martedì 22 luglio 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 82)

Reazioni: 
Non appena i tre ragazzi giunsero dinanzi alla bottega dello speziale, videro l’anziano uomo appollaiato su di una sedia di vimini che aveva visto giorni migliori. Xera iniziò a frugare nella bisaccia malconcia, pensando di sostituirla non appena ricevuto il compenso. Ne tirò fuori un fagotto di medie dimensioni al cui interno vi era un esemplare di rosa nera, colto all'entrata del castello. Nonostante il bagaglio fosse stato sottoposto a violenti strattoni, le proprietà della rosa erano rimaste inalterate. Prima però di raggiungere l’uomo, Xera si munì di numerose bende con cui avvolse diverse parti del corpo, testa compresa. Poi guardando i suoi amici dai volti sorpresi, li invitò a fare altrettanto per avvalorare la tesi della quasi morte. 

<<Non è corretto!>> replicò il Novizio osservandola severo ma Xera lo ignorò, dando loro motivazioni apparentemente convincenti, che tuttavia non influenzarono il giudizio di Reilhan. <<Come puoi affermare di aver quasi perso la vita, se poi non hai nemmeno un graffio?>> disse la guerriera con le braccia sui fianchi. <<È la prova che il vostro curatore non è niente male!>> rispose risentito il ragazzo, <<Indubbiamente! Quell’uomo però potrebbe sminuire la difficoltà della nostra missione, se dovesse vederci illesi>> aggiunse infine. Reilhan si arrese e così come Elesya, iniziò a fasciarsi i polsi, il capo e l’avambraccio sinistro. <<Non sarebbe male lacerare anche i nostri abiti>> suggerì per ultimo la ragazza ma quando provò a stappare la manica, Elesya la fermò sostenendo che se avesse disfatto il suo duro lavoro, le avrebbe aizzato contro la creatura non morta e questo servì a convincere Xera che le bende fossero più che sufficienti. 

Giunti a pochi passi dal vecchio, questi li osservò attentamente dal fondo dei suoi spessi occhiali, che sembravano piuttosto due lenti d’ingrandimento grossolanamente saldate tra loro. Subito fece per tornare nella bottega ma Xera - colto il tentativo di fuga - si fiondò sull’anziano uomo, ponendosi come un muro davanti all’ingresso dell’edificio. <<Che cosa pensavate di fare!>> domandò senza alzare la voce ma scura in volto. <<Oh ma che bella sorpresa!>> rispose invece lui, fingendo che nulla fosse accaduto. <<Non mi aspettavo una vostra visita di così buon mattino e pensare che ci sono persone che considerano i giovani solo dei buoni a nulla!>> aggiunse continuando a lusingare la ragazza, che però non ci cascò. 

<<Questa è la rosa che avevate chiesto!>> gli disse secca, porgendogli il fiore con estrema cura. Il vecchio lo studiò a lungo, sperando avesse un qualche difetto che motivasse un possibile rifiuto, tuttavia il fiore non solo era perfetto, ma era anche di notevoli dimensioni se paragonato a una comune rosa. Quando distolse lo sguardo dal fiore, si tolse gli occhiali poiché - per il sudore - iniziarono a scivolargli sul naso. Poi con un vecchio pezzo di stoffa spessa, li ripulì in fretta cercando di prendere tempo. <<C’è qualcosa che non va? È il fiore sbagliato?>> chiese Elesya preoccupata ma il vecchio si limitò a sospirare, rimettendo gli occhiali al loro posto. <<La rosa è perfetta! Non credo di aver mai ricevuto esemplare migliore, ma …>> l’uomo prese ancora altro tempo, infine grattandosi una tempia, si fece coraggio e confessò. 

<<Sono solito affidare questa missione a più di una squadra di giovani leve, essendo la mia richiesta piuttosto … mmh come dire, scomoda>>. Elesya s’intristì, avendo capito dove sarebbe andato a parare. <<Quando poi ho una certa fretta, ingaggio tutti quelli che mi capitano a tiro e il primo che mi consegna la merce ha diritto al premio>>. Xera corrugò la fronte, <<Non riesco a comprendere le vostre parole, vecchio. State forse dicendo che la nostra ricompensa è nelle tasche di qualcun altro?>> domandò irritata e l’uomo annuì. <<Proprio due giorni fa mi è stata consegnata una rosa da un giovane dai modi impeccabili. A dire il vero non ricordavo nemmeno di averlo ingaggiato, ma l’età avanzata mi gioca brutti scherzi ormai!>>. Xera s’infuriò, mentre Reilhan ed Elesya si guardarono con complicità, avendo intuito entrambi chi fosse il soggetto in questione. << È sempre in mezzo ai piedi!>> mormorò il Novizio incrociando le braccia. Xera iniziò a camminare avanti e dietro per calmare i nervi, ma voltandosi bruscamente disse <<Abbiamo rischiato la vita per adempiere alle vostre richieste; siamo quasi morti contro la regina delle rose e voi mi state ora dicendo che non abbiamo diritto ad alcun premio?>>

La guerriera sentì la rabbia ribollirle nel sangue e ancora una volta tornò a percorrere il piccolo viale cercando di calmarsi, poiché l’uomo le sembrò molto rammaricato. <<La vostra rosa è certamente migliore, potrei ripagarvi con cento monete d’oro, più l’artefatto che vi avevo promesso; avendo ricevuto un esemplare troppo piccolo, ho consegnato al ragazzo soltanto l’oro>>. Elesya ringraziò l’uomo per la sua generosità, mentre Xera non proferì parola. <<Non sono sufficienti!>> rispose poi bruscamente <<Anche a costo di sembrarvi avida, non considero la vostra offerta onesta. Abbiamo ucciso Goreha e d’ora in avanti non potrete più ricevere rose nere, poiché scomparse insieme alla loro regina>>. L’uomo sgranò gli occhi <<Non è possibile!>> proferì con voce strozzata.  Per un istante fissò quel fiore con avidità, l’idea che fosse l’ultimo esemplare gli conferì notevole pregio. Ritornò infine con lo sguardo sui ragazzi e alla vista di tutte quelle bende sui loro corpi, iniziò a pensare che forse stessero dicendo il vero. 

<<Se è davvero come dite, non vi dispiacerà seguirmi nella mia bottega. Se mi dovessi fidare di ogni notizia che giunge alle mie orecchie, adesso sarei un viandante senza dimora>> spiegò invitandoli a entrare. I ragazzi accettarono pur non perdendo la concentrazione, ormai avevano imparato che fidarsi ciecamente di un estraneo non era molto saggio. Quando la guerriera varcò la vecchia soglia, fu investita da un acuto odore acre. Per certi versi ricordava il profumo stantio delle rose di Goreha, con l’aggiunta di una qualche lozione medicamentosa dall’intenso tanfo mentolato. La bottega era molto piccola e a malapena ci stava il bancone, sul quale il vecchio aveva disposto bottiglie e flaconi di varie grandezze e tutti rigorosamente sigillati con tanto di cartellino. In un angolo più esterno vi erano invece discreti cestini di vimini, anch’essi molto vecchi e con fili di paglia separati dal resto dell’intreccio. Questi contenevano mazzetti di erbe aromatiche secche, la cui fragranza si era ormai perduta da tempo. 

Xera non poté fare a meno di domandarsi come il proprietario di quel rudere potesse permettersi ricompense tanto alte, poi però lo vide all’opera e finalmente ne comprese la ragione. Dopo aver asportato un petalo dal resto della rosa, lo depose sotto una spessa lente tonda collegata a una candela che subito accese. Trafficando con alcune fiale contenti liquidi dai colori insoliti, si munì di contagocce e una dopo l’altra le fece scorrere sul petalo, osservando e appuntando le reazioni ottenute. Infine prese da dietro il bancone, una scatola tutta impolverata che ripulì in fretta con lo stesso pezzo di stoffa usato per lucidare gli occhiali. La scatola era pece con gli angoli in oro, che risaltarono una volta privati dello strato di polvere. Il vecchio la portò vicino al collo e prontamente afferrò una collana che sino a quel momento era stata nascosta sotto le sue vesti. Un cordino anch’esso dorato, alla cui estremità pendeva un ciondolo tondo apparentemente privo di valore. Era piatto, quasi senza spessore e per certi versi ricordava le antiche monete che circolavano un tempo. 

Anche se si svolse tutto in un istante, Xera scorse delle strane incisioni sul ciondolo, che baluginarono una volta entrante in contatto con la scatola. <<Rune!>> pensò.  Questa si aprì ma i ragazzi non ne poterono vedere il contenuto, poiché fu subito richiusa con altrettanta prontezza. L’uomo ne tirò fuori una fiala di vetro apparentemente vuota, tuttavia quando la avvicinò al petalo, questa s’illuminò intensamente, inondando la modesta stanza di riflessi violacei e azzurri. Una goccia di quello strano liquido trasparente, fu lasciata cadere sul petalo, al cui contatto questo bruciò con fiamme nere che lasciarono una marcata traccia sul legno del bancone. <<Per tutte le divinità!>> si sorprese l’uomo, <<Avete dunque detto il vero; la Regina è morta!>>. L’uomo si accasciò sulla sedia di legno, portandosi le mani alla testa e per un momento Elesya scorse i suoi occhi grigi diventare lucidi. <<State bene, signore?>> domandò preoccupata. <<Non temere bambina, va tutto bene. Ho solo bisogno di un momento: il mio vecchio cuore non è più abituato alle forti emozioni!>>.

I tre amici si guardarono per un attimo e subito dopo tornarono a fissare l’uomo. Reilhan gli si accostò per accertarsi che non stesse sminuendo l’entità del malore e infine lo accompagnò sul retro per farlo stendere sul letto. Mentre il curatore si occupava dell’uomo, Elesya iniziò a studiare con lo sguardo ogni singola merce della bottega. Ogni volta che riconosceva delle erbe o delle pozioni sorrideva, mettendosi poi a contare le poche monete che aveva nel borsellino, progettando forse di acquistarle in un secondo momento. Xera invece preferì accomodarsi su una sedia in fondo alla stanza, anche se erano passati diversi giorni, risentiva ancora della fatica del combattimento. Trascorse mezzora prima che il vecchio fu in grado di alzarsi dal letto e ringraziando più volte il giovane curatore, si accomodò poggiando i gomiti sul bancone. <<Dovete perdonarmi ragazzi miei. Non potete immaginare da quanto tempo attendessi una simile notizia>>, l’uomo frugò in una delle tasche del vecchio grembiule e ne tirò fuori un ritratto sbiadito dai bordi rovinati. 

Lo osservò con un velo di tristezza nello sguardo tuttavia subito dopo sorrise, rivelando diversi spazi vuoti nella sua dentatura. <<La mia splendida bambina ha finalmente trovato la pace>> spiegò porgendo loro il ritratto. Xera lo guardò a lungo e subito notò un volto a lei familiare, seppur non riuscisse a ricordare dove l’avesse già visto. A un tratto però le tornò in mente e subito fu colta da brividi freddi. Nonostante il ritratto fosse consunto, la splendida fanciulla dai lunghi capelli corvini balzava agli occhi e Xera non poté fare a meno di storcere le labbra. La ragazza era stata ritratta in un giardino di rose e sullo sfondo vi era un castello che le fece riaffiorare brutti ricordi. Anche Reilhan ed Elesya fissarono il ritratto con distacco, nonostante la fanciulla avesse l’aspetto di una principessa. Il suo sorriso le illuminava il volto e accanto a lei vi era un uomo in posizione eretta, con indosso un abito da cerimonia. 

<<Temo vi siate fatti una brutta opinione di lei, eppure vi assicuro che la mia bambina era la più dolce delle fanciulle>> asserì con gli occhi lucidi. <<Il ritratto ci è stato fatto il giorno in cui ereditai quel castello dalla mia defunta madre. Goreha aveva solo quattordici anni eppure aveva già assunto l’aspetto di una giovane donna>> spiegò asciugandosi le lacrime con il solito pezzo di stoffa. <<Nonostante avesse perso sua madre, non smise mai di sorridere alla vita, prendendosi cura di me come una figlia devota>>. L’uomo abbassò lo sguardo e iniziò a fissare la macchia che si era creata sul legno a causa del petalo. <<Io sono uno studioso, per cui la mia casa è sempre stata gremita di tomi e pergamene con le quali la mia bambina entrò quasi subito in confidenza. E ben presto anche lei divenne una studiosa con una particolare propensione per le rose, cui dedicò tutta la sua giovinezza>> disse tremando. 

Xera incrociò le braccia in silenzio e continuò ad ascoltare. <<Inizialmente ne fui lusingato: non tutti i figli decidono si seguire le orme dei propri padri ed io mi ritenni fortunato. Le sue idee inoltre erano innovative e avrebbero portato benefici a tutti noi. Tuttavia più ci si dedicava e maggiore divenne il suo distacco con il resto del mondo. Persino io non ebbi più alcun diritto di entrare nelle sale in cui praticava i suoi esperimenti. Un giorno però qualcosa cambiò!>>. L’uomo si alzò dalla sedia e si versò un po’ d’acqua per inumidire le labbra secche e la gola. <<Ricordo perfettamente l’ultimo giorno in cui vidi la mia bambina sorridere, poiché concise anche con la nostra separazione>>. Elesya s’intristì ripensando ai suoi genitori, che diversamente da quell’uomo, non le avevano mai manifestato tanto calore, né l’avevano salutata il giorno in cui partì alla volta di Libra. Per un attimo invidiò Goreha ma subito distolse la mente dai suoi pensieri per tornare ad ascoltare quanto il vecchio stava per dire.

2 commenti:

  1. Questa pagina è molto toccante hai migliorato i dialoghi ..soprattutto nella storia del commerciante. Poi il pianto d affetto paterno del vecchio antitesi alla crudeltà della figlia goreha la fa guardare con una luce diversa.. L hai fatta più umana (mi è piaciuto ) . Viene spiegata la motivazione psicologica delle sue azioni (l ho trovato giusto grazie :)) che hanno la radice nella morte della madre e nel vuoto affettivo che ne consegue (per cui le rose hanno avuto lo scopo di sostituire la figura materna,adesso mi è chiaro pensavo che non lo dicessi mai xD) .. . Apparte qualche piccola incomprensione (il vecchio ha sentimenti un po' contrastanti secondo me per la rosa :P) da parte mia trovo questa una delle parti migliori di tutto il tuo romanzo .. Diventa sempre più un piacere leggerti. ^^

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  2. grazie mille :) è con il nuovo aggiornamento però che conoscerai i veri sentimenti del padre.

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