martedì 2 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.3)

Una scelta che cambia la vita.


<<Forza dannati Yak, fatevi sotto>> disse la giovane donna dai capelli rossi brandendo un bastone come fosse una spada, con il quale punzecchiava ripetutamente gli ormai indifferenti animali, che incuranti continuavano a brucare senza sosta. Erano abituati alle costanti angherie di colei che, ogni giorno, li sfidava a duello.

<<Xera, smettila di tormentare quei poveri animali! Bambina mia ma perché non cominci a comportarti come una donna? Se continui così, non troverai mai un marito>> disse Annabell mentre versava il latte appena munto in una zangola. Era evidente tuttavia che quelle frasi avevano perso di ogni efficacia perché ripetute tutti i giorni.
<<Madre cosa vi fa pensare che abbia bisogno di un marito? Ci penso io a proteggervi con la mia spada”>> disse la ragazza stringendo ancor più forte quel vecchio bastone, un po’ verde e un po’ azzurro, intagliato grossolanamente per dargli le fattezze di una lama.

L’atmosfera di Dalihan non era più come quindici anni prima. Le bestie si erano fatte più feroci e a nord, dietro le montagne, un’oscura presenza si aggirava indisturbata risucchiando la linfa vitale di tutti quelli che incrociavano il suo cammino. Nel corso degli anni, valorosi guerrieri avevano cercato invano di abbattere quella creatura, ma di loro era rimasto solo un corpo senza vita e reso schiavo. Più questi tentavano di debellare il male dal nord di Dalihan e più quell’esercito di non morti diventava forte e numeroso.

Nel corso della sua breve vita, Xera aveva conosciuto solo condottieri, coperti da armature scintillanti e lame affilate poiché spesso erano soliti chiedere asilo presso la piccola dimora, prima di riprendere il viaggio verso il nord. Alcuni venivano dalla potente Nortor: capitale militare costituita perlopiù da caserme poste a protezione del palazzo imperiale; altri dalla maestosa Sihlya, il fulcro di tutta la conoscenza magica e storica, e sede della più grande accademia di magia nel continente orientale. Altri ancora a bordo di bizzarre macchine costruite nell’industriosa Thesla ed armati di sofisticate armi dai nomi impronunciabili. Anche se tutti erano consci di andare incontro a morte certa nessuno si tirava indietro, anzi, questa stessa convinzione rendeva il loro animo ancor più forte. Era questo che Xera aveva sempre desiderato; l’avventura, la forza di difendere chi si ama e il valore dei guerrieri che tanto ammirava. Da quel che poteva ricordare aveva iniziato a brandire bastoni prima che a camminare, utilizzando persino una parte della sua culla dopo averla intagliata a mo di spada; non avrebbe dimenticato tanto presto il viso di sua madre più triste che alterato, poiché era l’ultimo dono di un padre che Xera non aveva mai conosciuto.

Ricordò l’abbraccio di Annabell mentre piangeva ed il forte desiderio di poter riparare a quel disastro. La vita di sua madre era stata piena di sacrifici, aveva rinunciato a tutto per sua figlia e questo Xera lo sapeva bene, ecco perché il suo unico pensiero era di poterle donare, un giorno, tutto ciò che meritava.

<<Madre vi farò diventare una regina, e avremo un castello cosi grande da rischiare di perderci dentro!>>  ripeteva ad Annabell ogni qualvolta questa si disperava per i modi discutibili della fanciulla e tutte le volte la donna, guardandola nei suoi profondi occhi verdi, ereditati dal padre, le accarezzava il viso rispondendo <<cantiamo insieme la canzone dei Pillim figlia mia, così che tutti i cattivi pensieri volino via ed il cammino di tuo padre nel mondo eterno possa essere sempre allietato>>.
Un piccolo coro di voci intonava una melodia mentre la terra di Dalihan ascoltava in silenzio.

lunedì 1 luglio 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.2.1)

Annabell si svegliò con i raggi del sole che le baciavano il viso e il suo primo pensiero fu di cercare il suo sposo accanto a lei, ma le lenzuola erano fredde e vuote. Nessuno aveva più dormito su quella parte del letto dalla fatidica notte. La sua mente ritornò al giorno in cui tutto era cambiato e tutto era andato perduto.
Si alzò e si specchiò, non era più la giovane ragazza che quindici anni prima si accarezzava il pancione mentre il suo sposo la teneva tra le braccia. Ora davanti a quello specchio c’era una donna con solchi attorno ai suoi sempre begli occhi azzurri, occhi che avevano versato tante lacrime e che le avevano ridisegnato i lineamenti del viso. I suoi capelli rossi cominciavano a cambiare e qualche filo argenteo spuntava nella sua folta chioma. Si accarezzò il viso ricordando l’ultimo gesto del suo sposo prima di partire e si vestì pronta per iniziare una nuova giornata di lavoro.

Nel campo accanto alla piccola dimora, una giovane ragazza dai capelli rossi  come il sole al tramonto e dagli occhi verdi come i campi di Dalihan, urlava a perdifiato tutto il suo astio verso i poveri ed inermi Yak che doveva accudire.

Xera, la ragazza con la spada (pag.2)

La stella cadente

L’aria era particolarmente frizzante quella notte tuttavia Annabell non ne risentì, poiché il suo giovane sposo la stringeva a sé. I suoi occhi vagavano oltre la piccola finestrella accanto al letto. Il cielo era scuro come la pece ma puntellato da milioni di stelle mentre la musica del vento, che danzava tra i monti di Dalihan, faceva da colonna sonora per quello spettacolo che la natura le stava donando. Chiuse gli occhi e con quell'immagine ben ferma nella mente, si addormentò.

Un forte boato e il sussultare della piccola dimora strapparono Annabell dal suo sogno e così suo marito. La terra aveva tremato e quel fragore appena udito era simile all'esplosione di una montagna. <<Che cosa è stato?>> si chiesero i due giovani. Lo sposo allora, temendo per la sua famiglia, si armò di vanga (l’unica arma che aveva mai brandito) e partì alla volta di quella nube di fumo che si scorgeva oltre i monti.

Poco prima di lasciare l'amata casa però, Annabell gli afferrò il polso ma l’unica frase che riuscì a pronunciare fu <<ti prego non andare>> versando candide lacrime dai sui limpidi occhi azzurri. Lei che non aveva mai visto la guerra, che non aveva mai guardato il male più oscuro aveva paura, perché sentiva che un pericolo si celava dietro quell’esplosione. La sua creatura cominciò ad agitarsi in grembo come a voler uscire con la forza e questo provocò un piccolo mancamento alla donna. Il suo sposo la fece sdraiare sul loro talamo, la coprì dolcemente e dandole un bacio sul ventre e uno alle rosee labbra, le disse 
<<non temere mia dolce Annabell, quando ti desterai io sarò già accanto a te. Domani rideremo di tutto questo. Non devi agitarti altrimenti il nostro piccolo piangerà, canta per lui mia amata sposa e canta per me, affinché la tua voce mi accompagni per tutto il tragitto>>.

Annabell contemplò il suo amato dagli occhi verdi come i prati di Dalihan e infine accarezzò i suoi capelli color del grano arso dal sole d’estate. Avrebbe voluto dirgli tante cose ma decise di preservarle per il suo ritorno. Ricordando la richiesta dello sposo, chiuse gli occhi e cominciò a canticchiare alcune note della Canzone dei Pillim, versando una lacrima che le rigò una guancia.


Il suo sposo si preparò, ma prima di varcare l’uscio guardò un’ultima volta Annabell, poi chiuse la porta della piccola dimora, il suo castello, e si incamminò verso quel fumo più scuro del cielo notturno. La sua unica arma era una vanga e nel cuore solo la voce della donna che amava e che stava cantando per lui.

Xera, la ragazza con la spada

<<Yak, Yak e ancora Yak! Sono stanca di questi dannati animali!>> 
Xera ricordò l’ultima frase pronunciata a sua madre prima di essere scelta, tra i pochi eletti delle terre di Raifaelia, per partecipare alla competizione presso l’isola di Horsia per giovani aspiranti leve.
Sembrò essere passato un secolo dal fatidico giorno e ricordare quelle parole fu per la giovane paladina come rivangare un lontano ricordo sbiadito, quasi come un dipinto dimenticato in un angolo della soffitta di casa.

Mentre affilava la sua amata spada, Spina di Rosa, che le illuminava il viso con il suo bagliore rosso, con il pensiero tornò alle terre lontane della sua amata Dalihan sempre verdeggiante e dai cieli azzurri perenni, come se il grigio non potesse mai toccarla o scalfirla.
Tra quelle lande incontaminate c’era una piccola e modesta capanna. Quell’alloggio non aveva troppe pretese, se non il desiderio di riparare i suoi abitanti dal freddo della notte. Non c’erano fronzoli o ornamenti che avrebbero potuto renderla più invitante, solo un forte odore di pelle di Yak Selvatico esposta su una delle pareti della casa come trofeo di qualche caccia passata.

La famiglia che alloggiava in quella dimora era umile e senza sogni che potessero scavalcare i monti di Dalihan. Quella vita era stata loro donata dalla dea Raifhee pensavano, perché desiderare di meglio?
Tutto era immutabile come se il tempo non esistesse; i soli sorgevano e tramontavano e i giorni si ripetevano scandagliati solo dal lavoro, almeno sino a quando la giovane donna dai folti capelli rossi come il sole al tramonto, non scoprì di attendere un bambino.

La felicità per quella notizia assai lieta rese quell’abitazione umile, una casa. Un bambino era il dono della Dea per ricompensare il duro lavoro della famiglia e la loro devozione alla divinità.
<<Che sia maschio, mia dolce Annabell, così che possa aiutarmi nel mio duro lavoro!>> questo era il desiderio del giovane pastore rivolto più volte alla sua amata, quasi come se lei avesse facoltà di scelta.
Annabell invece, sapeva che quella creatura sarebbe stata diversa da ciò che speravano. Lo sentiva agitarsi nel suo grembo come fosse in costante lotta, così da costringerla a cantargli la canzone dei Pillim per calmarlo. Solo quelle note sapevano farlo addormentare. Dolcemente Annabell si accarezzò il pancione sperando che quelle sensazioni fossero solo i timori infondati di una madre un po’ preoccupata.

La sua felicità crebbe giorno dopo giorno, poiché il momento tanto atteso si stava finalmente avvicinando; era ormai impaziente di poter stringere il suo bambino o la sua bambina.
Un angolo della stanza era stato sistemato alla buona con ciò che la famiglia poteva permettersi, ossia pelle di Yak cucita e profumata da fiori selvatici, preparata dalle mani esperte di Annabell. Una piccola culla intagliata a mano dal giovane pastore occupava tutto il resto di quel modesto  angolo, dipinta di verde come i campi di Dalihan e di azzurro come il cielo e come gli occhi della giovane madre, anche se Annabell ci vide un chiaro e mal celato desiderio del marito di avere un maschio. A lei però non interessava, l’importante era che fosse forte e sano.
 A questo pensò poco prima di mettersi a letto accanto al suo giovane sposo, che la abbracciava per tenerla al caldo. Sperò che quella sensazione di estrema felicità potesse durare a lungo; il suo desiderio fu espresso proprio mentre dal cielo cadeva una stella.

...

...  Annabell invece sapeva che quella creatura sarebbe stata diversa da ciò che speravano. La sentiva agitarsi nel suo grembo come fosse in costante lotta ....

Esordio

Salve a tutti amici lettori, oggi per me è un giorno importante, poiché ho deciso di far leggere quello che scrivo a persone che di me non sanno nulla.
Non mi definisco una scrittrice perché non ho ancora avuto l'onore di poter pubblicare qualcosa, anche se dal mio punto di vista, ora come ora, sarebbe già un privilegio essere letta anche da una sola persona e mi auguro apprezzata ovviamente. 
Mi piace molto il genere fantasy, ma al contempo, vorrei sperimentare anche altri generi in quanto al momento non so inquadrami in qualcosa di ben definito.
Mi è sembrato giusto esordire con una piccola presentazione, con dei pensieri non correlati con alcun racconto, per inaugurare il mio blog, anche se, rileggendo, mi rendo conto di non avervi detto nemmeno come mi chiamo.
Il mio nome è Valeria, sono una ragazza di nnnn* anni (:D) che scrive da quando ha imparato a farlo. *[nnnn non è un errore di battitura ma qualcosa di voluto :D]
Non ho mai avuto il coraggio di far leggere quello che scrivo, forse per timore di non essere apprezzata, tuttavia, bisogna pur cominciare.
Al momento non so se procedere con una serie di racconti brevi, inventati al momento o iniziare già con qualcosa di lungo e corposo, come sempre sarà la mia fantasia a guidarmi.
Con la speranza di poter coinvolgere anche solo uno di voi, vi saluto e vi rimando a ciò che posterò su questo blog.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Vale