venerdì 26 settembre 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 97)

Reazioni: 
Cap. 9 Ricatto

Xera rigirò i frammenti tra le dita. Benché fossero trascorsi alcuni giorni dal loro rientro a Kodur, su suggerimento di Reilhan, i tre ragazzi restarono alla locanda per riposare. La guerriera chiuse gli occhi e con la mente ripensò a quanto i suoi amici le avevano confessato, promettendo a se stessa di cambiare. All’improvviso però qualcuno bussò alla sua porta. Xera aveva ancora i nervi a fior di pelle e quel suono la fece scattare giù dal letto. Fece un lungo respiro prima di aprire e scorgere il Novizio. <<Buongiorno Testa Calda>> le disse con il solito sorriso sulle labbra. <<Buongiorno, dobbiamo forse ripartire?>> domandò sorpresa, <<Non ancora, vorrei accertarmi però che tu stia bene … l’ultima volta non ne ho avuto il tempo>> le mormorò strizzandole un occhio. Xera lo fece accomodare e si meravigliò nello scorgere il rossore delle sue guance allo specchio della camera. Distolse subito lo sguardo e raggiunse il compagno. 

<<Siediti per favore>> asserì Reilhan indicandole una sedia e la ragazza si accomodò in silenzio. Come in passato, il curatore congiunse la fronte alla sua e chiudendo gli occhi, prese a concentrarsi. Xera restò immobile cercando di non fissare il volto dell’amico, la cui vicinanza era per lei fonte d’imbarazzo. Reilhan si allontanò dopo pochi minuti e con le mani le tastò prima i polsi e poi la base del collo, assorto nei suoi pensieri. Quando infine sembrò aver terminato le sue indagini, si spostò e con la mano le sfiorò la spalla desta. Fu un attimo e Xera si ritrovò dall’altro lato della stanza con la mano sull’elsa di Rhinvel. Reilhan invece era ancora al suo posto, con il braccio sollevato e gli occhi spalancati. <<Che cosa ti è preso?>> le domandò visibilmente confuso. Anche Xera aveva la medesima espressione e tornata in sé, gli spiegò che la sua era stata una reazione istintiva. <<Non so come spiegarlo, ho agito contro la mia volontà>> gli rispose togliendo le mani dalla sua spada. <<Quando mi hai toccato la spalla, ho perso la ragione>> aggiunse e subito tornò accanto al curatore.

<<Per favore, mostrami il tuo sigillo>> le sussurrò senza muovere un muscolo ma Xera scosse il capo. Reilhan allora insistette e ripeté la sua richiesta con tono più severo. <<Girati>> gli disse la guerriera, che riluttante aprì la camicetta in modo tale da abbassarla ma comunque restare coperta. Fu invece compito del Novizio rimuovere le strette bende di cui Xera si era avvolta. <<Ti sei forse ferita?>> le chiese alla vista di queste, ma la guerriera si limitò a spiegargli che era un accorgimento per tenere nascosto il marchio. Reilhan posò le strisce di stoffa sul tavolo e con lo sguardo studiò ogni linea di quelle rune. Qualcosa però era cambiato nella struttura del sigillo e così per non sfiorare l’amica, lo disegnò su un pezzo di pergamena. Nel momento in cui Xera si fu rivestita, lo esaminarono insieme. <<È successo qualcosa di particolare quando ti sei allenata con Alea?>> le domandò con aria perplessa, <<Non ce ne hai mai parlato!>>. La guerriera si alzò in piedi e con il volto smarrito, cominciò a fissare il panorama dalla finestra. Non c’era un punto in particolare da osservare e i suoi occhi vagarono fino a raggiungere il cielo. 

<<Ho combattuto senza sosta per tutto il tempo>> rispose lei con un filo di voce <<Fino a raggiungere il mio limite>>. Reilhan fu percorso da un improvviso brivido freddo <<Che cosa intendi per “il tuo limite”?>> benché non fosse certo di volerlo sapere. <<Il momento in cui il tuo corpo si arrende ed è pronto a soccombere>> gli rispose senza guardarlo. <<E poi cosa è accaduto?>> insistette ma Xera restò in silenzio. Reilhan allora ripeté la domanda e la ragazza si costrinse a rispondere. <<Ho iniziato a cambiare e non parlo del solo aspetto fisico. I miei pensieri non mi appartenevano più>>. La ragazza raggiunse la sedia e ci si accasciò esausta. Con la mano si toccò il capo e le dita andarono a intrecciarsi con i capelli. <<Non m’importava di niente e di nessuno, volevo solo sottrarmi al dolore>> spiegò con la voce che man mano divenne sempre più flebile. <<Alea ti ha fatto qualcosa?>> la incalzò quindi il Novizio prendendole la mano. Xera lo fissò e incrociato il suo sguardo ansioso, ricacciò i brutti pensieri e iniziò a sorridere. <<Mi ha riportata indietro!>> gli disse assecondando il gesto premuroso del compagno. 

Anche Reilhan tornò a respirare, dopo aver trattenuto il fiato a lungo. <<Non so nulla di questi marchi>> mormorò a un certo punto << tuttavia il calore del tuo corpo è collegato alla sua evoluzione e purtroppo non so se sia un bene, o un male>> aggiunse con un velo di tristezza nello sguardo. <<Forse è arrivata l’ora di far visita a Madame Taròt. Con tutto quello che abbiamo passato per raccogliere quei due frammenti, non se la caverà tanto a buon mercato>>. Reilhan si sollevò e staccandosi suo malgrado dalla delicata stretta della ragazza, le suggerì di preparare la bisaccia poiché di li a poco sarebbero ripartiti.
Dopo mezzora il trio era già in strada e senza esitare oltre, raggiunse la dimora della Paramal. Bussarono diverse volte ma nessuno rispose. <<Non vorrei che … >> Reilhan non osò esternare il suo pensiero allora ci pensò Elesya <<Che Murdar l’abbia esiliata?>>.  Xera però non si arrese e presto riprese a bussare applicando più forza del necessario. In men che non si dica la porta cadde rovinosamente sul pavimento. La guerriera arrossì per l’imbarazzo mentre percepì alle sue spalle il solito sguardo accigliato del Novizio. 

<<Già che ci siamo!>> si limitò a dire, entrando nella fatiscente dimora. Subito il tanfo le investì le narici quasi ardendole. Dovette proteggere il naso e la bocca con la mano per non soccombere a quel terribile odore di fiori marci. Anche i suoi compagni la seguirono e Reilhan ebbe l’accortezza di risollevare l’uscio e poggiarlo al suo posto. <<La solita Testa Calda>> borbottò sistemando la porta come meglio poteva. <<La ripagheremo, ora pensiamo a scoprire dove si è cacciata>> tagliò corto la guerriera, scrutando la stanza seppur la penombra non fosse d’aiuto. Il pavimento era cosparso di detriti che in passato non c’erano e il tavolo tondo, al quale la paramal era solita sedere, era stato ribaltato. Alcune sedie le ritrovarono in pessime condizioni dietro il bancone. Il divano invece presentava molti segni di bruciature. Persino il calderone era stato scaraventato in un angolo della casa e dalla profondità della crepa sul muro, lo avevano fatto con violenza. <<Questo sembra un campo di battaglia>> asserì Xera facendo attenzione a non inciampare. Reilhan scorse una candela tra le macerie e immediatamente la accese con della selce che utilizzava per i falò. 

Quando la stanza fu illuminata dal bagliore timido della candela, Xera avvertì la porta chiudersi alle loro spalle e voltandosi poté costatare che le brecce nel legno erano scomparse. Reilhan provò ad aprirla facendo ricorso a tutte le sue forze e allo stesso modo anche la guerriera, ma fu tutto inutile. <<è stata sigillata con la magia>> spiegò il Novizio. <<Ben detto!>> rispose una voce familiare che li fece rabbrividire. <<Soltanto io deciderò quando farvi uscire dalla mia casa>> aggiunse e come fossero animati, tutti i detriti lentamente iniziarono a sparire. Il tavolo e le sedie tornarono al loro posto e il calderone riprese a ribollire sul fuoco. <<Vogliate scusarmi bambini>> ironizzò la donna <<Ma quando si ha a che fare con delle infide spie, bisogna agire in fretta per proteggere la propria vita>> affermò minacciosa. Madame Taròt si accomodò al tavolo e con un cenno della mano, invitò i tre ragazzi a fare lo stesso. <<Non fatemi attendere oltre, prego avvicinatevi>> intimò loro forzando un sorriso che li raggelò. Nel momento in cui tutti si furono accomodati, la donna congiunse le mani ostentando una discreta collezione di anelli dalle forme più disparate. 

<<Consegnatemi i frammenti>> disse impaziente e forse anche fin troppo, perciò il Novizio provò a mercanteggiare <<Lo faremo a tempo debito, prima dovrai rispettare delle condizioni>> dichiarò cercando di mostrarsi freddo e distaccato. La donna inarcò il labbro e Reilhan comprese che era davvero infuriata. <<Delle condizioni?>> Madame Taròt si abbandonò a una risata isterica che intimorì la giovane maga. <<Avete anche il coraggio di porre delle condizioni?>> e la sua voce si fece più alta del solito. <<Mi avete aizzato contro quel ficcanaso di Murdar! Dovete solo ringraziare il nostro giuramento se ancora non ho incenerito i fantocci>> tuonò loro facendo vibrare la fatiscente dimora. Poi però si calmò e massaggiandosi la fronte rugosa, riprese il controllo. <<Chi vi dice che io non me li prenda e vi butti fuori dalla mia casa?>> asserì fissandoli ma subito Reilhan rispose a tono <<Se avessi potuto, lo avresti già fatto>> spiegò mantenendo la sua freddezza. <<Molto acuto da parte tua. Sentiamo dunque, che cosa volete in cambio?>> si costrinse a domandare. <<Che tu rispetta il patto e ci dia delle informazioni su quell’artefatto>> propose il curatore <<E basta?>> chiese speranzosa la donna <<Vorrei anche che dessi un’occhiata alla mia amica>> e indicò Xera che sino a quel momento era rimasta stranamente in silenzio. << … e al suo sigillo>> confessò suo malgrado. Xera lo fulminò con lo sguardo ma non disse una parola. <<D’accordo, rispetterò le vostre condizioni!>> rispose la donna quasi euforica, spiazzando il Novizio che si ritrovò a stringere la vecchia mano per sancire l’accordo.

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