lunedì 20 aprile 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 146)

Reazioni: 
Xera non poté fare a meno di fissare la cara amica venirle incontro, la lunga lama d’argento pareva un ossimoro tra le sue piccole mani, eppure allo stesso tempo incuteva un certo timore. I suoi occhi spenti non le trasmettevano alcuna emozione, quasi dinanzi a lei ci fosse solo un guscio vuoto. <<Ely … Sono io! Non mi riconosci?>> gemette la guerriera allo stremo delle forze. Stare in piedi si rivelò troppo faticoso, sebbene non avesse altra scelta. Divaahr era incastrato nella bolla di vetro divenuta ormai una sorta di tomba per il caro Reilhan, mentre Rhinvel non sembrò ancora reagire alla volontà della fanciulla. Facendo leva sulla spada Xera avanzò lenta in direzione di Elesya, che pronta all’attacco accelerò la sua camminata con la lama protesa dinanzi al corpo. Benché le loro condizioni fisiche differissero, per Xera fu semplice rispondere al debole attacco della maga, perciò si assicurò di non ferire l’amica nel tentativo di disarmarla. Più attacchi bloccava però e più questi si fecero insistenti. Al punto che ormai esausta, Xera divenne meno incisiva e con un affondo mal controllato ferì gravemente la giovane maga. <<Vedo che incominci a capire!>> esclamò l’alter ego soddisfatto, <<Non hai bisogno di queste persone, per te sono solo d’intralcio>> aggiunse. Xera tuttavia decise di ignorarla, poiché troppo impegnata a tenere a bada Elesya. La spalla della maga ostentava un profondo taglio che iniziò a sanguinare copiosamente, eppure la fanciulla sembrò non risentirne in nessun modo. Al contrario si fece ancora più battagliera e con una serie di attacchi imprecisi e privi di logica riuscì persino a ferire la guerriera. 

Infervorata dal primo attacco andato a segno, Elesya si scagliò contro Xera, che intanto aveva guadagnato una certa distanza arretrando in fretta. Di nuovo la maga agitò la lama fendendo l’aria, ma questa volta la giovane leva decise di non contrattaccare. Restò così immobile sul posto, in attesa che l’amica concludesse quanto aveva iniziato. <<Che cosa credi di fare?>> domandò allarmata l’alter ego, <<Hai infine deciso di arrenderti?>>. Xera però non rispose e chiudendo gli occhi, spalancò le braccia pronta ad accogliere l’attacco di Elesya. La guerriera aveva perso sensibilità nella quasi totalità del suo corpo, sia a causa del veleno con cui era entrata in contatto tempo prima, sia per le ferite riportante durante la lotta. Con Divaahr divenuto inutilizzabile, Xera non era più in grado di difendersi dagli attacchi dei suoi nemici, benché potesse ancora contare su Rhinvel che tuttavia pareva assopita. Strinse gli occhi pronta ad accusare l’ennesimo colpo, forse addirittura l’ultimo, considerando che non sarebbe stato poi tanto male perire per mano di una persona cara. Fu in quel momento che una violenta fitta alla spalla destra la ridestò bruscamente. Il sigillo cominciò a dolerle a tal punto da costringerla a piegarsi su se stessa, consentendole così di evitare l’affondo della maga che invece perse l’equilibrio cadendo nel fango. Scivolando Elesya abbandonò la spada, che per uno strano scherzo del destino finì proprio ai piedi della guerriera. 

Xera la afferrò senza pensarci, seppur la spalla continuasse a pulsare senza sosta. Quando la piccola mano sfiorò l’elsa d’argento lunare, qualcosa in lei cambiò. Una strana forza le esplose nel braccio e pian piano risalì fino a raggiungere il marchio che infine smise di pulsare. L’alter ego allora abbandonò il luogo dal quale si stava godendo il combattimento e decisa a riprendersi la sua spada, si scagliò con i pugni serrati contro la guerriera. La giovane maga non fu da meno e tornata in piedi, si precipitò sull’amica dal lato opposto. Xera si ritrovò così al centro di due attacchi che in un modo o nell’altro l’avrebbero investita e incapace di pensare, decise di affidarsi al suo istinto. Con il piede sinistro sollevò in fretta l’elsa di Rhinvel, la agguantò al volo con discreta maestria e infine ruotando i polsi contemporaneamente, affondò le due lame nel petto dei due avversari. Il corpo di Elesya evaporò all’istante, l’alter ego invece arretrò di qualche passo ripiegandosi su se stesso. Xera ne fissò il viso sorridente, sebbene fosse sul punto di perire e non poté fare a meno di chiedersi il motivo. <<Hai compreso infine che gli amici sono inutili … non hai esitato un solo istante quando hai affondato la lama nel cuore della strega>> spiegò la fanciulla canuta. 

La guerriera però scosse il capo, <<Ti sbagli! Quella “cosa” non è mai stata Elesya e benché nel corpo fossero simili, non era altro che una misera copia della mia amica. Tuttavia …>>, <<Tuttavia?>> ribatté l’alter ego, <<Tuttavia se mi fossi sbagliata, avrei posto fine alla mia vita>>. La fanciulla serrò gli occhi e digrignò i denti <<Sei una stupida. Non hai idea di quanto potere potresti avere. La sola cosa che mi consola è che per sconfiggermi tu abbia fatto ricorso proprio alla parte di te che tanto detesti>> ghignò prima di tramutarsi in una scaglia fumante che ben presto divenne cenere. <<Che cosa inte …>> ma le parole della guerriera si persero nel vento poiché dinanzi a lei non vi era più nessuno. 
La nebbia si diradò all’istante, così come i falsi corpi del Novizio e di Annabell, consentendole di osservare l’isolotto per intero. Fu allora che notò una piccola strada sul versante occidentale dell’appezzamento di terra e proprio lì, all’imbocco di questa, delle ombre stranamente immobili facevano da sentinella.

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