venerdì 15 novembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.27)

La luce della luna piena, era talmente intensa da illuminare a giorno l’intero antro; i due ragazzi, tuttavia, continuarono a riposare incuranti del forte bagliore, almeno sino a quando Reilhan non fu disturbato da un rumore improvviso. Normalmente non aveva il sonno così leggero, ma a causa della tensione provata in quell'ultimo periodo, a stento riusciva a riposare: una volta destato, era solito continuare i suoi studi, ma quella sera, qualcos'altro catturò l’attenzione del giovane Novizio. 

Si rese conto, infatti, che il giaciglio della sua compagna era vuoto, per la prima volta, dopo un mese ma di lei non vi era traccia; svegliò Elesya preoccupato, chiedendole se avesse visto Xera alzarsi, tuttavia, anche la giovane maga, rimase sorpresa nel notarne l’assenza. I due ragazzi allora, decisero di andarla a cercare con non poco timore, a causa di quanto detto da Chundra, in merito ai possibili cambiamenti che avrebbe potuto subire la guerriera, una volta destata. 

Elesya si recò nei boschi circostanti, mentre Reilhan decise di perlustrare il lago; il sentiero era ben illuminato dalla luna e per il Novizio fu uno scherzo orientarsi, anche nel cuore della notte. Una volta giunto sulle sponde del lago Biru, provò a invocare a gran voce, il nome della sua amica, tuttavia, con esito negativo; era sul punto di cambiare direzione, quando delle luci, poco distanti da lui, lo incuriosirono. In pochi minuti raggiunse quel boschetto, ma non vide nulla d’insolito, almeno sino a quando, inoltrandosi tra la fitta vegetazione, poté scorgere delle felci recise di netto, come fossero state tagliate, con estrema precisione, da una lama molto affilata: ne dedusse quindi, che qualcuno si fosse creato un passaggio, tra quelle fronde, con violenza. Impugnando il suo Maglio, decise di proseguire, pronto a difendersi in caso di nemici improvvisi, ma con sua somma sorpresa, giunto alla fine di quel sentiero artificiale, si ritrovò nuovamente dinanzi al lago, presso le cui sponde vi era una ragazza, completamente avvolta dalla luce della luna. 

I suoi lunghi capelli bianchi, riflettevano i raggi lunari, come fossero fili d’argento, ondeggiando leggeri per la brezza notturna; indossava una strana veste, anch'essa bianca e argentata, adagiata sul prato, per quanto era estesa: pareva di seta e talmente sottile da mostrare le sinuose forme della fanciulla, pur coprendola. Reilhan rimase colpito da quell'inaspettata visione, ma il suo stupore, durò pochi minuti: non gli ci volle molto tempo, infatti, per notare che la ragazza stesse impugnando una spada lunga e affilata. Ripensò al sentiero artificiale, che aveva seguito sino al lago, deducendone che la responsabile di tale scempio, era proprio dinanzi a lui; prima di affrontarla, però, decise che sarebbe stato più saggio osservarla ancora, non essendo certo che si trattasse di un nemico, così, approfittando della fitta vegetazione, si mimetizzò tra i cespugli, studiandola da una distanza di sicurezza. 

Reilhan provò sensazioni contrastanti: una parte di lui, ardeva dal desiderio di affrontarla, ma l’altra, forse la sua ragione, gli diceva di starne alla larga; era talmente preso dai suoi pensieri, che a stento notò delle bende sotto del fogliame, probabilmente abbandonate da poco, essendo ancora pulite. Le prese con estrema delicatezza, per non provocare rumori improvvisi che avessero potuto attirare l’attenzione: poté osservare allora, il balsamo di cui erano intinte, una medicina a lui familiare, con la quale aveva avuto a che fare tutti i giorni, nell'ultimo mese; non vi erano più dubbi, quelle erano le medicazioni di Xera. Improvvisamente una grande paura pervase il suo cuore, temendo che tutte le preoccupazioni della divinità, si fossero avverate, osservò allora più attentamente la ragazza cercando in lei, qualsiasi particolare che potesse dimostrare quello che la sua ragione già sapeva. 

Tentò di avvicinarsi il più possibile senza dare nell'occhio e proprio lì, sul corpo della candida fanciulla, vide quel marchio inconfondibile, che non avrebbe mai dimenticato, essendo il sigillo imposto a Xera, per tenerla in vita. La runa della luna intersecata a quella del sole, il marchio di Chundra e Suhanna, ricopriva la spalla destra della ragazza canuta che gli si parava dinanzi, nella quale però non vi era alcuna traccia della sua amica. 

Stanco di aspettare decise di affrontarla, pronto ad attaccare se fosse stato necessario; oltrepassò i cespugli, che aveva usato come riparo, silenziosamente e intraprese la distanza che lo separava da lei, stando attento a non farsi scoprire. Mancavano pochi metri ormai, quando la giovane donna si voltò, mostrando finalmente il suo viso, al Novizio: anche se l’aspetto differiva, non vi erano più incertezze, si trattava di Xera. <<Che cosa ti è successo?>> gli chiese preoccupato, ma la ragazza si limitò a osservarlo; il suo viso era privo di qualsivoglia espressione, nei suoi occhi un tempo pieni di speranze, non c’era traccia di dolore o gioia, al contrario parevano vuoti e spenti, al punto che persino il colore ne aveva risentito: il verde chiaro era stato sostituito con il nero più oscuro, tipico delle tetre notti d’inverno. 

Il Novizio si avvicinò a Xera con timore e quando le provò a sfiorare il viso, con un gesto fulmineo, la fanciulla agitò la spada che impugnava, incidendo sul corpo del giovane, un taglio lungo e profondo. Reilhan, per quanto avesse dei riflessi allenati, non poté schivare del tutto quel colpo e portandosi le mani al petto, scorse il suo sangue inzuppargli la camicia. Nonostante la ferita fosse molto estesa, non provò alcun dolore, essendo stato colpito con estrema rapidità, tuttavia, la paura che ne scaturì subito dopo, lo gettò a terra come pietrificato. Nella sua mente sapeva di dover fuggire al più presto, ma una forza misteriosa lo inchiodava al suolo, rendendo vano ogni suo tentativo di fuga. 

Il suo sangue ricopriva la lama argentea per intero, rendendo quell'arma ancor più spaventosa; con un altro rapido movimento, la ragazza ripulì la spada, dell’ancora calda, sostanza in eccesso, mentre il resto che ne rimase, lo portò alla bocca assaggiandolo, come fosse un nettare irresistibile. Il viso, prima privo d’espressione, si oscurò minaccioso; in lei ormai non vi era più alcuna traccia d’umanità, solo una forte brama di sangue.

martedì 12 novembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.26)

Reilhan si svegliò molto presto quella mattina, il sole non era ancora sorto e la luna, quasi piena, dominava il cielo; aveva dormito poche ore, per permettere alla sua amica di riposare comodamente accanto a Xera, che ancora giaceva assopita e senza alcun segno di miglioramento o ripresa. 

Ormai le giornate erano sempre uguali in quella caverna e per quanto la ragione gli suggerisse di proseguire il cammino, salvaguardando perlomeno la competizione di Elesya, il suo cuore si opponeva: non avrebbe mai voluto abbandonare una compagna, ma dopo un mese, come si sarebbe dovuto comportare, in quanto Novizio? Questi erano gli interrogativi che lo affliggevano, tenendolo sveglio per notti intere. 

<<Dovresti accettare il mio consiglio, la ragazza starà bene qui e quando si sveglierà, le fornirò tutti i mezzi necessari per raggiungervi>> suggerì nuovamente Chundra e per la prima volta, quelle parole non sembrarono così assurde.
<<Elesya non accetterà mai! Non posso obbligarla>>, <<Io si invece! È pur sempre la mia casa, la cortesia che ho nei vostri riguardi, non deve farvi dimenticare chi sono e cosa son in grado di fare>> tuonò minaccioso; stanco di tutti quei dubbi, Reilhan decise allora, di affrontare la discussione con Elesya, prima che l’Hulfùr mettesse in pratica i suoi moniti.


Quando il ragazzo rientrò nella caverna, notò che la sua amica, notevolmente contrariata, era intenta a preparare il suo bagaglio e quello di Xera. <<Che cosa stai facendo Ely?>> chiese curioso, ma la ragazza non gli rivolse la parola <<Elesya … ?>>, <<Sei forse cieco?>> rispose stizzita, << Che cosa pensi che stia facendo? Preparo le nostre bisacce così potremo togliere finalmente il disturbo! Può scordarsi però, che lasci qui la mia amica sola e ferita, senza contare poi …>>, <<Senza contare poi, cosa?>> intervenne Chundra improvvisamente, <<Senza contare che è tutta colpa tua se lei è in queste condizioni, non mi fido a lasciarla alle tue cure. Vuoi ripartire Reilhan? D’accordo ma Xera verrà con noi anche a costo di portarla in spalla io stessa!>>. 

Il ragazzo cercò di convincere Elesya a desistere dal suo intento, ma fu tutto inutile, così Chundra intervenne ancora una volta, << Di grazia, quando incontrerete un nuovo avversario meno paziente di me e fidati ce ne sono molti su Horsia, cosa pensi di fare? Credi forse che ti lascerà il tempo di adagiare la tua amica sul prato o che ti chiederà il permesso di attaccare? Sei una ragazzina ingenua e sconsiderata, degna della tua compagna! Non hai imparato che dalla testardaggine non si ottiene mai nulla di buono?>>. 

Ci fu un momento di silenzio dopo le parole della divinità, parole che Elesya ben comprese: nel suo cuore, infatti, era consapevole che trasportare Xera sulle spalle sarebbe stato molto arduo, oltretutto la sua amica aveva bisogno di tanto riposo, che il vagare non le avrebbe garantito. <<Concedici altri tre giorni!>> gli rispose, << Se alla fine di questi, Xera non mostrerà alcun miglioramento, preparerò il mio bagaglio e lascerò la tua dimora>>; l’Hulfùr accettò, sapeva che quello di Elesya, era solo un ultimo tentativo colmo di speranze, per cui  non se la sentì di rifiutare. 

<< Quando la vostra amica si sveglierà, sappiate che potrebbe non essere più, la fanciulla conosciuta mesi addietro … >>, <<Che cosa intendi dire?>> chiese la ragazza, intimorita dal tono grave di Chundra, <<I sigilli sono magie molto potenti e renderli parte della propria essenza, senza che questa cambi, è una peculiarità rara; a volte il cambiamento è visibile, come nel caso delle Chimere, altre invece, che reputo anche più pericolose, è celato e si manifesta solo in determinate circostanze>>. 

Chundra notò la preoccupazione sui volti dei ragazzi, ma aveva il dovere di avvertirli dei pericoli che avrebbero potuto correre, in compagnia della loro amica, <<Purtroppo non posso essere più specifico, non conoscendo il futuro, tuttavia, dinanzi all'incertezza,  vi esorto ancora una volta a riprendere il cammino, in modo che io possa monitorarla, senza preoccuparmi anche delle vostre vite>>. I due ragazzi si guardarono pensierosi, ma entrambi decisero di rispettare l’accordo preso in precedenza, suscitando non poca rabbia nell’Hulfùr che indispettito dalla loro mancanza di buon senso, decise di lasciare la caverna per qualche ora. 

Mentre Elesya si occupò della ferita di Xera, Reilhan preparò il pranzo <<Quando riprenderemo il viaggio, la prima cosa che farò è pescare una montagna di pesci succulenti: sono stanco di nutrirmi di frutta e radici ...; non voglio tramutarmi in un Fhian>>. Elesya sorrise e ringraziò il Novizio per averle tirato su il morale, poco dopo però i suoi pensieri tornarono, riportandola alla realtà, << Pensi che Xera possa davvero trasformarsi in un mostro>> disse, ma Reilhan non rispose, << Se … Se si tramutasse in una Chimera o costituisse un pericolo, la uccideresti?>> domandò ancora una volta la giovane maga, <<Non lo so! Io sono un Curatore, preferisco pensare di poterla guarire, piuttosto che toglierle la vita; è il solo pensiero che mi fa ancora sperare>>

I giovani amici non affrontarono più quel triste argomento, così Elesya tornò a curarsi di Xera mentre Reilhan, una volta terminato il suo pasto, riprese a esercitarsi con la preghiera donatagli dalla divinità. Il resto della giornata passò molto lentamente e una volta giunta la notte, i due ragazzi crollarono esausti; Chundra non aveva ancora fatto ritorno, il fuoco si spense e un profondo silenzio pervase la caverna.

giovedì 7 novembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.25)

Elesya, come ogni mattina da circa un mese, iniziò a preparare il nuovo bendaggio per la sua amica: inizialmente lo intingeva in un balsamo speciale donatole da Chundra, poi una volta impregnato del tutto, lo avvolgeva attorno alla spalla di Xera, affinché gli effetti benefici di quella medicina, facessero subito effetto. Quando finalmente la medicazione era terminata, rimaneva accanto a lei sperando, un minuto dopo l'altro, in un suo risveglio. Non avrebbe mai dimenticato quella spaventosa mattina in cui, inerme, aveva assistito alla morte e alla rinascita della sua migliore amica: ogni qualvolta chiudeva gli occhi, quella scena si ripeteva come fosse un film e la terrorizzava a tal punto, da farla tremare. 

Era ancora assorta nei suoi pensieri, quando Reilhan entrò nella caverna per darle il cambio <<Dovresti riposarti Ely, non appena si sveglierà ti verrò subito a chiamare, promesso>>, Elesya tuttavia, non sembrò quasi ascoltare le parole del suo Novizio. 

<< Fin da quando ero una bambina, il mio sogno più grande è stato quello di avere degli amici. Sono sempre stata accudita da adulti, perlopiù dipendenti dei miei genitori, che si curavano di me: l’istitutrice per la mia istruzione, il cuoco per la mia alimentazione, la tata per tenermi compagnia nei miei giorni liberi e nonostante fossi sempre circondata di persone, nel mio cuore mi sentivo veramente sola. Decisi di diventare una Negromante, non perché mi era stato imposto, ma per un’altra ragione: venni a conoscenza, infatti, dell’immenso potere che hanno queste maghe, così mi misi in testa che la mia prima evocazione, sarebbe stata mia amica e non un mio asservito, ma era un pensiero patetico e ora me ne rendo conto. La prima persona che ho chiamato amica è la ragazza che giace qui dinnanzi a me, apparentemente priva di vita. Ci conosciamo da così poco eppure le voglio molto bene; pensi davvero che riuscirei a dormire? Dopo averla vista perire, una parte di me è morta con lei e anche se quella morte è stata solo apparente, il timore di perderla ancora, mi stringe il cuore a tal punto da togliermi il respiro>>

Reilhan guardò Xera con tristezza, anche lui ripensava spesso a quella mattina, << Devi superarlo, Chundra ci ha rassicurati dicendo che sta bene …>> ma Elesya lo interruppe << Ci ha anche detto che potrebbe non risvegliarsi più, bella rassicurazione … >>  disse in preda alla rabbia, << Forza tira fuori quello che hai dentro Elesya, dimmi cosa pensi sul serio e non tenerti più niente nel cuore! >> replicò il ragazzo, <<È tutta colpa sua se la mia amica è in queste condizioni!>> disse urlando, << se non ci avesse attaccati e si fosse limitato ad ascoltarci, quando giungemmo con gli altri, lei ora sarebbe a ridere e scherzare, qui con noi … in salute e senza quel marchio sulla spalla!>>. 

Fece un profondo respiro e piangendo continuò << Se non fossi stata così avventata … se avessi pensato, prima di bere l’acqua del lago, non si sarebbe mai infuriato con noi e lei ora starebbe bene>>, <<Oppure ci avrebbe attaccati comunque, è inutile vivere di se e ma … non è colpa di nessuno, forse era scritto nel suo destino>> e così dicendo, abbracciò la sua amica che continuò a piangere sino ad addormentarsi esausta. << Per quanto ancora hai intenzione di dormire? Non ti sembra il momento di riprendere il nostro viaggio? … Senza la nostra stratega, mi dici come faremo a cacciarci nei guai? Svegliati Xera, ti stiamo aspettando!>>, Reilhan le rimboccò le coperte e poi ne prese un’altra per Elesya. 

Dopo essersi accertato che entrambe fossero al caldo, uscì dalla caverna per prendere un po’ d’aria: era passata circa una settimana da quando Norwen, Keldas e Shùly erano ripartiti su ordine dell’Hulfùr, avendo ricordato loro che la sua casa non era una locanda e soprattutto che erano nel pieno di una competizione. Contro voglia, erano stati costretti a riprendere il cammino, nonostante Shùly avesse tentato di convincerlo in tutti i modi, sentendosi in debito con le due amiche, ma Chundra non volle sentire ragioni e li cacciò dalla sua caverna, minacciandoli; dinanzi a tanta ostilità, i tre amici furono costretti a obbedire a malincuore. 

Il Novizio guardò il cielo stellato, era una serata frizzantina, ormai l’estate era quasi giunta al termine, nonostante il caldo mattutino non desse ancora tregua. Un pallino spicchio di luna si accingeva a sorgere: gli era sempre piaciuta in quella fase, perché sin da piccolo pensava a lei come al sorriso del cielo e ricordando quelle convinzioni infantili, sorrise a sua volta dopo un mese di profonda tristezza. Chundra gli aveva insegnato una preghiera molto antica e quando rimaneva solo, il Novizio non perdeva occasione per esercitarsi, con l’obiettivo di conoscerla a memoria per poi utilizzarla quando la sua amica ne avesse avuto bisogno: si era ripromesso che non avrebbe mai più concesso a se stesso, di rinunciare al suo sogno e per questo ogni momento diventava motivo di studio e allenamento.

<<Dovreste riprendere il vostro cammino! >> disse Chundra, dopo averlo raggiunto, << è inutile che voi perdiate altro tempo qui, quando e se la vostra amica si sveglierà, vi verrà a cerc … >>, <<Puoi anche risparmiare il fiato, noi non abbandoneremo nessuno>> disse Reilhan interrompendolo bruscamente, << O vuoi minacciarci come hai fatto con i nostri amici?>>. L’Hulfùr lo guardò negli occhi << Era mio dovere riportarvi alla realtà: siete su Horsia, non in vacanza, su quest’isola ci sono esseri meno comprensivi di me e tu dovresti saperlo!>>, Reilhan era consapevole che le parole di Chundra corrispondevano alla realtà, ma non avrebbe mai lasciato nessuno indietro e non solo perché era una sua responsabilità in quanto Novizio, ma soprattutto perché considerava Xera, una sua amica. << So solo che se ci fossi stato io al suo posto, ora questa conversazione non avrebbe avuto luogo, poiché quella testa calda non ti avrebbe nemmeno dato modo di parlare>> e sorridendo rientrò nella caverna per vegliare la giovane guerriera. 

<<“Gli umani sanno sempre stupirmi, così fragili eppure, allo stesso tempo, così forti nelle loro convinzioni; i sentimenti che provano, li rendono invincibili”>> la voce di donna sorrise dolcemente, <<”Chi avrebbe mai detto che la temuta divinità della luna, il grande Chundra, vegliasse su tre giovani umani e permettesse loro di parlargli in questo modo, come fossi un compagno e non un essere antico e ultraterreno”>>. Chundra si accucciò e osservando attentamente la sua caverna, rispose <<Mi sento responsabile, non solo per quella ragazza ma anche per gli innocenti che avrebbe potuto uccidere, se avesse mutato>>, <<”Non c’è niente di male nell'ammettere di esserti affezionato, anche noi possiamo provare dei sentimenti … Mio amato!”>>, l’Hulfùr allora guardò alla sua sinistra e seduta al suo fianco c’era, in forma spirituale, la donna più bella che avesse mai visto, l’unica che aveva amato e che ancora amava <<è per questo che le hai imposto anche il tuo di sigillo, Suhanna?>>, la donna lo guardò e accarezzandolo dolcemente, posò il capo sulla schiena della bestia <<“Non avrei mai abbandonato l’unica umana che è riuscita a ferirti …>> l’Hulfùr ringhiò stizzito e la donna ridendo continuò << “per un caso fortuito”>>, fece una breve pausa poi fissando il suo amato gli disse <<”Sono convinta che quella ragazza farà grandi cose, è nel suo destino!”>> poi dopo avergli dato un tenero bacio sulla fronte, sparì. 

<< Come al solito ti piace fare la misteriosa! Ma alla fine è anche per questo che mi sono innamorato di te>>; Chundra chiuse gli occhi e ripensando alle parole di Suhanna, si addormentò.

lunedì 4 novembre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.24)

Erano trascorsi altri due giorni in cui Xera aveva continuato a dormire, ma all'alba del terzo finalmente si svegliò. C’era un profondo silenzio nella caverna, interrotto di tanto in tanto dal respiro dei suoi amici assopiti. Nessuno era di guardia e come dar loro torto, giacché si trovavano nella dimora del signore della foresta; la ragazza istintivamente cercò con lo sguardo l’Hulfùr e non vedendolo, decise di andarlo a cercare: quando provò ad alzarsi non avvertì né stanchezza né debolezza, anzi al contrario, non era mai stata meglio. 

Senza fare rumore riuscì a uscire dall'antro e proprio li, sul prato antecedente alla caverna, vi era accucciato ad attenderla, Chundra. <<Dove pensi di andare? Dovresti riposare e non dedicarti a passeggiate segrete! Quelle non portano mai a nulla di buono, io lo so!>>, Xera sorrise <<ma io cercavo proprio te … Voi … Signore …>>, esasperata, rinunciò << Non so come rivolgermi a una divinità, soprattutto se questa mi ha salvato la vita>>.

L’Hulfùr la guardò incuriosito <<Voi umani avete la capacità di divertirmi e irritarmi in egual misura! Comunque Chundra è il mio nome, anche se solo in pochi lo conoscono, e preferisco essere chiamato così; scommetto che vuoi pormi delle domande, sei più gentile rispetto al nostro dialogo di tre giorni fa>>. La ragazza, allora, si sedette su di una roccia accanto alla bestia e molto pensierosa, chiese << Quindi sono trascorsi altri tre giorni …; quelle litanie che mi hai recitato erano incantesimi?>>, << Non tutte, perlopiù sono preghiere antiche ormai perdute nel tempo, ma come ti ho già spiegato, totalmente inutili in simili circostanze: il mio consiglio non è cambiato, saresti saggia se dimenticassi il tuo obiettivo! Non sarà facile, posso comprenderlo, ma perlomeno non correrai il rischio di mutare>>. 

Xera voltò il capo dall'altro lato in segno di disapprovazione, poi però, lo guardò nuovamente negli occhi e disse <<Nemmeno io ho cambiato idea: non rinuncerò al mio sogno e per questo sono disposta a correre il rischio>>. Chundra si sollevò, le sue notevoli dimensioni lo rendevano spaventoso, ma nonostante ciò, Xera si sentiva a suo agio e non provava alcun timore in sua compagnia. L’Hulfùr iniziò a camminare avanti e dietro, completamente preso dai suoi pensieri e la ragazza non osò disturbarlo; dopo poco si sedette nuovamente << Il tuo amico non potrà seguirti per tutta la vita ne sei consapevole?>>, Xera annuì << il mio sigillo non è infallibile, anche lui può mutare o peggio rompersi e temo che questo possa verificarsi soprattutto durante una battaglia. Non permetterò che il mio sangue mieta vittime innocenti! Lo capisci?>>. Xera annuì ancora una volta, anche se nei suoi occhi nulla era cambiato, <<Non puoi fortificare il sigillo o farne due, per esempio?>> chiese ingenuamente, ma l’Hulfùr scosse il capo <<Se avessi potuto, lo avrei già fatto, il tuo corpo a malapena ne ha retto uno, fortificarlo o addirittura inciderne due, sarebbe un suicidio>>, << allora è possibile! Devo solo diventare più forte per reggerne il dolore>> rispose speranzosa. 

Chundra la guardò stupito e poi iniziò a ridere << “devo solo diventare più forte per reggerne il dolore” >> ripeté ridendo <<Come fosse la cosa più semplice del mondo!>> tuonò, tornando subito serio, <<Dovrai impiegarci decenni e nemmeno allora potrai essere certa di riuscire a sopportare un ulteriore sigillo! Torna a casa e vivi una vita pacifica che per quanto sia insopportabile per te, potrai pur sempre chiamare vita>>. 

Xera si alzò, non era furiosa al contrario delle aspettative dell’Hulfùr e questo gli fece ben sperare di averla convinta, ma quel pensiero non ebbe il tempo di attecchire nella sua testa, infatti, poco dopo, la ragazza iniziò a preparare il suo bagaglio. <<È giunto il momento di riprendere il mio viaggio, ho perso sin troppi giorni dormendo; mio caro Chundra è stato un piacere, ma purtroppo non ho alcun interesse nel ritornare a casa, quindi non volermene se farò di testa mia>>. L’Hulfùr allora, infuriandosi, fece nuovamente ricorso al suo misterioso potere e la immobilizzò <<Non sfidarmi ragazzina o il tuo tempo dovrò azzerarlo io stesso!>>. Xera iniziò a provare una grande rabbia nei confronti della divinità ed essere immobilizzata, rendeva quella situazione ancor più insopportabile: quando quel sentimento raggiunse il culmine, avvertì una fitta lancinante alla spalla e senza alcun controllo sul suo corpo, iniziò a urlare in preda al dolore. 

Tutto quel baccano svegliò il resto dei suoi compagni, che restarono impietriti sulla soglia della caverna, << Che cosa sta succedendo? >> chiese angosciato Reilhan, <<Fareste meglio a tornare nella mia dimora! La vostra amica è un pericolo per voi ormai! Anzi, vi consiglio di abbandonarla qui e proseguire con il viaggio, per lei non vale la pena provare affanni e tristezza: è una ragazza sconsiderata, disposta a mettere a repentaglio le vostre vite, piuttosto che rinunciare al suo sogno!>>. Elesya provò, nonostante quel monito così severo, a raggiungere la sua compagna sofferente, ma fu bruscamente fermata da una barriera invisibile eretta dallo stesso Chundra, <<Te ne prego, libera Xera dal tuo potere! Non può sopportare altro dolore>> implorò piangendo, ma l’Hulfùr non volle sentire ragioni. 

Mentre i suoi amici tentavano di dissuadere la divinità, Xera nonostante le fitte, provò una profonda tristezza nel suo cuore. Si rese conto di quanta verità ci fosse nelle parole di Chundra: le era bastato arrabbiarsi, per perdere il controllo del suo corpo e se non ci fosse stato il potere dell’Hulfùr, avrebbe potuto far del male ai suoi amici. 

<<“Lo capisci adesso?”>> una voce le risuonò nella mente, apparteneva a una donna non vi erano dubbi, ma era la prima volta che la sentiva. Questa intonò una canzone le cui parole erano incomprensibili e il male svanì, <<Nel tuo cuore c’è tanta determinazione>> disse <<ma non deve mai sopraffare il buon senso o l’amore per il prossimo e tu ne hai in gran quantità. Con la prossima preghiera proverai un dolore indescrivibile a tal punto, da invocare la morte, ma una volta recitata, il tuo sigillo sarà più saldo. Sei disposta a sopportare tutto questo? Ricorda che l’alternativa consigliata da Chundra è ancora una delle possibili soluzioni al tuo problema”>>, Xera era allo stremo delle forze ma la sua volontà non si incrinò << Sono pronta! Se dovessi morire, vorrà dire che era nel mio destino>> pensò, poi chiudendo gli occhi, si limitò ad ascoltare la voce nella sua testa, recitare un antico canto.

mercoledì 30 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.23)

Xera aprì gli occhi con difficoltà, le parve di aver dormito a lungo: percepì il suo corpo pesante come una roccia al punto che persino sollevare un braccio, era faticoso. Non potendo muoversi liberamente, poté scorgere solo pochi dettagli della caverna in cui giaceva, come il caldo falò a pochi passi da lei, un pungente odore selvatico e un comodo giaciglio sul quale era sdraiata: decisamente più grande, rispetto alle dimensioni del suo corpo. Nella testa dolorante, risuonavano ancora misteriose invocazioni di cui però, non riuscì a ricordare le parole, anche se era certa di averle ascoltate ininterrottamente. Quando la vista si abituò alla luce circostante, si rese conto di non essere sola in quell'antro al suo fianco, infatti, c’era la fidata amica, assopita profondamente: il suo aspetto era visibilmente provato e nella mano stringeva delle bende, le stesse che cingevano la spalla e il braccio destro di Xera, nonché il capo. 

Mille domande iniziarono a martellarle la testa, ma nessuna trovò risposte immediate, almeno sino a quando, una giovane dai capelli ramati, non varcò la soglia della caverna, avvertendo tutti, a gran voce del risveglio di Xera. Subito i suoi amici le furono accanto, notevolmente sollevati e poco dopo, a loro, si aggiunse un grande Hulfùr bianco, che occupò la maggior parte di quell'antro  Xera provò ad alzarsi ma prontamente Reilhan glielo impedì, suggerendole di aspettare ancora qualche ora prima di riprovarci, avendo dormito per una settimana. <<Una settimana? Come posso aver riposato così a lungo?>> e il Novizio << Nelle tue condizioni, mi aspettavo di vederti dormire per un mese o che peggio non ti saresti più risvegliata>>. La ragazza non poté credere a quanto aveva appena udito, << Ma era un taglio sul braccio! Non una ferita mortale>> disse cercando di comprendere come una lieve lacerazione, avesse compromesso la sua salute a tal punto, fu allora che intervenne Chundra.

<<Invito tutti voi, almeno per il momento, a lasciare la mia caverna; potete attendere all'esterno mentre io spiegherò alla vostra amica, la situazione>> e detto questo, tutti abbandonarono il capezzale della guerriera, lasciandola sola con l’Hulfùr.
<<Non devi avere alcun timore, giovane fanciulla, non ti farò del male>> disse volendola rassicurare, anche se Xera immediatamente, rispose <<Ma io non ho paura! Penso di averlo dimostrato durante il nostro combattimento!>>, <<Mi avevano accennato di questo tuo carattere ostinato, tuttavia non avrei mai pensato, di vederlo riemergere in simili circostanze!>> replicò quasi divertito. 

L’Hulfùr si sdraiò avvicinando la testa al corpo della ragazza, che nonostante volesse nasconderlo, un po’ di timore, in fondo, lo avvertiva <<Inutile perdere altro tempo in chiacchiere, ti dirò le cose come stanno e tu potrai accettarle oppure no, ma sarà comunque solo una tua scelta!>>.
Xera era sempre più confusa, il fare sibillino della divinità non rendeva la situazione più chiara, così si limitò ad ascoltare. 

<<Durante il nostro combattimento, ti sei ferita. Ricordi?>> e Xera annuì <<Bene! Per un caso fortuito, anche tu hai ferito il mio corpo>>, <<Fortuito?>> replicò ironica, <<Non interrompere una divinità che parla!>> disse schiarendosi la voce e poi continuò <<Dicevo quindi, che per un colpo di fortuna sei riuscita a ferirmi e proprio in quell'occasione il mio sangue si è mescolato al tuo!>>. La ragazza lo guardò indifferente, <<Quindi? Il tuo sangue era avvelenato? Sono svenuta com'è accaduto per Shùly? Deve essere proprio arrugginito quel Curatore, se ha impiegato una settimana per svegliarmi!>> disse pensando a Reilhan, ma ancora una volta fu ripresa da Chundra.

 <<Vedo che il dono della pazienza non rientra nelle tue virtù. Sbaglio o mi è parso di aver detto di non interrompere una divinità che parla? Deve essere il mio aspetto, lo sapevo che a lungo andare, avrei perso di credibilità>>  disse rimuginando tra sé e sé, poi schiarendosi ancora la voce riprese a spiegare.
<<Il mio sangue non è avvelenato! Dunque, come posso far comprendere, a una creatura inferiore, il divino e l’eccelso, la vita e la morte, un dono e una maledizione!>> farfugliò e Xera stanca dei suoi commenti sarcastici,  voltò il capo dall'altro lato, fingendo di riposare. L’Hulfùr allora, indignato, ringhiò e senza sfiorarla, la costrinse a guardarlo per mezzo di una forza misteriosa e invisibile. 

<<Per lungo tempo, in epoche assai remote, si praticò un rituale che consisteva nel mescolare il proprio sangue, con quello di una divinità. Che fosse preso con la forza o semplicemente donato non importava, l’unica cosa che davvero contava, era la brama di potere che spingeva questi uomini, a compiere il rito. Molti divennero violenti a tal punto che pur di poterne entrare in possesso, erano disposti a trucidare chiunque gli si parasse davanti. Ti starai chiedendo il motivo, è presto detto: nel libro ove era riportato il rituale, un Grimorio appartenente a Raghana la negromante delle terre dell’Est, era scritto che mescolare l’essenza di un Dio con la propria, donava poteri oltre ogni immaginazione>>, <<Ma io non mi sento più forte, anzi tutto il contrario>> spiegò Xera interrompendo nuovamente le spiegazioni di Chundra. 

<<Questo è perfettamente normale e ti sarà chiaro solo quando avrò modo di terminare il mio racconto …>>, <<Quel rituale era falso, fu escogitato da Raghana con l’obiettivo di punire tutti i signori della guerra, per i misfatti compiuti e allo stesso modo, per vendicarsi delle divinità che avevano causato la morte di suo figlio o almeno così pensava …>>.  Xera iniziò ad avvertire una strana sensazione, era la stessa provata prima di svenire a causa delle convulsioni: istintivamente portò la mano alla spalla e senza nemmeno rendersene conto, urlò dal dolore, contorcendosi senza trovar pace. Chundra allora, intonò una misteriosa invocazione, che pian piano placò il male che affliggeva la ragazza. 

<<Questa preghiera non ti curerà mai del tutto, serve solo a calmare il dolore: non temere ho istruito il tuo Novizio in merito e ora sa recitarla alla perfezione, tuttavia richiede una grande quantità di potere e non è ancora in grado di portarla a termine con le sue sole forze, per questo è stato necessario un mio intervento>> le spiegò, <<Cosa mi sta succedendo? …>>  chiese la fanciulla flebilmente, << Ti ho inciso un sigillo sulla spalla!>>.

Xera lo guardò spaventata << È l’unica cosa che potevo fare per limitare i danni della maledizione>>, Chundra fece una breve pausa <<Una volta concluso il rito, la maledizione si manifestava: il primo effetto erano le convulsioni che per gli uomini più deboli, significava morte certa. Il secondo, per chi aveva avuto la fortuna di sopravvivere, era la pazzia: provocata dall'essenza della divinità, nel momento in cui prendeva il sopravvento sulla propria. Se ciò avveniva, in base al Dio sacrificato, gli effetti variavano>>, <<Spero allora di non tramutarmi in un Hulfùr, tutto quel pelo non lo sopporterei>> disse quasi bisbigliando la ragazza.

Chundra allora le rispose <<Sarebbe un sollievo per te, se fosse così semplice, il pelo è l’ultimo dei tuoi problemi>> poi tornando a sedersi << Ti vedo molto provata, forse è meglio continuare dopo che avrai riposato>> le disse preoccupato, ma Xera non poteva attendere oltre <<Te ne prego, dimmi ciò che mi attende, non riuscirei a dormire con tutte queste domande che mi ronzano in testa>>, allora l’Hulfùr, che in fondo aveva un cuore generoso, la accontentò.


<<Come ho detto poc'anzi  gli effetti della maledizione variavano in base alla divinità con la quale si compiva il rito: non tutte, infatti, possedevano un’essenza pacifica o mite e la maggior parte delle volte, questi uomini, una volta posseduti, si tramutavano in Chimere, metà bestia e metà dio con una forza incontrollabile che gli si ritorceva contro. Non tutti però, come nel tuo caso per esempio, entravano in contatto con il sangue divino, volontariamente: a volte, infatti, accadeva a causa di “eventi fortuiti”, così per tutelare la vita dell’ignaro, la divinità aveva la facoltà di apporgli un sigillo. Quest’ultimo bloccava l’essenza del Dio in questione, permettendo a quella del malcapitato di non essere posseduta o tramutata>>. 

Xera sembrò finalmente tranquillizzarsi, <<Non ti fare illusioni però, il sigillo può essere rotto in qualsiasi momento, per questo ti esorto a cambiare idea sul voler diventare una guerriera; dedica la tua vita ad attività pacifiche e sta lontana dai campi di battaglia, solo così avrai qualche speranza di sopravvivere>>. Xera provò molta rabbia ascoltando quelle parole, essere costretta a rinunciare al suo sogno era inaccettabile << Non poter diventare una guerriera, renderebbe la mia esistenza vana …>> disse furiosa; Chundra allora vedendola esausta, intonò nuovamente l’invocazione che placò la ragazza, facendola addormentare profondamente <<è tempo di riposare piccola guerriera, chissà che nella tua determinazione o cocciutaggine, non troveremo una soluzione>>.

sabato 26 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.22)

Dono & Maledizione

Reilhan e Xera non abbassarono la guardia, nonostante la bestia fosse stata placata dalla luce del sole: i loro cuori battevano ancora all'impazzata e l’adrenalina circolava nelle vene; fu solo quando Elesya li abbracciò che si resero conto dello scampato pericolo. I compagni finalmente si ricongiunsero, accertandosi che tutti stessero bene, <<Xera la tua ferita si è riaperta!>> disse l’amica preoccupata, notando la vecchia lacerazione sanguinare, <<Sto bene, non ti preoccupare>> la rassicurò <<Piuttosto Shùly come sta?>>, <<Non sembra essere cambiato nulla, ma il cuore batte sempre più lentamente; se non facciamo subito qualcosa, temo che la predizione di Chundra si possa avverare!>> spiegò Elesya affranta. Keldas, allora, si voltò verso l’Hulfùr pronto a dare nuovamente battaglia, ma questa volta Norwen lo afferrò in tempo << Che cosa pensi di fare? Rivolgerti in quel modo a una divinità … >>, l’arciere respirò profondamente, tentando di calmarsi <<avresti potuto farci uccidere tutti, quindi d’ora in poi lascia parlare noi>>. 

La giovane Leva sembrò calmarsi mentre il resto del gruppo cercò di trovare le parole giuste da usare con Chundra: ormai era chiaro che prendere le lacrime con la forza sarebbe stato inutile, <<Andrò io!>> disse Reilhan, <<voi restate indietro>>. Nessuno osò obiettare, la fermezza delle sue parole aveva convito anche il più scettico, così senza esitazione, percorse la breve distanza che lo separava dall’Hulfùr, trovandosi dinanzi alla divinità che stranamente sembrava dormire. Reilhan si schiarì la voce, << Sommo signore della Foresta …>>, ma tutto tacque, provò ancora una volta fingendo di tossire, << Potente Chundra, divinità della notte … >> ma nulla cambiò e la bestia continuò a dormire; allora il Novizio, non sapendo cos'altro fare, si girò verso i suoi compagni alzando le spalle e face capire loro che svegliarlo era impossibile, << Ti arrendi troppo facilmente ragazzo! >> disse Chundra aprendo gli occhi, <<Da come hai combattuto, ti credevo più temerario!>> continuò rincarando la dose. 

Il giovane Novizio non si fece però influenzare dalle provocazioni dell’Hulfùr e ancora una volta provò a parlare, <<Divino Chundra … >>, la bestia, infastidita, abbassò  di nuovo il capo e ritornò apparentemente a dormire << Non mi sono mai piaciuti i leccapiedi! Dimmi cosa vuoi e poi sparisci!>> replicò risoluto <<Signore … Vorrei … Noi vorremmo chiedervi …>>, <<Arriva al dunque!>> disse ringhiando, allora Reilhan senza timore chiese << Prestateci le vostre lacrime, così che la nostra amica possa essere risvegliata ... vi imploriamo!>> aggiunse, per evitare un nuovo attacco d’ira della bestia. <<Cosa vi fa pensare che queste lacrime possano curare la vostra amica?>> disse l’Hulfùr tornando a guardare il giovane Novizio << La speranza che una vecchia leggenda possa avere un fondamento di verità>> rispose il ragazzo << Voi ne siete già una prova, Signore!>> continuò prima che la divinità lo interrompesse. 

Chundra osservò il Novizio così intensamente da provocargli disagio, era come se gli stesse scrutando l’anima, poi distogliendo lo sguardo, fissò il resto del gruppo, soffermandosi in particolare su Xera. <<Non vi darò le mie lacrime!>> sentenziò, Keldas però, non poteva accettarlo così accorse al cospetto dell’Hulfùr, sfoderando la spada <<Allora me le prenderò con la forza!>> gridò a gran voce, ma la divinità lo immobilizzò senza nemmeno toccarlo, << Il tuo amore e la tua disperazione ti faranno compiere azioni stupide o peggio ti uccideranno>> proferì Chundra <<Chi più di me può comprenderti! Le lacrime, tuttavia, resteranno in mio possesso, voi non ne avete bisogno>>.

La giovane leva fece cadere la spada al suolo, in preda alla disperazione e allo stesso modo crollò pesantemente sulle ginocchia, tenendosi la testa fra le mani <<La tua amata ha una speranza!>> disse rincuorandolo, << Ma non la troverai nel mio lago o nelle mie lacrime: posso dirlo con certezza!>>, << Dove allora?>> chiese, <<Nel cuore di un compagno!>> dopo di che la bestia tornò a riposare. Tutti si guardarono perplessi a eccezione dei due Novizi che sembrarono essere gli unici ad aver capito le parole sibilline della divinità <<Che cosa avrà voluto dire? Io non capisco>> chiese Keldas dopo essersi ricongiunto alla sua Shùly, ma nessuno dei due capi gruppo disse nulla. <<Che cosa ci state nascondendo?>> domandò Xera, stanca di quel silenzio, suscitando la curiosità del resto dei compagni, 

<<La divinità si riferiva …>> ma Norwen non poté finire perché Reilhan lo interruppe, << Lascia parlare me, è giusto che sia io a dirglielo>>; le giovani leve erano molto perplesse, non comprendevano il motivo di tutta quella segretezza e si prepararono ad ascoltare le parole del loro amico.
<< Chundra è stato chiaro, le lacrime per noi sono inutili … o meglio lo sarebbero state>>, << Che cosa vuoi dire? Non ci sto capendo nulla!>> domandò Keldas confuso, << Lasciatemi spiegare e tutto vi sarà chiarito!>>  fece un gran respiro e ricominciò. <<Quando Chundra ha detto che “la speranza risiede nel cuore di un amico”, parlava di me!>> tutti lo osservarono stupiti <<Perché ne sei così sicuro Rei?>> chiese Elesya << Posso affermarlo per il semplice fatto che io sono … o meglio sarei voluto essere …>>, fece una breve pausa che sembrò interminabile per il resto dei suoi amici <<Cosa sei?>> domandò Keldas stanco di tergiversare, << Un Curatore! >>.

La giovane Leva istintivamente afferrò il Novizio per il bavero della camicia e iniziò a gridare a gran voce <<Eri un Curatore e per tutto questo tempo ci hai mentito?>> ma Norwen prontamente lo separò, seppur con difficoltà, da Reilhan, << Continua a spiegare Rei, prima che ti uccida con le sue stesse mani!>> gli consigliò l’arciere. << Non è una cosa di cui vado fiero!>> aggiunse il Novizio << Anche se vi avessi detto la verità, non avrei comunque potuto cambiare questa situazione>>, << Che cosa intendi dire?>>, <<Non sono in grado di utilizzare le preghiere della cura!>> confessò e tutti rimasero in silenzio sconvolti, <<Amico mio è la prima volta che te lo sento dire a voce alta!>> replicò Norwen .

<< Com'è possibile? Che razza di Curatore sei?>> aggiunse Keldas fuori di sé, <<Cerca di calmarti!>> gli disse Elesya poggiandogli una mano sulla spalla <<Lasciamolo parlare senza interromperlo o aggredirlo, sono sicura che Rei avesse delle valide ragioni per tenerci nascosta questa storia>>, la giovane Leva allora si limitò ad ascoltare. Reilhan spiegò ai suoi amici che sin da bambino, aveva sempre desiderato diventare un Chierico Curatore poiché, proprio uno di loro, lo allevò dopo essere stato abbandonato dalla sua famiglia. Parlò del suo primo approdo a Horsia, colmo di sogni e speranze: le stesse dei suoi compagni, ma che a lungo andare, si trasformarono in illusioni a causa delle dure prove a cui fu sottoposto. Quando finalmente pensò di essere pronto per l'esame finale con il vecchio Murdar, si recò al villaggio e la sua scelta, alla domanda posta dal saggio, fu chiara e senza ripensamenti <<“Io voglio essere un Curatore”, gli dissi sicuro di me>> spiegò il ragazzo, <<Ma quando mi consegnò la pergamena della preghiera, una delle più semplici in verità, la meglio conosciuta “Preghiera dell’Antidoto”, io non fui in grado di recitarla e qualcuno ne pagò le conseguenze>>. 

Le giovani Leve ascoltarono attentamente le parole del Novizio comprendendo i suoi sentimenti: Xera in particolare, solo allora capì perché Reilhan era così severo nei suoi confronti. <<Forse questa volta sarà diverso!>> disse speranzosa Elesya, << quel giorno è ormai lontano, tu sei diventato più forte e forse ora potresti riuscirci, provaci almeno per la povera Shùly>>. Reilhan non voleva deludere le speranze dei suoi amici e così si avvicinò alla fanciulla assopita, inginocchiandosi al suo fianco, chiuse gli occhi e in una strana lingua, iniziò a recitare una misteriosa litania. Passarono alcuni minuti dopo che ebbe finito, ma nulla cambiò: Shùly continuò a dormire e Reilhan, già consapevole di quel che sarebbe stato il risultato, disse << Ecco perché ho preferito tacere!>> e sconsolato si risollevò.

<<Non sono solito ripetermi, ma ti arrendi davvero troppo facilmente, ragazzo!>>, Chundra aveva osservato con molta attenzione l’insoddisfacente tentativo del Novizio e irritato dalla facilità con la quale aveva rinunciato a curare la sua amica, decise di intervenire, << Come pensi di ripristinare l’essenza di una persona, se nel tuo cuore dai per scontato un fallimento! Credi forse che un Fhian salti un precipizio, sapendo di cadere? In tal caso perché mettere a repentaglio la sua vita? I Fhian saltano dirupi e precipizi perché sanno di poter arrivare dall'altro lato, incolumi; non ci sono incertezze nei loro cuori e allo stesso modo, anche tu non devi averne!>>. Chundra raggiunse il ragazzo e si sedette al suo fianco, << Provaci ancora e questa volta non dimenticare chi sei!>>, Reilhan occupò nuovamente il posto accanto a Shùly, chiuse gli occhi e per la seconda volta intonò l’arcana nenia, imponendo le mani sulla fanciulla. 

Mentre recitava la Preghiera Antidoto, avvertì uno strano calore circoscritto ai palmi delle mani, seguito da una luce che le avvolse: non era molto intensa e lentamente si trasferì sul corpo di Shùly sino a ricoprirla interamente; “Io sono un Curatore”, pensò e continuò a ripeterselo per tutto il tempo della preghiera sino all'ultima sillaba. Pian piano la luce si affievolì fino a sparire del tutto, così come quell'intenso calore alle mani; la cura era conclusa e invitando la giovane Leva a occupare il suo posto, si allontanò, lasciando riservatezza ai due innamorati. 

Keldas sollevò il capo della fanciulla con estrema delicatezza, avvicinando il suo viso a quello di Shùly per accertarsi che stesse bene, proprio allora la ragazza si svegliò. Colmo di felicità, le disse <<Ho temuto di non rivedere i tuoi splendidi occhi azzurri>>, Shùly allora, guardando il suo amato rispose <<La prossima volta che vorrai farmi un regalo, accertati che non sia mortale o ti perseguiterò come fantasma per l’eternità!>>. Tutti rimasero stupiti, “chi lo avrebbe mai detto che una fanciulla dall'aspetto così delicato, potesse essere un simile peperino” pensarono, << Bentornata mia amata Shùly, nemmeno la morte ha saputo renderti più dolce, a quanto pare!>> le disse abbracciandola, <<Sono contento, tutto sommato, perché è questa la donna di cui mi sono innamorato>> e sorridendo la baciò. <<Bisogna festeggiare!>> disse Norwen in preda all'euforia <<Che ne pensate di una bella festa? Naturalmente anche voi siete invitato, mio Signore!>> aggiunse l'arciere per ingraziarsi la divinità. << Oh! Abbiamo ritrovato il nostro Capo Donnaiolo! Che fortuna!>> disse ironizzando Shùly << Adesso oltre ai regali del mio fidanzato, devo anche controllare che nessuna bella donna si avvicini a noi o a pagarne le conseguenze sarò sempre io, … anche se a quanto pare è troppo tardi! A proposito voi chi cavolo siete? E perché questa tipa strana, mi sta stritolando come fossimo vecchie amiche?>> continuò rivolta a Elesya che, felice per il suo risveglio, l'abbracciò.

 Ci fu una risata generale e pian piano le narrarono tutte le avventure vissute mentre era assopita, Shùly ascoltò con molta attenzione e alla fine del racconto, le sembrò davvero di conoscere quelle persone da lungo tempo: comprese i gesti affettuosi di Elesya e la ringraziò per le premure che le aveva riservato. Un ringraziamento speciale andò a Reilhan e quando si voltò per far la stessa cosa con Xera, vide la ragazza ricurva su se stessa, in preda a strane convulsioni.

mercoledì 23 ottobre 2013

Xera, la ragazza con la spada (pag.21)

L’oscurità circondò tutto il lago, proprio come in una notte senza luna e questo rese i giovani amici ancor più spaventati, <<È tutta colpa mia!>> disse tremante Elesya, nascondendo la testa dietro le spalle dell’amica, per la paura. <<Cerchiamo di rimanere in silenzio, non voglio che ci punisca come ha fatto con quell'albero dietro di noi>> suggerì Reilhan bisbigliando, ma non finì nemmeno la frase che un altro fulmine piombò così vicino al gruppo, da farli cadere tutti al suolo per il forte boato. 

I ragazzi erano storditi: Keldas posò la sua amata sul prato con molta cura, facendole da scudo con il corpo mentre Xera ed Elesya, ancora vicine, cercarono con gli occhi il resto dei compagni, per accertarsi che stessero bene. La giovane guerriera tentò di dire qualcosa ma prontamente il novizio le suggerì, con lo sguardo, di rimanere in silenzio, <<Voi esseri imperfetti, non avrete più occasione di parlare o di muovervi, siete al cospetto del Signore della Foresta>>.

Il terrore ormai attanagliava i loro cuori; Elesya non riusciva a smettere di piangere e Xera la stringeva a se per farsi coraggio, i due novizi, invece, presero atto della loro debolezza e Keldas il più disperato del gruppo, contro ogni logica si alzò in piedi e disse <<Non volevamo contaminare il lago con la nostra presenza …!>>, 

<<Taci umano!>> gli intimò Chundra, interrompendolo bruscamente, 
<< Come hai osato parlare senza che io te l’abbia ordinato! >>, Keldas, però, continuò <<Io devo confessare! È solo colpa mia se queste persone hanno invaso la tua dimora! Se vuoi punire qualcuno, devo essere io e nessun altro>>. 

Le nuvole si fecero sempre più minacciose e forti tuoni risuonarono nel cielo, tutti ormai temevano la caduta di un'altra saetta da un momento all'altro.  Norwen cercò di afferrare la giovane Leva per indurlo a riflettere, ma fu inutile poiché cadde l’ennesimo fulmine, non lontano dal gruppo, che costrinse l’arciere a indietreggiare. 

<<L’unico che può decidere delle vostre vite è il Signore della Foresta! Non sia giammai scritto, che la divinità della notte sia asservita a un umano, né ora né mai!>> sentenziò e con un rapido balzo, dal centro del lago, giunse dinanzi a loro l’Hulfùr bianco più grande che avessero mai visto.
Il suo manto aveva riflessi argentei, i suoi occhi erano più scuri della notte, il corpo era possente e tutti i muscoli erano tesi e pronti ad attaccare. 
<< Umano, tu sarai il primo, ma non temere, poiché questa notte, non sarai il solo a camminare nel regno eterno, anche i tuoi amici  presto ti seguiranno>>, alzò la zampa sopra la testa di Keldas, ma quando fece per colpirlo una freccia la sfiorò <<Se questo deve essere il mio ultimo giorno di vita, lo onorerò lottando! Ho una reputazione da difendere>> disse l’arciere abbozzando un sorriso.

L’Hulfùr si liberò del dardo velocemente, non essendo stato scalfito nemmeno il manto e in preda all'ira, iniziò a ululare, intonando un selvatico canto di battaglia. Con un altro balzo raggiunse il resto del gruppo e ringhiando loro, fece un rapido movimento con l’arto e li scaraventò a diversi metri: tutti ad eccezione di Shùly, che come nulla fosse accaduto, giaceva ancora lì, inerme, sul prato. 

<<Non toccarla!>> urlò Keldas ma la bestia, fingendo di non aver sentito, si avvicinò alla ragazza, incuriosito. La annusò e continuando a osservarla con molta attenzione, le camminò intorno <<Chi è costei?>> disse la divinità <<è la mia amata Shùly!>> rispose il giovane, cercando di non suscitare ulteriore rabbia nell’Hulfùr. <<La tua amata è condannata: stolta ha respirato il fiore del sonno perpetuo, non c’è più speranza per lei ormai>> decretò e allontanandosi dalla fanciulla addormentata, si diresse verso il centro del lago, senza più alcun desiderio di vendetta. 

<<Dacci le tue lacrime così potrà risvegliarsi>> disse allora disperato, non potendo accettare di perdere la sua fidanzata. L’Hulfùr si fermò improvvisamente <<Per questo siete qui? Per rubare? Depredare? Privarmi della mia sposa? Su di voi ricada l’ira del Signore della Foresta poiché non c’è perdono per i ladri!>> girandosi fece uno scatto verso la giovane assopita pronto a ucciderla, così senza nemmeno pensarci, Xera afferrò la sua spada e con tutta la forza che aveva in corpo, cercò di ferire la bestia; L’Hulfùr si fermò e guardando la guerriera le disse << Pensi davvero di potermi ferire? Sei una ragazzina sciocca e incauta, probabilmente ti avrei ucciso per ultima, adesso, però sarai la prima!>>, alzò ancora la zampa e con violenza la schiacciò. 

<<XERA!>> gridarono tutti increduli, ma della ragazza non s'intravedeva nulla, travolta dal possente arto della bestia. Tutti pensarono al peggio, sino a quando non lo risollevò con dolore indietreggiando, solo allora videro la fanciulla, con la spada puntata verso l’alto, bagnata dal sangue dell’ Hulfùr. La guerriera si alzò, i capelli rossi le ricadevano sciolti sulle spalle, intrisi anch'essi del sangue di una vecchia ferita riaperta; nella mano una spada e nello sguardo voglia di combattere.

<<Sembra un’altra persona>> disse Elesya spaventata ma lieta di sapere la sua amica, in vita, <<Davvero?>> ironizzò il Novizio << A me, invece, pare la solita testa calda impulsiva che agisce senza riflettere!>> e fortemente preoccupato, si preparò a sfoderare il martello. Xera sollevò la spada corta, non avrebbe mai pensato che vederla ricoperta di sangue, sarebbe stato così difficile da sopportare: ripensò allora, a quando da bambina giocava alla guerra, ignara di ciò che i soldati provassero davvero, una volta costretti a colpire. 

<<Sciocca o meno, ma non ti permetterò di aggredire una fanciulla inerme, per quanto tu possa essere forte, per me resterai solo un gran codardo! >>. L’Hulfùr ululò ancora una volta e con uno scatto fulmineo raggiunse la guerriera, difesa, questa volta, dal tempestivo Novizio che con il maglio intercettò l’attacco della divinità, colpendo lo stesso arto, ferito in precedenza dall'amica. 

I due ragazzi si spalleggiarono pronti a ricevere un altro assaggio della forza di Chundra, ma ciò non avvenne poiché un raggio di sole, trafisse le nere nubi, avvolgendo il corpo dell’Hulfùr come fosse una barriera. La Bestia alzò lo sguardo al cielo e privo di rabbia nel cuore si adagiò sul prato, mentre la sua ferita iniziò a rimarginarsi.