mercoledì 27 agosto 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 88)

Cap. 8 Lì dove giace lo spirito centenario

Erano trascorse settimane dall’ultima volta che il trio aveva varcato l’uscio della capanna sulla scogliera, eppure quella dimora riusciva sempre a sorprenderli. Abituarsi alle stranezze di quel luogo non era semplice, considerando che il suo aspetto esteriore contrastava fortemente con quello interiore. Sebbene l’isola riserbasse continuamente innumerevoli sorprese, l’idea di una fatiscente capanna il cui interno eguagliava quello di una sontuosa magione, era forse la loro preferita.
Bastò bussare due volte affinché la porta – apparentemente diroccata – si aprisse di sua iniziativa, rivelando il vero aspetto della struttura. Occupata la sala d’ingresso, i tre ragazzi decisero di attendere in silenzio, l’arrivo della donna che gestiva la dimora di Murdar, poiché era noto a tutti quanto lei odiasse essere scavalcata. Al suo posto però si presentò una bambina dagli abiti un po’ troppo sproporzionati, il cui volto era celato da una lunga frangia che le copriva gli inquietanti occhi scarlatti. 

Quando incrociò i volti dei ragazzi, il suo viso si allargò in un ghigno, lasciando intravedere i piccoli denti aguzzi che intimorirono Elesya. L’unica ad avvicinarsi alla bambina fu Xera, per la quale manifestò simpatia e cordialità. <<Signorina Hillin, è un piacere rivedervi>> disse la guerriera quasi recitando un copione, che tuttavia sembrava sempre funzionare con il demone mutaforma. La bambina sorrise compiaciuta e battendo le mani, iniziò a correre attorno alla giovane leva. Anche Reilhan ed Elesya si rivolsero a lei con il medesimo rispetto, nonostante Hillin non li avesse degnati di uno sguardo.
Xera estrasse dalla bisaccia un fagotto finemente decorato, porgendolo poi alla bambina che afferrato avidamente, ne scoprì ben presto il contenuto. Era ricolmo di biscotti maleodoranti provenienti dalle cucine di Aldaria, la quale una volta saputo dove fossero diretti, si era preoccupata di rifornirli di ciò che Hillin più apprezzava. Dopo che li ebbe spazzolati, anche Reilhan le porse il suo dono e così Elesya. 

venerdì 22 agosto 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 87)

Reilhan ed Elesya giunsero poco dopo ma Xera preferì recarsi dal vecchio fabbro, avendo atteso - a suo parere - fin troppo. Nel vicolo si sentiva ancora il profumo della pioggia e di tanto in tanto si scorgevano delle piccole pozzanghere alle quali dei passeri si stavano abbeverando. Il rumore delle gocce d’acqua che cadevano dalle fronde degli alberi, creò un suono piacevole che Xera gustò per alcuni minuti. La guerriera respirò profondamente l’arietta frizzate del mattino presto e carica d’energia, si diresse verso la bottega di Kowal. L’uomo era proprio dinanzi ad essa con le braccia incrociate sul petto e con il suo solito aspetto minaccioso. Non appena vide la fanciulla andargli in contro, il suo viso si contrasse in quello che doveva essere un sorriso e infervorato, si recò all'interno del locale per mostrarle quanto prima il frutto del suo lavoro. 

Quando ne uscì, aveva in mano un oggetto lungo e sottile, avvolto in un lembo di pelle morbida. Xera osservò l’involucro avidamente e dimenticando le consuetudinarie formalità – cui Kowal non fece caso – chiese al fabbro di scoprirlo in fretta. A dispetto delle loro dimensioni, le mani di Kowal si muovevano rapidamente e in men che non si dica il lembo di pelle fu separato dal suo contenuto. Un riflesso rosso accecò la guerriera, costretta a socchiudere gli occhi per proteggerli dal fascio scarlatto. Lentamente li riaprì e quando si abituarono all’intensità del bagliore prodotto dalla lama, poté osservarla in tutto il suo splendore. Era poco più lunga di una spada corta, la cui impugnatura color mogano, le ricordò le stesse sfumature della pelle coriacea di Goreha. Aveva delle fattezze classiche ma erano i dettagli che le conferivano pregio. La lama scarlatta vibrava e riluceva ma non di riflesso ai raggi del primo sole, bensì di luce propria, così come la spina aveva fatto anche dopo la morte del mostro. 

martedì 19 agosto 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 86)

Elesya continuò a fissare il teschio per buona parte della notte, non riuscendo a prendere sonno. <<Cosa ci nascondi?>> pensò poco prima di chiudere gli occhi e arrendersi alla stanchezza. Quando li riaprì, non era più nella stanza della taverna e di Xera non vi era alcuna traccia. Il suo corpo giaceva su di un prato candido, ammantato da un’erbetta perlacea che baluginava se sfiorata dalla luce. Istintivamente la giovane maga alzò il capo, sperando forse di potersi orientare scrutando il cielo, ma così come la terra, anche quest’ultimo si tingeva di un pallido color bianco, quasi fosse avvolto da un sottile strato di nebbia. Benché fosse luminoso, non riuscì a scorgere né il primo né il secondo sole. <<Dove mi trovo?>> disse tra sé e sé. 

Nonostante avesse pronunciato quella frase solo nella sua mente, l’eco dei suoi pensieri risuonò vibrando nell’aria e si propagò a macchia d’olio per tutto quell’ambiente sconfinato. Una volta in piedi, Elesya mosse qualche passo prima in una direzione e poi nel suo esatto opposto, ma quel luogo era sempre identico, quasi il suo spostarsi fosse solo una mera illusione. Dopo solo pochi minuti, la ragazza iniziò a provare uno strano senso d’oppressione che le sembrò paradossale dinanzi a un luogo che pareva estendersi all’infinito. Eppure quella staticità le diede la sensazione di essere in trappola e nel momento in cui non riuscì più a sopportare la gabbia invisibile che pendeva sul suo capo, iniziò a correre senza meta e senza destinazione. I polmoni ardevano e a stento riuscì a respirare. Le sembrò di aver corso per ore seppur la sua mente la smentisse. <<Voglio tornare a casa!>> pensò e ancora una volta i pensieri divennero suono e il suono si fece eco. Quando infine l’eco si placò, Elesya cominciò a tremare infreddolita. 

domenica 3 agosto 2014

Buone Vacanze

Lo scrittoio si prende una breve vacanza, durante la quale il blog non pubblicherà aggiornamenti o nuovi post. Non abituatevi troppo però alla mia assenza, perché tra due settimane Xera, Elesya e Reilhan torneranno a narrarci le loro avventure. Buone Vacanze!!!  Valeria.

venerdì 1 agosto 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 85)

<<Riconoscerei questo tanfo ovunque>> mormorò Reilhan annusando l’aria. Xera osservò i volti contrariati dei suoi compagni ma non ne comprese il motivo fin quando non si ritrovò dinanzi a una signora di mezza età, eccessivamente truccata e dagli abiti bizzarri. <<Ce ne avete messo di tempo!>> lamentò la donna raggiungendo il gruppo a metà strada. Quando s’incamminò, tutte le decorazioni presenti sui suoi abiti iniziarono a produrre una serie di suoni che scandirono i passi della donna, quasi stesse danzando a ritmo di musica. Per primi salutò Reilhan ed Elesya che stretti nel suo abbraccio, trattennero il fiato per non soccombere a causa dell’eccessivo profumo. Dopo, scrutò Xera da capo a piedi e per un istante la guerriera notò un guizzo nei suoi occhi. Fu questione di secondi tuttavia e presto non vi fece più caso. 

<<Tu devi essere la famosa guerriera dal fiocco rosso di cui tanto si parla al villaggio!>> disse prendendole la mano sulla quale Xera sfoggiava il prezioso Divaahr in forma di anello. <<Devi essere proprio speciale se il vecchio ti ha elargito un così prezioso bottino>> aggiunse, fissando avidamente l’artefatto. Xera si sottrasse alla presa della donna delicatamente e insieme tornarono a incamminarsi nello stretto vicolo del villaggio. <<Io sono Madame Taròt!>> esclamò, presentandosi alla ragazza, <<Quando ho incontrato i tuoi compagni, tu eri impegnata altrove. Credo tuttavia che ti abbiano già parlato di me, del resto è impossibile che io passi inosservata!>> spiegò ridendo. <<In verità, nessuno ha mai accennato il suo nome!>> rispose ingenuamente e la donna s’indispettì. Giunti dinanzi alla locanda, la guerriera si separò momentaneamente dal gruppo per raggiungere Kowal. Il fabbro era nel pieno del suo lavoro e grondante di sudore, fu lieto di sapere che Xera aveva già raccolto la somma pattuita. <<Entro domani la nuova spada sarà pronta!>> le riferì prima di congedarla, poiché troppo oberato per badare a lei. 

martedì 29 luglio 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag. 84)

Prima di procedere con la nuova pagina, voglio fare una piccola premessa. Oggi lo scrittoio si prende due righe del nuovo aggiornamento per augurare alla sua fan numero uno: Tanti auguri di Buon Compleanno! Ho pensato che non ci sarebbe stato modo migliore per farti una dedica, se non proprio sfruttando il racconto che - sin dalla prima pagina - hai letto con passione. Ancora tanti auguri Mamma, ti voglio bene! 


Xera osservò il teschio con circospezione. <<È forse uno scherzo?>> domandò contrariata, ma lo speziale scosse il capo e portando le mani dietro la schiena, chiuse gli occhi e sospirò. <<Voi giovani d’oggi, sempre pronti a giudicare le apparenze!>> rispose sbuffando. Elesya invece preferì esaminarlo in silenzio e se anche a prima vista poteva sembrare un comune teschio, guardandolo più da vicino notò che per tutta la pallida superficie, scorrevano delle impercettibili vene violacee – simili a capelli - che parvero addirittura pulsare. <<Non so come spiegarlo, ma sento che questo teschio è vivo!>> disse scettica, attirando così l’attenzione dei suoi compagni. Alamar raccolse un libro consunto dal retro del bancone e aprendolo a una determinata pagina, mostrò ai ragazzi l’effige di una donna che - con la mano sinistra - brandiva una falce oscura come le tenebre. 

<<Immagino non abbiate mai sentito parlare di Nephes, la custode delle porte del Regno Eterno>>. I ragazzi annuirono e l’uomo continuò a narrare. <<Durante le mie ricerche mi sono imbattuto in questo artefatto, sperando fosse la soluzione ai miei problemi>> l’uomo si schiarì la voce e imbarazzato abbassò lo sguardo. <<A Nord della regione di Timur, dove un tempo sorgeva la maestosa Candhelia, ritrovarono questo teschio sepolto tra le macerie della vecchia città. Si dice appartenesse alla potente Nephes, una donna immortale condannata a vegliare i cancelli di un regno al quale non avrebbe mai potuto accedere>>. Reilhan osservò il teschio, <<è chiaro che le voci in merito alla sua immortalità, fossero infondate>>, ma Alamar odiava essere interrotto, per cui lo fulminò con un’occhiataccia e riprese parlare. <<Non sono riuscito a scoprire molto in merito alla sua vita, al contrario ho approfondito le circostanze della sua morte>>. Xera alzò gli occhi al cielo <<Naturalmente!>> mormorò senza farsi sentire. 

sabato 26 luglio 2014

Xera, the girl with the sword (Pag. 1)

Yak, Yak and more Yak! I'm tired of these damned beasts!
Xera was reminiscing her last words to her mother before being picked, among the chosen few from the lands of Raifaelia, to take part to the contest for the new recruits on the isle of Horsia.
It felt like ages since that day for the young Paladin, it was like a long lost memory, almost as a forgotten painting in the garret.

The faint red shine of her beloved sword, Rosethorn, lit up her face as she was whetting it, while drifting away in her memories of Dalihan, always verdant and with clear skies, as if the taint could never reach and dent it.

There was a small modest hut  in those pristine lands.
A safe shelter from the cold nights and not much more. No frippery or decorations to make it more comfortable, only the Yak leather exposed on one of the walls with it's strong smell, a thropy of a past hunt.

A humble family inhabitated the small abode, without any dream that would cross the mounts of Dalihan. This life is a gift from the Goddess Raifhee, why bother with anything else?
Everything was unchanging as if the time stopped, the sun rising and setting in an endless cycle, beat every day only by hard work, at least until the young woman discovered she was pregnant.

The joy for that happy news changed the hut into a home. A child was a gift from the Goddess, to thank the family for it's devotion and hard work.
"Let it be a Boy my dear Annabell, so that he can help me in the fields!", that the wish of the young Shepherd, addressed to his beloved, as if she had a say in the matter.
But Annabell knew that the child was different than what they expected. She felt the child struggle in her womb, forcing her to sing the song of the Pillim to calm the baby down. Only those notes could make the child fall asleep, tenderly caressing her belly, hoping that her feelings were only the unfounded worries of an overanxious mother.

Translated By: Mr. F.