lunedì 16 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.14)

Erano trascorse tre ore quando Xera si destò; non aveva riposato quanto avrebbe voluto ma la fame si faceva sentire persino in sonno. Si stropicciò gli occhi ancora stanchi e ben presto si rese conto di essere osservata.

<<Vedo che non hai perso il vizio di fissare la gente, a quanto pare!>> disse infastidita.

<<Non c’è molto altro da guardare in questo momento e poi sei così buffa quando dormi, mi ricordi il Gatto Rosso di Thesla; una volta ne vidi uno completamente avvolto dalla sua lunga coda scarlatta, mentre sonnecchiava di gusto>> e rise ripensando alla scena. Xera non gradì il paragone e indispettita si alzò dal suo giaciglio, sistemò l’uniforme ormai asciutta e ricompose il fiocco tra i suoi capelli.

<<Ho troppa fame per continuare a dormire, se vuoi, possiamo darci il cambio così anche tu potrai riposare>> disse la ragazza ormai del tutto sveglia <<ti ringrazio, ne avevo proprio bisogno; per quanto riguarda il cibo, domani proveremo a pescare in questo fiume, intanto potresti intagliare, con la tua spada, uno dei bastoni che ho raccolto per il fuoco, appena mi sarò svegliato v’impartirò lezioni di pesca>> e sorridendo si sdraiò accanto al fuoco.

Xera raccolse dei rami secchi, ne scelse uno solido e con la sua spada iniziò ad appuntirlo, cercando di non fare rumore per non svegliare i suoi amici. Mancava ormai soltanto un’ora all’alba e tutto iniziava a tingersi di nuovi colori. La piccola talpa si svegliò per prima, anche lei doveva essere affamata e Xera si chiese di cosa potessero nutrirsi quegli strani animali; pensò in un primo momento a degli insetti e così decise di provare a cercarne qualcuno in attesa del giorno.

Portò la talpa con sé e prese a camminare lungo la riva del fiume; l’unica cosa che riuscì a scorgere, però, furono sassi ed erbe acquatiche, ma nulla più.
Un po’ sconfortata pensò di tornare indietro, non volle allontanarsi troppo, temendo di perdere la strada, ma proprio quando le sembrò di essere quasi arrivata, la piccola amica si divincolò costringendo Xera a lasciare la presa.

<<Che cosa hai fatto? Spero che tu non ti sia fatta male!>> ma il cucciolo cominciò a correre in direzione del deserto, come se qualcuno lo chiamasse.

<<Elesya, Rei, svegliatevi!>> urlò Xera ai suoi amici non molto distanti <<la talpa sta correndo via! Forse ha avvertito un pericolo, presto sbrigatevi!>>.
I ragazzi erano ancora intontiti a causa del brusco risveglio ma senza perdere altro tempo, impugnarono le loro armi e molto velocemente seguirono il cucciolo nel deserto, lasciando il resto delle loro cose vicino al fuoco.
<<Che cosa facciamo se incontriamo la sua famiglia?>> chiese Elesya preoccupata, <<non lo so, io spero solo che la piccola non si cacci in qualche guaio>> disse Xera <<aveva molta fame ma non sono riuscita a trovarle nulla da mangiare>>.

Reilhan si fermò di colpo <<smettere di inseguirla!>> intimò alle sue amiche che iniziarono a guardarlo perplesse.

<<Cosa ti salta in mente? E’ troppo piccola per cavarsela, se non le prestiamo soccorso potrebbe essere attaccata>> disse Xera visibilmente adirata a causa della decisione dell’amico.

<<Possibile che tu non abbia ancora capito? Sei su di un’isola popolata da bestie feroci; qui ogni cosa è pericolosa, persino un cucciolo che a prima vista sembra indifeso!>>.
Reilhan ripose il martello e voltando le spalle al deserto camminò in direzione del fiume.

<<Ho capito che qui è tutto pericoloso, ma come puoi abbandonare un animale indifeso? Si può sapere perché improvvisamente hai smesso di inseguirla?>> chiese Xera agitata, non poteva credere che il ragazzo fosse così insensibile.

<<Se mi stai ponendo queste domande, vuol dire che non hai compreso ancora un bel niente!>> disse Reilhan scuro in viso.

<<Ragazzi non litighiamo per favore>> intervenne Elesya con la speranza di placare gli animi <<Rei, è vero noi non siamo ancora esperte, ma abbiamo passato su quest’isola soltanto una notte, quindi non essere così severo con Xera, spiegaci invece il motivo della tua decisione; è stupido agitarsi inutilmente>>.
Elesya aveva ragione e i due ragazzi lo sapevano bene ma per Xera non c’era altro tempo da perdere, il cucciolo poteva essere in pericolo.

<<Io ho deciso di inseguire la talpa, non voglio un innocente sulla coscienza!>>.
<<Se vuoi andare incontro a morte certa, sei libera di farlo>> rispose Reilhan <<ma noi non ti seguiremo! Chi ti dice che quella bestia sia innocente? Hai forse dimenticato la forza del suo assalto, quando ci ha colpito nel deserto? Erano attacchi inferti per uccidere, perché solo così questi esseri possono sopravvivere>>.
Xera perse tutta la sua risolutezza, non voleva credere a quanto aveva appena udito.
<<Mi hai detto che il cucciolo aveva fame, vero?>> chiese Reilhan.
<<Sì! E non riuscendo a trovarle nulla da mangiare, ha cominciato a divincolarsi e a scappare verso il deserto!>> spiegò la ragazza.

Ci fu un momento di silenzio, Reilhan respirò profondamente per calmarsi e spiegò il motivo della sua decisione.

<<La regola fondamentale su Horsia è sopravvivere a qualunque costo>> disse <<non ci sono amici quando ne va della tua vita! La talpa aveva fame per cui il suo primo istinto è stato quello di condurci nel deserto, dove lei è chiaramente più forte, per poi aggredirci>>.
Sia Elesya sia Xera erano incredule, lo stesso essere che avevano tenuto al caldo, tra le loro braccia, per tutta la notte, aveva cercato di farli cadere in trappola.

<<Mi dispiace essere stato così duro con voi, anch’io mi ero un po’ affezionato a quell’animale ma ho fatto il grave errore di dimenticare, per attimo, dove ci troviamo e qual è il mio dovere nei vostri confronti>>. Le due amiche rimasero in silenzio, avevano ricevuto una lezione molto importante e finalmente cominciarono a capire come tutto su quell’isola costituisse un pericolo.

Il gruppo tornò sulla riva del fiume senza aggiungere altro durante il cammino, il fuoco ormai era quasi del tutto spento e Reilhan senza perdere tempo, lo ravvivò con dell’erba secca e altro legno.

<<Sono una sciocca!>> disse Xera quasi sul punto di piangere <<non ho pensato, prima d’agire; avrei potuto essere la causa della vostra morte e quindi anche della mia, come posso credere di diventare una guerriera, se non riesco nemmeno a distinguere gli amici dai nemici?>> continuò e qualche lacrima bagnò il suo viso, anche se fece di tutto per nasconderlo. Elesya si avvicinò alla sua amica e la abbracciò, cercando di consolarla.

<<Tutti commettiamo degli errori, ci manca l’esperienza; non essere dura con te stessa, anch’io avrei agito così, la piccola aveva ingannato tutti!>> le sussurrò nell’orecchio.

<<Non è colpa tua!>> disse Reilhan dispiaciuto <<l’unico da biasimare sono io! Sono un Novizio e il mio dovere è di aiutarvi e proteggervi. Avrei dovuto allontanare quell’essere sin da quando l’ho visto tra le tue braccia e chissà forse anche …>>.

<<Non dirlo ti prego>> Xera lo fermò <<per quanto pericoloso, non toglierò la vita a qualcuno se posso evitarlo>> e si sedette sconsolata vicino al falò.
<<Fa come credi ma non aspettarti che ti sia restituito il favore!>> disse secco Reilhan e impugnando il bastone, intagliato in precedenza dalla ragazza, si diresse verso un punto basso del fiume, dove poter pescare.

<<Xera vieni anche tu sulla riva, così Rei ci insegnerà a pescare! Inutile continuare a rimuginare, dobbiamo provvedere al cibo e rimetterci in marcia, ricordi cosa ci hai detto alla taverna? Sei stata tu a definire la nostra strategia, non dimenticarlo>>. Elesya si avvicinò al suo orecchio e le sussurrò <<come puoi diventare forte, se non mangi?>> e porgendole la mano, la aiutò a rimettersi in piedi, accompagnandola al fiume.
<<Sai Ely, sei proprio una buona amica, sono felice di averti nel mio gruppo>> le disse mentre raggiunsero il loro compagno.

Elesya arrossì, era una ragazza molto timida non abituata a simili complimenti; nessuno le aveva mai dato un soprannome o definita una buona amica poiché aveva passato la sua intera esistenza, circondata solo da studiosi e persone troppo impegnate per occuparsi di lei. La sua famiglia possedeva dei centri di ricerca nei quali trascorrevano la maggior parte del loro tempo, affidando la loro unica figlia alle cure di precettori e istitutrici, con il compito di crescerla e istruirla.
Non aveva mai avuto amici e sentirsi dire quelle parole fu per lei una gioia immensa.

<<Forza ragazze, vogliamo iniziare a pescare o preferite perdere altro tempo? Io muoio di fame>> disse loro Reilhan, impaziente di poter addentare qualche pesce succulento.

<<Bene fanciulle iniziamo la lezione>> e sorridendo compiaciuto, sollevò il bastone appuntito <<ci sono diverse tecniche di pesca, ma noi possiamo avvalerci solo di un bastone e lo faremo bastare>>. Lo agitò in aria come fosse una lancia, per testarne la fattura e continuò la sua spiegazione <<questo punto mi sembra ottimo come inizio, perché l’acqua è alta solo fino alle ginocchia e per me sarà più facile muovermi>> iniziò a guardare il fondale con molta attenzione e così anche le ragazze << mi raccomando non alzate la voce e non fate movimenti bruschi, i pesci si potrebbero spaventare>> disse quasi bisbigliando mentre attendeva il momento giusto per colpire.

Dopo pochi minuti di totale silenzio, alcuni pesci iniziarono, ignari, a nuotare tra le loro gambe; accadde tutto molto velocemente, Reilhan alzò il braccio e con un movimento rapido e preciso, infilzò la sua preda, senza sollevare nemmeno una goccia d’acqua. Il pesce fu innalzato come fosse un trofeo, dinanzi ai volti increduli delle due giovani <<E questo è quanto>> disse il ragazzo uscendo soddisfatto dal fiume, per pulirlo e cucinarlo.

<<Ovviamente non sarei un buon maestro, se vi dessi il pesce senza insegnarvi la tecnica; non c’è miglior metodo d’apprendimento che provare e riprovare a stomaco vuoto, la fame intensificherà il vostro allenamento>> ridendo sotto i baffi, lanciò loro il bastone e voltandosi preparò la sua colazione.

<< Non abbiamo certo bisogno del tuo aiuto, pescheremo il nostro pesce senza problemi; se ci sei riuscito tu, possono farlo tutti!>> replicò indignata ma soprattutto affamata, Xera.
Cercando di ricordare le poche fasi che le aveva spiegato Reilhan, afferrò con forza il bastone e rimase immobile come una statua, mentre Elesya la osservava con molta attenzione.
Dopo diversi minuti d’attesa ecco tornare i pesci; prese la mira e con un movimento goffo, non solo non catturò alcuna preda ma sollevò così tanta acqua da inzuppare completamente gli abiti della sua amica.

<<Ti chiedo scusa Ely, non volevo bagnarti gli abiti, devo aver sbagliato qualche movimento>> disse imbarazzata Xera, mentre dal fuoco Reilhan se la rideva di gusto.

<< io dico che hai sbagliato “tutti” i movimenti e non qualche>> le disse divertito come non mai.

<< Evidentemente ho avuto un pessimo Maestro, se commetto così tanti errori>> replicò la ragazza stizzita.

<<Oppure sei tu una pessima alunna, perché non fai provare a Elesya, se anche lei non ci dovesse riuscire, in maniera così grossolana, ammetterò il mio fallimento come insegnante>> rispose.

Xera consegnò il ramo a Elesya che, molto impacciata, occupò il posto dell’amica. Anche lei rimase immobile ma ci volle molto più tempo affinché i pesci tornassero, dopo la confusione precedente. Quando la calma si ristabilì, alzò il bastone molto delicatamente e quando le sembrò il momento giusto, sferzò l’acqua; forse a causa della poca forza utilizzata o di un piede messo male, Elesya scivolò ma quando tentò di rialzarsi, notò che all'estremità appuntita del ramo, si agitava un pesce, non molto grande, infilzato a dovere.
Xera non ci poteva credere, chiaramente doveva trattarsi di un colpo di fortuna ma questo non impedì a Reilhan di ridere fragorosamente.

<< Come vedi >> non riusciva quasi a parlare dal ridere << Ho spiegato in maniera egregia, Elesya si è guadagnata la sua colazione>>.
<< Non ci posso credere ci sono riuscita!>> disse contenta la ragazza e per non rovinare questo suo momento di gloria, Xera decise di non infierire, si limitò solo a recuperare il bastone, in silenzio, consigliando all'amica di asciugare le sue vesti al più presto, mentre lei avrebbe riprovato a pescare.

Tentò più e più volte senza mai riuscirci, le braccia iniziavano a farle male e la fame rendeva tutto più difficile <<Se non ti sbrighi, la colazione diventerà pranzo>> disse divertito Reilhan <<perché non chiami Elesya, ti spiegherà volentieri la tecnica, non a caso ha già finito il suo pasto>>.

Xera non ne poté più, era stanca e affamata e le parole del ragazzo la resero anche furiosa; con un rapido movimento gettò lontano il bastone che andò a infilzarsi a pochi metri da Reilhan, il quale smise di ridere e di parlare, forse temendo per la sua vita.

Dopo essersi liberata del ramo intagliato, rimase immobile con la mano serrata intorno alla sua spada; tornò la quiete sulla riva del fiume e Xera era estremamente concentrata, quand'ecco giungere un branco di pesci nella stessa direzione della giovane.
Strinse la presa, poi con un movimento fulmineo, estrasse la spada dal fodero e con estrema precisione, la lanciò come fosse un pugnale, nel fiume, infilzando tre pesci di medie dimensioni; senza scomporsi, la recuperò e tornò al fuoco in completo silenzio mentre i suoi amici la fissavano senza parole.

<<Scusate l’attesa>> disse <<oggi avevo più fame del solito, ho preferito optare per una colazione abbondante>> liberò l’arma dalle prede appena pescate e le pulì con maestria come sua madre le aveva insegnato; in poco tempo furono cotte a puntino e finalmente la ragazza poté saziare il suo appetito.

<< Devo ricordarmi di non prenderti più in giro la prossima volta, non voglio fare la fine di quei poveri pesci>> disse scherzando Reilhan, anche se, per un attimo, aveva davvero avuto paura.
<<Bravissima Xera, lo sapevo che saresti stata la migliore>> aggiunse Elesya accarezzandole la spalla.

<<Bene ragazze, quando la grande guerriera avrà terminato il suo pasto, riprenderemo il cammino, preparatevi poiché la nostra prossima tappa, sarà la riva opposta di questo fiume>> spiegò il ragazzo.

<<Come lo attraverseremo senza una barca? È troppo grande>> replicò Elesya preoccupata.

<<Niente di più semplice amica mia>> rispose Reilhan << nuoteremo!>>. 

mercoledì 11 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.13)

 I tre amici avevano lasciato il porto ormai da un’ora ma il paesaggio che li circondava sembrava non cambiare mai; era un torrido e asfissiante deserto. Elesya era la più sofferente di tutti, non essendo abituata al caldo e di tanto in tanto si fermava, rallentando la marcia del gruppo.

<<Scusatemi ragazzi>> disse asciugandosi la fronte con un fazzoletto di stoffa <<la nostra avventura è iniziata da poco e già sono un peso>> continuò demoralizzata e sul punto di piangere.
Xera era cresciuta con la sola compagnia di sua madre e non sapeva come poter consolare la nuova amica, temeva di peggiorare la situazione, così guardò Reilhan che colse subito la velata richiesta d’aiuto.

<<Non è colpa tua se il caldo ti fa stare male, chissà forse quando ci troveremo in zone paludose o umide, saremo noi quelli in difficoltà>> disse il ragazzo per rincuorare Elesya.

<<Nessuno di noi è un peso>> aggiunse Xera che intanto aveva preso un po’ di coraggio <<A eccezione di Rei s’intende>> e fece un occhiolino alla sua amica cercando di farla sorridere.

Avevano appena ripreso il cammino, quando improvvisamente la sabbia intorno a loro iniziò a sollevarsi; il vento non era particolarmente forte eppure quel movimento era innaturale. Xera si fermò di colpo e tese il braccio, come a voler proteggere il gruppo da un pericolo invisibile.
<<Non fate nemmeno un passo ragazze!>> disse bisbigliando Reilhan <<credo sia una talpa del deserto, di solito sono innocue ma se si entra nella loro zona di caccia, si corre il rischio di essere attaccati>>.

<<Cosa facciamo se ci assale? Io non ho mai combattuto!>> sussurrò Elesya spaventata, stringendosi dietro la schiena dell’amica. Xera molto lentamente, avvicinò la mano alla spada corta che portava sul fianco sinistro, toccò l’elsa di ferro e lentamente estrasse l’arma, portandola davanti al corpo. Intanto anche Reilhan brandiva il suo martello, avendolo afferrato così velocemente che le due amiche non ebbero il tempo di scorgere l’azione.
<<Impugna il tuo bastone Elesya, ma muoviti senza far alcun rumore, se ci dovesse attaccare almeno saremo armati>> suggerì Reilhan.

Elesya tuttavia, era molto intimorita e le mani le tremavano visibilmente, così quando cercò di raggiungere la sua arma, le cadde a terra. Ci fu un momento di silenzio, la sabbia smise di sollevarsi e i ragazzi si impietrirono. Avvenne tutto nel giro di pochi secondi, il gruppo fu investito da un’ondata di polvere e sabbia che quasi li accecò; Xera, riparandosi gli occhi con l’altro braccio, continuò a stringere la spada facendo da scudo alla sua amica. Reilhan si avvicinò con un rapido scatto a Elesya, proteggendo il viso con il martello, raccolse il bastone e lo restituì <<Cerca di stringerlo forte!>> disse urlando, poiché il frastuono provocato dalla sabbia copriva le loro voci.

<<Che cosa facciamo Rei? Io non riesco a vedere niente!>> gridò Xera preoccupata ma il ragazzo sembrava non aver sentito, poiché la tempesta s’intensificò; non sapendo cosa fare, cercò di guardarsi intorno e si rese conto che quel turbinio non aveva colpito tutto il deserto ma solo il punto in cui si trovava il suo gruppo. Impugnando con forza la spada, fece una capriola in avanti e sollevandosi agilmente, cominciò a correre lasciando i suoi amici indietro.

<<Dobbiamo restare uniti, dove stai andando Xera?>> urlò Reilhan cercando di inseguirla ma venne fermato da Elesya che gli fece notare come la tempesta stesse rincorrendo Xera, mentre loro erano fuori pericolo. <<Xera ha attirato di proposito l’attenzione della bestia! Cerchiamo di raggiungerla, presto o tardi quella stupida talpa si deciderà a uscire dal suo nascondiglio!>> disse Elesya ritrovando il coraggio e i due amici iniziarono a correre per raggiungere la ragazza.

Intanto Xera, sempre circondata dalla sabbia, aveva completamente perso il senso dell’orientamento, cosa che le capitava spesso anche in situazioni normali e si ritrovò a vagare senza punti di riferimento; non sapeva dove andare, ora che i suoi amici erano ormai lontani. La talpa non si arrese e non smise di attaccare, rimanendo però nascosta nel sottosuolo, mentre Xera non poté far altro che continuare correre. Improvvisamente il deserto terminò e davanti ai suoi occhi comparve un fiume; era molto grande e la corrente non sembrava particolarmente forte, così la ragazza si tuffò senza pensarci a lungo e una volta in acqua, la sabbia smise di accecarla. Si alzò in piedi non lasciando mai la presa della spada e si spostò, dove il fiume era più basso e l’acqua le copriva a stento le ginocchia; rimase immobile cercando di scorgere il suo nemico, quando vide qualcosa muoversi nella sua direzione e si preparò ad attaccare.

I due ragazzi avevano tentato di seguire le impronte dell'amica, ma cominciò a soffiare il vento e furono cancellate, così decisero di avanzare in un’unica direzione sperando di incontrare Xera da un momento all’altro.
<<E se la talpa l’avesse aggredita? E’ tutta colpa mia, se solo fossi stata più coraggiosa!>> disse Elesya piangendo, mentre Reilhan, molto preoccupato, continuava a correre.

<<Sono certo che quella testa dura non sia così facile da sconfiggere, forse dovrei essere in pensiero per quella povera talpa>> disse cercando di risollevare il morale di entrambi e le sue parole ebbero l’effetto desiderato, infatti, iniziarono a ridere immaginando la loro amica che malmenava la bestia. A un tratto udirono una voce familiare e inconfondibile, proprio quando il deserto li lasciò, facendo largo a un grande fiume.

<<Ti ho detto di non leccarmi il collo, mi fai il solletico>> disse ridendo Xera mentre tra le braccia stringeva un essere strano ma simpatico.

I due amici si avvicinarono incuriositi alla ragazza <<Ma non eri stata attaccata da una talpa del deserto?>> domandò Elesya sorpresa per aver ritrovato la sua amica sorridente.

<<Credo che la temibile bestia che ci ha assalito, sia proprio tra le sue braccia!>> aggiunse Reilhan rincuorato, mentre riponeva il suo martello.

<<Appena mi sono tuffata nel fiume, ha smesso di aggredirmi ed è comparsa dal suolo questa buffa creatura>> spiegò Xera mostrandola ai suoi amici.

<<E’ normale, le talpe desertiche sono deboli con la presenza dell’acqua e comunque mi pare che questo sia solo un cucciolo, deve essersi separato dal resto della sua famiglia, girovagando nel deserto, temo che ben presto ci ritroveremo una madre molto arrabbiata da fronteggiare>> disse Reilhan riflettendo sul da farsi.

<<Perché non lo lasciamo vicino al deserto? Forse potrebbe riuscire a ritrovare la sua famiglia e noi a evitarla>> suggerì Elesya preoccupata. Xera si sollevò, aveva ancora tutti gli indumenti bagnati, dopo il tuffo precedente, anche i suoi capelli gocciolavano, ricadendo pesanti sulle sue spalle; guardò verso il deserto e disse <<Non posso abbandonare un cucciolo al suo destino, la notte è ormai prossima e per lui sarebbe davvero pericoloso; penso che a questo punto potremo accamparci qui, il fiume ci disseterà e al contempo difenderà da eventuali attacchi di talpe nemiche, che ne pensate?>>.
<<Non abbiamo altra scelta, anzi cerchiamo qualcosa per accendere il fuoco, così potrai asciugare la tua uniforme>> disse Reilhan quasi arrossendo, poiché gli indumenti bagnati esaltavano la femminilità della sua amica.

Elesya prese in consegna il cucciolo di talpa, mentre il ragazzo andò a cercare della legna asciutta sulla riva del fiume. Xera strizzò grossolanamente la gonna e la camicetta, poi togliendosi il fiocco zuppo, lo legò alla bisaccia per non perderlo. Strinse i capelli tra le mani, cercando di eliminare più acqua possibile, non poteva ammalarsi proprio all’inizio del viaggio e si sedette accanto alla sua amica attendendo il ritorno di Reilhan. Non aspettarono a lungo tuttavia, perché il ragazzo, essendo abituato ad accamparsi all’aria aperta, aveva già raccolto tutta la legna utile per il falò.

Accatastò con maestria i rami, mentre al centro v’infilò dell’erba secca per propagare le fiamme, poi circondò il tutto con pietre di fiume per renderlo più accogliente e sicuro; i ragazzi erano sfiniti, la fatica di quel lungo giorno si fece sentire e per quanto fossero affamati, il sonno prese il sopravvento. Il primo turno di guardia fu di Reilhan, le sue amiche invece, si addormentarono strette alla piccola talpa, per stare al caldo e tutto tacque, mentre uno spicchio di luna brillava alto nel cielo.

martedì 10 settembre 2013

Curiosità da Raifaelia N°2

Bentornati su Curiosità da Raifaelia, diversamente dal primo post, questo anticiperà alcuni aspetti della storia che pubblicherò nei prossimi giorni. Ho deciso di introdurre questa nota, per facilitare la comprensione degli avvenimenti che seguiranno, in particolar modo vi descriverò le specie animali che i nostri amici incontreranno nelle prossime pagine.

(Citazioni tratte da: “Enciclopedia delle specie” Accademia tecnica e scientifica di Thesla)

"Fhian: Il  Fhian è un erbivoro comune delle foreste, dalle abitudini notturne mentre di giorno è solito riposare nel fitto sottobosco. Predilige una dieta costituita perlopiù da foglie di cui si nutre principalmente di notte. Ha un mantello di colore grigio, che nei maschi diviene più scuro con l'età. Il dorso, invece, presenta delle piccole macchie bianche simili al colore della coda (corta e folta) e alla parte inferiore del suo corpo; le zampe sono relativamente lunghe e  più scure rispetto al resto del corpo, sono molto agili e possono coprire notevoli distanze in poco tempo, con grandi balzi. Sulla testa dei maschi adulti, vi sono dei palchi alti e ricurvi. Secondo alcuni detti popolari, questi s’illuminano durante le notti di luna piena ma tale notizia non è confermata.  Il Fhian misura 100-110 cm di lunghezza, 50-65 cm di altezza. Hanno un temperamento schivo ma non aggressivo, preferisce fuggire in caso di pericolo."

"Hulfùr: O comunemente chiamato Lupo delle Foreste. Il suo manto può variare secondo l’età; generalmente è di colore grigio scuro, tendente al nero. Ha grandi dimensioni se paragonato a quello di montagna: la lunghezza varia tra i 150 e i 160 cm, mentre l’altezza è tra gli 80 e i 95 cm. L’Hulfùr ha una dentatura costituita da canini affilati e lunghi; le sue zampe invece hanno dei piccoli artigli affilati e non retrattili. Queste due peculiarità fanno dell’Hulfùr un temibile predatore che predilige cacciare in branco, con il quale resta sino alla morte.  Ha un temperamento aggressivo se selvatico e protettivo nei confronti dei suoi cuccioli. Per la sua velocità, agilità e per le sue notevoli dimensioni, è utilizzato, una volta addomesticato, anche come cavalcatura."


"Hòros: Sono animali onnivori; mangiano bacche, radici e licheni. Possono anche catturare pesci in un corso d'acqua e cacciano soprattutto di giorno. Gli Hòros hanno la pelliccia densa, generalmente di colore marrone o rossiccio e una coda corta. Sono dotati di un buon senso dell'udito e dell'odorato. Possono sollevarsi sugli arti posteriori mentre, con quelli superiori, raccolgono i frutti degli alberi più alti, per mezzo dei loro artigli lunghi e affilati (vengono anche utilizzati per strappare la carne e per scavare profonde buche nelle quali nascondono il loro cibo). Hanno un muso lungo e orecchie rotonde. La loro lunghezza può variare tra i 170 e i 280 cm, l’altezza invece tra 90 e i 150 cm e il loro peso può superare i 700 kg per gli esemplari più grandi. Ha un temperamento aggressivo e predilige non vivere in branco. Per le sue notevoli dimensioni non è una razza molto veloce, questa qualità è ampiamente sostituita dalla loro considerevole forza."

lunedì 9 settembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.12)

Una terra ostile


 Il molo cominciò a sfollarsi e la maggior parte dei gruppi aveva preso percorsi differenti, dopotutto era pur sempre una competizione. I tre amici approfittarono dei tavolini accanto a una taverna, per decidere il da farsi.

<<Dobbiamo andare dal Vecchio Murdar>> disse Reilhan <<è lui che ha il compito di ammettervi alla prova finale, ma chiaramente adesso è da escludere una simile circostanza!>> e guardò le due ragazze dalla testa ai piedi <<anch'io posso dire con assoluta certezza, che siete due principianti, senza offesa>> aggiunse sapendo di ricevere occhiatacce da Xera.

<<Nessuna offesa, è la verità>> disse sorridendo Elesya. <<Io penso che per cominciare, dovremo trovare del cibo e da bere, non so voi ma io muoio di fame!>> aggiunse Xera <<in base alla posizione del Primo Sole, abbiamo ancora cinque o sei ore di luce e se la fama di quest’isola è vera, saremo spacciati, una volta calata la notte; possiamo dedurre quindi, che il nostro secondo obiettivo sarà cercare un posto per la notte o creare un accampamento di fortuna>> concluse la ragazza.

<<Per essere una dilettante testa calda, hai ottime doti organizzative>> rispose ridendo Reilhan, ma la fanciulla lo ignorò e iniziò a guardarsi intorno. Non c’erano molti edifici, solo una taverna frequentata perlopiù da marinai, alcune case isolate, una piccola bancarella che vendeva frutta e verdura e in lontananza quello che doveva essere un emporio, ricco di merci insolite e per certi versi anche utili, se solo avessero avuto il denaro necessario per fare acquisti. La scritta “qui non si fa credito” tuttavia, rendeva chiara la politica di quel mercante, quindi quell’edificio potevano anche dimenticarlo.

<<Ignorate queste persone, nessuno di loro presterà aiuto alle Giovani Leve, anche se fossero in pericolo di vita, io ne so qualcosa!>> ma Reilhan non volle aggiungere altro in merito.
<<Nessuno potrebbe negare soccorso a chi è in pericolo di vita, è una crudeltà>> rispose ingenuamente Elesya, la cui bontà non poteva ammettere simili gesti. <<Sono le regole dell’isola, se fosse un villaggio turistico, ci verrebbero tutti!>> Reilhan non voleva essere duro, ma prima le sue amiche si sarebbero rese conto dell’ostilità di quel posto e meno pericoli avrebbero corso.

<<Elesya, dobbiamo contare solo su noi stessi, ricordi il discorso del Capitano Flor? Non temere però, nel nostro gruppo abbiamo il grande Reilhan, con lui non correremo alcun pericolo>> disse Xera vendicandosi per le frecciatine ricevute in precedenza dal ragazzo.

<<Al vostro servizio mie signore!>> rispose il giovane <<prima di partire però vorrei parlarvi delle vostre armi, come avrete capito, non hanno una funzione puramente ornamentale>> e iniziò a ridere.

<<Questo bastone è così elegante, come potrei considerarlo un'arma?>> disse Elesya rimirandolo.

<<Chiaramente sono di livello base>> continuò il ragazzo, fingendo di ignorare il commento precedente, <<ma saranno veramente utili se imparerete a utilizzarle>>.
Portando la mano dietro la schiena, prese il suo fidato martello, non era molto grande, ma le ridotte dimensioni non lo rendevano meno pericoloso.

<<Questa è l'arma che mi è stata assegnata quando sono stato convocato, in più di un'occasione se non fosse stato per questo Maglio, adesso non sarei qui, perché non provate a estrarre anche le vostre>> disse Reilhan. Xera serrò la sua mano attorno all'elsa della spada corta e la portò alla stessa altezza del viso così che i suoi amici potessero vederla, lo stesso fu per Elesya che aveva anticipato l'invito del ragazzo, per ammirare ancora una volta il suo bastone.

<<Non capisco, perché abbiamo armi diverse? Eppure le uniformi sono uguali per tutti>> disse sconsolata Elesya, la cui passione per gli abiti, sarebbe stata messa a dura prova, essendo obbligata a indossare solo quelle vesti.

<<In base al percorso che s’intende intraprendere, l'arma cambia, mi sembra ovvio. Il tuo bastone per esempio, fa capire che hai intenzione di avvalerti di arti magiche, che saranno incrementate da elementi naturali, nel tuo caso il legno e il ferro; la spada corta è tipica dei soldati invece o comunque guerrieri in generale>> spiegò Reilhan.

<<Il martello allora chi dovrebbe rappresentare?" domandò Xera molto incuriosita. "Gli indecisi" rispose sorridendo il giovane, ma la ragazza non fu del tutto convinta.
<<Non temete! Avrete modo di farvi una cultura in merito, attraverso l'esperienza che guadagnerete su quest'isola." aggiunse sperando che l'argomento non fosse ripreso tanto presto.

<<Io non conosco nessuna formula magica, chi m’insegnerà a utilizzare questo bastone?>> disse Elesya preoccupata, ma la sua domanda trovò subito una risposta. Reilhan iniziò a frugare nella sua bisaccia e ne tirò fuori una mappa. Non era di quelle comuni poiché segnava solo il punto in cui erano i ragazzi, con un segno luminoso.
<<Non era concessa una mappa! Perché non è bruciata con tutto il resto, una volta toccata la barriera?>> disse Elesya ripensando alla sua tunica, alla quale aveva dovuto rinunciare. <<Io sono un Novizio, per noi ci sono regole differenti e poi questa non è una comune mappa, segna solo la nostra posizione attuale e i luoghi che visiteremo, non ci sarà di alcun aiuto per adesso>>  rispose Reilhan che tuttavia continuava a osservare quello strano pezzo di carta.
<<Se adesso non è di alcun aiuto, perché l'hai tirata fuori dallo zaino, ci fai perdere del tempo prezioso!>> disse Xera impaziente di proseguire il suo viaggio.

<<Non è la mia prima volta su quest'isola ragazze, Novizi ci si diventa dopo aver passato qui almeno un anno, infatti, questa mappa aveva, incisi magicamente, vasti territori che io ho già visitato. Con il passaggio della barriera, però, sono stati tutti cancellati; pur avendola studiata a lungo, non conosco molto bene questa parte dell’isola, poiché il mio allenamento è iniziato altrove!>> spiegò il ragazzo che improvvisamente ebbe la giusta intuizione.

<<Perché non ci ho pensato prima, che sciocco>> disse Reilhan riflettendo ad alta voce <<dobbiamo andare al Villaggio Kodur, non è molto distante dalla dimora del Saggio Murdar e soprattutto li troveremo qualcuno disposto ad assegnarci qualche missione>>.
Le due ragazze guardarono Reilhan come se stesse parlando in un’altra lingua a loro incomprensibile, <<Missione?>> dissero quasi all'unisono.

“<<Certamente, su quest’isola nulla vi sarà regalato, questo vale anche per gli incantesimi che Elesya dovrà imparare per difendersi. Gli abitanti di Horsia sono soliti assegnare delle missioni alle Giovani Leve, in cambio di denaro, incantesimi o qualsiasi cosa ci potrebbe servire. L’intera isola, per di più, è gremita di segrete e tesori nascosti, ben protetti da guardiani molto forti; Horsia è un vero e proprio campo di allenamento>>.
Elesya iniziò ad avere paura, solo in quel momento si rese conto di quanto sarebbe stata dura quell'esperienza i suoi amici erano forti e risoluti ai suoi occhi mentre lei, prima o poi, sarebbe stata solo di peso, almeno così pensò.

Xera si alzò e cominciò a guardarsi intorno, non riuscendo a orientarsi però, cercò una postazione migliore e così con un agile balzo, utilizzando il tavolo della taverna come appoggio, raggiunse il tetto dell'edificio, arrampicandosi come uno scoiattolo e lasciando tutti senza parole. Da quell'altezza era tutt'altra cosa, riusciva chiaramente a vedere che dinanzi a loro c'era un deserto mentre, alla loro destra e sinistra, vi erano alberi in lontananza.

<<Signora della giungla, riesce a vedere qualcosa da lassù?>> disse divertito Reilhan.
<<Stai attenta Xera è molto pericoloso arrampicarsi sui tetti, potresti cadere!>> aggiunse preoccupata Elesya.
<<Amica mia, tu si che sai come non farmi sentire la mancanza di mia madre, hai appena ripetuto le sue esatte raccomandazioni>> disse sorridendo Xera che, scendendo con molta attenzione, comunicò ai suoi amici quello che aveva visto.

<<Bene! Secondo quanto mi hai detto, il deserto dovrebbe terminare solo nei pressi del vulcano, è molto difficile attraversarlo senza i giusti mezzi e per ora è meglio evitarlo>> disse Reilhan.

<<Potremo provare a destra allora, oppure a sinistra è indifferente, da quel che ho capito ci sono alberi e quindi sicuramente dei corsi d'acqua>> disse Elesya.

<C'è differenza invece, se non ricordo male, scegliendo la direzione sbagliata, si finisce dritti alle Paludi Lodo>> rispose Reilhan preoccupato.

<<Le paludi non sarebbero male in questo momento, questo sole è insopportabile>> aggiunse Elesya che essendo cresciuta in una città paludosa, non riusciva a sopportare l’intensità della luce solare.

<<Se vuoi avere a che fare con Lodo il Guardiano di Fango, possiamo anche andarci, ma ti assicuro che potrebbe annientarci anche con un solo respiro. Ho visto molti combattenti abili, cimentarsi con quel mostro e quasi nessuno è più tornato.  Sul lato apposto invece, vi è una foresta centenaria che dovrebbe circondare un lago, possiamo provare ad accamparci lì, che ne pensate?>> domandò Reilhan.


Le due amiche accettarono, l’idea di un lago e di una foresta era molto allettante; i ragazzi sistemarono i loro zaini e senza indugio, basandosi sul punto luminoso della mappa di Reilhan, decisero di spostarsi a Ovest del porto, sperando che quella fosse la decisione giusta. 

mercoledì 7 agosto 2013

Ringraziamenti

Ho creato questo blog con l’unico scopo di condividere con voi il mondo che c’è nella mia testa. Sapevo che scrivere un racconto su questa piattaforma, per certi versi, poteva essere controproducente poiché vi è sempre il rischio che qualcuno possa rubare il tuo lavoro o che semplicemente non interessi. 
Oggi quindi, avendo superato la soglia delle 1000 visualizzazioni (traguardo che solo sognavo) mi sento in dovere di ringraziare tutti quelli che mi seguono e leggono questa mia bizzarra storia. Spero di potervi ringraziare adeguatamente postando materiale sempre più interessante che possa coinvolgervi e proiettarvi in un mondo dove tutto è possibile; Dove il magico è routine, il combattimento all’ordine del giorno e gli animali e la natura sono differenti dalle nostre.
Spero poi che la rubrica “Curiosità da Raifaelia” possa spiegarvi tutto ciò che troverete di difficile comprensione. V’invito a commentare i miei post perché reputo importante il punto di vista dei miei lettori, io risponderò a tutti, senza spoiler però ;)


Ps. Cerco di postare solitamente una pagina al giorno, tuttavia, essendo noi in Agosto e essendoci un caldo abominevole, molto spesso mi è totalmente impossibile mettermi al pc perché incandescente. Agosto è anche periodo di vacanze e a tal proposito annuncio una settimana di stop, che passerò al mare, lontana dal mio caro portatile/termosifone. In ogni caso, quando ci saranno dei nuovi aggiornamenti, li posterò sia sul mio account di Facebook, sia su quello di Twitter (@iside2184) che su Google+. Se non siete amanti dei Social, iscrivetevi come lettori fissi o tramite Mail, così potrete avere notizie in tempo reale tramite posta elettronica.

Grazie a tutti   Valeria.

venerdì 2 agosto 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.11)

<<Dove diamine eri finita? Dobbiamo rimanere uniti, la barriera è prossima!>> disse Reilhan un po’ preoccupato.

Xera avrebbe voluto dir loro del colloquio con il Capitano, ma non c’era tempo da perdere, lo scudo magico era ormai chiaramente visibile. Sembrava un enorme bolla di sapone che circondava interamente l’isola; non aveva un aspetto spaventoso, al contrario di come le era stato descritto in precedenza, anzi era molto bello da vedere, poiché, una volta illuminato dalla luce dei due soli, produceva riflessi colorati simili all'arcobaleno  Quasi tutti ne rimasero incantati, non era uno spettacolo che si poteva vedere tutti i giorni. Reilhan suggerì loro di tirar fuori dagli zaini, la pergamena dorata e di stringerla saldamente; spiegò ancora una volta che grazie alle speciali incisioni runiche presenti sul documento, avrebbero superato senza danni quella barriera. Invitò le sue amiche a non lasciarsi ingannare dall'aspetto etereo dello scudo, perché al contrario era veramente pericoloso, ma questo lo capirono anche loro molto presto.

La nave avanzava lentamente, pur non avendo né rallentato in precedenza, né mitigato la sua corsa; era come se il tempo, in quell’unico punto, procedesse a un ritmo diverso e fosse quasi immobile. Di questa condizione però ne risentiva solo l’imbarcazione poiché, sia il flusso delle correnti, sia i movimenti dell’equipaggio, avevano mantenuto la stessa velocità.

<<Che strano, la nave sembra sospesa, ma com’è possibile?>> chiese Elesya e subito Reilhan le spiegò che era un effetto della barriera. <<Rallentando il moto di tutte le imbarcazioni che desiderano oltrepassarla, dà loro un’ultima possibilità, in caso di intenzioni ostili, di cambiare i propri propositi, infatti, se il mezzo volesse invertire la propria rotta, riprenderebbe la velocità iniziale>> aggiunse.

Xera ne fu molto sorpresa, quello scudo che lei aveva sottovalutato, aveva una forza tale da fermare una nave così imponente senza nemmeno esserne sfiorato. Fu pervasa da un certo timore con l’avvicinarsi della barriera, così Elesya la prese per mano e le sussurrò.

<<Una volta superato questo ostacolo, finalmente saremo a Horsia, sono così emozionata. Tienimi la mano, ho paura di perdermi quando approderemo>> e le sorrise dolcemente.

Xera si sentì subito meglio, la sua nuova amica poteva sembrare frivola a prima vista, ma sapeva infondere calma e tranquillità solo con un sorriso.

<<Ragazze non fatevi prendere dal panico, quando giungeremo al porto di Horsia, sono sicuro che ci sarà molta confusione e alcuni di questi gruppi si disperderanno; cerchiamo di rimanere uniti, ma soprattutto seguite solo e soltanto me. Diffidate da quelli che vi proporranno scorciatoie, o armi invincibili poiché vi inganneranno rendendovi una facile preda per le bestie dell’isola>>.

Reilhan era molto teso, si poteva capire dalla postura rigida e dal tono delle sue parole; lo sguardo era fisso su di un punto che né Xera né Elesya riuscivano a scorgere, l’unica certezza era che andava ben oltre la barriera.
La prua nella nave si conficcò nello scudo che pian piano la avvolse; le pergamene iniziarono a brillare tutte contemporaneamente, rispondendo ad un richiamo che nessuno poteva udire. Man mano che l’imbarcazione avanzava, la barriera incamerava sempre più centimetri della nave; qualcuno preso dal timore arretrò, cercando di ritardare di qualche minuto l’ingresso, ma era del tutto inutile poiché di lì a poco l’intera Sylvia sarebbe stata assorbita.

A un tratto tutti gli oggetti che erano stati scartati in precedenza, come cibo, armi o abiti dismessi, presero fuoco, una volta colpiti dallo scudo; ci furono momenti di panico, ragazzi che iniziarono a indietreggiare sempre di più, temendo di fare la stessa fine dei propri vestiti. Quelli che avevano conservato qualcosa del vecchio bagaglio, si ritrovarono piccole fiamme nella bisaccia della Leva, altri videro i propri monili, nascosti sotto l’uniforme, incenerirsi. Xera, istintivamente, si toccò il fiocco che aveva tra i capelli, temendo che potesse bruciare come tutto il resto, ma non ripiegò quando la barriera giunse davanti ai suoi occhi. 

Accadde tutto in pochi minuti, il suo corpo fu totalmente avvolto da un’energia che non era né buona né malvagia; era magia allo stato puro, contro la quale si era totalmente inermi. La pergamena brillò più intensamente, emettendo la stessa luce sprigionata al portale di Dalihan e come allora Xera chiuse gli occhi per non rimanerne accecata. Non sentiva ne caldo e ne freddo, solo una profonda quiete; questa sensazione ebbe durata breve tuttavia, poiché ben presto la ragazza si ritrovò oltre la barriera, totalmente incolume, così come Elesya e Reilhan. Il suo fiocco era intatto e di questo fu sollevata, Elesya le teneva ancora la mano, mentre il loro amico, dopo aver riposto la pergamena nello zaino, si preparò a scendere dalla nave.

<<Mie care fanciulle, ecco quella che sarà la vostra casa per molto tempo>> disse riprendendo il solito tono beffardo. <<Si spera per poco, non voglio ammuffire su quest’isola>> replicò Xera, <<l’importante è rimanere uniti, solo così potremo superare tutte le prove>> disse Elesya sorridendo.

Dopo pochi metri dalla barriera, si poteva chiaramente distinguere l’isola e un piccolo porto dinanzi a loro. Xera non riusciva a determinare, con il solo sguardo, le reali dimensioni di quel lembo di terra poiché era più vasto di quel che immaginava. L’unica cosa che poteva chiaramente scorgere, era un vulcano alla sommità dell’isola, circondato da chilometri di foresta fitta e verdeggiante. Il porto era al centro di un golfo naturale, dove le correnti si placavano e il mare diventava limpido e cristallino. Il clima era mite e temperato e nonostante la stagione calda fosse ormai prossima, non si avvertivano picchi esagerati di calore, sembrava una perenne primavera. Elesya, riparandosi con una mano dalla luce del primo sole, sembrava un po’ accaldata, al contrario del resto del gruppo.

<<Il sole è molto forte da queste parti, nella mia Payanir filtra di rado per i maestosi alberi antichi che circondano le paludi. Non pensavo che Nurya potesse essere così caldo>> disse Elesya abbastanza provata.

<<Nurya? Non conosco questo nome>> disse Reilhan perplesso. <<E’ un’antica leggenda che si tramanda nelle mie terre, magari ve la narrerò quando approderemo; Nurya è il nome con il quale chiamiamo il Primo Sole>> spiegò la ragazza.

<<Amici guardate il porto è vicino, dobbiamo prepararci a scendere>> disse Xera interrompendo la conversazione. <<Ragazze non perdete mai di vista le mie spalle!>> ricordò loro Reilhan, <<si! Abbiamo capito Rei, non dobbiamo parlare con gli sconosciuti e non possiamo fare compere, tutto questo è chiaro, lo avrai ripetuto solo cento volte, nell'ultima mezzora!>> rispose seccata Xera.

<<Lo ripeterò altre mille se necessario, così che anche una testa dura come la tua potrà memorizzare le mie parole>> aggiunse a tono Reilhan. <<Amici non vi arrabbiate per favore, se ci mettiamo a discutere proprio ora, cose ne guadagneremmo se non di restare indietro rispetto a tutti gli altri>> replicò Elesya. Nessuno dei due obiettò perché la loro amica aveva perfettamente ragione, erano in un punto cruciale del viaggio e la tensione si poteva quasi toccare.

<<Ti chiedo scusa Rei>> disse con una flebile voce Xera, fingendo di guardare l’orizzonte;  <<e accetto volentieri le tue scuse! Anche se ci conosciamo da poco, ho capito che queste cortesie, con te, saranno più uniche che rare>> e iniziò a ridere. La mano di Elesya strinse con maggior vigore quella dell’amica, aveva capito che si sarebbe arrabbiata per quel commento, essendo facilmente irritabile, Xera però era troppo tesa e quasi non sentì le parole infelici ma veritiere di Reilhan.
I suoi amici se ne resero conto e per tranquillizzarla si strinsero attorno a lei, facendo sentire la loro presenza; anche Reilhan la prese per mano e senza aggiungere altro condusse le due ragazze al centro del ponte della nave, luogo in cui si sarebbe innalzata una passerella, che avrebbe permesso a tutti di scendere sull'isola.

La nave si arrestò, le vele furono ammainate e una schiera di marinai, per mezzo di corde molto robuste, sollevarono dal fianco dell’imbarcazione, un ponticello. Altri, sul lato opposto, spingevano con forza un enorme mulinello, al quale, man mano che girava, si avvolgeva una catena nera di dimensioni notevoli, alla cui estremità era collegata un’ancora. Questa, unuestQQQQ tempo, doveva essere stata lucida come uno specchio, come si poteva facilmente intuire dalle piccole parti prive d’incrostazioni, che riflettevano la luce del sole. Dall'alto della cabina di comando, si sentivano le voci del Capitano Flor e del Primo Ufficiale coordinare lo sbarco e tutte le azioni del resto dell’equipaggio. Tutto era pronto, i tre amici preferirono non scendere per primi per evitare di disperdersi, ma non furono nemmeno gli ultimi; come aveva più volte ripetuto Reilhan, il molo si riempì di ragazzi sperduti e senza meta, la confusione dilagava e alcuni iniziarono a gridar a gran voce i nomi dei propri compagni dispersi nella folla.

I tre si tenevano saldamente per mano, ma prima di abbandonare completamente la nave Xera si girò di colpo e gridando a squarciagola disse <<Addio Capitano, addio signor Primo Ufficiale, vedrete che questo non sarà un viaggio sfortunato>>.

Dall'alto del ponte si udì chiaramente una fragorosa risata, Flor la salutò e riprese a impartire ordini, il suo Ufficiale, invece, si limitò a un appena accennato gesto di saluto, ma fu contento delle parole di quella bizzarra ragazza con fiocco e spada.



<<Andiamo amici, Horsia aspetta solo di essere conquistata>> disse fiera Xera, mentre Reilhan e Elesya, ancora stupiti per quel saluto finale, si limitarono a sorridere mentre si lasciarono alle spalle l’imponente Sylvia.               

giovedì 1 agosto 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag. 10)

 L’approdo

Erano passate sei ore dalla partenza e sul ponte della maestosa Sylvia, ormai regnava la tensione tra le Giovani Leve. Di tanto in tanto si sentiva discutere animatamente tra membri di diversi gruppi, senza un motivo apparente. L’agitazione si faceva sentire anche per Xera, che ormai esausta, non vedeva l’ora di arrivare a Horsia. 

Elesya era la più calma, sembrava, al contrario del resto dei partecipanti, molto rilassata, come se stesse prendendo parte a un viaggio di piacere, con amici di vecchia data; ogni tanto, per passare il tempo, lucidava il suo bastone, pur essendo nuovo di zecca, sistemava la sua uniforme, laddove si creavano delle pieghe e infine si occupava dei suoi capelli che sistematicamente spostava da una spalla all’altra, poiché il vento la spettinava continuamente. Più ripeteva quei gesti e più Xera s’innervosiva, ormai aveva raggiunto e superato il suo limite, in merito alle lunghe attese. 

Si alzò di scatto e cominciò a camminare avanti e dietro per sgranchirsi le gambe; Reilhan, che aveva ripreso a dormire, dopo aver comunicato loro le informazioni iniziali, si svegliò e una volta stiracchiato, iniziò a guardare con molta attenzione l’orizzonte, come se stesse cercando di scorgere qualcosa d’invisibile al resto del gruppo. Xera lo raggiunse e speranzosa, gli chiese se erano finalmente arrivati, ma la risposta fu negativa e ancora più irritata, riprese a camminare per tutto il ponte della imponente Sylvia.

Senza rendersene conto raggiunse l’altra estremità della nave e con sua grande sorpresa, vi trovò il capitano Flor, intento a chiacchierare rumorosamente con il suo Primo Ufficiale. Non volendo disturbare, Xera pensò di tornare indietro ma i due uomini, accorgendosi della presenza della ragazza e interrompendo la conversazione, la invitarono a unirsi a loro.

<<Ragazzina! Si tu con quel fiocco da bambolina tra i capelli, vieni qui non avere paura!>> disse il Capitano incuriosito.

<<Non era mia intenzione disturbare, Signore!>> disse Xera intimorita.

<<Che sciocchezze, se avessi voluto avere un colloquio privato, sarei nella mia cabina adesso>> e Flor iniziò a ridere fragorosamente.

<<Dimmi un po’ qual è il tuo nome, ragazzina buffa!>> aggiunse il Capitano.

<<Io sono Xera, Signore!>> Flor la guardò con molta attenzione, abbassò lo sguardo e si concentrò sulla spada che la giovane aveva appuntata in vita.

<<Una spada corta!>> e rise <<Avrei giurato che le bambine avessero un debole per le arti magiche o curative, vedere una donzella infiocchettata, con una spada, è assai bizzarro!>>

Il Primo ufficiale si schiarì la gola per evidenziare la maleducazione del suo capitano, non era cortese offendere una fanciulla, ma Flor era un uomo che non badava molto all’etichetta, per questo il suo sottoposto era costretto a correggerlo continuamente, soprattutto durante occasioni ufficiali che richiedevano rigore e formalità.
Xera non aveva accettato di buon grado il giudizio del capitano, ma certamente non avrebbe discusso con un uomo così importante, per cui strinse i denti e finse di sorridere, cosa che purtroppo non le riusciva molto bene.
Il Capitano che, nonostante le apparenze, era una persona molto comprensiva, per rimediare al suo torto, volle darle altre spiegazioni in merito al viaggio, sapeva quanto fosse importante, per le giovani Leve, raccogliere quante più informazioni possibili per affrontare le prove dell’isola.

<<Su, su! Non ti arrabbiare bambina e perdona questo vecchio scortese, non era mia intenzione offenderti! Piuttosto sono curioso di sapere come mai hai scelto di diventare un soldato, vuoi forse far arrabbiare mamme e papà? Oppure vuoi spaventare un ammiratore impertinente?>>

 Xera era molto confusa, non riusciva a capire a cosa volesse alludere Flor; non sapeva che poche donne sceglievano di percorrere il suo stesso cammino e la maggior parte delle volte, questa decisione era stata spinta da motivazioni simili a quelle elencate dal capitano; per Xera però si trattava di una vera passione e molto presto anche lui se ne sarebbe reso conto.

<<Io non so molto di ammiratori impertinenti e sicuramente mia madre non è contenta della mia scelta, tuttavia mi ha aiutata, perché sapeva quanto desiderassi diventare una Paladina. Una ragazza che vuol combattere può suscitare ilarità, ne sono consapevole, ma sono pronta a sfidare tutti quelli che oseranno deridermi, abbattendo i loro sciocchi pregiudizi>>.

 Xera smise di parlare, si rese conto che forse aveva osato troppo, non era molto intelligente dare dello sciocco a un Capitano così importante e si preparò al peggio.

<<Ammirevole bambina, queste si che sono parole sacro sante. Mi è capitato in tanti anni di viaggi, di incontrare giovani volenterose e forti, molto più di certi uomini di mia conoscenza e tutte animate dal tuo stesso sentimento di rivincita, verso un mondo (quello militare) dove sono considerate deboli e d’intralcio. Sarei tuttavia un bugiardo se ti dicessi che tutte quelle che ho conosciuto sono mosse da così nobili ideali; soprattutto durante queste competizioni, ho visto bambine spinte per lo più dalle mode del momento o da certi genitori maggiormente interessati al prestigio del loro nome, che al futuro delle loro figlie. Sono contento di aver incontrato una fanciulla così determinata durante questo viaggio, vuol dire che non è stato del tutto inutile, questa volta!>>  e scoppiò nuovamente a ridere dando pacche sulla spalla della ragazza.

Xera, ancora confusa, chiese timidamente <<Volete dire che alcuni viaggi sono stati inutili, signore?>>

Intervenne il Primo Ufficiale, che sino a quel momento, aveva preferito ascoltare <<Il Capitano Flor si è confuso, voleva dire sfortunato; nessuno dei nostri viaggi è stato inutile>> e si schiarì la gola.

Xera non era ancora soddisfatta <<Che cosa intendete per sfortunato, signore?>>chiese.

Il Capitano si grattò la testa, si era reso contro tardi di aver parlato troppo e non sapeva come uscire da quella difficile situazione; guardò il Primo Ufficiale e lasciando a lui la patata bollente, finse di avere impegni importanti da dover sbrigare con una certa urgenza. Sbuffando esasperato, dalla poca professionalità di Flor, il marinaio cercò di rimediare.

<<Mia signora, come lei sa, queste competizioni sono molto difficili, oserei definirle estremamente dure e purtroppo non tutti hanno la forza necessaria per superare le numerose prove dell’isola. Alcuni preferiscono rinunciare quasi subito, altri a metà del percorso, altri ancora ... >>  e per un attimo calò il silenzio. <<Non tutti i viaggi sono quindi fortunati! Il capitano è tuttavia speranzoso in merito alla vostra persona; è motivo di orgoglio per lui incontrare persone così motivate, che oggigiorno sono più uniche che rare. Ora mi dovete scusare, ma essendo la nostra meta quasi vicina, devo coordinare l’equipaggio; si prepari, ormai Horsia è vicina!>> 


Il Primo Ufficiale raggiunse il capitano sul ponte di comando, mentre il resto della ciurma iniziò tutti preparativi necessari per l’approdo. Xera, per non essere d’intralcio, corse verso il suo gruppo, intento a osservare, con molta attenzione, l’orizzonte; un’imponente barriera si parava dinanzi alla nave.