martedì 6 ottobre 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 178)

Reazioni: 
Gholja si voltò in direzione della luce e per qualche secondo sembrò quasi pietrificato. Il corpo della guerriera emanava molto calore, baluginando come fosse una torcia sul punto di accendersi.
L’uomo provò a muovere qualche passo, ma per qualche strano motivo non riuscì a spostare le sue gambe.
Il capo chino della fanciulla fece supporre al suo avversario che lo stato in cui versava fosse inconsapevole, perciò l’uomo decise di approfittare della situazione per rifarsi su di lei.
Di nuovo allora fece per spostarsi ma un cambiamento improvviso nell’aspetto di Xera, lo tenne ben ancorato al suolo.
I suoi capelli, infatti, iniziarono a crescere a dismisura, superando le spalle e persino la vita. Non ebbe però modo di assistere alla scena, che in un lampo la ragazza gli fu addosso, brandendo un’arma diversa. L’uomo ebbe pochi istanti per realizzare l’attacco e come risultato ne derivò un profondo taglio sul braccio destro. Gholja si scansò tuttavia il tempo necessario a impedire al suo avversario di prendersi il suo arto.
Un secondo attacco, violento quanto il primo, si susseguì nuovamente; questa volta però, il Segugio ebbe modo di poterlo evitare scontrandosi con lo scheletro evocato dalla Paramal, che lo fece cadere a terra, inerme.

La fanciulla aveva sul visto un’espressione indecifrabile, che man mano si fece sempre più enigmatica, poiché altri cambianti iniziarono a manifestarsi sul suo corpo.
<<Xera, puoi controllarla!>> gemette Elesya, che alla vista della mutazione in corso, incominciò a temere anche per se stessa.
<<Capisco>> ribatté l’uomo, illuminato da un'idea. La fanciulla ignorò l’amica e di nuovo si scagliò contro il suo avversario che, stranamente rassicurato, riuscì a contrastare il fendente di Xera servendosi della falce accanto a lui.
La guerriera non indietreggiò alla vista di quella lama e con un macabro sorriso sul volto, sollevo le braccia brandendo la lama canuta con entrambe le mani, per poi abbassarla con violenza in direzione del suo nemico. Sebbene l’uomo continuasse a difendersi con la falce, Xera non volle interrompere quel veloce susseguirsi di attacchi all'apparenza inutili, giacché nessuno era stato in grado di raggiungere l’uomo. Almeno sino a che, abbassando le braccia per l’ennesima volta, l’uomo non si rese conto che il corpo della fanciulla era cambiato ancora. I suoi capelli rossi, infatti, divennero bianchi come la neve, mentre i suoi occhi si tinsero di nero. Ogni traccia d’umanità scomparve dal suo viso, che si fece pallido al pari del corpo. Un nuovo fendente giunse dall’alto e come fosse burro, spezzò di netto il manico della falce, raggiungendo infine il petto dell’uomo.


Del sangue prese a scorrere dai palmi di Gholja, che aveva protetto il suo corpo fermando la lama con le mani. Ancora incandescenti per l’utilizzo di una contro fattura, resero la spada man mano più calda, fino a che reggerla divenne doloroso.
Al contrario di quanto ci si aspettasse però, Xera non lasciò la presa e quasi divertita dal combattimento, serrò gli occhi e sospirò profondamente. Fu in quel momento che alle sue spalle giunse inaspettato lo scheletro evocato dalla Paramal, che privo d’armi, si scagliò contro la guerriera tentando di bloccarne i movimenti.
Un lampo scarlatto tuttavia lo tramutò in cenere nel giro di pochi secondi e mentre la carta bruciava insieme ai resti della sua evocazione, Xera mostrò ai suoi avversari che le lame in suo possesso erano diventate due. In una mano la spada canuta e nell’altra la fidata Rhinvel.
Madame Taròt decise allora d’intervenire e scavando nelle sue tasche, riuscì a raggiungere un antico mazzo di tarocchi. Li sfogliò con poca cura; ormai conosceva quelle immagini a menadito, chiuse gli occhi e ne estrasse una che lanciò in aria congiungendo entrambe le mani in una sorta di preghiera. Il resto del mazzo non cadde sul suolo roccioso, ma rimase sospeso in aria insieme alla carta pescata. La Paramal farfugliò alcune parole in una strana lingua e la carta prese a volteggiare su se stessa, animata da una forza incontenibile. Si fermò poco dopo, mostrando a tutti l’effige di una bestia molto simile ai due Luàn guardiani.

Una sola parola bastò alla donna affinché il mostro si materializzasse all’interno del vulcano. <<E ora come vi salverete?>> domandò schernendo le fanciulle. 
Due fauci ossee si serrarono intorno al collo della bestia, che gemette dal dolore, separandosi dalla presa con profondi solchi insanguinati sul manto. Madame Taròt urlò dalla rabbia e dallo stupore quando intravide una figura canina non morta fissarla con i suoi occhi scarlatti. <<Che diamine?>> domandò sorpresa prima di scorgere la giovane maga accanto alla sua evocazione. <<Non ti lascerò interferire nel duello!>> esclamò la fanciulla sicura di sé, <<Sei una povera sciocca; dovresti unire le tue forze alle mie, se non vuoi che la tua amica dopo se la prenda anche con te. Lo sai benissimo che non è in grado di distinguere i nemici dagli amici quando versa in quello stato>> spiegò la donna. Le sue parole però non servirono a molto <<Sempre meglio perire per sua mano, che collaborare con della feccia>> ribatté Elesya con una tonalità di voce che stupì non poco la donna. <<Anche tu quindi>> rispose senza indugiare a lungo. Richiamò così la bestia, si accertò che la ferita non fosse grave e subito le ordinò di distruggere l’evocazione della giovane maga. <<Va mio servitore e strappa il cuore di quel non morto, cosicché quella strega possa perire come il suo sciocco amico>>.

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