martedì 18 febbraio 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 44)

Reazioni: 
Cap. 3 La prima missione

Quando Reilhan terminò il suo triste racconto, Xera aveva ancora le lacrime agli occhi. <<Non è stata colpa tua>> gli disse per consolarlo, <<Hila è morta per mano di una creatura molto pericolosa, forse solo un gran maestro Valvur avrebbe potuto aiutarla>>.
Il Novizio ringraziò la sua amica, ma erano ormai anni che portava nel suo cuore quel peso e probabilmente, avrebbe continuato a farlo per il resto della sua vita.

<<Se ti senti meglio, proporrei di incamminarci verso la scogliera, il Saggio Murdar era ansioso di conoscerti, quindi preferirei non rimandare ancora il vostro incontro>> spiegò. I due ragazzi guardarono un’ultima volta quell’emozionante panorama poi, rinfrancati dallo spettacolo, raggiunsero Elesya che impaziente, li attendeva nella sala principale della locanda.
<< Il gruppo di Mihrrina è dovuto ripartire, sono stati convocati a sud dell’isola per una missione urgente>> riferì loro la giovane maga, <<Prima di salutarci però, Mihrrina mi ha pregato di riferirti che le devi una frusta>> aggiunse guardando Xera e voltandosi in direzione del Novizio, continuò dicendo, <<Ha lasciato un messaggio anche per te>>, Elesya allora, alzò la mano e colpì gentilmente con un buffetto, la fronte del compagno che sorpreso, si commosse senza darlo a vedere. 

In pochi minuti, i ragazzi radunarono le loro cose o almeno quel che ne restava, fatta eccezione per i vecchi abiti logori di cui ormai Aldaria si era già liberata. <<Pensavo che sull’isola fosse consentita solo l’uniforme!>> affermò Elesya contrariata, ripensando alla sua adorata tunica ormai dispersa in mare aperto. <<Ed è così, infatti: Sono gli unici indumenti magici, in grado di oltrepassare la barriera. Diverso è il discorso per gli abiti tessuti e incantati sulla stessa Horsia. Tutti gli abitanti di quest’isola, devono indossare soltanto vesti confezionate qui, se intendono applicarvi degli incantamenti; non fraintendetemi però, sia chiaro che il commercio di questi, al di fuori dei confini, è punibile con la prigione. Quando si abbandona Horsia, così com’è stato sulla nave, le Leve devono bruciare i propri abiti (se magici) o qualsiasi cosa che permetterebbe loro di raggiungere l’isola. Solo a poche persone è concesso questo privilegio e nonostante tutto, senza il consenso di Murdar, non possono farvi ritorno>>. 


Reilhan fu molto chiaro a tal proposito, onde evitare lo stesso disappunto, subito, all’inizio del loro viaggio proprio da parte di Elesya. Prima di lasciare la locanda però, vollero ringraziare Aldaria per i doni ricevuti e per l’ospitalità, cosa che commosse la nutrita cuoca. Come una madre premurosa, consegnò ai ragazzi delle provviste per il viaggio e tre lunghe mantelle di tessuto scuro, invitandoli a indossarle in caso di pioggia. Riuscì persino a strappar loro, la promessa di far presto ritorno presso la sua locanda e infine, li salutò agitando il canovaccio che portava sempre con sé nella tasca del grembiule.
Una volta in strada, Xera non poté fare a meno di guardare l’armeria di Kowal, tuttavia, ricordando le parole di Zabora, distolse subito lo sguardo, concentrando la sua attenzione in direzione della scogliera. 

Durante la traversata, Reilhan indicò alle sue compagne, gli edifici del villaggio che ancora non conoscevano, spiegando loro quali fossero affidabili e quali no. Dopo diversi minuti giunsero dinanzi a un bivio da cui si diramavano due strade: una in direzione di un bosco e l’altra che invece, riconduceva alla piazza centrale. << Se il villaggio finisce qua, perché allora, non ci sono le mura?>> domandò Elesya. <<E perché mai dovrebbero esserci, se così fosse separerebbero l’abitazione di Murdar dal resto di Kodur>> rispose il Novizio perplesso. <<Non puoi negare che dinanzi a noi vi sia un bosco però, non è forse abitato da creature che potrebbero attaccare gli abitanti del villaggio?>> replicò la giovane maga. Reilhan sorrise divertito, e proseguendo in direzione di questo, rispose <<Non farti trarre in inganno, questo non è un bosco, bensì il giardino del Vecchio Saggio>>. 

Bastò varcarne l’ingresso per capire che le parole di Reilhan erano vere. Gli alberi erano molto alti e fitti ma solo all’esterno di questo. Al centro, invece, la strada di terriccio, lasciava il posto a un morbido prato verde e rigoglioso. Il sentiero non esisteva più e per proseguire, si doveva necessariamente, calpestare il manto erboso. Reilhan invitò le due amiche a sfilare i propri calzari, una piccola cortesia che il saggio chiedeva ai suoi protetti, per non rovinare il prato. Man mano che proseguivano, solleticati dalla morbida erbetta, il giardino si estendeva, mostrando loro le sue bellezze nascoste. 

Sparsi senza un preciso ordine, c’erano diversi cespugli di fiori esotici, probabilmente vi era un esemplare per ognuno di quelli presenti su Horsia. Persino i più pericolosi non facevano eccezione, anche se protetti da invisibili barriere, per evitare incidenti durante le passeggiate. Ai margini del giardino, c’erano inoltre piante di ogni tipo, alcune addirittura, completamente immerse all’interno di laghetti artificiali, creati per loro. Anche intorno alle piante che costituivano un pericolo, c’era uno scudo magico, spiegò Reilhan. Più camminavano e più il giardino s’ingrandiva e ben presto, fecero la loro comparsa, alcuni animali che incuranti della presenza dei tre amici, scorrazzavano pacifici tra un cespuglio e l’altro. 

Elesya scorse per un momento, le goffe creature già incontrate sulle sponde del fiume Lille: i Kobay. Al contrario di quelli però, le bestioline intraviste sembrarono un po’ diverse. Non erano, infatti, né marroni né nere, ma completamente bianche con una piccola coda voluminosa. Se non fosse stato per le orecchie ristrette, sarebbero sembrati dei semplici conigli. Xera, invece, con gran sorpresa, giurò di aver visto un Hulfùr correre ai margini del giardino, anch’esso diverso però nell’aspetto poiché, per un attimo, le parve di vedere il simbolo di una runa o qualcosa di simile, sul suo manto. Per tutto il resto della traversata, le due ragazze continuarono a scorgere animali di ogni tipo, alcuni di essi già incontrati ma con peculiarità che li rendevano originali e unici. Persino il Fhian che tagliò loro la strada, differiva da quelli che popolavano i boschi adiacenti al lago Biru. Aveva, infatti, un manto argenteo e dei palchi così alti da costringere i tre amici a indietreggiare per lasciarlo passare. 

<<Gli anziani di Kodur narrano che i progenitori di tutti gli animali presenti sull’isola, popolino questi giardini, ingannando il tempo grazie alla protezione del Saggio. Se vi sono sembrati differenti dalle creature che abbiamo già incontrato, è perché probabilmente, tempo addietro, la loro specie possedeva delle caratteristiche che con l’evoluzione, sono andate perdute>> disse Reilhan. <<Immaginate che grande onore sia per noi, essere al loro cospetto; ogni volta che attraverso questo posto, per me è come la prima volta>>. Le ragazze furono incantate dal racconto del Novizio e mosse dalla curiosità, prestarono ancor più attenzione, sperando così di incontrare nuove e arcaiche creature. In men che non si dica però, raggiunsero la fine del giardino, anche se Reilhan ebbe la sensazione, che il tragitto era stato più breve del solito, ma del resto nessuno sapeva con certezza, quanto grande fosse quel posto. 

Poiché il manto erboso fu ormai superato, i ragazzi poterono indossare nuovamente i propri calzari, seguendo questa volta un passaggio lastricato di mattoncini colorati che Elesya paragonò all’arcobaleno. Giunti finalmente, quasi in cima alla scogliera, non poterono non soffermarsi davanti all’imponente panorama che quell’altura permetteva di scorgere. <<Com’è possibile?>> asserì stupita, la guerriera <<Avrei giurato che il giardino fosse pianeggiante, da quel che vedo, invece, abbiamo addirittura scalato una ripida e scoscesa falesia>>. Reilhan sorrise, anche lui aveva provato le stesse sensazioni, anni prima e ritrovarle sui volti delle sue amiche, fu come sfogliare un album di ricordi. 

<<Siamo arrivati!>> affermò, indicando loro la casetta di legno e pietra sulla cima della scogliera. Elesya ne rimase un po’ delusa, poiché immaginando la casa di una persona così importante, le venne spontaneo associarla a un castello o comunque immaginarla abbastanza grande da contenere decine di stanze, una più sontuosa dell’altra. Il suo rammarico, tuttavia, sarebbe svanito di lì a poco. Reilhan si pulì le scarpe sul modesto zerbino impolverato che precedeva l’uscio, poi schiarendosi la voce e sistemando i suoi abiti come meglio poteva, busso con forza alla robusta porta di legno di quercia. Ci fu un attimo di silenzio, subito interrotto tuttavia, dal fischiettio di un vecchio chiavistello. La porta così si spalancò, permettendo alle tre Leve di varcarne la soglia. 

Sia Xera sia Elesya, restarono senza parole. Sebbene all’esterno avesse l’aspetto di una piccola casa rurale, diroccata dai feroci venti marini, il suo interno lasciava senza fiato. Si ritrovarono, infatti, all’ingresso di una grande stanza, collegata a due lunghi corridoi, uno alla loro destra e l’altro a sinistra. Al centro c’erano invece, delle ampie scale che conducevano al secondo piano della casa. Ad accoglierli, vi trovarono una bambina, di età indefinita, che indossava una tunica di color rosa confetto, talmente lunga da coprirle persino i piedi. Aveva i capelli neri come la notte, legati in piccoli codini ai due lati della testa, mentre una sottile frangia le nascondeva gli occhi al tal punto, che Elesya si domandò come potesse vederci. Il suo viso era paffutello e le sue guance rosee come pesche. 

<< È così carina, sembra una bambola>> bisbigliò la giovane maga per non farsi sentire, ma il suo commento giunse alle orecchie della bambina che sorridendo, si avvicinò tendendole la piccola mano. Elesya allora senza pensarci, volle ricambiare la cortesia ma quando fu sul punto di toccarla, Reilhan la bloccò con il manico del martello. <<Non devi nemmeno sfiorarla>> le intimò severo, <<Ti porterebbe via l’anima>>.

Elesya indietreggiò incredula, allontanandosi di qualche passo dalla bambina il cui sorriso intanto, si era trasformato in un ghigno spaventoso che lasciava intravedere una dentatura molto affilata. Fu allora che poté vedere gli occhi rossi di questa, brillare dietro i sottili capelli scuri, immagine che terrorizzò la giovane maga. 

<<Basta giocare adesso o lo riferirò a nonno Murdar>> disse Reilhan riponendo il maglio. La bambina allora, soddisfatta iniziò a ridere e facendo loro una boccaccia, scappò via. <<Che cos’era quell’essere?>> domandò incredula Xera, <<Bé vi avevo già detto che il Saggio ama tutte le creature dell’isola, senza alcuna eccezione; in futuro state più attente a quello che dite, la prossima volta potrebbe non andarci così bene>> rispose il Novizio. Elesya ancora scossa, si strinse alla sua amica, temendo che quella casa riservasse altre brutte sorprese. 

I tre amici salirono le scale e una volta in cima, notarono che il secondo piano era anche più ampio del precedente. Al contrario del primo però, aveva al posto delle scale, un terzo corridoio centrale, più largo di quelli laterali, che terminava con due alte e larghe porte tondeggianti di pregiata fattura. Sulle ante inoltre, erano scolpite le teste gemelle di una bestia maestosa quanto spaventosa: il Luàn. Il gruppo allora, proseguì e giunti dinanzi a queste, Reilhan si annunciò. <<Vorremmo incontrare il Saggio Murdar, per favore>> disse risoluto, <<Con chi stai parlando Rei? >> domandò Elesya, ma il ragazzo con un cenno, invitò l’amica a fare silenzio. <<Che bambina maleducata>> affermò la testa di destra, <<Non è maleducata, forse è solo cieca>> aggiunse la testa di sinistra. Elesya indietreggiò ancora una volta. Le porte avevano preso vita e in pochi minuti, si ritrovò addosso, lo sguardo di due Luàn di legno, non molto contenti.

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