mondo degli uomini con quelli dei demoni, da quando lesse quel vecchio articolo del nonno in cui c’era scritto che proprio lì, nella sua città, doveva essercene uno, ma non era mai riuscito a trovarlo. Abbandonò così le ricerche e fuggì da quel luogo. E ora, dopo tredici anni, ecco che il suo vecchio amico, con cui si dedicava alla ricerca del portale, gli scrive che hanno finalmente trovato degli indizi interessanti. Ormai aveva deciso...doveva tornare lì.
(Vincenzo Indellicati) Rapido e scrupoloso, Paul iniziò celermente
ed efficientemente a organizzare tutta la strumentazione che avrebbe dovuto
portar con sé... <<Rilevatore di
campi elettromagnetici, rilevatore di campi gravitazionali, analizzatore di
particelle alfa, beta e gamma, ricevitore di raggi cosmici, sdoppiatore
quantisco, dematerializzatore elettronico tascabile... il resto l'ho già
sistemato ieri; cosa sto dimenticando? Ovviamente il generatore di campi
spazio-tempo per poter bloccare i demoni ! Bene ! Ho preso tutto; ora devo solo
dematerializzare la strumentazione e inviarla tramite e-parcell (pacco
elettronico) a Ted, così potrà già iniziare ad allestire la sala di monitoraggio,
rimaterializzando il pacco. Chissà quando questo cavolo di teletrasporto sarà
sicuro anche per le persone...>> (Maria Ghini) Paul ripensò a
quell'incidente di tredici anni prima mentre smaterializzava l'attrezzatura,
era costato la vita alla sua amata Loren ma la speranza si fece viva in lui,
forse sarebbe potuta tornare dal regno dei demoni, lo stesso che l'aveva
risucchiata. Si guardò allo specchio, ormai aveva i capelli brizzolati e
qualche ruga di troppo, ma per il suo cuore il tempo si era fermato. Non aveva
più amato nessuno dopo di lei e avrebbe fatto di tutto per riaverla anche
rinunciare alla sua anima.
(Fabio Iovinella) Dopo essersi assicurato che tutto fosse in
ordine, Paul si diresse verso il Garage, salì sul suo Magitec personalizzato, e
s’incamminò sulla strada che lo avrebbe riportato a casa.
Con la superstrada intasata come al solito, ci sarebbero voluti giorni di viaggio. <<Attivare Modalità cinque Gamma!>> la voce elettronica del Magitec rispose <<Modalità cinque Gamma Attivata. Destinazione?>> <<Cristallo di Cevit>>, <<Destinazione impostata, Desidera i controlli manuali?>>, <<Si Grazie>>.
Il Cristallium iniziò a brillare carico di energia, il grosso bipede meccanico si sollevò lentamente dal suolo, trasformandosi in un piccolo velivolo. <<Si Parte!>> (Jacopo Minniti) Mentre guidava, Paul continuava ad avere flash back della propria vita, ma gli era impossibile distinguere la realtà dalla finzione che gli avevano propinato attraverso quegli interminabili sette giorni di lavaggio del cervello. Legato a una sedia, nutrito artificialmente, era stato sottoposto a una lunga tortura fatta d’immagini e suoni, che alla fine gli avevano alterato la mente e i ricordi. Non riusciva più a essere sicuro di chi fosse; ricordava di avere una missione che qualcuno non voleva che portasse a termine; ma aveva a che fare con lo spazio e il cosmo, o con antiche e soprannaturali realtà nascoste e mistiche? Capì solo una cosa, a un tratto, e il suo cuore ne fu certo, molto più di quanto possa mai esserne la mente: non era mai esistita nessuna Loren, e loro non potevano di certo saperlo... Paul aveva amato una sola persona in vita sua, e lui era James!
Con la superstrada intasata come al solito, ci sarebbero voluti giorni di viaggio. <<Attivare Modalità cinque Gamma!>> la voce elettronica del Magitec rispose <<Modalità cinque Gamma Attivata. Destinazione?>> <<Cristallo di Cevit>>, <<Destinazione impostata, Desidera i controlli manuali?>>, <<Si Grazie>>.
Il Cristallium iniziò a brillare carico di energia, il grosso bipede meccanico si sollevò lentamente dal suolo, trasformandosi in un piccolo velivolo. <<Si Parte!>> (Jacopo Minniti) Mentre guidava, Paul continuava ad avere flash back della propria vita, ma gli era impossibile distinguere la realtà dalla finzione che gli avevano propinato attraverso quegli interminabili sette giorni di lavaggio del cervello. Legato a una sedia, nutrito artificialmente, era stato sottoposto a una lunga tortura fatta d’immagini e suoni, che alla fine gli avevano alterato la mente e i ricordi. Non riusciva più a essere sicuro di chi fosse; ricordava di avere una missione che qualcuno non voleva che portasse a termine; ma aveva a che fare con lo spazio e il cosmo, o con antiche e soprannaturali realtà nascoste e mistiche? Capì solo una cosa, a un tratto, e il suo cuore ne fu certo, molto più di quanto possa mai esserne la mente: non era mai esistita nessuna Loren, e loro non potevano di certo saperlo... Paul aveva amato una sola persona in vita sua, e lui era James!
(Vincenzo Indellicati) Il ripristino della memoria neuronica, dopo
la riprogrammazione ad opera dei Minniti, era stato infatti problematico, perché
alcune aree del suo cervello, dopo essere state modificate, erano poi state
protette da scrittura con codice quantico e quindi in caso di sovrascrittura
davano un false flag di esito positivo. Il backup dei ricordi, inoltre, poteva
essere stato compromesso facilmente; per questo Paul chiese al Magitec di
verificare la compatibilità dei dati ripristinati con la memoria cellulare del
suo dna, e la risposta fu "73
percento". La missione era quindi ritrovare Loren? James? Né l'uno né
l'altra. Paul in realtà doveva ritrovare se stesso, non a caso nella lettera il
codice: Γνῶθι σεαυτόν settantatré, conosci te stesso settantatré. Qualcuno
sapeva! (Maria Ghini) Paul
non poteva più perdere altro tempo, giunto ormai davanti al cancello di quella
casa maledetta si rese conto che, ancora una volta, era stato vittima di un
ricordo fasullo; quella casa era un laboratorio scientifico. Varcò la soglia
senza timore, doveva scoprire la verità circa i suoi ricordi confusi. Era come
se tante realtà si fossero fuse. Avanzava in quei corridoi vuoti e freddi,
tutto era asettico e impersonale e poi l'ascensore alla fine della strada che
si aprì automaticamente, come se lo stessero aspettando. Com’era possibile che
un così grande laboratorio fosse completamente vuoto?
(Conclusione) L’ascensore lo portò sino al piano zero, si
aprì e dinanzi a Paul si presentò una stanza completamente bianca al cui centro vi era una sedia vuota. Si sedette e automaticamente tutte le luci si spensero
di colpo. Una voce che proveniva dalla sua mente parlò <<Bentornato Paul, abbiamo aspettato a lungo
il tuo ritorno>> disse, <<E
voi chi siete?>> domandò stupito e intimorito, <<Noi siamo Te e tu sei Noi>>. Paul s’innervosì, voleva delle spiegazioni con
tutte le sue forze, era arrabbiato perché non riusciva più a distinguere il
falso dal vero, vedeva realtà diverse, in epoche diverse che ancora dovevano
giungere. <<Chi sono io? Chi è
Loren e chi è James?>>, ci fu
un attimo di silenzio e poi la voce tornò a parlare. <<Tu sei Paul e Mike e Allison e Margaret, tu
sei tutti e nessuno>>. La voce illuminò pian piano i vari schermi nascosti, sulle pareti e ognuno di questi mostrava delle immagini. <<Loren era tua moglie che a causa di una
rapina perse la vita, durante il processo ai Demoni Rossi, il nome di quella
banda, tu hai avuto un infarto quando ti rendesti conto che quei malviventi non
avrebbero avuto nessuna pena>>. Paul ascoltò in silenzio terrorizzato
<<James era il tuo fidanzato, Mike
era il tuo nome, un amore incompreso ma puro durato anni, sino a quando la tua
famiglia non lo venne a scoprire e ti rinchiuse in un ospedale psichiatrico, nel
tentativo di curarti, attraverso metodi come il digiuno, l’elettroshock e il
condizionamento mentale. Nulla di tutto questo però fece vacillare i tuoi
sentimenti, anche quando per le torture a cui eri stato sottoposto, è cessata
la tua esistenza>>. L’uomo cominciava a ricordare, emozioni, sogni,
sentimenti, lui aveva vissuto quelle vite e ora le ricordava bene. <<Ti abbiamo chiamato a noi perché anche
questo ciclo vitale si è concluso, ma hai vissuto così tante vite che tutti i
ricordi si sono riformulati e trasformati, questo perché eri in coma tra la
vita e la morte. Dovevi tornare, con il treno spaziale, a casa dai tuoi figli
dopo aver concluso le tue ore di lavoro. Rimiravi le stelle in quel momento,
ripensando all’ultima lettera scritta da tuo marito tredici anni fa, prima che
partisse per un viaggio interstellare a nome delle “Galassie Unite”; il treno però,
ha subito un’avaria e deragliando ti ha fatto sbattere la testa violentemente.
Per salvarti, i medici ti hanno indotto in uno stato di coma terapeutico,
tuttavia il colpo era stato troppo forte e tu, Margaret, non ti sei più
svegliata>>.
Tutto finalmente aveva
un senso, tutte quelle immagini confuse e illogiche adesso avevano un
significato, <<Cosa mi succederà
adesso?>>, la voce rispose <<Quello
che avviene sempre! Quando una vita finisce, un’altra inizia; è tempo per te di
ricominciare una nuova esistenza>>. Un riflettore illuminò la sedia e
tutti i monitor si spensero uno dopo l’altro. Quando uno schermo si spegneva,
portava con sé i ricordi della vita che rappresentava, sino a quando un solo
monitor rimase acceso, ma non trasmetteva nulla … ancora.
giovedì 19 settembre 2013
Xera, la ragazza con la spada (pag.15)
Sopravvivenza
I ragazzi terminarono il loro pasto, il
fuoco fu spento e le borse sistemate; tutto era pronto per la partenza, mancava
solo un’ultima cosa, forse la più importante, cercare un punto sicuro per
guadare il fiume.
<<Siamo davvero certi di volerlo attraversare nuotando? Io non ho la
forza di farlo per lunghe distanze e l’altra sponda mi sembra
lontanissima>> disse sconfortata Elesya.
Reilhan iniziò a camminare lungo la
riva, incitando le ragazze a tenere gli occhi aperti, era certo che ci fosse una
parte sicura per raggiungere la riva opposta, tuttavia per quanto aguzzassero
la vista, non riuscivano a venirne a capo.
<<C’è una foresta dall'altra parte, da quel che vedo!>> disse Xera <<Quindi
possiamo affermare di aver evitato le famigerate Paludi Lodo?>>
<<Non è detto!>> rispose il
ragazzo <<Le paludi sono circondare
da boschi, non è certo che quella sia una foresta, da qui la nostra vista è
limitata>>.
Il gruppo continuò a camminare, la luce
dei soli si rifletteva sull'acqua creando giochi di luce che, di tanto in
tanto, rendevano difficile la ricerca. Improvvisamente Reilhan si fermò e
cominciò a fissare intensamente l’altra riva; come colto da una brillante idea,
guardò le ragazze e disse loro <<Finalmente
ci siamo!>> e sorrise
soddisfatto <<Possiamo avanzare da
questo punto del fiume, riesco a vederne il fondale sino a metà strada e per buona parte della traversata, potremo semplicemente camminare; forza andiamo!>>.
Elesya, non volendo bagnare i suoi
calzari, decise di toglierli; Reilhan però le sconsigliò di farlo poiché il
fondo del corso d’acqua era costituito da ciottoli e pietre levigate e senza scarpe si sarebbe di certo fatta male scivolando. I tre amici entrarono nel fiume e
come aveva previsto il ragazzo, per metà percorso riuscirono a camminare perché
l’acqua non era molto alta e non c’era corrente. Arrivati al centro però, la
situazione cambiò, il letto del torrente si abbassava sempre di più e la sua
forza aumentava; camminare divenne difficile, il livello dell’acqua ormai aveva
raggiunto le loro spalle.
<<Dobbiamo nuotare ma non sarà per molto, riesco a scorgere chiaramente l’altra sponda>> disse il ragazzo
abbandonandosi alla corrente e nuotando con maestria.
Anche le due amiche lo imitarono, per loro
però, fu più difficile perché non erano abituate alla pressione che il fiume esercitava
sui loro corpi.
Elesya era molto stanca e ben presto,
la distanza che c’era con il resto del gruppo, aumentò. Xera si guardò indietro
per accertarsi che la sua amica potesse proseguire la traversata ma proprio in
quel momento, si accorse che la ragazza doveva aver bevuto un po’ d’acqua e
presa dal panico iniziò ad agitarsi, <<Cerca di stare calma o il fiume ti trascinerà via!>> le disse, ma
Elesya era completamente terrorizzata e non riusciva più a restare a galla.
Xera subito cercò di prestarle soccorso ma Reilhan fu più veloce, con poche
bracciate raggiunse la fanciulla e dicendole di aggrapparsi alle sue spalle,
riprese a nuotare senza difficoltà.
<<Se anche tu non ce la fai, puoi unirti a Elesya>> disse ridendo <<Vi porterò
entrambe sulla riva opposta, senza fatica>>. La fanciulla, per tutta
risposta, aumentò la velocità delle sue bracciate e in poco tempo raggiunse
l’altra sponda.
Usciti dal fiume, i ragazzi restarono
seduti sulla riva per alcuni minuti, la corrente, nell'ultima parte della
traversata, era stata molto forte e avevano dovuto dar fondo alle loro energie,
per non essere travolti dal corso d’acqua.
<<Dobbiamo recuperare le forze, ci serve del cibo e spero che in
questa foresta o bosco, ci siano animali da poter catturare>> disse il ragazzo.
<<Magari ci potrebbe essere anche della frutta o …>> suggerì Elesya, intimorita dal pensiero di dover cacciare <<... delle erbe commestibili, io ne
conosco molte>>.
<<In verità preferirei una bistecca a delle radici>> replicò sorridendo Reilhan.
<<L’importante è trovare del cibo e farne una piccola scorta da
poter trasportare nelle nostre bisacce, non avremo sempre l'opportunità di cacciare>>
sottolineò Xera.
<<La nostra stratega ha perfettamente ragione>> disse il ragazzo <<Io
proporrei di cercare un posto sicuro per accendere il fuoco, dobbiamo
prepararci per la notte e asciugare le nostre vesti; avere l’uniforme
completamente bagnata non gioverà a nessuno>>.
Tutti furono d’accordo e ritemprate un
po’ le energie, ripresero il cammino lasciandosi il fiume alle spalle, dopo
aver riempito le loro borracce.
S’inoltrarono nella fitta vegetazione,
c’erano alberi a perdita d’occhio e nemmeno l’ombra di un sentiero, <<Questa è una foresta incontaminata,
non ci sono più dubbi a riguardo!>> disse Xera, <<Siamo stati fortunati! Se non ricordo male, al centro di questa
foresta, ci dovrebbe essere il Lago Biru, ma per esserne più sicuri …>> Reilhan
si fermò, aprì la sua borsa e tirò fuori la pergamena che aveva già utilizzato
alla taverna. Le due ragazze si strinsero attorno all'amico per guardare meglio
e si resero conto che quel pezzo di carta non era più completamente bianco,
adesso vi era inciso tutto il percorso fatto sino a quel momento: si poteva
vedere il porto (l’inizio delle loro avventure), il breve tratto di deserto (dove
furono attaccati dalla talpa) e la riva sulla quale si accamparono la notte
precedente. Persino il fiume appena attraversato, era segnato sulla mappa
magica, seguito dall'inizio della foresta.
<<Incredibile! È come leggere un diario delle nostre avventure>>
disse entusiasta Elesya, <<Peccato che non mostri il resto dell’Isola, neanche un piccolo sentiero;
è praticamente inutile>> replicò scocciata Xera ma Reilhan la guardò
severo e rispose <<Quello che hai
appena detto è falso, questa mappa è molto importante invece, basta solo
imparare a leggerla>> e con attenzione, studiò l’intero percorso inciso
sulla mappa.
Xera stanca di aspettare, si guardò intorno
e vide un albero ricco di rami sul quale agilmente si arrampicò <<E' tornata la signora della giungla,
perché non impari ad avere un po’ di pazienza?>> le urlò Reilhan,
essendo la ragazza molto in alto rispetto al resto del gruppo. Xera però continuò la sua scalata fingendo di non aver sentito; raggiunta quasi la cima
dell’albero, si rese conto che, nonostante l’altezza elevata, non era in grado
di vedere nulla se non alberi a perdita d’occhio.
Con molta cautela, tornò dai suoi amici
che non si limitarono a guardarla severi, <<Saresti
potuta cadere facendoti del male!>> le disse arrabbiata Elesya <<Per cosa poi? Per non voler
attendere qualche minuto, la lettura della mappa di Rei?>> Xera provò
a replicare ma la sua amica aveva ragione e così si scusò e attese.
<< Bene, ora ho appurato che questi non sono i boschi che
precedono le paludi, possiamo tirare un sospiro di sollievo>> disse Reilhan riponendo la mappa nella borsa <<Da quanto hai visto, ne abbiamo di chilometri da fare per
raggiungere il centro di questa foresta>> e ripresero il cammino proseguendo verso
ovest.
<<Il lago è sulla strada per raggiungere il vecchio
Murdar?>> domandò incuriosita Elesya, <<In verità è sul lato opposto>>
rispose, ma prima che Xera potesse replicare, aggiunse <<Questo lago è molto famoso sull'isola di Horsia, si dice che abbia proprietà magiche e che renda più forti anche solo
bevendo un piccolo sorso delle sue acque>>.
Improvvisamente l’idea di raggiungere
il Lago Biru allettava tutti, soprattutto Xera che divenne impaziente, forse anche sin troppo.
<<Non abbiamo tempo da perdere, se velocizzassimo il nostro passo,
arriveremmo prima!>> disse in preda all'euforia, <<Non conviene disperdere inutilmente
le poche forze che ci sono rimaste, dopo la traversata del fiume, siamo tutti
molto stanchi>> consigliò Reilhan <<Dobbiamo rispettare il piano che tu stessa hai delineato, il
lago non si prosciugherà di certo, anche se ci arriveremo più lentamente>>.
Dopo un’ora circa di marcia, Elesya
mostrò chiari segni di cedimento, facendo fatica a tenere il passo e respirando con difficoltà, <<È meglio se ci
fermiamo, Ely è distrutta>> disse Xera, <<Non preoccupatevi amici, riesco ancora a camminare! Non badate
a me!>> rispose affaticata la ragazza, ma il resto del gruppo decise
di riposare e avendo notato un piccolo spiazzale, Reilhan pensò che fosse giunto il momento di prepararsi per affrontare la notte.
Bevuto un sorso d’acqua, lasciarono le
loro borse vicino a una grande pietra e mentre Xera raccoglieva della legna e
dell’erba secca per il fuoco, Reilhan si mise a scrutare la terra in cerca di
tracce d’animali.
Elesya, per quanto stanca, volle fare
la sua parte e così disegnò un cerchio con delle pietre, nel quale avrebbero poi
acceso il falò e una volta raggruppate delle foglie morbide, ne fece dei comodi
giacigli per la notte.
Xera tornò con tutto l’occorrente per il fuoco, più una piccola scorta che sarebbe servita per tenerlo vivo
tutta la notte, notando il lavoro dell’amica le disse <<Non ho mai visto un accampamento più bello in vita mia e questi
giacigli poi, se non avessi così fame ci dormire immediatamente>>.
La ragazza arrossì e la ringraziò per
tutti quei complimenti, fu contenta di essere stata d’aiuto; Xera, infatti, aveva notato che Elesya si sentiva ancora in colpa per aver
rallentato tutti, così cercò di tirarle su il morale.
<<Che cosa stai facendo?>> disse incuriosita, osservando Reilhan intento a costruire, <<Ho notato delle impronte fresche a
sud del nostro accampamento, sono quasi certo che si tratti di conigli, per
questo cerco di fabbricare una trappola rudimentale, ma efficace, per
catturarli>>.
Elesya si alzò e decise di mettersi a
cercare della frutta e qualche pianta commestibile, l’idea di
uccidere un coniglio la inorridiva. Con grande manualità, intrecciò un piccolo
fascio d’erba secca che Xera aveva raccolto in precedenza e ne ricavò un
cestello, nel quale avrebbe poi riposto i frutti della sua ricerca.
<<Aspetta un momento! Lascia che ti
accompagni, non ho alcuna intenzione di restare sola con quello lì>> le
sussurrò per non farsi sentire. Sorridendo Elesya accettò e insieme iniziarono
a cercare, <<Non sarò di grande
aiuto>> le confessò Xera, <<Non
conosco queste piante, dalle mie parti non esistono>> e si limitò
a seguirla.
<<Non temere, anch'io non le conosco tutte, raccoglieremo solo
quelle di cui sono sicura, le altre invece, le lasceremo dove sono, non
vogliamo certo correre il rischio di mangiare qualcosa di velenoso!>> e proseguirono la
ricerca. Nascosti da dei cespugli, trovarono dei piccoli arbusti di mele
selvatiche e le raccolsero, poco dopo fu la volta delle bacche nere di bosco e
delle radici di Gùla, dolci come caramelle. Elesya, in diverse occasioni, chiese all'amica di sfoderare la spada corta per tagliare le piante più resistenti,
non tutte però erano commestibili; un piccolo mazzo era destinato a uso medico.
La ragazza smise di cercare, la sua attenzione fu improvvisamente attirata da
dei fiori di uno strano colore porpora intenso, <<Prendiamo anche questi?>> disse Xera avendo notato
come li fissava, ma Elesya la fermò immediatamente <<Non toccarli ti prego, non ne sono sicura ma se è quello che
penso, sarebbe molto pericoloso anche solo respirarne il profumo!>>.
Xera si allontanò per non correre
rischi e invitò la sua amica a fare lo stesso, erano sul punto di tornare
indietro quando udirono, in lontananza, la voce di un ragazzo che invocava
aiuto; le urla provenivano dal lato opposto del loro accampamento. Le ragazze
si trovarono dinanzi a un bivio, da una parte sarebbero volute accorrere alla
richiesta d’aiuto, dall'altra non escludevano che potesse trattarsi di una
trappola, non volevano commettere nuovamente lo stesso errore.
La voce si fece
sempre più insistente e disperata quando, alle loro spalle, spuntò Reilhan
armato di martello che si era precipitato alla ricerca delle due amiche, non
avendole viste tornare.
<<Rei che cosa dobbiamo fare? C’è qualcuno che cerca aiuto e
sembra anche disperato>> disse Xera, << E se fosse una trappola? Non voglio
che un altro nemico ci inganni approfittando della nostra bontà!>> rispose, <<Non possiamo negare
il nostro aiuto>> disse Elesya <<se
fosse una Giovane Leva smarrita?>>.
Dopo poco anche Reilhan si convinse e
tutti tre decisero di correre verso quelle urla disperate.
lunedì 16 settembre 2013
Xera, la ragazza con la spada (pag.14)
Erano trascorse tre ore quando Xera si destò; non aveva riposato quanto avrebbe voluto ma la fame si faceva sentire persino in sonno. Si stropicciò gli occhi ancora stanchi e ben presto si rese conto di essere osservata.
<<Vedo che non hai perso il vizio di fissare la gente, a quanto pare!>> disse infastidita.
<<Non c’è molto altro da guardare in questo momento e poi sei così buffa quando dormi, mi ricordi il Gatto Rosso di Thesla; una volta ne vidi uno completamente avvolto dalla sua lunga coda scarlatta, mentre sonnecchiava di gusto>> e rise ripensando alla scena. Xera non gradì il paragone e indispettita si alzò dal suo giaciglio, sistemò l’uniforme ormai asciutta e ricompose il fiocco tra i suoi capelli.
<<Ho troppa fame per continuare a dormire, se vuoi, possiamo darci il cambio così anche tu potrai riposare>> disse la ragazza ormai del tutto sveglia <<ti ringrazio, ne avevo proprio bisogno; per quanto riguarda il cibo, domani proveremo a pescare in questo fiume, intanto potresti intagliare, con la tua spada, uno dei bastoni che ho raccolto per il fuoco, appena mi sarò svegliato v’impartirò lezioni di pesca>> e sorridendo si sdraiò accanto al fuoco.
Xera raccolse dei rami secchi, ne scelse uno solido e con la sua spada iniziò ad appuntirlo, cercando di non fare rumore per non svegliare i suoi amici. Mancava ormai soltanto un’ora all’alba e tutto iniziava a tingersi di nuovi colori. La piccola talpa si svegliò per prima, anche lei doveva essere affamata e Xera si chiese di cosa potessero nutrirsi quegli strani animali; pensò in un primo momento a degli insetti e così decise di provare a cercarne qualcuno in attesa del giorno.
Portò la talpa con sé e prese a camminare lungo la riva del fiume; l’unica cosa che riuscì a scorgere, però, furono sassi ed erbe acquatiche, ma nulla più.
Un po’ sconfortata pensò di tornare indietro, non volle allontanarsi troppo, temendo di perdere la strada, ma proprio quando le sembrò di essere quasi arrivata, la piccola amica si divincolò costringendo Xera a lasciare la presa.
<<Che cosa hai fatto? Spero che tu non ti sia fatta male!>> ma il cucciolo cominciò a correre in direzione del deserto, come se qualcuno lo chiamasse.
<<Elesya, Rei, svegliatevi!>> urlò Xera ai suoi amici non molto distanti <<la talpa sta correndo via! Forse ha avvertito un pericolo, presto sbrigatevi!>>.
I ragazzi erano ancora intontiti a causa del brusco risveglio ma senza perdere altro tempo, impugnarono le loro armi e molto velocemente seguirono il cucciolo nel deserto, lasciando il resto delle loro cose vicino al fuoco.
<<Che cosa facciamo se incontriamo la sua famiglia?>> chiese Elesya preoccupata, <<non lo so, io spero solo che la piccola non si cacci in qualche guaio>> disse Xera <<aveva molta fame ma non sono riuscita a trovarle nulla da mangiare>>.
Reilhan si fermò di colpo <<smettere di inseguirla!>> intimò alle sue amiche che iniziarono a guardarlo perplesse.
<<Cosa ti salta in mente? E’ troppo piccola per cavarsela, se non le prestiamo soccorso potrebbe essere attaccata>> disse Xera visibilmente adirata a causa della decisione dell’amico.
<<Possibile che tu non abbia ancora capito? Sei su di un’isola popolata da bestie feroci; qui ogni cosa è pericolosa, persino un cucciolo che a prima vista sembra indifeso!>>.
Reilhan ripose il martello e voltando le spalle al deserto camminò in direzione del fiume.
<<Ho capito che qui è tutto pericoloso, ma come puoi abbandonare un animale indifeso? Si può sapere perché improvvisamente hai smesso di inseguirla?>> chiese Xera agitata, non poteva credere che il ragazzo fosse così insensibile.
<<Se mi stai ponendo queste domande, vuol dire che non hai compreso ancora un bel niente!>> disse Reilhan scuro in viso.
<<Ragazzi non litighiamo per favore>> intervenne Elesya con la speranza di placare gli animi <<Rei, è vero noi non siamo ancora esperte, ma abbiamo passato su quest’isola soltanto una notte, quindi non essere così severo con Xera, spiegaci invece il motivo della tua decisione; è stupido agitarsi inutilmente>>.
Elesya aveva ragione e i due ragazzi lo sapevano bene ma per Xera non c’era altro tempo da perdere, il cucciolo poteva essere in pericolo.
<<Io ho deciso di inseguire la talpa, non voglio un innocente sulla coscienza!>>.
<<Se vuoi andare incontro a morte certa, sei libera di farlo>> rispose Reilhan <<ma noi non ti seguiremo! Chi ti dice che quella bestia sia innocente? Hai forse dimenticato la forza del suo assalto, quando ci ha colpito nel deserto? Erano attacchi inferti per uccidere, perché solo così questi esseri possono sopravvivere>>.
Xera perse tutta la sua risolutezza, non voleva credere a quanto aveva appena udito.
<<Mi hai detto che il cucciolo aveva fame, vero?>> chiese Reilhan.
<<Sì! E non riuscendo a trovarle nulla da mangiare, ha cominciato a divincolarsi e a scappare verso il deserto!>> spiegò la ragazza.
Ci fu un momento di silenzio, Reilhan respirò profondamente per calmarsi e spiegò il motivo della sua decisione.
<<La regola fondamentale su Horsia è sopravvivere a qualunque costo>> disse <<non ci sono amici quando ne va della tua vita! La talpa aveva fame per cui il suo primo istinto è stato quello di condurci nel deserto, dove lei è chiaramente più forte, per poi aggredirci>>.
Sia Elesya sia Xera erano incredule, lo stesso essere che avevano tenuto al caldo, tra le loro braccia, per tutta la notte, aveva cercato di farli cadere in trappola.
<<Mi dispiace essere stato così duro con voi, anch’io mi ero un po’ affezionato a quell’animale ma ho fatto il grave errore di dimenticare, per attimo, dove ci troviamo e qual è il mio dovere nei vostri confronti>>. Le due amiche rimasero in silenzio, avevano ricevuto una lezione molto importante e finalmente cominciarono a capire come tutto su quell’isola costituisse un pericolo.
Il gruppo tornò sulla riva del fiume senza aggiungere altro durante il cammino, il fuoco ormai era quasi del tutto spento e Reilhan senza perdere tempo, lo ravvivò con dell’erba secca e altro legno.
<<Sono una sciocca!>> disse Xera quasi sul punto di piangere <<non ho pensato, prima d’agire; avrei potuto essere la causa della vostra morte e quindi anche della mia, come posso credere di diventare una guerriera, se non riesco nemmeno a distinguere gli amici dai nemici?>> continuò e qualche lacrima bagnò il suo viso, anche se fece di tutto per nasconderlo. Elesya si avvicinò alla sua amica e la abbracciò, cercando di consolarla.
<<Tutti commettiamo degli errori, ci manca l’esperienza; non essere dura con te stessa, anch’io avrei agito così, la piccola aveva ingannato tutti!>> le sussurrò nell’orecchio.
<<Non è colpa tua!>> disse Reilhan dispiaciuto <<l’unico da biasimare sono io! Sono un Novizio e il mio dovere è di aiutarvi e proteggervi. Avrei dovuto allontanare quell’essere sin da quando l’ho visto tra le tue braccia e chissà forse anche …>>.
<<Non dirlo ti prego>> Xera lo fermò <<per quanto pericoloso, non toglierò la vita a qualcuno se posso evitarlo>> e si sedette sconsolata vicino al falò.
<<Fa come credi ma non aspettarti che ti sia restituito il favore!>> disse secco Reilhan e impugnando il bastone, intagliato in precedenza dalla ragazza, si diresse verso un punto basso del fiume, dove poter pescare.
<<Xera vieni anche tu sulla riva, così Rei ci insegnerà a pescare! Inutile continuare a rimuginare, dobbiamo provvedere al cibo e rimetterci in marcia, ricordi cosa ci hai detto alla taverna? Sei stata tu a definire la nostra strategia, non dimenticarlo>>. Elesya si avvicinò al suo orecchio e le sussurrò <<come puoi diventare forte, se non mangi?>> e porgendole la mano, la aiutò a rimettersi in piedi, accompagnandola al fiume.
<<Sai Ely, sei proprio una buona amica, sono felice di averti nel mio gruppo>> le disse mentre raggiunsero il loro compagno.
Elesya arrossì, era una ragazza molto timida non abituata a simili complimenti; nessuno le aveva mai dato un soprannome o definita una buona amica poiché aveva passato la sua intera esistenza, circondata solo da studiosi e persone troppo impegnate per occuparsi di lei. La sua famiglia possedeva dei centri di ricerca nei quali trascorrevano la maggior parte del loro tempo, affidando la loro unica figlia alle cure di precettori e istitutrici, con il compito di crescerla e istruirla.
Non aveva mai avuto amici e sentirsi dire quelle parole fu per lei una gioia immensa.
<<Forza ragazze, vogliamo iniziare a pescare o preferite perdere altro tempo? Io muoio di fame>> disse loro Reilhan, impaziente di poter addentare qualche pesce succulento.
<<Bene fanciulle iniziamo la lezione>> e sorridendo compiaciuto, sollevò il bastone appuntito <<ci sono diverse tecniche di pesca, ma noi possiamo avvalerci solo di un bastone e lo faremo bastare>>. Lo agitò in aria come fosse una lancia, per testarne la fattura e continuò la sua spiegazione <<questo punto mi sembra ottimo come inizio, perché l’acqua è alta solo fino alle ginocchia e per me sarà più facile muovermi>> iniziò a guardare il fondale con molta attenzione e così anche le ragazze << mi raccomando non alzate la voce e non fate movimenti bruschi, i pesci si potrebbero spaventare>> disse quasi bisbigliando mentre attendeva il momento giusto per colpire.
Dopo pochi minuti di totale silenzio, alcuni pesci iniziarono, ignari, a nuotare tra le loro gambe; accadde tutto molto velocemente, Reilhan alzò il braccio e con un movimento rapido e preciso, infilzò la sua preda, senza sollevare nemmeno una goccia d’acqua. Il pesce fu innalzato come fosse un trofeo, dinanzi ai volti increduli delle due giovani <<E questo è quanto>> disse il ragazzo uscendo soddisfatto dal fiume, per pulirlo e cucinarlo.
<<Ovviamente non sarei un buon maestro, se vi dessi il pesce senza insegnarvi la tecnica; non c’è miglior metodo d’apprendimento che provare e riprovare a stomaco vuoto, la fame intensificherà il vostro allenamento>> ridendo sotto i baffi, lanciò loro il bastone e voltandosi preparò la sua colazione.
<< Non abbiamo certo bisogno del tuo aiuto, pescheremo il nostro pesce senza problemi; se ci sei riuscito tu, possono farlo tutti!>> replicò indignata ma soprattutto affamata, Xera.
Cercando di ricordare le poche fasi che le aveva spiegato Reilhan, afferrò con forza il bastone e rimase immobile come una statua, mentre Elesya la osservava con molta attenzione.
Dopo diversi minuti d’attesa ecco tornare i pesci; prese la mira e con un movimento goffo, non solo non catturò alcuna preda ma sollevò così tanta acqua da inzuppare completamente gli abiti della sua amica.
<<Ti chiedo scusa Ely, non volevo bagnarti gli abiti, devo aver sbagliato qualche movimento>> disse imbarazzata Xera, mentre dal fuoco Reilhan se la rideva di gusto.
<< io dico che hai sbagliato “tutti” i movimenti e non qualche>> le disse divertito come non mai.
<< Evidentemente ho avuto un pessimo Maestro, se commetto così tanti errori>> replicò la ragazza stizzita.
<<Oppure sei tu una pessima alunna, perché non fai provare a Elesya, se anche lei non ci dovesse riuscire, in maniera così grossolana, ammetterò il mio fallimento come insegnante>> rispose.
Xera consegnò il ramo a Elesya che, molto impacciata, occupò il posto dell’amica. Anche lei rimase immobile ma ci volle molto più tempo affinché i pesci tornassero, dopo la confusione precedente. Quando la calma si ristabilì, alzò il bastone molto delicatamente e quando le sembrò il momento giusto, sferzò l’acqua; forse a causa della poca forza utilizzata o di un piede messo male, Elesya scivolò ma quando tentò di rialzarsi, notò che all'estremità appuntita del ramo, si agitava un pesce, non molto grande, infilzato a dovere.
Xera non ci poteva credere, chiaramente doveva trattarsi di un colpo di fortuna ma questo non impedì a Reilhan di ridere fragorosamente.
<< Come vedi >> non riusciva quasi a parlare dal ridere << Ho spiegato in maniera egregia, Elesya si è guadagnata la sua colazione>>.
<< Non ci posso credere ci sono riuscita!>> disse contenta la ragazza e per non rovinare questo suo momento di gloria, Xera decise di non infierire, si limitò solo a recuperare il bastone, in silenzio, consigliando all'amica di asciugare le sue vesti al più presto, mentre lei avrebbe riprovato a pescare.
Tentò più e più volte senza mai riuscirci, le braccia iniziavano a farle male e la fame rendeva tutto più difficile <<Se non ti sbrighi, la colazione diventerà pranzo>> disse divertito Reilhan <<perché non chiami Elesya, ti spiegherà volentieri la tecnica, non a caso ha già finito il suo pasto>>.
Xera non ne poté più, era stanca e affamata e le parole del ragazzo la resero anche furiosa; con un rapido movimento gettò lontano il bastone che andò a infilzarsi a pochi metri da Reilhan, il quale smise di ridere e di parlare, forse temendo per la sua vita.
Dopo essersi liberata del ramo intagliato, rimase immobile con la mano serrata intorno alla sua spada; tornò la quiete sulla riva del fiume e Xera era estremamente concentrata, quand'ecco giungere un branco di pesci nella stessa direzione della giovane.
Strinse la presa, poi con un movimento fulmineo, estrasse la spada dal fodero e con estrema precisione, la lanciò come fosse un pugnale, nel fiume, infilzando tre pesci di medie dimensioni; senza scomporsi, la recuperò e tornò al fuoco in completo silenzio mentre i suoi amici la fissavano senza parole.
<<Scusate l’attesa>> disse <<oggi avevo più fame del solito, ho preferito optare per una colazione abbondante>> liberò l’arma dalle prede appena pescate e le pulì con maestria come sua madre le aveva insegnato; in poco tempo furono cotte a puntino e finalmente la ragazza poté saziare il suo appetito.
<< Devo ricordarmi di non prenderti più in giro la prossima volta, non voglio fare la fine di quei poveri pesci>> disse scherzando Reilhan, anche se, per un attimo, aveva davvero avuto paura.
<<Bravissima Xera, lo sapevo che saresti stata la migliore>> aggiunse Elesya accarezzandole la spalla.
<<Bene ragazze, quando la grande guerriera avrà terminato il suo pasto, riprenderemo il cammino, preparatevi poiché la nostra prossima tappa, sarà la riva opposta di questo fiume>> spiegò il ragazzo.
<<Come lo attraverseremo senza una barca? È troppo grande>> replicò Elesya preoccupata.
<<Niente di più semplice amica mia>> rispose Reilhan << nuoteremo!>>.
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