martedì 21 ottobre 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 102)

Reazioni: 
Madame Taròt rigirò la bambola malconcia tra le dita ossute. <<Datemi una sola ragione per non gettarla nel fuoco!>> esclamò fredda ma il tremore delle mani tradì il suo vero stato d’animo. Reilhan non osò muovere un passo verso la donna, poiché era risaputo che qualsiasi danno arrecato alle bambole avrebbe coinvolto anche il soggetto ad esse collegato. Xera si alzò lentamente dal divano, sebbene non si fosse ancora ripresa e guardando la Paramal negli occhi, affermò <<Attireresti soltanto l’attenzione del Concilio. Lasciaci andare e noi ci allontaneremo senza far domande>>. Reilhan si voltò verso la sua amica in chiaro segno di disapprovazione ma il feticcio era nelle mani della veggente e presto si rese conto che non si poteva agire diversamente. <<Dovrai però cancellare la malia che ci lega alle bambole, solo allora abbandoneremo la tua dimora>> aggiunse la ragazza. Madame Taròt sapeva che la scomparsa improvvisa di una leva avrebbe dato il via a delle indagini da parte del saggio, per questo le parole della guerriera iniziarono a sembrarle sensate. 

<<Mi credi forse una sciocca? Chi mi dice che una volta cancellato il legame, non andrete dal vecchio a spifferare false idee e congetture? Dopotutto è già accaduto>>. <<Potrai tenere il mio feticcio>> la incalzò il Novizio lasciando le due ragazze basite. <<Non puoi farlo!>> lamentò Xera, <<È un’assurdità!>> la assecondò Elesya. <<Dunque, spezza il vincolo che lega le mie amiche e ce ne andremo senza voltarci indietro>> insistette Reilhan ignorando le due fanciulle. La Paramal si ripeté quella proposta più volte nella mente. L’idea di annullare la presa sulle ragazze avrebbe comportato dei cambiamenti nei suoi piani, tuttavia il saggio le incuteva timore e così fu costretta ad accettare la proposta del Novizio. <<Siamo d’accordo quindi>> disse e prendendo le due bambole tra le mani, bisbigliò una formula mentre con le affilate unghie dei pollici, recise i sottili capelli che adornavano il loro collo. Sia Elesya sia Xera per un momento si sentirono sollevate sapendo che la magia era stata finalmente cancellata, ma quella sensazione non durò a lungo perché in pensiero per le sorti del curatore.

<<Ho fatto la mia parte!>> esclamò la donna riponendo i feticci, <<E noi adesso faremo la nostra>> rispose a tono il ragazzo che abbandonò la modesta casa in men che non si dica. Riluttanti anche le due giovani leve lo seguirono, sebbene di tanto in tanto si voltassero per fissare la Paramal. La porta si richiuse alle loro spalle con un gran tonfo e presto svanì, assorbita dalle fatiscenti mura come se non fosse mai esistita.
<<Che cosa ti è saltato in mente?>> affermò Xera con le mani sui fianchi, <<Ho proprio voglia di una fetta di torta>> rispose invece il Novizio sorridendo. <<Rei, aspetta!>> obiettò Elesya <<Forse potrei convincere Madame Taròt ad annullare l’ultima malia. Lasciatemi provar …>>, <<No!>> ribatté il curatore scuro in volto, <<Ed ora andiamocene di qui, prima che qualcuno ci veda>>.

Giunti presso la locanda di Aldaria, i tre amici si sedettero a uno dei tavoli rasenti le mura, poiché quelli centrali erano stati uniti a formare un’unica grande tavolata che occupava l’intero atrio. <<Bentornati ragazzi miei, cosa vi porto?>> la voce calda della donna riuscì a placare i loro animi ma la curiosità ebbe la meglio <<State forse organizzando un banchetto?>> domandò Elesya scrutando la stanza nei minimi dettagli <<La mia locanda avrà l’onore di ospitare il Concilio al completo questa sera>> rispose sorridendo compiaciuta. Era insolito un evento simile su di un’isola lontana. <<Essendo un banchetto privato, nessuna giovane leva è ammessa tuttavia sarò ben lieta di prepararvi del cibo da consumare davanti al fuoco>> aggiunse strizzando un occhio. Reilhan spazzolò due grandi fette di torta alle more, al contrario delle due amiche che a stento toccarono i loro piatti, benché il profumo fosse invitante. <<Che cosa faremo adesso? Madame Taròt non ci aiuterà più, mentre Murdar ha ben altro cui pensare!>> borbottò Elesya e con la forchetta spostò il pasticcio di verdure da un lato all’altro del piatto. <<Io invece vorrei sapere come mai i maghi più potenti di Sihlya si siano presi la briga di venire fino a Horsia!>> mormorò Xera assorta nei suoi pensieri. Il polpettone ancora fumava nel suo piatto, ma lo stomaco si era chiuso all’idea che il saggio potesse denunciarla al Concilio. 

<<Non dare credito alle parole di quella megera, Murdar non lo farebbe mai>> rispose il Novizio quasi leggendole la mente. <<Sarà meglio lasciare Kodur fin tanto che il Concilio sarà nei paraggi. Non è solo del saggio che dovremmo preoccuparci>> e lasciando una cospicua mancia sul tavolo, abbandonò la locanda salutando Aldaria con un cenno. La donna tuttavia raggiunse la guerriera in tempo prima che potesse lasciare l’edificio, consegnandole un sostanzioso pranzo a sacco che la ragazza non poté neanche riporre nella bisaccia. Le tre leve s'incamminarono in direzione dei cancelli, ma presto qualcuno catturò la loro attenzione. Una bambina dai lunghi capelli neri se ne stava immobile al centro della piazza. Indossava un vestitino amaranto che la rendeva simile a una bambola di porcellana, poiché il pallore innaturale della sua pelle non si s'addiceva a una fanciulla tanto giovane. Sebbene le sue vesti fossero di pregiata fattura, come fece loro notare Elesya ammirando i costosi pizzi che le decoravano, la bambina non indossava le scarpe e scalza, si aggirava nella piazza non sapendo che direzione imboccare. Tra le braccia stringeva quello che doveva essere un pupazzo di pezza e benché fosse consunto, aveva ancora l’aspetto di un tenero coniglio. 

Elesya istintivamente si avvicinò sfoggiandole un grande sorriso, <<Hai bisogno di aiuto?>> le disse porgendole la mano e quando la bambina si voltò, ne fu subito rapita ma allo stesso modo, spaventata. I suoi profondi occhi scuri la fissarono a lungo e in poco tempo la giovane maga si sentì spogliata di tutto, come se quella bambina fosse in grado scrutare persino la sua anima. <<Mi sono persa!>> rispose mordicchiando un orecchio del coniglietto. Anche Xera e Reilhan raggiunsero Elesya e proprio il curatore prese la parola. <<Come ti chiami?>> le chiese inginocchiandosi per guardarla negli occhi. <<Alonya. Tu?>> ribatté lei << Io sono Reilhan; le mie amiche invece sono Xera ed Elesya>> rispose terminando le presentazioni. <<Xera!>> ripeté la bambina osservando la guerriera, <<Elesya!>> continuò voltandosi verso la giovane maga. <<Dicci Alonya, sei qui con la tua mamma?>> domandò Elesya dolcemente ma la bambina scosse il capo. <<Mia nonna>> rispose succhiando l’orecchio del pupazzo. <<Dov'è tua nonna in questo momento?>> asserì Xera intervenendo brusca e la bambina la fissò senza mai distogliere lo sguardo. <<Non so, mi sono persa>> ripeté, poi allungando le mani verso la guerriera aggiunse <<In braccio>>. 

Xera fu colta alla sprovvista, non era abituata a trattare con dei bambini, per cui pensò di assecondarla dopo aver consegnato il succulento bagaglio a Elesya. Sollevare la bambina però fu più faticoso del previsto sebbene vantasse una forza fuori dal comune, tuttavia i recenti eventi l’avevano provata e quindi non ci badò. <<Posso portarla io, se per te è un problema>> disse il Novizio preoccupato ma la giovane leva scosse il capo e strinse la bambina a sé. Quando Alonya fu tra le braccia di Xera, la guerriera fu colta da un brivido freddo che le percorse tutta la schiena. La sua pelle era molto fredda e non parve ritemprarsi neanche a contatto con l’elevata temperatura del suo corpo. <<Dove hai visto tua nonna l’ultima volta?>> domandò cercando di non farsi sopraffare dal gelo che la bambina portava con sé. Alonya girò il capo più volte ma solo dopo qualche minuto, alzando il piccolo braccio, indicò una direzione ben precisa: la dimora del saggio.

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