venerdì 20 marzo 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 138)

Reazioni: 
<<Reilhan!>> urlò Xera mentre cercava di divincolarsi dalla presa dello spadaccino. <<Lasciami andare>> asserì con gli occhi carichi d’odio verso chi le impediva di raggiungere l’amico. <<Sei solo una ragazzina, non capisci che è troppo tardi?>> le rispose a tono Dereth indicandole l’estremità della catena. L’anello spezzato fece trasalire Xera che, incapace di accettare la situazione, agì d’impulso. Raccolse ogni briciolo di forza a sua disposizione e con un movimento rapido colpì lo stomaco della leva con una gomitata ben assestata allo stomaco. Dereth fu colto alla sprovvista e, piegato in due, fu costretto a lasciar andare la ragazza. In un istante Xera si gettò a capo chino nella coltre di nebbia ma una volta separata dal resto del gruppo, si accorse che di Reilhan non vi era nessuna traccia. Si ritrovò così al centro di una ristretta pozza d’acqua che la inzuppò da capo a piedi, scindendo la catena assicurata alla cintola. Anche Elesya corse in soccorso dei suoi amici ma Dereth la fermò appena in tempo, impedendole di cadere nella palude alla sua sinistra. <<Siete un trio di ottusi ragazzini>> la rimbrottò, <<Quei due sono spacciati, cerca di non fare la stessa fine>> aggiunse. La giovane maga però non aveva intenzione di arrendersi, <<Che cosa ne vuoi sapere tu. Abbiamo affrontato grandi pericoli insieme e ne siamo "sempre" usciti. Non li lascerò a marcire in queste paludi>> inveì la ragazza. <<Lodo non è neanche paragonabile ai perdenti che avete combattuto fino ad oggi. Ora smettila di blaterare e torniamo indietro, la missione ormai può considerarsi fallita>> disse voltandole le spalle. 

Lo spadaccino tentò di ripercorrere i suoi passi ma la scarsa visibilità non gli consentì di muoversi in libertà. Elesya invece restò immobile sul fragile argine mentre nel suo cuore si stava svolgendo un’ardua battaglia. <<Ascolta quel ragazzo>> intervenne Vheles <<Queste paludi sono pericolose>>. <<Taci!>> esclamò la leva attirando l’attenzione di Dereth. <<Non ho aperto bocca>> rispose lui tentando di mantenere l’equilibrio, <<Piuttosto sbrigati, sarà meglio non rimanere qui troppo a lungo>> spiegò. Elesya però non si mosse <<Non li abbandonerò mai … io non sono come te!>> poi incurante del pericolo, si fiondò nella stessa direzione intrapresa dai suoi amici, scomparendo dalla vista di Dereth. Lo spadaccino si ritrovò nuovamente solo, circondando dalla fitta barriera nebbiosa che gli fece subito perdere il senso dell’orientamento. Un passo falso su di un argine sommerso infine, lo fece sprofondare con le caviglie nel fango e scivolare nella palude dinanzi a lui.

Quando Reilhan riaprì gli occhi, il suo corpo era immerso per metà nelle acque melmose ma nulla sembrò essere cambiato. Istintivamente tastò ogni parte del suo corpo alla ricerca di ferite tuttavia, a parte il fango tra i capelli, non riscontrò nulla di anomalo. Soltanto un elemento non era al posto giusto. Alcuni anelli dorati, infatti, penzolavano dalla sua cintola. <<Maledizione, si è spezzata!>> lamentò contrariato. Si rialzò con cautela, poiché il terreno era molto scivoloso e strizzò alla buona la camicia zuppa. <<Dov'è il Maglio?>> si domandò dopo essersi reso conto che la fida arma non era al suo posto. <<Giusto, lo avevo in mano quando sono caduto>>. Il curatore si chinò sulle ginocchia e immerse le mani nel fango, le agitò in fretta fino a che una luce candida non attirò la sua attenzione. <<Grazie amico>> disse ripescandolo dalle acque. Il bagliore si fece più intenso nel momento in cui il metallo fu ripulito dal fango. Reilhan si risollevò e per mezzo del Maglio, prese a scrutare l’ambiente circostante. Per primo puntò le fiamme dinanzi a lui ma la nebbia non sembrò risentirne. Di nuovo ci riprovò, prima alla sua destra e poi alla sua sinistra, tuttavia la coltre che lo circondava non volle cedergli terreno. Infine a un passo dalla resa, si voltò nella direzione opposta ergendo il Maglio più in alto che poté. Un viso pallido e smunto incrociò lo sguardo con quello del curatore. 

Colto alla sprovvista, Reilhan indietreggiò scivolando ancora una volta nella palude. Si ripulì alla buona il volto sporco di melma e quando alzò il capo notò che l'individuo era scappato. Deciso a non abbassare la guardia, iniziò a guardarsi intorno. <<Rei>> una voce riecheggiò nella nebbia. Era gentile ma colma di tristezza. Il curatore s’impietrì, quel suono era familiare. <<Rei sei arrivato!>> la voce quasi eterea si diffuse in ogni angolo della palude, inondando la testa del Novizio che inspiegabilmente incominciò a tremare. La voce però s’interruppe e subito un pianto disperato prese il suo posto. Erano le lacrime di una fanciulla affranta e questa volta provenivano da un punto ben specifico. <<Non può essere>> mormorò mentre avanzava deciso. Nel momento in cui il suono divenne più intenso, Reilhan si ritrovò su di una landa di terra circondata dalle acque. Era un isolotto spoglio con delle ampie macchie di muschio che gli conferivano una tonalità spettrale. E proprio ai margini di questo, Reilhan intravide qualcuno con il capo chino sulle ginocchia. Una fanciulla ipotizzò. I lunghi capelli biondi grondavano acqua, intrecciati con qualche sorta di pianta acquatica. Di lei non riuscì a scorgere altro, data la posizione prona. 

<<Sei tu che mi hai chiamato?>> chiese facendosi coraggio. La fanciulla sollevò la testa di scatto, forse spaventata dalla scarsa distanza che li separava, così Reilhan decise di non procedere oltre temendo una sua repentina fuga. <<Rei>> bisbigliò senza smettere di piangere. <<Perché mi hai abbandonata?>> aggiunse alzandosi in piedi. <<Ci conosciamo?>> domandò il curatore con poca convinzione, in cuor suo la verità era chiara seppur inaccettabile. La fanciulla allora si girò e Reilhan ebbe la conferma che tanto aveva temuto. <<Hai dimenticato la voce del tuo Novizio?>> affermò lei fissandolo intensamente. Reilhan fece cadere il Maglio a terra, lo stupore lo attanagliò al punto tale da lasciarlo privo di forza. Persino la voce continuò a morirgli in gola, fino a che, con molto sforzo, non riuscì a pronunciare una sola parola <<Hila!>>.

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