martedì 24 marzo 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 139)

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Il panorama era sempre lo stesso, sebbene Xera continuasse a girare il capo in maniera frenetica. A stento, infatti, riuscì a scorgere il suolo sul quale erano poggiati i suoi calzari. La mano destra portava ancora i segni dell’ultimo scontro affrontato così, nel momento in cui sfoderò Rhinvel, sperò di non avere a che fare con i suoi rovi. La lama tuttavia non sembrò produrre neanche la più piccola scintilla, benché la stesse agitando in ogni direzione. <<Andiamo! Perché non puoi fare quello che ti chiedo una volta tanto?>> lamentò fissando l’elsa. Sbuffò contrariata mentre ripose l’arma nel suo fodero, ma un improvviso brivido la fece raggelare. La mano si bloccò a metà del suo compito, consentendo alla spada di essere rinfoderata solo per un terzo. 
Una lama di vento la colse alla sprovvista, però la leva riuscì a bloccarla a un soffio dal volto con il piatto della spada <<Che diamine …>>, una seconda giunse subito alle spalle, ma non fu in grado di evitarla. Xera ricadde con le ginocchia a terra, era esausta e ogni parte del suo corpo pulsava dal dolore. Qualcosa di caldo iniziò a scorrerle sulla schiena e ben presto la casacca si tinse di rosso porpora. La lama aveva lacerato gli abiti e le bende, creando un profondo taglio tra le scapole. Non ebbe il tempo per comprendere cosa stesse accadendo che un terzo attacco le piombò dall'alto. La mano sinistra però si mosse in fretta, ergendo Divaahr a protezione della ragazza. L’attacco nemico s’infranse sul metallo lucente dello scudo senza produrre alcun suono, quasi fosse stata attaccata dalla stessa aria che stava respirando con affanno. 

La guerriera protese Divaahr affinché solo gli occhi fossero scoperti, il calore che lo avvolgeva la rassicurò.
<<Chi sei?>> urlò nella speranza che il suo avversario si mostrasse, ma ci fu silenzio e nient’alto. Per alcuni minuti la calma parve essere tornata, Xera tuttavia sapeva che chiunque l’avesse attaccata era in attesa del suo prossimo passo falso. Non abbassò la guardia, al contrario prese a spostarsi alla cieca dritto dinanzi a lei, proprio nella direzione da cui era scaturita la prima lama. Si accorse allora che, sebbene fosse esiguo rispetto a quello di Rhinvel, anche il calore di Divaahr era in grado di far breccia nella nebbia. Continuò ad avanzare incurante del fango o degli argini che di tanto in tanto le apparivano sotto i piedi, ormai era fradicia e il danno era fatto. Giunse così su di uno spiazzo di terra circondato dalle acque, non era molto vasto ma abbastanza grande da essere nascosto per metà dalla coltre fastidiosa. Non vi erano né piante né fiori, soltanto muschio dal sentore acre che impregnò il vento. La forte umidità si condensò sulla pelle e presto Xera si ritrovò più zuppa di prima. Con il braccio ripulì il viso alla buona, i capelli appiccicati alle guance erano ancora carichi del fango con cui aveva celato il suo segreto. Solo in quel momento si accorse che gli effetti della mutazione erano scomparsi. Con la mano raccolse un pugno d’acqua e tenendo la posizione, prese a bagnarsi il capo per rimuovere la terra in eccesso. 

Le tornarono alla mente gli insegnamenti di Alea, circa i fattori che determinano l’esito di uno scontro e benché a quel tempo avesse considerato assurdo il "doversi ripulire" durante una situazione di pericolo, in quel frangente poté comprendere a pieno le parole della mentore. L’aria era talmente satura d’acqua da bagnarle gli abiti e gli stessi capelli. Che cosa sarebbe accaduto se il fango le fosse finito negli occhi durante la lotta? Perciò si ripulì al meglio delle sue possibilità, pur non abbassando mai la guardia. Fu allora che comprese una terribile verità. Se anche nessuno di loro fosse caduto nelle paludi, la nebbia stessa li avrebbe corrotti poiché satura del potere di Lodo. 
<<Lo hai capito troppo tardi>>. Xera scattò subito in piedi tuttavia non trovò nessuno nelle immediate vicinanze. <<Sarebbe stato meglio per voi tornare indietro>> di nuovo la guerriera rabbrividì pur non comprendendone il motivo. La voce misteriosa era fredda e priva d’emozioni, acuta ma non troppo e stranamente familiare. <<Fatti vedere se hai il coraggio>> lo provocò. 
All'inizio tutto tacque, poi però una risata ironica riecheggiò da ogni direzione. <<Sei così banale e scontata. M’imponi di mostrarmi per dar prova del mio coraggio, eppure non puoi fare a meno di tremare senza neanche avermi vista>>. Xera girò su se stessa con lo scudo ben saldo al suo braccio <<è evidente che la nebbia giochi brutti scherzi, non sto per nulla tremando. Ora fatti vedere codarda o penserò che tu sia in grado di colpire il tuo avversario soltanto alle spalle>>. 

Xera non percepì alcun suono come se in quella palude la vita non esistesse, quando un respiro calmo e lento le risuonò nelle orecchie. Alzò Divaahr e con forza ruotò il corpo per conferire impeto al colpo di scudo diretto al suo avversario. Il tonfo fece vibrare il metallo ma si bloccò a metà del movimento a causa della lama candida che le impedì di portare a termine la sua mossa. Una fanciulla la fissava con i due occhi privi d’espressione. Erano tetri al pari di una notte senza stelle e circondati da profonde occhiaie risaltate dal pallore innaturale della pelle. Fu come guardarsi in uno specchio per la guerriera, sebbene i capelli dell’avversaria fossero completamente bianchi e lunghi abbastanza da ricoprirle la schiena e buona parte delle gambe. Alcune ciocche argentee si mossero danzando nel vento. Indossava una veste di seta candida a tratti trasparente e impugnava una lama d’argento lunare intrisa di sangue, il suo sangue. <<Boo>> la schernì la fanciulla. Xera sospinse lo scudo con veemenza tale da costringere la ragazza a indietreggiare, conquistando una discreta distanza che le consentì di osservarla da capo a piedi. <<Chi diamine sei?>> proferì terrorizzata. La fanciulla allora si voltò quel tanto che bastava per ostentare la spalla destra, <<Io ti mostro il mio, se tu mi mostri il tuo>>, sollevò la spada canuta, la fece scorrere sulla pelle e con il filo della lama innalzò i lunghi capelli, esibendo così un vistoso sigillo che fece trasalire la guerriera. Xera sbarrò gli occhi dal terrore poi, in risposta al gesto della sua avversaria, portò la mano sulla spalla da cui strappò le bende utilizzate per nascondere il marchio. Senza ombra di dubbio era il medesimo. <<Forza … chiedimi di nuovo “chi sono”>> disse la fanciulla, <<Chi sei?>> biascicò la giovane leva con lo sguardo perso, <<Io sono Xera, ora però fammi il favore di morire!>>.

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