martedì 5 maggio 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 149)

Reazioni: 
Dereth indietreggiò di qualche passo ma il curatore, afferratogli l’avambraccio, lo bloccò all’istante <<Dove pensi di andare, se non sbaglio c’è qualcuno che ti aspetta!>> lo apostrofò indicando un punto indefinito del lago. Alle spalle di Lodo, infatti, vi erano due bolle di vetro che racchiudevano i compagni dello spadaccino. La giovane leva sbarrò gli occhi dallo stupore e colto alla sprovvista portò la mano sull’elsa del fioretto, <<Non possiamo attaccarlo senza un piano, sarebbe un suicidio>> aggiunse il Novizio. Lodo si mosse lentamente verso i due ragazzi, la cui presenza parve metterlo di buon umore. <<Sono trascorsi molti anni dall’ultima volta che ho assaporato carne umana>> tuonò la bestia, <<E ora invece le mie paludi ne sono gremite>>. Lodo smise di parlare e si spostò di due passi in avanti, fece una piccola pausa e spalancò le immense fauci producendo un verso gutturale che intimorì le leve. <<Che cosa vi porta qui. Giacché non ne uscirete più, vi concederò il privilegio di parlarmi>> e così dicendo restò immobile sul posto in attesa di risposte. Fu Reilhan a esporsi per primo: <<Siamo qui per riprenderci i nostri compagni!>> disse con un’inaspettata sicurezza. Lodo lo fisso per alcuni secondi, ma subito il suo sguardo ricadde su Dereth. <<Il tuo viso è familiare>> sibilò <<Già una volta sei apparso al mio cospetto … e in quel frangente hai barattato la tua libertà con le vite dei tuoi amici>>

Reilhan si voltò di scatto, <<Che cosa sta dicendo?>> lamentò irritato, <<Nulla, la bestiaccia non sa quel che dice>> tagliò corto lo spadaccino, ma un secondo verso più assordante del precedente, lo zittì in pochi secondi. <<Non abusare del mio tempo!>> lo ammonì Lodo riducendo gli occhi a fessura. Il curatore era sempre più confuso ma la preoccupazione per Elesya prese il sopravvento. <<Siamo qui per riprend …>> Lodo però, lo interruppe bruscamente, <<Ragazzo, non è con le buone intenzione che m’impedirai di nutrirmi di questa fanciulla>>. La lunga coda emerse dalle acque melmose e come fosse un braccio, avvolse Elesya conducendola ad altezza fauci. <<Aspetta!>> urlò il Novizio disperato seppur invano, poiché Lodo lasciò cadere l’esile corpo, proprio sopra la ruvida lingua. I vestiti della giovane maga s’impregnarono di bava appiccicosa e nel momento in cui le zanne furono sul punto di ferirla, Reilhan lanciò Vheles nella bocca della bestia, <<Se tieni a lei, renditi utile>> sbraitò poco prima di scagliare la staffa. Avvolta da una flebile luce livida, Vheles roteò su se stessa fino a che, con precisione innaturale, andò a incastrarsi tra le fauci. Lodo prese a dimenarsi con forza e ogni suo movimento fece sussultare la terra. 

Sia Dereth sia Reilhan persero l’equilibrio a causa delle forti vibrazioni, senza contare l’ingente quantità d’acqua e fango che la bestia sollevò nel tentativo di liberare le zanne. Fu così che la giovane maga si ridestò dallo stato d’incoscienza che l’aveva colpita e realizzato il destino che l'attendeva, afferrò la staffa e iniziò a farfugliare una formula. Delle lame si generarono attorno a lei, ferendo lo strato interno della bocca di Lodo. Il sangue della bestia impregnò il corpo di Elesya ma la fanciulla non ebbe il tempo di preoccuparsene, infine coscia che la barriera non l’avrebbe protetta a lungo, riprese possesso della staffa e si gettò nelle torbide acque dalla palude. Alcune bolle sulla superficie del lago attirarono l’attenzione del Novizio, che per tutta risposta si sporse in direzione dell’argine pronto ad afferrare la sua amica, ricordando però (forse troppo tardi) che Elesya non sapeva nuotare. Mosso dalla disperazione fece per raggiungerla tuffandosi a sua volta, ma i movimenti improvvisi di Lodo lo spinsero a diversi metri di distanza. <<Elesya!>> urlò il ragazzo rialzandosi a fatica, tuttavia quando riuscì a tornare sull’argine del lago, le bolle erano sparite e al suo posto vi trovò alcuni frammenti di stoffa dilaniata. Reilhan rimase in silenzio, benché Lodo stesse continuando ad agitarsi con rabbia e veemenza. <<Allontanati!>> lo riprese Dereth, <<Se resti lì, finirai schiacciato>> aggiunse, ma Reilhan non mosse un muscolo quasi non gli importasse. 
Come aveva predetto lo spadaccino, Lodo puntò il curatore e caricandolo con tutta la forza che aveva, sollevò l’enorme zampa destra con l’intento di colpirlo. Gli artigli sprofondarono nel malleabile terreno, generando una profonda impronta laddove, qualche minuto prima, era inginocchiato il curatore.

Lodo sorrise mostrando le zanne, dalle quali sgorgava copiosa della bava mista al suo stesso sangue e senza perdere tempo sollevò la zampa per contemplarne il risultato. Cambiò subito espressione però, nel momento in cui capì che del curatore non vi era alcuna traccia. Di nuovo spalancò le fauci producendo l’assordante verso di stizza, che costrinse Dereth a coprirsi le orecchie. <<Do-ve tisch schtai naschcondendo?>> biascicò sebbene le sue parole fossero a tratti incomprensibili, a causa delle ferite riportate sulla lingua e sul palato. Lodo percosse il terreno con forza fino a che non fu quasi del tutto sommerso dalle acque della palude, poi con sguardo famelico puntò lo spadaccino, che per tutta risposta estrasse il fioretto con ritrovato coraggio. Lodo sorrise compiaciuto dinanzi all’esile lama della sua spada. <<Penschi di schpa-ventahrmi con quello schtuzzicadenti?>> la saliva discendeva dalle fessure tra le zanne disperdendosi nelle acque fangose. <<Non scharesti do-vuto tohrnare, avevamo un pa-ttoh>> asserì Lodo carico di risentimento ma poco prima che il sovrano potesse aggiungere altro, un preciso fendente gli recise la lingua di netto. <<Perdonami, non sopporto i chiacchieroni>> affermò Dereth riponendo l'arma. Lodo iniziò a sbraitare dal dolore e alla vista della lingua ai piedi del ragazzo, si gettò su di lui con tutta la rabbia che aveva in corpo. La giovane leva tuttavia non sembrò preoccuparsene e istintivamente riuscì a evitare l’assalto nemico … o almeno così pensò. 

Dopo pochi secondi, infatti, la sagoma della bestia svanì come fosse fumo. <<Che diamin …>> non ebbe modo di terminare la frase, poiché un secondo assalto alle spalle lo sorprese scaraventandolo a diversi metri di distanza. Dereth riuscì a sollevarsi con l’aiuto del braccio sinistro, le uniche ossa ancora integre dopo il violento impatto. Le gambe erano per metà immerse nel fango, la cui posizione sbilenca convinse il ragazzo a non tentare di rialzarsi. Accasciato sull’addome, afferrò una boccetta dalla tasca della cintola che avvolta da una barriera che baluginava appena, non mostrava alcuna incrinatura, benché sembrasse comune vetro. Con i denti si liberò del tappo di sughero che la sigillava e senza indugio ne trangugiò il contenuto in un solo sorso. Lodo impiegò lo stesso tempo per girarsi su stesso e scorto lo strano movimento dello spadaccino, con uno scatto rapido della coda lo scalzò di nuovo. Dereth tuttavia parve non risentirne, al contrario se ne restò in piedi sul versante opposto della palude epurato da ogni ferita. Lodo in primo momento fu colto alla sprovvista, poi però annusata l’aria voltò il capo di scatto, poiché un violento attacco giunse inaspettato alla sua destra. Una luce abbagliante lo accecò e infine una lama di vento circondata da vivide fiamme candide, lo investì in pieno. 

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