sabato 19 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.20)

<<Tanto tempo fa, quando gli dei popolavano ancora questo mondo, si narra che Nurya (il Dio primo sole) e Suhanna (la Dea secondo sole), fossero stati promessi sposi sin dalla loro nascita. Un giorno però, durante una passeggiata, al centro di una maestosa foresta, la giovane Suhanna incontrò Chundra, divinità della Luna e signore della notte. 
I due s’innamorarono perdutamente e forti del loro sentimento, decisero di sposarsi in segreto, poiché la famiglia della giovane dea non avrebbe mai acconsentito alle nozze. Nurya però, che non era uno sciocco, ben presto si rese conto del tradimento della futura sposa e così, guidato dal desiderio di vendetta nei confronti dei due amanti, decise di rapire Suhanna costringendola, per mezzo del suo carro di fuoco, a seguirlo eternamente. La Dea Madre Raifhee, impietosita per la triste sorte dei due innamorati, concedette loro, almeno una volta all'anno, di potersi incontrare segretamente, proprio in quella foresta che tanto amavano; narrano anche che, quando si ricongiungono, non esiste più distinzione tra giorno e notte e il cielo si tinge di rosso, come il colore della loro passione>>.

Tutti restarono in silenzio e dopo una breve pausa Elesya continuò. << Al centro della foresta, c’era un prato fiorito, dove trascorrevano l’unico giorno concesso loro, quando però giungeva il momento della separazione, la giovane dea versava copiose lacrime che alla fine, generarono un grande lago>>. 

<<Ok ora sappiamo come è nato il lago Biru e per quanto riguarda l’Hulfùr?>> domandò impaziente Norwen. <<Chundra come divinità della luna, poteva sorgere solo quando il carro di fuoco aveva percorso tutta la volta celeste, vivendo così solo di notte; disperato per questa condizione, decise di rinunciare alla sua immortalità, assumendo le sembianze dell’essere che più adorava nella foresta, ossia l’Hulfùr. Una volta divenuto bestia poté vivere anche di giorno, avvolto dal calore della sua amata. Quando però, giunse nuovamente il momento tanto atteso, la dea Suhanna discese in terra ma ad attenderla, questa volta, non trovò l’uomo che amava, bensì un possente Hulfùr bianco: capì presto cosa era accaduto e commossa dall'estremo sacrificio di Chundra, pianse ancora. Le sue lacrime tuttavia, non si unirono alle acque del lago, com'era accaduto in precedenza, ma bagnarono invece il manto della bestia, rendendola un essere umano; questo sortilegio però durò solo ventiquattrore, finite le quali tornò a essere Hulfùr. Le lacrime rimanenti allora, furono raccolte in una boccetta, per essere utilizzate solo nel giorno donato loro da Raifhee>>.

Keldas si alzò improvvisamente, << Ventiquattrore? Io pensavo che fosse una cura permanente>>, Reilhan allora, cercando di placare il dispiacere del compagno, spiegò che la “trasformazione” è una magia molto più potente della “cura”, poiché la prima modifica l’essenza di un essere vivente, mentre la seconda la rigenera o la ripristina. << Penso che quelle lacrime aiuterebbero Shùly, ma temo che prenderle non sia possibile. Anche fossimo grandi maestri, non potremo mai competere con il Dio della luna!>>. 

Keldas così in preda alla disperazione, prese sulle spalle la sua amata e senza dire una parola s’incamminò, poco dopo però anche gli altri lo seguirono, nonostante tutto non avrebbero mai abbandonato un amico. Dopo un’ora giunsero finalmente al tanto agognato lago Biru e lo spettacolo che gli si parò dinanzi, fu da togliere il fiato: il lago era circondato da prati lussureggianti ricolmi di fiori di ogni specie, adornati ancor di più dai colori d’innumerevoli farfalle e insetti variopinti. Le acque erano di un azzurro così intenso da sembrare quasi artificiali, non una foglia secca galleggiava in superficie e guardando attentamente, si poteva scorgere persino il fondale, laddove non era troppo in profondità.

<<Non avevo mai visto nulla di più bello in vita mia!>> disse Xera colpita dalla bellezza di quel posto, <<ho già potuto ammirare bei panorami nella mia terra, ma nulla di così etereo. La luce del sole sembra avvolgere qualsiasi cosa e infonde calma e serenità; sono consapevole che queste parole vi sembreranno strane, ma qui mi sento al sicuro>>. In verità quella sensazione prese tutti i compagni e nonostante i numerosi racconti, sembrava il posto più confortevole del mondo.

<<L’acqua è così fresca>> disse Elesya bevendone un sorso, aiutandosi con la mano, <<FERMA!>> le intimarono tutti, ma fu troppo tardi. Inaspettatamente quel luogo così ameno, cambiò tingendosi di colori scuri; non c’era più nessuna creatura su quei prati e i fiori richiusero i loro petali, come se fosse giunta la notte. Uno strano vento freddo iniziò a soffiare e delle nuvole si addensarono in cielo, oscurando completamente la luce del sole, <<Ho paura!>> disse tremante la giovane maga, mentre stringeva timorosa il braccio della sua amica.

<<Ragazze rimanete indietro e sfoderate le armi: Keldas tu invece sii pronto a scappare con le nostre amiche, io e Norwen cercheremo di tenere a bada la bestia>> disse il Novizio seppur consapevole del triste destino cui stavano andando in contro. << Scappare è inutile!>> replicò Xera, << tarderemmo solo l’inevitabile, io resto non ho paura dell’Hulfùr>>. Reilhan divenne livido in volto, come sempre le sue strategie s’infransero contro il muro della caparbietà, << Se non hai paura allora sei proprio una grande sciocca!>>, << A questo punto fa come credi!>> aggiunse arrendendosi definitivamente. << Non è questo il momento di discutere amici miei>> bisbigliò Norwen, << Proverò a salire sul faggio dietro di me e se ho fortuna lo colpirò dall'alto>> ma quando andò per girarsi, un fulmine cadde dal cielo, dividendo l’albero in due metà perfette: l’arciere non osò più muovere nemmeno un passo, né tanto meno parlare, era come se fosse stato pietrificato.


Tutti si strinsero gli uni agli altri per farsi coraggio, i loro cuori battevano talmente forte da scandire, come un ritmo tribale, ogni secondo di quell'interminabile momento. <<”Chi siete voi, per aver contaminato le acque del mio lago, con le vostre presenze imperfette?”>> udirono, ma nessuno riuscì a scorgere il fautore di tanto trambusto. Elesya versò alcune lacrime, un po’ per la paura, ma soprattutto perché si riteneva responsabile di quanto stava accadendo, <<”Chi siete voi, per esservi dissetati della mia sposa senza che alcun permesso fosse stato accordato?”>>. 

La voce divenne sempre più forte dopo ogni quesito, rendendoli consapevoli che molto presto, avrebbero incontrato qualcuno deciso a prendersi le loro vite.

lunedì 14 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.19)

Passarono diverse ore ma dinanzi a loro ancora si paravano alberi e foglie, cespugli e fiori, rami e di nuovo … alberi. Il morale del gruppo era basso e nessuno osava parlare, a eccezione di Norwen che di tanto in tanto, dopo essersi arrampicato su qualche alto faggio, indicava loro la strada da seguire, lamentandosi di non poter utilizzare la sua tecnica preferita, di salto del ramo, per spostarsi più velocemente. 

<<Se dipendesse da me, sarei già al lago>> disse per l’ennesima volta, sbuffando, <<Questo lo abbiamo capito, ma torno a ripeterti che saltare da un albero all'altro, con una ragazza sulle spalle, potrebbe essere complicato, per non dire suicida>> replicò Reilhan cercando di fargli capire che lagnarsi non sarebbe servito a nulla, <<piuttosto perché non abbozziamo un piano, almeno arriveremo preparati!>> suggerì e tutti furono d’accordo.

<<Penso che la cosa migliore da fare>> disse l’arciere <<sia quella di colpire frontalmente l’Hulfùr mentre io mi tufferò nel lago per prendere le lacrime: sono il più veloce del gruppo e certamente il nuotatore migliore>>, <<Nonché il più modesto!>> aggiunse Xera un po’ irritata, <<Attaccare un simile mostro frontalmente, anche per pochi minuti, sarebbe impossibile, non abbiamo nemmeno uno straccio d’armatura, come potremo difenderci dai suoi colpi?>><<Ovviamente non ci ha pensato>> rispose Reilhan <<Non a caso la sua miglior virtù non è la strategia, al tuo posto resterei quantomeno in silenzio!>> aggiunse cercando di elaborare un piano migliore.

<<Perché non usiamo il Napello? Se Norwen lo trafiggesse con le sue frecce avvelenate, non si sveglierebbe per ore>> suggerì timidamente Elesya ma l’arciere scosse il capo <<Non funzionerebbe, quel mostro è immune ai veleni della foresta, essendone il Re!>> e la ragazza s’intristì poiché non era stata d’aiuto, <<Era comunque un buon piano, non potevi sapere di questa sua caratteristica>> disse Reilhan ricambiando la cortesia all'amica che in precedenza aveva preso le sue difese. 

<<Sarò io la vostra esca!>> affermò risoluto Keldas, <<Non permetterei mai alle ragazze di correre dei rischi, per quanto coraggiose esse siano!>> aggiunse, <<fingerò di voler rubare l’elisir e quando proverà ad attaccarmi, scapperò verso la foresta: voi Novizi, nel frattempo vi tufferete nel lago e recupererete le lacrime!>> e terminò. Nessuno però approvò perché sapevano che per quanto avesse potuto correre, Keldas avrebbe fatto una brutta fine e subito dopo, la medesima sorte, sarebbe toccata anche a loro, <<Gli basterebbe un solo salto per raggiungerti, non farti illusioni! Persino io non posso competere in quanto a velocità, con quella bestia>> spiegò Norwen, <<Adesso basta! Ogni volta che proviamo a formulare una strategia, questa risulta fallimentare; possibile che non ci sia un modo per raggiungere quelle lacrime?>> urlò Xera frustrata per il suo essere debole e inutile in quella circostanza. 

<<Cosa c’è ancora da sapere riguardo a questo Re? Ogni due minuti spuntano nuove informazioni, smettila di farci perdere tempo e dicci tutto quello che sai>>, <<Benvenuta nel mio mondo>> aggiunse Reilhan comprendendo la rabbia della sua amica, il cui malcontento cominciò a influenzare tutti, <<Come ho già spiegato diverse volte, è un ostacolo che va al di là delle nostre forze: se ha l’appellativo di re, ci sarà un motivo! Non può essere avvelenato, è immune alle maledizioni, ha una velocità e forza fuori dal comune e soprattutto … dicono che sia l’incarnazione di una divinità … ma forse questo non lo avevo ancora detto!>>, <<Ovviamente! Come potevi non trascurare l’attributo più importante di questo mostro?>> chiese esasperato Reilhan ormai sicuro di andare in contro a morte certa. I ragazzi non smisero di camminare ma diminuirono la velocità del loro andamento, come se si muovessero per inerzia; non vi era più alcuna speranza per la povera Shùly né tanto meno per loro.

Proseguirono in silenzio per diversi minuti sino a quando Elesya non pose una domanda, <<Precisamente di quale divinità stiamo parlando?>>, Norwen la guardò, per un attimo, stupito <<Sapere il suo nome ti potrebbe essere di conforto, mia dolce fanciulla?>> chiese ironico, <<Perché non ti limiti a rispondere? Qualsiasi informazione è importante!>> aggiunse il Novizio, ormai seccato dal modo di fare dell’arciere, << Mi scuso se vi ho arrecato offesa, mia dolce donzella; purtroppo non conosco il suo nome, le leggende sono spesso vaghe, la cosa che ricordo con certezza è il suo collegamento con i soli e la luna, non so altro!>>.

Elesya improvvisamente si fermò, colta da un lampo di genio <<Nella mia Payanir ci tramandiamo questo mito da secoli: Nurya il primo sole, Suhanna il secondo sole e Chundra divinità della luna, sono questi i loro nomi>> anche il resto del gruppo si fermò, <<Ricordo che accennasti qualcosa, quando sbarcammo su Horsia>> disse Xera, <<Si, è così! Mi ripromisi di raccontarvi questa storia, alla fine e a quanto pare è giunto il momento!>>.

<<Prima di iniziare però, fermiamoci, sono certo che Keldas abbia bisogno di riposare>> suggerì Reilhan e tutti acconsentirono. Una volta accomodati si preparano ad ascoltare il “Mito del Sole e della Luna”.

mercoledì 9 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.18) Parte Seconda

<<Queste lacrime, come le recupereremo? Se sono sul fondale del lago, arrivarci sarà impossibile!>> puntualizzò Xera, cercando di trovare una soluzione al problema, allora Norwen guardandola esclamò <<La profondità del lago è l’ultimo dei nostri pensieri!>>, <<Che cosa intendi dire?>> domandò Keldas, <<Pensate forse che i fondatori siano gli unici che abbiano pensato a difendere quell'elisir? Se così fosse, non avremmo più nulla da cercare! Una buona tecnica respiratoria e bravura nel nuotare sarebbero bastati a chiunque per impossessarsene>>. Ancora una volta cadde il silenzio tra i ragazzi, le parole di Norwen erano sensate, Xera allora iniziò a chiedersi cosa, oltre la barriera, proteggesse l’elisir, ma ancor di più si domandava se fossero all'altezza di un simile compito.

<<Basta girarci intorno, Norwen!>> disse scocciato Reilhan << perché non ci spieghi tutto quello che sai? Come al solito ti piace tergiversare, anzi sarebbe meglio dire che ami perdere tempo>> la parola passò ancora una volta all'arciere che ormai tutti guardavano minacciosi <<Andiamo ogni buon racconto ha bisogno di ansia e trepidazione! Altrimenti sarebbe noioso da ascoltare. Ho una reputazione da difendere io!>> disse, ma temendo di essere aggredito nuovamente da Keldas, continuò la sua spiegazione.

<<Si narra che al centro del lago, in direzione dello scrigno, ci sia in superficie un lembo di terra non molto grande, dove è solito riposare il re degli Hulfùr. Dicono che si desti dal torpore solo quando qualcuno cerca di rubare il suo tesoro: come vedete la profondità dell’acqua è irrilevante per noi>>. 

Keldas cadde in ginocchio come se un macigno gli fosse piombato sulla testa e per lui fu l’ennesima doccia fredda, poiché si rese conto che nessuno di loro sarebbe stato in grado di sconfiggere un simile mostro. Per quanto Elesya cercasse di rincuorarlo, non vedeva più dinanzi a se, alcuna traccia di speranza. Norwen dispiaciuto per essere stato il portatore di una simile notizia, iniziò a riflettere cercando di capire come risolvere quella situazione, 

<<Ovviamente tutto questo sarebbe stato inutile, se nel gruppo avessimo avuto un Chierico Curatore, in quel caso una semplice “preghiera antidoto” avrebbe potuto risvegliare la povera Shùly da un pezzo!>>,<<Ma così non è!>>  disse Xera <<È inutile pensarci a questo punto; io dico che ci dobbiamo almeno provare … siamo in cinque e con un buon piano possiamo tentare di distrarre l’Hulfùr, quanto basta, per recuperare l’elisir!>>.

La ragazza aveva quasi convinto tutti quando Reilhan li riportò alla realtà <<Certamente, potremo tentare di distrarre il Re degli Hulfùr così come abbiamo fatto con quell’Hòros ieri, vero?>> e sconsolato continuò << Per poco non abbiamo perso la vita contro una comune bestia di queste foreste, ora però, non contenti, ci vogliamo illudere di poter distrarre un “Re”?>>. Xera avrebbe voluto ribattere alle sue parole, ma diceva il vero, anche con l’ausilio di Norwen sconfiggere una bestia così forte era impossibile: nessuno di loro possedeva un’armatura, Elesya ancora non conosceva nessun incantesimo e a parte i Novizi, erano tutti dilettanti, nonostante questo però l’idea di perdere una compagna era inaccettabile.


<<Io proseguo!>> disse la ragazza risoluta come non mai <<Rinunciare equivale ad una sentenza di morte per la nostra Shùly, fuggire non è contemplabile altrimenti passeremo il resto della nostra vita, con il rimorso di non averci almeno provato, senza contare che Keldas andrebbe da solo e io non posso accettarlo … sarò anche una principiante ma non sono una codarda>> e fissò Reilhan sfidandolo con lo sguardo, subito dopo aiutò l’amico a risollevarsi e a riprendere l'amata sulle spalle . <<Ti ringrazio! Al tuo posto chiunque avrebbe potuto proseguire il suo cammino, dopotutto ci conosciamo solo da pochi giorni!>> le sussurrò Keldas e Xera sorridendo rispose <<Se alla prima prova scappassi via a gambe levate, che guerriera sarei? A quel punto potrei benissimo dedicarmi all'allevamento degli Yak per il resto della mia vita, per non correre alcun pericolo>>.

Keldas non capì del tutto le parole dell’amica ma sorrise e insieme s’incamminarono. Anche Elesya si unì al resto del gruppo, <<Non vorrei rovinare questo momento così commovente>> disse Norwen << … ma è lecito chiedervi dove state andando>> e sorrise allegramente, <<Non ci fermerai anche se sei un Novizio>>,<<Non è nelle mie intenzioni! Solo che il lago è nella direzione opposta>> indicando loro la strada giusta, <<Amico mio non possiamo abbandonarli >> aggiunse guardando Reilhan <<Non avremo curatori, ma di certo non ci mancano i guerrieri>>

Il gruppo si riformò e finalmente ripresero il cammino, anche se in cuor suo, uno di loro, sapeva che presto o tardi sarebbe stato guardato con occhi diversi.

martedì 8 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.18) Parte Prima

Il lago Biru

Il fuoco acceso illuminò tutta la caverna, non essendo molto grande, rendendola confortevole per chi decise di passarci la notte. Elesya era profondamente addormentata sul giaciglio d’erba morbida accanto a Xera che invece, non riuscendo a dormire, si limitò a rimanere sdraiata con gli occhi chiusi. Anche Keldas era assopito al fianco della sua amata, mentre i Novizi montavano l'ultimo turno di guardia.

<<Oggi non è stato un gran giorno per te, amico mio>> tenne a sottolineare Norwen, mettendo del sale su di una ferita ancora aperta.
<< Ed è tutto merito tuo! Non potevi continuare a giocare tra i rami della foresta, senza trovarci mai?>> bisbigliò Reilhan per non svegliare il resto del gruppo. L’arciere adorava prendere in giro l’amico/rivale: dopo le donne era il suo passatempo preferito, sin dal primo momento in cui si erano conosciuti; un divertimento non condiviso da Reilhan che al contrario, finiva sempre con lo sbraitare, inseguendolo con il suo martello in mano.
Norwen era un abile combattente e durante le missioni si rivelava un valido supporto ma la sua costante brama d’attenzioni ed elogi, non andava giù al Novizio che preferiva, invece, svolgere i suoi incarichi in silenzio e rapidamente.

<< Allora non ci sei ancora riuscito?>> chiese ridacchiando l’arciere, mentre con un bastone ravvivava il fuoco, << Preferirei non parlarne!>> rispose secco Reilhan ma Norwen non volle accontentare la sua richiesta e continuò a porre domande << Andiamo, è inutile tenerglielo nascosto, presto o tardi le tue care amiche lo verranno a sapere!>> .

Il Novizio s’innervosì, toccare quell'argomento lo metteva a disagio, soprattutto se era Norwen a tirarlo in ballo, così per non svegliare le Leve addormentate, si alzò e uscì dalla caverna tentando di calmarsi. Xera involontariamente ascoltò tutto e presto cominciò a chiedersi che cosa le nascondesse Reilhan; in altre circostanze avrebbe rispettato la riservatezza dell’amico, tuttavia in quel frangente, qualsiasi cosa avrebbe potuto compromettere la riuscita del viaggio. Decise allora che avrebbe indagato in merito, scelta motivata perlopiù dalla rabbia che ancora nutriva nei suoi confronti: il suo vero intento era di minare la facciata di Leva perfetta che aveva costruito il Novizio. Xera era una ragazza orgogliosa, sapeva di essere una principiante, ma essendo stata umiliata davanti a tutti, non poté perdonarlo. 

Si fece subito giorno e pian piano tutti si destarono, ad eccezione della povera Shùly che ancora giaceva assopita, senza mostrare alcun segno di miglioramento.
<<Dobbiamo sbrigarci a raggiungere questo lago!>> disse preoccupato Keldas <<Il tempo passa e la mia amata Shùly potrebbe non risvegliarsi più!>>. Elesya si avvicinò alla ragazza e guardandola sconfortata, diede ragione alle paure della Giovane Leva << Se non affrettiamo il passo, niente potrà aiutarla>>. 

Tutti rimasero in silenzio limitandosi a riporre le loro cose, per riprendere al più presto il viaggio <<Quindi la nostra meta è il Lago Biru?>> chiese Norwen che ancora era all'oscuro delle decisioni prese dal resto del gruppo. Xera annuì <<Il nostro “Capo” ci ha raccontato delle proprietà magiche di quelle acque, speriamo che possano risvegliare la cara Shùly>> spiegò e Norwen con le braccia conserte iniziò a camminare avanti e dietro, per pochi metri. Elesya avvicinandosi incuriosita all'amica  si domandò che cosa stesse facendo il Novizio, <<Non ti preoccupare>> disse Reilhan, avendo notato il suo volto perplesso<<Ogni volta che si mette a riflettere, inizia questo stupido balletto, ma non fatevi illusioni, non c’è stata mai una volta in cui abbia formulato un pensiero sensato>>, Elesya sorrise, anche se la preoccupazione per Shùly appesantiva l’atmosfera. 

Finalmente tutti erano pronti per rimettersi in viaggio, tranne Norwen che era ancora impegnato a pensare, <<Ignoratelo!>> suggerì Reilhan che s’incamminò per primo, <<Le acque del lago non aiuteranno Shùly!>> sentenziò Norwen, lasciando tutti senza parole e non solo, in preda alla rabbia per aver perso l’ultima speranza, Keldas raggiunse in fretta l’arciere che afferrò per il bavero della camicia minacciando di colpirlo, <<Sono stanco dei tuoi giochetti, signor Novizio dei miei stivali!>>. 

Per quanto Reilhan avrebbe preferito veder atterrato il rivale, fermò l’impeto della Giovane Leva e lo staccò da Norwen che ricomponendosi, come nulla fosse, spiegò <<Calma amico mio, non è questo il momento di perdere il controllo!>>  e poi ancora <<Dicevo che non sono le acque del lago ad essere magiche, bensì il tesoro che proteggono nelle loro profondità>>. 

Keldas si calmò e ascoltò con attenzione le parole del suo Novizio <<Ho portato a termine molte missioni da queste parti, al contrario del mio collega Reilhan, impegnato nei suoi allenamenti sul versante opposto dell’isola. Ecco perché vi posso dire con certezza che si sbaglia!>> tenne a precisare, ma questa volta Elesya intervenne difendendo il suo amico, << Come hai appena detto, lui non conosce bene queste zone, tuttavia è ammirevole che nonostante tutto, fosse a conoscenza, seppur in maniera errata, delle proprietà del lago>>  e sorrise dolcemente, << Sono certa che quando giungeremo sull'altro lato di Horsia, vi scambierete i ruoli>>. 

Le parole della ragazza calmarono subito l’amico, nuovamente messo alla prova dalle frecciatine pungenti del rivale che al contrario, si limitò a spiegare cosa avrebbero dovuto cercare, senza offendere ulteriormente l’altro Novizio.

Disse loro che al centro del lago, sul fondale, giacevano protette da uno scrigno, le “Lacrime della Dea”, che secondo una leggenda erano un potente elisir, in grado di curare qualsiasi cosa, anche il male più oscuro. 

Spiegò che proprio per la loro peculiarità, molte persone avevano cercato di approdare sull'isola  sotto mentite spoglie e per questo gli antichi fondatori delle tre capitali, decisero di schermare l’intera Horsia, con magia allo stato puro: impenetrabile per chi non avesse soddisfatto determinati requisiti. Xera ricordò tutti i punti elencati sulla pergamena dorata e capì che erano i “requisiti” da soddisfare di cui parlava Norwen; ricordò anche le conseguenze subite da chi aveva cercato furbescamente di aggirare quelle regole e di come tutto ciò che non rispondeva alle richieste dell’isola, prendeva fuoco al contatto con la barriera. La ragazza imparò che ogni cosa su Horsia aveva la sua importanza, anche la direttiva più piccola poteva salvarti la vita.

Puzzle Story 2

Ecco il risultato del secondo Puzzle Story de Lo Scrittoio Segreto. Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno partecipato con la loro fantasia e creatività; se cliccherete i loro nomi potrete accedere alle pagine che gestiscono o ai loro blog. Buona lettura :)

Un amore ultraterreno 


Ogni notte, in cima alla collina, nella dimora più sfarzosa del paese, si tenevano grandi feste che duravano sino al mattino successivo. I proprietari della villa non erano tipi ordinari, lo si poteva notare già dalle loro vesti appariscenti e lo stesso si poteva dire dei loro bizzarri ospiti. Nessuno in paese li vedeva arrivare o andare via eppure la loro casa, ogni sera, era piena di gente. Le celebrazioni, tuttavia, erano sempre private, neanche un concittadino poteva vantarsi di essere stato invitato almeno una volta e questo, a lungo andare, creò malcontento e invidia. Quella sera però, qualcuno decise di violare il veto, desideroso com’era di scoprire tutta la verità su quella strana coppia.

Monica Palomba 1)Lara era sempre stata attratta da quella casa così "segreta" e già da tempo escogitava un modo per potervi entrare. Finalmente era giunto il momento di mettersi in azione! Da mesi si era creata una seconda identità e non era stato difficile: quella di Sophie, una giovane e ricca donna arrivata da una città lontana, che si sarebbe stabilita per un po' nel paese in cerca di un buon affare. Abile nel cucire, si era confezionata dei vestiti sfarzosi con cui andava in giro nei panni di Sophie, truccata in modo pesante e col volto sempre coperto per metà dalla velina di un cappello. Quando ormai nel paese si era sparsa per bene la voce della sua esistenza, fece recapitare una lettera ai Winston in cui manifestava il piacere di conoscerli di persona, magari proprio a una delle loro famose feste. L'esca era stata lanciata e i pesci abboccarono.

Tiziana Luongo 2) La carrozza attraversò il grande cancello in ferro battuto, ai lati del quale si ergevano minacciosi due draghi di pietra dalle fattezze così precise da sembrare reali; nel posare lo sguardo su di essi Lara non poté evitare che un brivido le corresse lungo la schiena. No, non poteva tirarsi indietro proprio ora che era così vicina, non si sarebbe fatta sopraffare dalla paura. La carrozza si fermò bruscamente, un lacchè aprì la porta e le porse la mano aiutandola a scendere proprio davanti alla grande scalinata di marmo, alla cui sommità si scorgeva appena un grande portone aperto, da cui giungeva una lieve melodia. Fece un profondo respiro e salì le scale verso il maggiordomo che attendeva all'ingresso della grande villa <<Benvenuta signorina Sophie>>le disse prodigandosi in un inchino.

Fabio Iovinella 3)Il lungo viale che portava all'ingresso era illuminato fiocamente da candele bianche, per non sminuire il risplendere della villa. Chiunque avrebbe potuto vederla così illuminata nel raggio di venti chilometri, sembrava più un faro che non un'abitazione. Arrivata all'entrata, le pesanti porte in radica bianca, cesellate con maestria, si aprirono da sole. Lo spettacolo che le si parò d'innanzi era senza pari. Lampadari in cristallo risplendevano brillanti, pavimento in marmo tirato a lucido, una tavola imbandita con cibi esotici e non preparati dai più grandi Chef di tutto il mondo, e la musica di un'orchestra ad allietare la serata. Tuttavia in casa non c'era nessuno...

Monica Palomba 4)Il maggiordomo la fece accomodare nel grande salotto, collegato all'immensa sala da ballo da un grande arco dalla lavorazione raffinata. I divani erano di una fattura stupenda, in legno di mogano e rivestiti in velluto bordò con fiori tono su tono. Sophie si accomodò su uno di questi e, mentre il maggiordomo si era allontanato, cominciò a guardarsi intorno. Il salotto era illuminato perlopiù da candele su raffinati candelabri d'oro, la cui fioca luce creava un'atmosfera tra il romantico e il tetro. Perché era sola? Gli altri ospiti ancora dovevano arrivare? Mai possibile fosse la prima? E i padroni di casa? Dov'erano? Mentre nella sua mente si affollavano mille domande, ecco ritornare il maggiordomo.
 <<Posso portarle qualcosa da bere signorina?>>, fece lui. <<No grazie... piuttosto...mi chiedevo degli altri ospiti..noto che ancora devono arrivare>>. <<Arriveranno presto signorina...molto presto>>, rispose con sorriso beffardo e se ne andò di nuovo.

Fabio Iovinella 5)Il maggiordomo lasciò la stanza richiudendo la porta dietro di se. Sophie era rimasta sola in quella stanza dall'aspetto cupo. Le fiamme delle candele ondulavano in modo quasi ipnotico, catturando la sua piena attenzione. Improvvisamente le ante di una finestra sbatterono fortemente e una folata di vento spense le luci avvolgendo la stanza nel buio più profondo. Sophie cercò immediatamente nella sua borsetta dalla quale estrasse un piccolo accendino. La flebile luce della fiammella le mostrò un macabro spettacolo. Quell'arredamento così sfarzoso era ora decrepito e malandato, il divano macchiato e lacerato, i candelabri, deformati dal passare del tempo, avevano preso forme raccapriccianti, il pavimento in marmo incrostato di sangue coagulato. Una voce spettrale riempì l'area <<La stavamo aspettando...>>.

Monica Palomba 6)La sala si riempì di una fitta nebbia. Sentì dei passi avvicinarsi nella sua direzione, poi si arrestarono. La nebbia man mano si diradò, ed ecco farsi nitida dinanzi a lei la figura di un uomo che non aveva mai visto prima d'ora. Davanti alla finestra, invece, vi erano altre figure, sia uomini sia donne. Tutti avevano la pelle cerea e le labbra di un rosso tendente al violaceo. La guardavano con sguardi strani, sembravano affamati! Il cuore di Lara cominciò a battere così forte che quasi se lo sentiva uscire dal petto. L'uomo davanti a lei le porse la mano inchinandosi, essendo lei rimasta seduta sul divano intimorita e le disse: <<Venga con me. Questa notte sarà la sua notte...la nostra notte>>. La sua voce aveva un tono ipnotico. Lara posò la sua mano su quella dell'uomo e si alzò. L'uomo si avvicinò a una libreria piena di ragnatele, tirò verso di sé un libro dalla copertina particolare e si udì uno scatto. La libreria si scostò dal muro, aprendo così un passaggio segreto. S’incamminarono per il passaggio, l'uomo e Lara davanti e tutti gli altri dietro di loro. Il percorso era molto freddo e illuminato da torce sparse. Giunsero davanti ad una porta massiccia. L'uomo la aprì e tutti vi entrarono. Al suo battere di mani la stanza fu illuminata da candele alle pareti. Era spoglia di mobili: a parte qualche mensola e delle librerie, vi era solo un grosso altare al centro della stanza. <<Mia cara, è quasi l'ora>>, le disse l'uomo, poi rivolgendosi a una delle donne <<Anne la affido a te, preparala per le nozze rosse>>.

Conclusione:

Monica Palomba 7) Anne prese Lara per mano e la condusse in un'altra stanza più piccola. Era una camera, dal soffitto tramato di ragnatele appesantite dalla polvere. <<Comincia pure a spogliarti cara, io nel frattempo ti preparo il bagno purificatore>>. Anne aprì la porta che dalla camera portava al bagno, si diresse alla vasca e cominciò a far scorrere l'acqua. Mentre la vasca si riempiva, Anne cominciò a intonare una sorta di litania e mentre cantava, versava nell'acqua varie erbe e polveri. Il bagno era pronto, Anne chiamò Lara, ancora ipnotizzata e la fece accomodare nella vasca. Intonò di nuovo la litania mentre versava petali di rose nere nella vasca. L'acqua aveva un odore particolare, pungente, probabilmente troppo forte per la giovane Lara, che la fece risvegliare dallo stato d’ipnosi in cui l'aveva indotta l'uomo. La vista era annebbiata e anche la sua mente. Poi delle domande cominciarono a girarle nella testa: dove sono? Che ci faccio in questa vasca? E questa donna chi è? La vista si fece più chiara e si sollevò dalla vasca. <<Ti sei ripresa finalmente>>, le disse sorridendo Anne, e porgendole un calice <<bevi questo e tutto ti sarà più chiaro>>. Lara bevve lo strano liquido, si sentì la testa appesantita, poi d'improvviso si alleggerì e ricordò tutto ciò che era accaduto fino a pochi attimi prima. Una cosa però non l’era chiara, cosa intendeva l'uomo con nozze rosse? Decise di farsi coraggio e lo chiese ad Anne. <<Cara Sophie, anzi... cara Lara...sì sappiamo benissimo chi sei in realtà.. sei una donna molto fortunata! Vlad, nostro signore delle tenebre, ha posato gli occhi su di te da molto tempo. Ha messo suoi sottoposti ovunque per sapere ogni tua mossa. Molte volte ti si è avvicinato di persona. Come te, si era creato una falsa identità solo per starti accanto. Il nome Robert ti dice qualcosa?>>
<<Robert? Il ragazzo timido che lavora la sera alla taverna di mio zio?>>, <<Sì, quel Robert, lo stesso ragazzo di cui sei innamorata e che ti ha regalato il ciondolo che hai al collo. Robert è Vlad. Lui ti ama Lara, ma non poteva continuare ad amarti nei panni di Robert>>. Anne le spiegò che Vlad e tutti loro vivevano nell'oscurità, erano una piccola cerchia di vampiri che si era rifiutata di nutrirsi di sangue, ed era riuscita a creare un liquido simile che potesse sfamarli senza dover uccidere nessuno. Per questo erano stati ripudiati dagli altri vampiri. Ma restavano pur sempre vampiri e non potevano amare un umano, a meno che non ricorrevano alle nozze rosse.


<< Perché Vlad non mi ha detto come stavano le cose? Avrei capito... >>, << Purtroppo lui non poteva immaginarlo, altrimenti non ti avrebbe fatto passare tutto ciò. Bene, è giunta quasi l'ora. Vestiti, il tuo sposo ti attende!>>. Lara indossò il bel vestito che era sul letto, poi raggiunse gli altri nella stanza con l'altare. Ora si sentiva più tranquilla. Vlad le si avvicinò e si inchinò ai suoi piedi. <<Potrai mai perdonarmi per ciò che ti ho fatto, amore mio?>>, <<Robert... scusa...Vlad, ti ho già perdonato. Se me ne avessi parlato, sarebbe stato tutto più semplice>> gli disse sorridendogli. <<Avevo troppo timore di un tuo rifiuto o peggio che avresti cominciato a odiarmi>>, <<Non potrei mai odiarti>>, gli disse invitandolo ad alzarsi. <<Su allora! Basta chiacchiere! Abbiamo un matrimonio da celebrare!>> disse Anne. Sull'altare vi erano due calici colmi del finto sangue e uno spillone. Un vampiro anziano cominciò a officiare le nozze. Vlad si punse il pollice con lo spillone e fece cadere alcune gocce del suo sangue in uno dei calici porgendolo a Lara: <<Che il mio sangue diventi il tuo>>. Lara bevve tutto di un fiato. Il calice le cadde dalla mano. Tremava tutta e sudava freddo. Svenne. Dopo poco riaprì gli occhi fra le braccia di Vlad. <<Cosa è stato?>>, <<Non preoccuparti Lara, è tutto normale, è stata la trasformazione in vampiro. Ora staremo insieme per sempre, amore mio!>> e accarezzandole i capelli, la baciò.


giovedì 3 ottobre 2013

Pensieri e Parole

Ciao a tutti amici lettori, anche se con un po' di ritardo, vorrei ringraziarvi per il sostegno che mi state dando. 
Grazie a voi, abbiamo superato la soglia delle 2000 visualizzazioni e non me lo aspettavo, essendo il mio un blog dedito solo alla scrittura. Come avrete notato, ho smesso di postare una pagina al giorno, per dare la possibilità a tutti, di restare al passo con la storia che sto narrando. Intanto vorrei informarvi che da qualche settimana, è aperta la pagina ufficiale di questo blog ( Lo Scrittoio Segreto ), nella quale posterò tutti gli aggiornamenti e molto altro, lasciando così questo spazio solo per i racconti. Vi invito inoltre a commentare sia sul blog sia sulla pagina perché, come ho sempre detto, reputo importanti le vostre opinioni [Potrete leggere tutti gli aggiornamenti della pagina, sulla destra del blog, nello spazio appositamente creato]. Per chi non avesse un account Facebook, potrà seguirmi anche tramite Twitter o Google+  che verranno aggiornati di pari passo ai post in uscita. Che altro aggiungere... continuate a seguirmi :) e a condividere il mio racconto con i vostri amici, per il resto posso solo augurarvi, come sempre, una Buona Lettura :)


*Valeria*


martedì 1 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.17)

Reilhan cercò di alzarsi, ma le ferite procurate dall’Hòros, lo indebolirono al punto tale da non poter muovere nemmeno un muscolo, persino il suo Maglio era diventato troppo pesante da impugnare; davanti a lui giaceva la bestia addormentata mentre poco più lontano, le sue amiche si stringevano l’una all'altra  Keldas, anche se malconcio, tornò subito accanto alla sua fidanzata per accertarsi che stesse bene, ma anche per lui sarebbe stato troppo faticoso, dopo quella lotta, trasportare la ragazza sulle spalle.

<<Chi ha scagliato quelle frecce?>> disse Elesya mentre con lo sguardo, tentò di scorgere qualcosa tra gli alberi.
<<Conosco solo una persona, in grado di farlo con così tale precisione, ma spero tanto di sbagliarmi questa volta>> rispose Reilhan con un pizzico di acredine nelle sue parole. Xera era troppo stanca per fare domande e lentamente si accasciò con la schiena rivolta al tronco di un grosso albero. <<Hai perso molto sangue amica mia, se non ricuciamo questa ferita, anche tu sverrai come Shùly>>. Elesya aiutò la ragazza a sedersi e rapidamente, prese dal suo bagaglio delle erbe raccolte in precedenza, <<Io non sono né un dottore né un curatore e non m’intendo di erbe medicinali ma queste piante le conosco e servono a disinfettare le ferite; la mia governante mi metteva le foglie sui tagli e poco dopo non sentivo più dolore>> spiegò mentre applicava la stessa tecnica sulla lacerazione di Xera.

<<Io, fossi in te, non lo farei!>> questa frase risuonò a eco per la foresta, come se provenisse dagli stessi alberi. Elesya si fermò immediatamente e alzandosi in piedi, ancora una volta indagò con lo sguardo senza però riuscire a vedere nulla di insolito tra quella fitta vegetazione.
<< Perché invece di parlare nascosto tra i rami, non scendi e ti presenti?>>  disse scocciato Reilhan <<Sei sempre il solito!>> aggiunse.

Dal ramo di un faggio, agile come uno scoiattolo, scese un giovane armato di arco e frecce; era molto alto e di corporatura leggera ma allenata, la muscolatura delle sue braccia, infatti, risaltava, avendo lui strappato le maniche della camicia. Aveva i capelli castani (come i suoi occhi) che per un qualche strano motivo, rimanevano ben dritti verso l’alto, rendendolo simile a un galletto.
<<Reilhan sei tu, amico mio>> disse ridendo << Dovevo riconoscerti subito, dopo averti visto prendere tutti quei colpi dall’Hòros!>> continuò << Senza contare che non ti è nuova nemmeno questa posizione supina, dovuta all'ennesima sconfitta!>>.

Il ragazzo abbastanza divertito, camminò attorno al Novizio mentre con la mano teneva una freccia con la quale, di tanto in tanto, giocherellava. Dopo poco andò vero le due ragazze e riponendo il dardo nella faretra alle sue spalle, si presentò. << Il mio nome, leggiadre fanciulle, è Norwen e sono qui per servirvi>> disse sfiorando con le labbra le loro mani, come un vero gentiluomo. Reilhan sorrise, sapeva che presto o tardi Xera avrebbe contraccambiato quella gentilezza con un pugno o una sfida a singolar tenzone; ricordava ancora il giorno il cui l’aveva conosciuta. 

<< Come mai mi deridi con tanto gusto?>> chiese Norwen incuriosito <<Trovi forse ridicolo, il fatto di aver onorato queste due splendide donzelle, con i giusti modi?>>. Il Novizio non smise di ridere, ormai era imminente la reazione della sua amica << Ma io non lo trovo ridicolo, li hai solo riservati alle ragazze sbagliate, vedrai come sarà ripagata la tua cortesia, tra pochi minuti!>> rispose quasi attendendo con ansia la sfuriata di Xera che invece, al contrario di ciò che pensava Reilhan, non avvenne anzi, le due giovani, risentite dalle affermazioni scortesi del Novizio, lo guardarono severamente. 

<<Credo che i colpi da te subiti, siano stati più dannosi di quel che pensavo. Solo uno stolto potrebbe offendere due donzelle così a modo; dovete perdonarlo dolci fanciulle, è rozzo! Cosa vi aspettate da un tizio che brandisce un martello?>> e con estrema cura, sostituì le foglie sulla ferita di Xera con un balsamo che portava nella sua bisaccia; spiegò loro che le erbe di Elesya, non erano giuste per quel tipo di lacerazione, essendo un rimedio utilizzato solo per lenire il dolore. Subito dopo le fasciò il braccio con delle bende, ricavate da una parte della sua camicia. 

<< Vedrai che ti sentirai meglio dopo esserti riposata e aver mangiato qualcosa; non vi preoccupate adesso che ci sono io a proteggervi, non dovrete temere più nulla!>>.
Reilhan ridacchiò ancora una volta, se prima aveva avuto qualche dubbio, in merito alla probabile scenata di Xera, adesso per lui era una certezza; di lì a poco la guerriera avrebbe sbraitato.
<< Ti ringrazio Norwen, mi sento già molto meglio>> disse la ragazza contro ogni pronostico del Novizio che incredulo, non disse più una parola se non, con un po’ di rabbia, << Se sarai tu a occuparti delle mie amiche, dovrò presto o tardi, aspettarmi di ritrovarle disperse in qualche parte remota di Horsia e magari svenute, del resto è la sorte toccata ai tuoi protetti o sbaglio?>>. Norwen perse il suo sorriso spavaldo e con molta serietà si avvicinò alle due Giovani Leve ritrovate, <<Dovete scusarmi per non avervi saputo proteggere, mi sono distratto per un attimo e vi ho persi tra la folla, è tutta colpa mia!>> disse rammaricato, poggiando una mano sulla spalla di Keldas. 

<< Scommetto che “quell'attimo di distrazione”, è stato causato da qualche bella ragazza, doverosamente onorata con i “giusti modi”. Oh mi sbaglio?>> ironizzò Reilhan, ancora insoddisfatto. Norwen si alzò in piedi e ritrovando la sua sicurezza, riprese a giocare con una delle sue frecce <<Questo è un luogo irto di pericoli, che Novizio sarei se mi disinteressassi delle sorti di una fanciulla in difficoltà?>>. Reilhan alzò gli occhi al cielo, conosceva bene il carattere del suo amico e sapeva quanto le donne fossero irresistibili per lui, al punto da dimenticare persino le missioni a cui partecipava, se ne vedeva una, seppur la sua prontezza di riflessi e precisione fossero ineguagliabili; così come la rivalità che c’era tra loro, dal giorno in cui si erano conosciuti. 

<<... Quindi signor Norwen, lei è il Novizio di Keldas e Shùly>> chiese Elesya con molta eleganza, come se si stesse rivolgendo a un maestro e questo infastidì Reilhan ancora di più giacché, nei suoi confronti, non era mai stato mostrato un simile rispetto, pur ricoprendo la medesima carica. <<Mia dolce fanciulla, anche se il mio ruolo è di estrema importanza, vi prego di darmi del tu come due vecchi amici, alla fine qui lo siamo tutti. Non sei d’accordo con me Reilhan? Sono certo che anche il vostro Capo Gruppo vi abbia chiesto la stessa cosa>> e rise immaginando il contrario. Norwen spiegò che lui, come Reilhan, era un Novizio responsabile delle due Giovani Leve disperse, disse loro che aveva vagato a lungo, inseguendo le tracce dei suoi protetti, essendo un abile cacciatore e tutte lo avevano ricondotto alla foresta, nella quale però li aveva quasi persi a causa della fitta vegetazione. Ancora una volta elogiò se stesso per la sua agilità nel muoversi tra i rami degli alberi, avendo impiegato così meno tempo per percorrere la loro stessa distanza.

<<... Ma non voglio stare qui a decantare le mie virtù, sarebbe poco cortese>> disse dopo aver parlato per mezzora. << … È stato allora che grazie alla mia vista acuta, accorgendomi degli insoliti movimenti degli animali, ho capito che qualcosa stava accadendo e prontamente sono giunto appena in tempo, per impedire all’Hòros di privarci per sempre del nostro caro Reilhan>> e terminò il suo racconto, seguito dagli applausi delle tre Giovani Leve. Il tutto era stato narrato così bene, da sembrare quasi uno spettacolo, quindi la reazione dei ragazzi fu del tutto naturale. 

<<Nel tuo racconto hai omesso che l’animale era già duramente provato per i colpi subiti dal mio martello, altrimenti non si sarebbe mai accasciato così facilmente, con sole tre frecce>> aggiunse stizzito Reilhan, ma la sua versione, fu subito smentita da un’ulteriore aggiunta di Norwen, <<Sicuramente hai fatto la tua parte, seppur minima, ma le mie non erano comuni frecce; le avevo intinte nel Napello! Quale Novizio non conosce le proprietà di una simile pianta? Fortuna vuole che ne abbia trovato un mazzolino vicino a un albero, non potevo non approfittarne e anche se la pelle dell’Hòros è molto resistente, con tre frecce avvelenate, scagliate contemporaneamente, ero certo che almeno si sarebbe addormentato>>. Poi guardando Elesya le disse <<Non temere mia dolce fanciulla, per le sorti di quell'animale, è talmente grosso che la dose iniettata, per lui, non è letale. Dormirà solo per qualche giorno; ho avvertito subito la tua preoccupazione, essendo tu una donzella molto gentile>>. 

La ragazza apprezzò le cortesie del Novizio e non fu la sola, anche Xera ne era molto colpita, infastidendo ancora  Reilhan che non digeriva le gentilezze riservate al suo rivale. <<Mi chiedo invece, perché ho dovuto curare io la ferita della tua protetta, non dovrebbe essere compito tuo, amico mio?>> disse Norwen ironico, ma il ragazzo lo guardò così duramente da non lasciare spazio a fraintendimenti <<Non sono affari tuoi arciere da strapazzo e poi non vedi che non posso nemmeno muovere un muscolo? O pensi che me ne stia sdraiato a terra, per divertimento?>>. Ormai Reilhan era talmente furioso da non contenersi anche nelle parole, <<Non credi di esagerare? Sei stato offensivo nei confronti di Norwen, soprattutto dopo che ti ha salvato la vita!>> gli rimproverò Xera, tornando la solita ragazza irosa di sempre. <<Scusalo te ne prego>> disse << Non sa cosa sia la riconoscenza!>> aggiunse e Reilhan non ne poté più, << Se tu avessi eseguito i miei ordini, adesso non ci sarebbero ferite da curare!>> e provò a risollevarsi, stanco di quella posizione così vulnerabile, <<Non sei il mio comandante!>> rispose Xera stizzita << Se una bestia mi vuole uccidere, ho il diritto di provare a difendermi, anche se tu mi consideri una donnetta indifesa, a quanto pare!>>

Reilhan, usò le poche forze che gli erano rimaste, per accostarsi a una roccia poco distante, così da avere un sostegno mentre con una mano si poggiò al martello, <<Non ti considero una donnetta, tu lo sei! È un dato di fatto la tua inettitudine in merito alla lotta, sei una principiante che pensa di essere una grande guerriera e questi sono i risultati!>> rispose, dimenticando ogni forma di cortesia; aveva accumulato troppo nervoso per ragionare lucidamente e gli capitava spesso in compagnia del suo rivale. Norwen era l’unico in grado di farlo infuriare sul serio, al punto da perdere il controllo. Xera si alzò in piedi, come se non avesse subito alcun attacco e con estrema rabbia in volto, riprese possesso della spada corta che le era caduta in precedenza, poi senza nemmeno guardare Reilhan, gli voltò le spalle allontanandosi di diversi metri. 

<<Amico mio, noto che ancora non hai imparato come ci si deve comportare con una donzella! Presto o tardi tutte scappano da te, dovresti migliorare i tuoi modi>> lo ammonì Norwen che si apprestò a consolare la ragazza in disparte.

Reilhan non sopportava più la sua presenza, desiderava solo riprendere il cammino e lasciarselo alle spalle, temendo che presto o tardi avrebbe parlato troppo; era talmente agitato da aver dimenticato l’obiettivo della missione intrapresa da poco: trovare il lago Biru per Shùly. Cercò di sollevarsi più volte, ma anche lui aveva bisogno di cure ed Elesya, per quanto indispettita dalle parole rivolte alla sua amica, si avvicinò prestandogli soccorso. <<Caccerai anche me, ora? Devi calmarti Rei, non ti riconosco più!>> gli disse mentre applicava il balsamo di Norwen, sulle sue ferite; aveva il corpo pieno di lividi e tagli, i colpi subiti dovevano essere stati molto forti, anche se non voleva darlo a vedere. Il ragazzo rimase in silenzio per tutto il tempo della medicazione, temeva di offendere ancora la persona sbagliata e si era già pentito di quanto detto a Xera, pur essendo nel giusto. 

Dopo aver curato il Novizio, Elesya si occupò anche di Keldas che, al contrario di Reilhan, aveva subito meno attacchi, inoltre era fisicamente più imponente del suo amico. Questo però non la stupì, era chiaro che per impugnare una spada di quelle dimensioni, bisognava essere molto forti. Più guardava i suoi nuovi amici e più si rendeva conto di come, nonostante tutto il tempo passato insieme, non aveva ancora avuto modo di osservarli con attenzione, scoprendo tanti piccoli tratti che prima le erano sfuggiti. Solo allora, ad esempio, notò la corporatura di Keldas che seppur non molto alto, era fisicamente possente; aveva i capelli neri come la notte, così come i suoi occhi e una barba incolta dello stesso colore, marcava il suo viso al punto da sembrare già un uomo adulto. Il suo volto aveva dei solchi causati dalla preoccupazione per la sorte dell'amata, dettaglio che ingentiliva il suo aspetto agli occhi di Elesya. Anche loro portavano l’uniforme ufficiale della Giovane Leva, tuttavia, addosso a Keldas, sembrava un’armatura, data la muscolatura del ragazzo. Shùly invece, aveva un aspetto esile e delicato, con dei lunghi capelli ramati e una sottile treccia, sul lato destro del capo; adesso però erano scompigliati per la posizione supina della fanciulla. La sua pelle era chiara con simpatiche lentiggini sulle guance, che rendevano il suo viso più bello. L’uniforme era la stessa, tranne che per i pugnali legati a una cintura appuntata in vita, che a parer suo, contrastavano con la gentilezza dell’aspetto, ma al contempo, la rendevano ancor più misteriosa tanto da desiderare di conoscerla presto. 

Dopo che tutti furono medicati, Elesya suggerì di allestire un rifugio perché, a causa delle ferite riportate, non era possibile riprendere la ricerca del lago, allora Norwen indicò loro una piccola caverna non molto lontana che aveva scoperto poco prima di raggiungerli, in modo tale da allontanarsi dall’Hòros che seppur addormentato, costituiva un pericolo. Tutti acconsentirono e seguendo il ragazzo, si ripararono nell'antro; in poco tempo fu raggruppata della legna da ardere da Keldas e furono allestiti dei comodi giacigli, accanto al fuoco, da Elesya, mentre Norwen si allontanò per cacciare. Presto tornò con un lauto bottino costituito da conigli e frutti, di cui si occuparono le ragazze; scese la notte e così anche la fine di una lunga e faticosa giornata.