venerdì 3 aprile 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 142)

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Xera era riversa al suolo apparentemente svenuta. Con il corpo segnato da tagli e ferite, la guerriera dovette arrendersi dinanzi alla forza del suo alter ego. La fanciulla dai capelli canuti se ne stava immobile sugli argini della palude, stringendo la sua spada intrisa di sangue che piangeva lacrime scarlatte. Sollevò l’arma d’argento lunare e ne assaggiò il metallo leccandone la lama, come fosse per lei il gesto più naturale del mondo <<La debolezza ha un pessimo sapore>> proferì ripulendosi le labbra con la manica della veste, ma Xera era troppo provata per controbattere. L’alter ego allora ne approfittò per ridurre la distanza tra loro, certo ormai della sua dipartita. Prese così a camminare in circolo disegnando un perfetto perimetro attorno al corpo della guerriera, per poi studiarne la sbilenca posa assunta a causa delle ferite inferte. Poiché il terreno era bagnato del suo sangue, anche i piedi della fanciulla ne furono insozzati perciò, non sopportando di vedere la sua pelle imbrattata, incominciò a calciare con violenza il corpo di Xera. La giovane leva però, con un gesto inaspettato, riuscì a parare il colpo con l’aiuto di Divaahr. L’alter ego fu colto di sorpresa e temendo la contromossa della guerriera, si portò a una certa distanza da lei con salti agili e veloci. 
Xera riuscì a rimettersi in ginocchio ma con estrema difficoltà. Respirare, infatti, era diventato doloroso a causa delle costole rotte tuttavia, facendo leva sulla spada, tornò subito in piedi. Rhinvel, che non aveva ancora manifestato il suo potere, sembrava una comune spada senza vita, per questa ragione l’alter ego era riuscito a sopraffarla con tanta facilità. 

Lo sguardo poco lucido di Xera si posò sul suo avversario. Le ferite le pulsavano e la testa non smetteva di rimbombare. Fece così un respiro profondo ed ergendo la lama dinanzi al corpo, si lanciò in una corsa disperata con l’intento di colpire la candida fanciulla. Il tentativo però fallì poiché non fu difficile per il suo avversario evitare l’assalto. Xera inciampò sulle sue stesse gambe e di nuovo in ginocchio, fu presto in balia della fanciulla. Con un netto fendete l’alter ego incise l’ennesima firma sulle spalle della ragazza, lacerando ciò che rimaneva delle bende che, ormai a brandelli, ricaddero sul terreno. Xera non si curò di proteggere il corpo scoperto, sebbene il marchio fosse in bella vista. <<Che spreco!>> mormorò la fanciulla con disprezzo <<Se solo non rinnegassi il tuo vero io, saresti una delle donne più potenti al mondo … sei disgustosamente insignificante>> aggiunse. Si portò allora dinanzi a lei e con la mano libera le afferrò il mento, affinché Xera potesse guardarla negli occhi. <<Gli amici, la famiglia. Cerchi sempre qualcuno da proteggere per non sentirti inutile. È patetico! Liberati di loro senza alcuna eccezione e ti permetterò di continuare a vivere in un angolo remoto del mio corpo>>. Ogni singola parola era fredda e priva della più piccola emozione. Persino il suo viso non si mostrò mai turbato, quasi fosse stato scolpito nella pietra. <<Vai …>> gemette Xera <<Vai al diavolo!>>

L’alter ego non si scompose e subito la schiaffeggiò con violenza. <<A quanto pare non sono stata abbastanza convincente>> proferì in tono minaccioso, ma la guerriera stranamente sorrise confondendo non poco il suo avversario. <<è incredibile vedere quel ghigno sul tuo volto emaciato!>> sibilò la fanciulla inclinando il capo. Xera si risollevò a fatica e di nuovo tornò in piedi. << È così evidente il divario tra noi, accetta le mie condizioni e finiamola di perdere tempo>> asserì. La fanciulla si mosse piano assaporando ogni singolo movimento. La spada d’argento penzolava sul suo corpo, come fosse un gioco nelle mani di una bambina. Ad ogni passo la lama incideva il terreno e presto si lasciò alle spalle un lungo solco netto che delimitò una sorta di confine tra le due ragazze. 
Puntando la spada in direzione di Xera, la fanciulla iniziò a fissarla con sguardo truce <<Giochiamo>> affermò contraendo il volto in un sorriso privo d’emozione <<Se riuscirai a impedirmi di invadere il tuo spazio, ti lascerò superare le paludi … se è quello che desideri>> sostenne ma Xera diffidò, <<In caso contrario mi prenderò tutto di te, a cominciare dai tuoi “cari” amici>>. Appena la fanciulla finì di parlare tre figure si materializzarono ai confini dell’isolotto e sebbene fossero occultati dalla nebbia, la guerriera li riconobbe all’instante. Reilhan, Elesya e sua madre Annabell erano in piedi alla sua sinistra, tuttavia immobili e circondati da una specie di bolla di vetro che impediva loro di scappare. La bolla era piena d’acqua e più passavano i minuti, più questa si riempiva. Xera rabbrividì perciò senza esitare si fiondò alla volta dei suoi cari, ma una violenta sferzata la riportò al punto di partenza. 

Allo stesso tempo il livello d’acqua nella bolla di Annabell aumentò a vista d’occhio. <<La prossima volta la riempirò tutta, non ti conviene riprovarci. In ogni caso moriranno, lascia almeno che mi diverta>> disse posizionandosi al centro della sua area d’influenza. Xera non riuscì a distogliere lo sguardo dal volto contrito di sua madre; era quasi un anno che non la vedeva e saperla in pericolo di vita la rese poco lucida. Subito la rabbia prese il sopravvento e senza riflettere si scagliò contro il suo avversario con l’intento di eliminarla una volta per tutte, ma non appena i suoi piedi sfiorarono la linea di confine tracciata in precedenza, l’alter ego si gettò su di lei con una furia senza pari. Le due lame cozzarono producendo un suono stridulo che ferì le orecchie della guerriera e l’attrito tra i due metalli generò scintille che arsero la sua pelle, nulla però le avrebbe impedito di cedere il passo. Xera attinse alle poche energie che le erano rimaste e con il dorso dello scudo colpì l’addome della fanciulla che tuttavia non si scompose. <<Non sai fare di meglio?>> la provocò facendo un cenno con la testa che indusse la guerriera a distogliere lo sguardo per fissare le bolle. Il livello dell’acqua nella prigione di Annabell era arrivato quasi in cima e a breve la donna sarebbe stata completamente sommersa. Xera trasalì e l’alter ego ne approfittò per spiazzarla con un calcio al ginocchio che le fece perdere l’equilibrio. Quando la giovane leva crollò a terra, la fanciulla ne approfittò per oltrepassare la linea di confine. Divaahr riuscì a parare l’affondo diretto al cuore, ma Annabell non fu altrettanto fortunata poiché nel momento in cui l’avversaria invase l’area di Xera, la bolla della donna si riempì del tutto. La giovane leva dovette assistere inerme alla dipartita della madre che continuava a muoversi in maniera frenetica tentando di non soffocare. Le lacrime le ottenebrarono la vista e sebbene la guerriera desiderasse raggiungere Annabell in tempo, il suo avversario le impedì di muoversi inchiodandola al terreno. <<Levati di mezzo!>> urlò a squarciagola ma non ottenne l’effetto desiderato, al contrario divertì la fanciulla a tal punto da indurla a esercitare con maggior veemenza la sua innaturale forza. Infine stanca di attendere oltre, l’alter ego scalciò la guerriera e senza neanche guardare, scagliò la lama bianca al centro della bolla. Il vetro s’incrinò e l’acqua iniziò a zampillare copiosa, tinta di un rosso amaranto che si riversò nelle paludi. 

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