sabato 4 ottobre 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 99)

Reazioni: 
Elesya depose l’artefatto sul tavolo, affinché tutti potessero osservarlo con attenzione. <<Non sarà semplice ma se ci volete provare, sono disposta ad aiutarvi>> affermò la donna sfregandosi le mani. <<Iniziamo subito allora!>> asserì il Novizio. << Non così in fretta, datemi prima i frammenti>> la Paramal tese la mano ma nessuno dei ragazzi sembrò intenzionato a muoversi. Sapevano, infatti, che nel momento in cui avrebbero ceduto i preziosi frammenti, Madame Taròt li avrebbe abbandonati senza neanche pensarci. <<Non hai rispettato la seconda condizione del patto, devi prima dare un’occhiata anche al sigillo di Xera>> disse Reilhan ostentando sicurezza, benché le sue mani tremassero. <<Sono stanca delle vostre sciocche condizioni>> obiettò pur tuttavia assecondando le giovani leve. Ancora una volta abbandonò la sua postazione per giungere alle spalle della guerriera. <<Diamo dunque "un’occhiata">> mormorò per poi chiedere alla ragazza di abbassare la camicetta. Madame Taròt osservò in silenzio il sigillo senza lasciar trasparire la minima emozione ed evitando accuratamente di sfiorarle la spalla, quasi avesse la sensazione che non le fosse gradito. 

<<Questo sigillo è stato manipolato!>> sentenziò tornando a sedere. <<Che cosa facciamo?>> domandò il Novizio sperando che la donna avesse tutte le risposte, ma la Paramal era stanca per cui preferì riposare alcuni minuti. 
<<Rei, dobbiamo mantenere la parola data, non vorrei tirare troppo la corda>> bisbigliò Xera per non disturbare il sonnellino della donna. La guerriera stava cominciando a sudare, seppur quell’ambiente fosse particolarmente freddo. <<Ti senti bene?>> le domandò il Novizio vedendola asciugarsi la fronte. <<Sì, non ti preoccupare. In questa casa fa molto caldo>> spiegò lasciando Reilhan titubante <<Ti sbagli non è la cas… >> ma non ebbe il tempo di finire la frase poiché la ragazza perse i sensi scivolando tra le sue braccia. Reilhan la adagiò sul divano e toccandole la fronte, constatò che la sua temperatura era aumentata. <<Come sta?>> chiese preoccupata la giovane maga, stringendo con la forza la mano dell’amica; Reilhan però non seppe rispondere e con lo sguardo cercò la vecchia Madame Taròt. La donna esaminò la ragazza per alcuni minuti e riconfermò la sua teoria secondo cui il sigillo era stato manipolato. 

Senza perdersi in chiacchiere, versò un mestolo della strana poltiglia che ribolliva nel calderone in un piatto e con un cucchiaino, la somministrò alla guerriera. <<La minestra placcherà la febbre, ma è una soluzione temporanea>> tenne a precisare. <<Se potessi mettere le mani su delle radici di Kipaka, potrei preparare una medicina che la guarirebbe completamente>> aggiunse speranzosa. <<Non ho mai sentito parlare di questa pianta>> obiettò il curatore ricordando i vecchi rimedi che il suo amato padre era solito usare. <<Perché cresce solo su quest’isola ed è molto rara>> spiegò convincendo il ragazzo. <<Se è così rara, come faremo a trovarla?>> ribatté Elesya ma la Paramal aveva una risposta anche per quella domanda. <<A sud di Horsia. La dove la terra si tuffa nelle acque tempestose, troverete la pianta che state cercando>>. La ragazza rabbrividì ma non ci badò poiché la vita dell’amica era in pericolo. <<Xera ci ha salvati innumerevoli volte, adesso tocca a noi fare la nostra parte>> asserì, poi frugando nella bisaccia, estrasse i due frammenti avvolti in un lembo di stoffa candida e senza pensarci, li consegnò a Madame Taròt. 

<<Avevamo fatto un patto, eccovi dunque quanto richiesto!>> aggiunse e la donna li afferrò tanto in fretta, che Elesya a stento se ne rese conto. <<Finalmente!>> borbottò, nascondendoli nella scollatura del vestito (gesto che disgustò il Novizio). <<Adesso sbrigatevi! Mentre sarete via, mi occuperò io di lei. Avrete solo due o al massimo tre albe per portare a termine la missione … mi dispiace ma non riuscirò a darle altro tempo>>, <<Non è possibile raggiungere quel luogo in così pochi giorni: è dall’altro capo dell’isola>> lamentò Reilhan. <<Troverete una barca appena fuori dal villaggio; vi condurrà subito a destinazione, se seguirete il fiume che sfocia a sud. Ma fate attenzione alle rapide e cercate di non distruggere l'imbarcazione>> disse infine continuando a tamponare la fronte della guerriera. Elesya e Reilhan abbandonarono la casa della Paramal, senza però dimenticare l’artefatto che ancora adornava il tavolo rotondo. Proprio come gli era stato detto, trovarono una barca di modeste dimensioni attraccata appena fuori dal villaggio e così poterono attraversare velocemente il bosco che circondava Kodur e le pianure erbose. 

Reilhan si trovò ad affrontare quasi subito la corrente del fiume, che secondo le predizioni della Paramal, sarebbe man mano aumentata. Elesya invece, su consiglio del Novizio, aveva il compito di segnalare al ragazzo eventuali rocce che avrebbero distrutto la barca se non evitate in tempo. Allo stesso modo la fanciulla dovette fare i conti con la paura di cadere, essendo lei una pessima nuotatrice. L’odore dell’erba bagnata le invase le narici e presto alcune gocce d’acqua le bagnarono il viso. <<Piove!>> disse osservando il cielo cupo del tardo pomeriggio. <<Non va bene! La pioggia ingrosserà il fiume>> affermò Reilhan a fatica poiché remare contro corrente divenne arduo, sebbene fosse l’unico modo che aveva per rallentare la barca quando acquistava troppa velocità.
La pioggia iniziò a scrosciare sempre più forte e subito i due ragazzi si ritrovarono tutti zuppi. La visibilità calò man mano che la notte avanzava e il compito della giovane maga si fece più difficile. All'improvviso un fulmine li abbagliò cadendo a pochi passi da loro. Il rumore fu insopportabile e il Novizio dovette abbandonare i remi per coprirsi le orecchie. La barca oscillò strattonata dal movimento delle acque ed Elesya fu sbalzata all’indietro, cadendo rovinosamente sulla schiena. Reilhan la fece rialzare, tuttavia l’andamento della barca divenne presto incontrollabile al punto da rivoltarsi, lasciando così i due ragazzi in balia del fiume.


Quando Xera riprese i sensi, si ritrovò sul divano di Madame Taròt con della stoffa umida che le premeva la fronte. Si sentì stanca e affaticata e con la bocca stranamente intorpidita. Nel momento in cui provò a rialzarsi però, ebbe la certezza che il suo corpo non rispondeva e che a stento riusciva a tenere gli occhi aperti. Immobilizzata dal collo in giù, fu presa dal panico. Con lo sguardo perlustrò l’angusta stanza, ma non vide nessun volto familiare al suo capezzale, perciò si convinse di essere sola. A pochi passi da lei c’era il camino che scoppiettava, sul quale era adagiato un pentolone di peltro consunto che emanava un odore insopportabile. Il sapore acre che aveva in bocca inoltre rese quel tanfo nauseante e dovette faticare per resistere alla tentazione di rimettere quanto aveva nello stomaco. Provò quindi a muovere le labbra per chiamare qualcuno, ma anche la bocca non rispose al comando. Il suo cuore batteva all’impazzata e seppur avesse scrutato la stanza più volte, ricominciò a vorticare gli occhi alla ricerca di qualcuno. Fu allora che notò vicino ai suoi piedi un oggetto a malapena distinguibile, data la scarsa luce che adombrava la stanza. Era piccolo e ricurvo su stesso ma nessun dettaglio riuscì a farle comprendere di cosa si trattasse. 

Solo quando un ciocco di legno s’infiammò nel camino, poté scorgere un riflesso scarlatto attorno al collo di una bambola assai bizzarra. Xera riconobbe subito i suoi capelli e così capì finalmente che l’oggetto misterioso non era una comune bambola, bensì il suo fantoccio. <<Cosa ci fa lì?>> pensò.
<<Hai fatto un ottimo lavoro, considerando che hai dovuto rimediare ai tuoi stessi errori>>. Una voce riempì la stanza facendo sobbalzare la guerriera ancora immobile sul divano. Istintivamente Xera chiuse gli occhi e mantenendo la calma, finse di dormire. <<Grazie Signorino, spero di aver riguadagnato la vostra fiducia>> rispose una donna che Xera riconobbe: era proprio Madame Taròt. <<È troppo presto per dirlo!>> rispose l’altra voce che doveva appartenere a un uomo non molto più vecchio della guerriera e che di nuovo le parve essere familiare, ma pian piano si sentì affaticata e restare sveglia divenne impossibile.

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